Diego secondo me e tutto fuso perché e come Cimabue una ne pensa e cento ne sbaglia.
per non parlare di Lollo che insieme a Diego si capiscono molto bene perché sono fusi di natura.
poi ci sarebbe Alessandra che neanche a parlarne perché già lo sa che neanche ce bisogno di dircelo di quanto e fusa.
e non solo ci sarebbe il fattone di Massimo come lo chiama Alessandra lui per conto mio perché anche ad essere un bravo psicologo e anche fuori di testa.
ci sarebbe anche Matteo che a parte che si mangia i computer ed è anche cecato.
cosa dire di Claudia all’apparenza sembra quella più seria invece e la più fuori di testa di tutti.
il Signor Massi Tutor secondo il mio punto di vista non e che fuso ma si e fumato l’impossibile specie quando si incazza.
mi ero dimenticato di Cosimo lui non e fuso e oltre l’impossibile.
Andrei invece e fuori di capoccia specialmente quando vuole parlare in Italiano non ce ne azzecca una.
insomma in via del porto non ce ne uno che si salvi chi può.
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Buongiorno, questo è il mio primo impatto con questo strumento (il computer), e mi sento come proiettato nello spazio più lontano, e come se ciò non bastasse ho messo su un cd con la musica dei Queen: Highlander per l’appunto e non riesco a descrivere quanta emozione stò provando in questo momento particolare di questa mia giornata. Dopo tanti e tanti chilometri di strada percorsa a piedi in questa Bologna così piacevole, ma anche così snervante, la quale sedersi qui in questa scrivania del dormitorio sembra quasi di rinascere.
Ma torniamo a noi, e a questo strumento che vorrei conoscere meglio di chiunque altro. Sarebbe come dire un universo tutto da esplorare, bello no! chissà che ciò non si avveri?. Mi piace scoprire dei nuouvi orizzonti, nuove praterie dove poter navigare.
Ribuongiorno equivale a dire di sicuro è un nuovo giorno. Piove e tutto diventa subito molto triste, anche le cose più belle si trasformano. Non vorrei sembrare pessimista ma ben poche persone le ho visto sorridere sotto una tempesta, e tra queste persone ci sono anche io.
Montagne, persone, piante, e tutta vita che scorre davanti a noi. Quello che ci vuole è solo un pò di relax, mentale. Tutto è come una ginnastica, da provare giorno dopo giorno.
La strada è come una lunga pista tutta da percorrere. Ci sono strade con tratti lunghi e tortuosi, ci sono strade con tratti brevi e affannosi, ci sono strade lunghe e diritte, insomma non esistono strade nella quale non bisogna camminare. Durante questo cammino si possono trovare tante fermate, ogni fermata rappresenta un’ostacolo da oltrepassare. Gli ostacoli non sempre sono alla nostra portata: a volte ci si può anche incappare nella morte più violenta ed ostinata. La risposta c’è, e si trova dentro ognuno di noi. Più siamo forti più l’ostacolo è basso, e facilmente sormontabile. Più siamo deboli e questo prende il sopravvento. Insomma la strada è fatta perchè bisogna andare avanti, senza fermarsi a guardare indietro.
Come si dice: chi si ferma è perduto ma anche chi non si ferma si può smarrire facilmente. La risposta è: in qualsiasi modo uno può fare, fà male di sicuro. Afferrato il concetto? Come esistono le famose iene di stada, ci sono anche i cosidetti Highlander di strada, cioè quelle persone che hanno immortalato la strada talmente bene che ormai non si rendono conto più di quale sia la realtà esistente e quella prevalente. Ecco io sono tra quelle persone. Afferrato il concetto?
Pochissimi dei nostri lettori sanno che, al di la di un piccolo muro di cartongesso, accanto al laboratorio che ospita il gruppo Asfalto c’è il Laboratorio artistico. Un piccolo, ma storico spazio creativo gestito dalla Fraternal Compagnia all’interno del progetto Prova&Riprova del Comune, che offre piccole opportunità sotto forma di mini borsa formazione per persone che hanno problemi con le sostanze. Il laboratorio esiste da una decina d’anni e le persone che ci hanno lavorato dentro facevano cose straordinarie quando nel laboratorio informatico ancora Internet non c’era e ci si limitava a fare le lezioni base di offis. Per cui questo tardivo ma sentito omaggio è per Aurelio (il tutor zen) e tutti i ragazzi che sono passati da questo laboratorio. Un posto meno chiassoso di Asfalto, ma che fa cose straordinarie, a partire dal silenzio tipico degli artisti e degli artigiani. Ne approfitto per salutare una ragazza speciale Roberta, che adesso è lontana e che, con l’entusiasmo che poteva, ha anche fatto nascere il blog del Laboratorio artistico. Labarte è un blog che cercheremo di tenere vivo e aggiornato con i bellissimi lavori del laboratorio.
Salviamo il Salvabile
Pubblicato: 26 marzo 2008 da massitutor in civiltà, droga, famiglia, felicità, lavoro, libertà, politica, salute, viaggio
Oggi 23 Marzo 2008. Giorno di Pasqua, il quale per molti, ma non per tutti è un giorno di pace non solo spirituale ed ecclesiastico, ma di pace interiore, la quale io non vivo e condivido con nessuno, tranne con la Solitudine, avendo scelto di rimanere da solo, per non far ricadere le mie colpe e i miei errori alle persone che ho amato, e tutt’ora amo, anche se a modo mio. Consapevole degli errori commessi agendo in questo modo. Ed è proprio per esternare gli stessi ho deciso di andare via non per vigliaccheria ma per non far soffrire le persone che amo. La decisione è avvenuta in un periodo di crisi familiare, economica, lavorativa, psicologica e, di conseguenza, a depressione e stati d’ansia e di colpa. Non sono uno stinco di santo, e dato di fatto sono ricaduto nell’abusare di droga e alcool, richiudendomi sempre più in me stesso e abbandonando e tralasciando tutto e tutti. Per salvare il salvabile ho deciso di far vivere loro una vita autonoma perchè sono per il "vivi e lascia vivere", ma questo discorso lo puoi affrontare quando sei da solo, non quando sei sposato e padre di due ragazzi di 19 e 15 anni. Allora subentrano i compromessi, i quali a me proprio non vanno giù, ma col passare del tempo ho imparato che senza i quali non si va da nessuna parte, ma strafottendomi delle conseguenze ho scelto il male minore che ritenevo allora possibile. Andare via, pensate ciò che volete (Vigliacco, inetto, irresponsabile e altri termini che a vostro parere ritenete opportuni). Ma non sono andato via senza aver salvato l’equipaggio come fà un buon capitano mettendolo al sicuro da un mare in tempesta con onde alte fino al cielo, fulmini che illuminavano di giorno le notti senza nè stelle nè luna, tuoni talmente assordanti, che rimbombavano e rimanevi frastornato e stordito per minuti senza renderti conto del tempo trscorso. Ora, rimasto solo sulla nave e assicuratomi che l’equipaggio è in buone condizioni, sto cercando di far attraccare questa vecchia carretta in un porto. Lo so, per rimetterla in mare in condizioni di poter affrontare la navigazione per un ritorno alla dignità ci vorrà del tempo, forse tanto, ma non demordo, anzi sarà uno stimolo in più per constatare che l’esperienza vissuta, e gli anni trascorsi in un mare in tempesta e pieno di vortici che più volte mi hanno risucchiato, non accada più. Resomi conto degli errori commessi nel passato farò in modo che ciò non accada mai più, rinsavendo, cambiando, migliorando almeno spero l’attuale tenore di vita, il quale non è più tollerabile e sopportabile almeno per me.
Il dito o il braccio?
Pubblicato: 29 febbraio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, dormire, lavoro, politica
Le risorse son quelle che sono, ogni anno sermpre di meno, e posso assicurare che i servizi non danno "per modo di dire" un aiuto, l’impegno é enorme, sono le esigenze degli utenti, ospiti, o poveri di oggi, che sono diventate una pretesa, insomma dai un dito ma si pretende un braccio, e questa diventa una situazione di agio. Fino a un anno e mezzo fà la politica delle strutture era quella di concedere un tempo illimitato a tutte le persone senza un tetto, una sorta di riuduzione al danno perenne, ma il risultato finale é stato quello di fossilizzare ancora di più le persone, cazzo !!!..é normale, quando hai un posto caldo, da mangiare e lavarti viene automatico pensare; ma chi me lo fa fare di trovarmi un lavoro?! Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, c’é chi ha bisognoso davvero e si trova in una situazione di disagio, ma c’è chi ci marcia sopra e le pretese sono sempre di più. Adesso, da circa un anno a questa parte la politica dei dormitori, sia per un imposizione del Comune che per decisione delle cooperative sociali é cambiata sostanzialmente: le persone hanno un tempo di permanenza trimestrale rinnovabile mensilmente, gli ospiti possono rimanere per più tempo, ma con un progetto alle spalle, una borsa lavoro, un corso di formazione, un qualcosa che dimostri che la persona sta facendo un piccolo passo per sè stesso.
Un altro aspetto negativo dei dormitori é l’occupazione di posti letto, sottratti "si fa per dire" a persone che ne hanno veramente bisogno, mi spiego meglio; ci sono ragazzi che gli é stato assegnato un posto letto, ma per il fatto che lavorano di notte, molto spesso rientrano alle 7 di mattina per poi uscire alle 8, togliendo la possibilità ad un altra persona di usufruirne. Purtroppo attualmente a Bologna (e questa é una nota a sfavore) esiste solo il Centro Beltrame che, per chi non lo sa é una struttura polifunzionale: dormitorio di primo e secondo livello, servizio sociale adulti, drop in e lista unica. Personalmente se avessi soldi da investire oppure l’autorità di suggerire al Comune ed avere voce in capitolo, investirei in questo senso: cioé, un altro "Beltrame!", o un semplice posto dove può riposare chi lavora di notte, che ormai sono la maggior parte. Parecchi di questi lavoratori sono Somali oh Eritrei e il lavoro di facchinaggio notturno sappiamo essere un accesso più facile al mondo del lavoro.
Si parla tanto di degrado, di persone che bivaccano negli angoli piu nascosti della City, ma di concreto per risolvere questo problema non vedo niente, sembra che il Comune sia troppo impegnato a far sgomberare i collettivi autonomi come il crash o altri centri sociali autogestiti. Fanno i dispetti, sgomberano e parlano, sgomberano e riparlano, un gran vociferare ma stringi stringi(?!?), comincia a metterci qualche letto in uno dei tanti capannoni vuoti o appena sgomberati, avremmo sicuramente più gente protetta e meno per strada, si comincia cosi, é iniziato cosi anche il Caracci, e il Sabatucci pensa un pò, negli Anni 80 era di legno.
Comunque tutto questo degrado non lo vedo, se svaccarsi per terra a far ballotta a bere qualcosa e far 2 spini lo vogliamo chiamare cosi…va bene, ma non spaccate i maroni. In piazza verdi, come in Santo Stefano il 90% dei ragazzi sono studenti, ci sono sempre stati e ci saranno sempre; come mai 15\20 anni fà non si parlava di degrado, ma di risorse che venivano da fuori? Gli studenti sono il pane di Bologna, quindi vanno tutelati non dargli addosso, perche se per caso dovessero avere un cane, cosa sono punkabbestia? Ormai la gente da addoso ai senzatetto, barboni o chiamali come vuoi, puntano il dito contro gli immigrati, ma non vogliono sentirsi razzisti. Questo non é degrado ma intolleranza.

Aspettando Naufragi, il festival bolognese delle fragilità metropolitane, domani Massitutor andrà ad Ostia ad un seminario organizzato dall’Associazione Amici di Flavio Cocanari e dal Comune di Roma (XIII Municipio) sul tema:
"Per l’avvio di percorsi di inclusione sociale e lavorativa delle persone senza fissa dimora."
Sala Biblioteca Comunale Elsa Morante
Esordirà piu o meno così (l’intervento è di 20 pagine):
La Cooperativa La Strada è nata per la promozione dell’autonomia e dell’integrazione socio-lavorativa di persone senza dimora e in condizioni di disagio sociale. I primi destinatari dell’azione sono gli stessi soci e lavoratori, rappresentati prevalentemente da persone che sperimentano, o hanno sperimentato, percorsi di vita di strada. In questo senso, il mutuo-aiuto rappresenta un principio cardine alla base del patto tra i soci, innervando, al tempo stesso, la vita quotidiana dell’organizzazione. Attuando un’estrema semplificazione, si può affermare che nello stesso modo in cui agli inizi del ‘900 gruppi di cittadini uniti da un comune bisogno si associavano a cooperative di consumo, di lavoro o edilizie volte a tutelarli dai meccanismi speculativi di mercato, così persone a rischio di emarginazione sociale si associano alla Cooperativa per migliorare le proprie condizioni di vita, attraverso la pratica della mutualità.
La Cooperativa è attualmente costituita da 50 lavoratori, di cui l’80% provenienti da esperienze di disagio e povertà. La base occupazionale risulta infatti composta da 18 persone tossicodipendenti, 19 in condizioni di disagio sociale, 2 disabili, 1 alcolista e 10 provenienti da percorsi di vita maggiormente tradizionali. Il 30% dei lavoratori è rappresentato da donne; l’età spazia dai 27 ai 65 anni, mentre l’età media risulta pari a 43 anni. Il Consiglio di Amministrazione è costituito da 7 lavoratori, di cui 3 donne e 4 uomini, 3 persone non disagiate e 4 provenienti da percorsi di vita di strada.
Il principale strumento adoperato per promuovere l’autonomia e l’integrazione socio-lavorativa è, ovviamente, il lavoro.
Lavorare in Cooperativa La Strada, dunque, non significa esclusivamente ottenere un’occupazione, assume invece per la persona una molteplicità di valenze che non possono essere considerate disgiuntamente. Significa,
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In primo luogo, poter contare su un reddito che permetta di superare la soglia economica della sopravvivenza, emancipandosi dai precari lavori di strada e dalla beneficenza pubblica e privata.
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In secondo luogo, consente di acquisire un ruolo, quello di lavoratore, socialmente riconosciuto, facilitando quindi, nel contempo, il sentirsi parte attiva di una collettività.
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In terzo luogo, la garanzia di continuità occupazionale permette di guardare al futuro con una maggiore tranquillità e sicurezza, superando la necessità di arrangiarsi nella precarietà giorno per giorno.
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In quarto luogo, l’impegno quotidiano richiesto consente, da un lato, di relativizzare l’importanza e l’influenza all’interno della propria vita di eventuali dipendenze e, dall’altro, stimola la riscoperta e lo sviluppo delle competenze, in un contesto che contempla la possibilità di sbagliare, favorendo l’autostima e la consapevolezza di sé.
Interviste per la Strada n°1
Pubblicato: 13 febbraio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, inchieste, lavoro, tele asfalto, tutto cominciò cosìCostantin
Con la partecipazione di
Massimo
Camilla
Kaberlaba
Un’altra occasione per parlare di accoglienza, convivenza, lavoro e progetti per un futuro possibile. Camminare a volte fa muovere le idee e le parole escono più liberamente; questa è la prima passeggiata. Ne seguiranno altre.
Viaggio nelle carceri
Pubblicato: 1 febbraio 2008 da massitutor in amicizia, carcere, comunità, droga, lavoro, libertà
Cari, amici del blog, come potete vedere, mi faccio vivo nella forma di come io vi ho lasciato, con un computer e con una rubrica tutta mia (il foglio infatti è arrivato dattiloscritto Ndr.), poi continuata dal carcere con le mie lettere. In questi lunghi 12 mesi, ho appreso l’esperienza di vedere 3 istituti diversi, con metodi diversi ma sempre nella regione Emilia Romagna. Rimango allibito nel vedere come a distanza di 30 KM dal capoluogo, cambi la gestione di un’istituto di "pena" a seconda di chi lo gestisce. E’ un pò come dire: "questa è casa mia" e la gestisco a piacimento e a espressione politica. Questo sistema è sbagliato, perché se le regole vengono fatte uguali per tutti; noi tutti siamo tutti uguali a dover rispettare quelle regole. Noi italiani siamo un popolo di giocolieri delle leggi, che tu sia di destra o di sinistra e inseriamoci anche il centro. E mettiamo una regola (legge) per agevolare gli "amici" e fregare, annientare i nemici.Dal 19/01/2008 ho iniziato questa nuova esperienza, da me voluta di custodia attenuata. Come primo impatto l’espressione di recupero mi dà titubanze, forse, sono io che con il mio vissuto, diffido da tutto e da tutti, o forse le mie sensazioni sono giuste ma obbligato ad accetarle. Al momento sto aspettando di svolgere il mio primo mese di lavoro, speriamo bene!. Ho conosciuto un Professore che svolge l’attività didattica con iniziative predestinate al recupero del detenuto tossicodipendente. Mi ha proposto di scrivere in comune con i miei compagni di percorso, un giornalino interno, dove ogni persona esprime un suo pensiero personale e ha piacimento di argomentazione, per far conoscere alle Istituzioni che anche noi detenuti tossicodipendenti, ci siamo e possiamo fare cose utili e costruttive allo stesso tempo. Quindi detto questo sarà mia cura inviarvi copie del giornalino in modo che voi posiate divulgare alle persone cosa si fa in una Custodia Attenuata, Rimango a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento e spero di avervi dato qualcosa di positivo in questo momento. Saluto tutti gli amici del blog e chiedo a loro di non abbandonarci, anzi di essere più presenti con commenti di ogni tipo dando, la possibilità alle persone di riflettere ancora di più. Un saluto allo Staff di via del Porto, soprattutto alla Gioconda alla Civetta (Cinzia), Ilario, Stefano, e il mitico Massimo il tutor detto il Fighetto. Mi ero bloccato a scrivervi, per via del nervoso, che mi portava l’attesa del trasferimento, presso la terra promessa della Custodia Attenuata. Il tocco del computer mi fa venire ricordi del passato con voi in ogni situazione sia di sballo che di non sballo. Con stima Dario. Max rispondi.
Il Vostro Amico Dario.
P. S. Salutatemi mio fratello e Mimmo
Ecco com’è la faccia di uno che ce l’ha fatta. Sì qui in via del Porto, anche qui può succedere. Costi fa parte della cosiddetta temutissima tribù dei romeni che da qualche tempo terrorizza la nostra città… Fatto sta che fra curriculum, giri per agenzie, lavori in nero, cantieri, viaggi, stazione, dormitorio, Caritas, Centro diurno, progetti, speranze e poi contratti di un mese, di due, poi 10 giorni fermo… Insomma dopo tanto lavoro, pazienza e fatica è arrivato oggi… ha aperto la porta del laboratorio e, indossando la sua fiammante tuta da lavoro che lo fa sembrare un bellissimo babbo natale arancione e metropolitano, ha mostrato il suo cartellino e ci ha raccontato del suo contratto firmato proprio oggi. Un contratto di un anno. Un anno… Sembra una vita visto da qui. Una bella storia di Natale? No, semplicemente la realtà… almeno una volta ogni tanto, anche qui, in via del Porto.
Ps.
Avete presente quell’enorme cantiere che ha portato alla ristrutturazione di un importante palazzo in via Rizzoli? Dove ora c’è un nuovo negozio di arredamento. Beh lì c’è la mano e la testa di Costi. E quando si parla di Alta velocità? Della nuova Stazione di Bologna? Chi credete ci metta i calli? Come si diceva in Asterix: "Sono pazzi questi romEni".
Cosa scrivo e per chi? Per noi tutti. Di un lungo anno di Asfalto e un po di me.
A Natale di un anno fa non vedevo la speranza e volevo entrare a "Sampa". Pensavo che potevo andare solo li per risolvere i miei problemi.
Però! Non mi hanno preso.
Pensavo che mi fosse cadutto tutto addosso, che era finito tutto. Ero distrutto, deluso, non avevo la speranza. Ho passato tutta la lunga note di Natale nel grande bidone del rusco per il cartone, vicino a un supermercato. Pensavo che era meglio morire. Non lo auguro a nessuno.
Mi pasavano per la testa mile pensieri: ero spaventasto all’idea di partire da zero. Senza nessuna idea senza niente. Qui a Bologna Asfalto andava avanti e per me era l’unica speranza; mi hanno datto una piccola borsa lavoro qui al laboratorio e mi tocava andare piano piano avanti. Mi rimaneva solo di lavorare e sperare le cose andassero sempre meglio.
Dopo un po’ la coop "La Strada" mi ha offerto di ricostruire il loro sito internet www.cooplastrada.it. E così ho iniziato a collaborare con la cooperativa, dove lavoro ancora adesso. Lavoravo alla gestione dei bagni, adesso lavoro al canile. E’ un lavoro molto duro e che non mi piace, però credo in un futuro migliore. Intanto continuavo a frequentare il laboratorio e Asfalto mi riempiva il tempo libero.
Perchè vi scrivo queste cose? Perche adesso ho capito che se c’è l’impegno i risultati arrivano sempre. Dopo l’estate mi sono divertito nello stand della cooperativa alla festa dell’Unità. E’ stato duro questo anno, però ne valeva la pena: adesso ho un contratto con la coop La Strada e posso andare avanti. Una piccola sicurezza. Adesso continuo a lavorare al canile, non è un lavoro che mi soddisfa però è necessario. Inoltre proverò anche a lavorare nel laboratorio come assistente e per me questi sono passaggi importanti. Adesso anche una nuova gratificazione: con www.cooplastrada.it abbiamo vinto un premio nazionale di Legacoop per i miglori siti internet cooperativi. Per me è stata una sorpresa eccezionale, che non mi sarei mai aspettato. Vincere il premio è stata una cosa importantissima, ma andarlo a ritirare, insieme a Massimiliano, è stato ancora più bello: io non ho viaggiato molto e vedere Roma per la prima volta è stato molto emozionante.
Che voglio dire con questo? Posso assicurarVi che vale la pena impegnarsi e tirare avanti con tutto il lavoro quotidiano. Perche adesso veramente sto racogliendo un po’ di frutti; solo che questo non è la fine, ma è solo l’inizio. Ho assaggiato come può essere la vita bella e che vale la pena andare avanti.
Non so se la rete mi ha salvato la vita, magari è così, magari no. Però posso dire che Asfalto mi ha aiutato tanto. Asfalto è un gruppo che sta crescendo in continuazione, sta diventando un gruppo molto forte che può aiutare a molti di voi. Cominmcia ad essere una voce, in città, che è ascoltata da tante persone, nel circolo del sociale, ma non solo.
Vi saluto tutti quanti e buon Natale da chi un anno fa credeva di essere finito, mentre oggi si sente solo all’inizio.
Anzi, vi propongo, facciamoci un proponimento prima dell’anno nuovo: qual’è la cosa più importante che vorreste ottenere nel 2008?