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il Diario

Pubblicato: 18 gennaio 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, amicizia, assistenze e bisogni, libertà, morte, salute, viaggio

Prosegue il racconto di una vita che scivola verso la strada: è Alkoliker, il diario in forma di romanzo del nostro amico Stefano "Bici" Bruccoleri.
Nel post precedente lo avevamo lasciato alle prese con uno sfratto esecutivo dopo aver scoperto la solitudine, l’abbandono, la malattia. Queste le sue parole: "Nell’arco di quattordici mesi ho perso madre e  padre di tumore, un fratello di overdose, scoperto di essere sieropositivo, perso casa lavoro e visto sfumare una relazione.
Una sola di queste cose in passato mi avrebbe piegato le ginocchia, tutte insieme hanno migliorato la mia vita."
Avvertenze: contiene un dosaggio elevato di vita allo stato puro, aprire con cura. Massitutor

alkoliker

venerdì, 24 settembre 2004
Caro diario, i miei Cd 4 si sono alzati e la carica virale si è abbassata, questo lo definirei un sollievo.
Al medico infettivologo ho fatto l’unica domanda che avrei dovuto tenere per me, e cioè quale prospettiva e qualità della vita mi attendono. La risposta è arrivata come una spietata condanna “Una decina di anni, sig. Bruccoleri, e non tanto per l’HIV ma quanto per la combinazione con l’epatite C di cui noi medici non sappiamo ancora molto. Negli ultimi anni le terapie farmacologiche per l’HIV invece sono divenute di facile assunzione e con una percentuale di sopravvivenza non immaginabili solo fino a dieci anni fa, siamo lontani dalla guarigione e dal vaccino, ma la qualità della vita dei malati sieropositivi è nettamente migliorata. Diciamo che conducono una vita normale, con la sola differenza che devono assumere la terapia farmacologica per tutta la vita e fare controlli regolari cercando ovviamente di non strapazzare l’organismo con sostanze stupefacenti e soprattutto alcol”
Cazzo dieci anni possono essere tanti, o un alito di tempo.
Dieci anni! Dieci anni! No sto sognando! Non può essere capitato proprio a me. No, no no. Adesso mi sveglio, strizzo gli occhi come facevo da bambino per risvegliarmi dai brutti sogni e mi ritrovo nel letto, magari spaventato a morte e sano. Andrebbe bene anche risvegliarmi in un letto d’ospedale uscito dal coma dopo un incidente stradale.
Nulla. Sono già sveglio.
Merda.
Traccio una linea come quando si fanno i conti della serva, foglio di carta e penna in mano, gli spiccioli sulla tavola per capire quello che posso ancora fare. In attivo metto il fatto di non dover cominciare la terapia. Il passivo già lo conosco.
Birra Birra, adesso ci vuole una Birra.
Birra fino a raggiungere l’assenza della coscienza.
Viaggio nell’incredulità, la percezione di quello che mi sta accadendo mi allontana dalla realtà conosciuta fino ad oggi. E’ la follia della percezione, il concetto della morte, della fine ultima e inappellabile non si era mai presentata con una percezione fisica così netta, limpida assoluta. No non ci posso credere, Cristo Madonna.
Poi, altre volte penso di essere assolutamente sano e quello che mi sta accadendo sia frutto del declino delle mie facoltà, della scarsa o assoluta capacità di leggere la realtà, dunque malato in questa condizione irreale e immune dall’AIDS ma folle nel mondo reale. Non so cosa sia peggio. 
Sono momenti in cui cerco di ancorarmi almeno a una delle due realtà, quantomeno per semplificare. Esplodo, birra birra, eroina birra, merda, birra e assenza.

11 novembre 2004
Questa mattina è arrivata la lettera dell’Inps per liquidare la mia pensione di invalidità, mi spettano un anno di arretrati, un sacco di soldi, circa mille Euro secondo i miei calcoli, questo vuol dire che posso andarmene da questa città. Potrei riparare l’Ape e  riprendere il vecchio progetto di fare il giro d’ Europa, oppure rimettere in strada la bicicletta e spostarmi con quella.
A diciotto anni sognavo di fare il giro d’Italia in bicicletta, un giro invernale. L’onnipotenza dei diciotto anni e il desiderio già marcato di distinguermi da chiunque altro. Anche quelli dove sono finiti?
Partire in bicicletta vorrebbe dire attrezzare la bicicletta in modo da avere una buona autonomia, dovrò rifarmi all’esperienza Scout: montare una tenda, comperare un fornellino da campeggio ed organizzare una cucina ridotta, non potrò permettermi di andare al Bar o in pizzeria tutte le sere. Dovrei avere a disposizione sette Euro al giorno che se ben amministrati dovrebbero essere più che sufficienti. Sono abituato ad ottimizzare il nulla, da questo punto di vista non dovrebbero esserci problemi. Vino in cartone e anche i vizzi sono garantiti. La mia tenuta con l’alcol è veramente vergognosa, solo l’anno scorso riuscivo ancora a fare sessanta chilometri e poi spararmi sei otto birre e qualche bicchiere di vino e poi il giorno dopo ripartire, ovviamente mi porto dietro un pancione da bevitore appassionato e la pedalata certo non è quella di dieci anni fa, ma per essere una spugna con sindrome depressiva direi che faccio ancora la mia sporca figura.
La bicicletta mi obbligherà a darmi un limite, non posso certo mettermi a bere alle due del pomeriggio con davanti trenta o quaranta chilometri.
Sarà bello bere la sera, i muscoli indolenziti da una giusta dose di acido lattico si combinano perfettamente con una moderata dose di alcol creano uno sballo superiore a tutti quelli conosciuti sino ad oggi.
Ma qui si tratterebbe di pedalare tutti i giorni e come se non bastasse si avvicina l’inverno e non saprei come affrontare questa sorta di viaggio, anche se la sfida la trovo entusiasmante.
Ho una gran voglia di mandare tutti a fare in culo, assistenti sociali, psicologa e gli educatori del centro diurno: la loro arte terapia da circolo parrocchiale con annessi complimenti per ogni porcata si faccia con i colori, le interpretazioni sull’uso del colore speso, degli spazi lasciati vuoti, ma la cosa più triste sono io che alimento questo giochetto dell’utente talentuoso che dipinge cadaveri e muri, consapevole di nutrire il loro narcisismo  di educatori affamati di successi, mi sento una puttana.
Alcolista psichiatrico lo accetto perchè mi appartiene fino in fondo, ma puttana impotente non riesco ad accettarlo. Cazzo pensavo di valere un po di più, non mi vedo a scodinzolare davanti all’assistente sociale oltre quello che ho già fatto. Sono qui a fare l’utente modello, talentuoso dal pensiero raffinato, adeguato, oltremodo consapevole e pronto a disciplinarsi per un trionfale reinserimento nel mondo della normalità. Mi sto condannando da solo e con dentro la sensazione di poter ancora fare molto per la mia vita.
Ma dove sono finiti i miei sogni, la mia voglia di giustizia e di contribuire alla costruzione di un mondo meno peggiore di come l’ho trovato? La passione per la  chitarra, lo sport e tanto altro ancora.
C’è poi quell’antico progetto che misi in cantiere quando avevo sedici anni in cui mi ripromisi di arrivare a quarant’anni sollevato dalle mie angosce per diventare un bell’uomo con al seguito una piccola truppa di donne innamorate? Ci ho creduto in quel progetto, ero convinto che sarebbe stato possibile liberarmi della  bruttezza della mia vita, ero fiducioso che sarebbe dovuto passare del tempo ed ora alla soglia dei quaranta non ho intenzione di fare l’animale addomesticato dei servizi sociali. Guardo questi professionisti del benessere altrui e spesso nelle loro facce non trovo felicità o soddisfazione per il lavoro che hanno scelto, mi pare che questi facciano persino fatica ad assistere se stessi figuriamoci un un cicloturista bipolare con una storia complessa come la mia. Ed è da questa considerazione che credo di dover ripartire, non è ancora tempo di delegare le mie sorti alle generosissime scollature della psicologa, direi che dopo il terzo litro di sperma versati su quella pelle dotta e levigata siano sufficienti e che tocchi a me almeno il tentativo.  Per quanto affaticato e spaventato non riesco a mollare adesso e se mai dovessi non farcela allora farò altro, in un mondo nuovo.
Era l’estate del 1997 e di quel mondo nuovo che avevo cercato conservo queste immagini a cui ho voluto dare un titolo. Una piccola strategia per consentirmi il giusto distacca da quella giornata.

L'antisociale

Pubblicato: 9 gennaio 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, libertà, pensieri in libertà
antisocialeE’ un po di tempo che volevo scrivere qualcosa sui  personaggi di strada specialmente di quelli che nonostante il freddo vogliono stare lo stesso al freddo e di capirne il motivo, visto tutti i rischi che ci sono. La storia che sto scrivendo è una delle tante forse è una storia che nasconde qualcosa, una verità una delusione. Ho la voglia di non vivere più, ho il fatto di non riuscire a stare nelle regole o essere o avere probblemi un po’ come l’antisociale lasciarsi andare e a volte anche morire al freddo sensa speranza.
Non ho avuto il tempo di finirla che è già comparso Pietro con la chitarra e la sua musica che noi due insieme abbiamo già cominciato a comporla; qualche giono dopo arriva la notizia da Napoli: una persona che muore davanti alla stazione, il secondo dopo quello di Trieste…

UN UOMO DI STRADA UN CUORE C’E L HA


Sulla strada, lungo il cammino
sia di notte che al mattino
cerco riparo e un bicchiere di vino
per darmi forza, nei giorni freddi
 
nei campi la brina e io qui
fuori al freddo, in un sacco a pelo
che penso, che penso a te
che mi riscaldi nel cuore
 
ho freddo, mi alzo e cammino
ho fame e cerco qualcosa da mangiare
ho voglia di amore,

e mi metto in cerca di te
anche se so che tu non ci sei.
 
seguo la mia fantasia che mi distrae
in questi gioni di strada dove sofro
ma continuo perchè la voglia di vivere c’è ancora
 
cade la neve, ho i piedi freddi
tolgo le scarpe
accendo un piccolo fuoco
di carta di giornale
che mi serve ad asciugare
per poi stare meglio

riprendere il cammino di uomo di strada
stravvissuto e stranavigato
e destinato alla profezia
come il cammino di un santo a piedi nudi
come si faceva a SAN LUCA
dove mi rannicchio e penso
penso a un giorno di sole
ricordo l’amore, sento il tepore
 
alzo gli occhi e guardo la luna
mentre vedo le stelle
e quella stella sei tu

sei tu che ogni volta
ritorni perlomeno nel mio cuore
 
perchè un uomo di strada un cuore c’e la
perchè un uomo di strada un cuore c’e la
 
e va sempre in cerca di te di te anche se non ci sei
 
tu non ci sei, tu non ci sei

Come promesso, Asfalto non chiude per le feste, anzi: ho il piacere di pubblicare un racconto che è qualcosa di più di un regalo: è il lavoro che l’amico Stefano "Bici" Bruccoleri sta sviluppando sul materiale che aveva pubblicato, in varie forme, sul web alcuni anni fa. Propongo un percorso a puntate attraverso questo testo che sta trovando la sua forma definitiva e che non smette mai di toccarmi nel profondo. Anche perché i semi di Asfalto, in qualche modo, sono racchiusi in queste righe.
Sempre di più penso allo Stefano scrittore come ad uno scultore della parola: uno di quegli scultori artigiani che lavorano il legno e tolgono materiale fino a svelare una figura che esisteva già nel pezzo di legno, difendendo con fatica una struttura che minaccia periodicamente il collasso. Massitutor

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Un anno prima che cominciasse la mia carriera di Senza fissa dimora

chi sonoQuella che vi propongo è la trascrizione del del Blog Alkoliker. Forse il primo blog italiano di un senza dimora. La trascrizione mi ha imposto un lavoro di ampliamento e di cucitura che mi consentisse di creare un filo narrativo di quel diario che nella versione Blog appariva come tante immagini scollegate fra loro. Ad esempio è accaduto che una breve frase diventasse quattro pagine di racconto. Nulla è stato aggiunto o stravolto.
“Gli ultimi quattro anni li ho passati in bicicletta, pedalando per circa venticinque mila chilometri, a tratti felicemente ed a tratti da idiota, sono stato la cosa più simile a me stesso che mi è stato possibile essere e l’ultimo immagine che mi resta è quella di uno Stefano tenero, ironico,maturato,a tratti ingenuo, ma informato”.

20 settembre 2003   
Mai visti tanti zeri in trentasei anni; amavo il 1999 sin dal 1991, il 2000 poi mi sembrò irreale. Pensai che saremmo morti tutti e invece il primo gennaio 2000 ero ancora vivo.
Parentesi.
Questo racconto avrebbe dovuto avere uno svolgimento differente se non fosse che circa quattro ore fa un medico dell’ospedale di Alessandria mi ha diagnosticato HIV. Positivo all’HIV
Ho pianto.

A poche ore di distanza dalla  notizia non ho ancora capito bene che cosa mi stia accadendo, ma sento d’essere già cambiato. Triste, perché solo ieri m’immaginavo a sessant’anni a passeggiare per le colline del Monferrato sulla mia bicicletta da corsa. Sereno e un poco più saggio perché “ora” per la prima volta nella mia vita comincio a dare un senso al mio tempo e alle cose: un caffè, una telefonata ad un amico, due passi attorno all’isolato, un buon libro. Mi chiedo se non sto pagando un prezzo troppo alto per aver compreso queste cose solo adesso.

Come è possibile, a questo punto, essere sintetici?

Provo a mettermi dall’altra parte. Io medico, con quali parole comunico al paziente che da oggi in poi il concetto della morte per lui sarà meno astratto?
Dovrò usare comunque delle parole.
Parole, appunto; e se sono un buon medico avrò imparato che le parole in certi casi devono essere scarne.
Dilungarsi allungherebbe un’ansia cattiva, inutile.

Ma le cattive notizie hanno anche un odore.
Quando  le parole arrivano, la notizia spesso è già conosciuta. Aids o tumore sono solo parole, ma hanno quell’odore.
L’animale che sopravvive in noi nonostante condizionamenti, educazione, cultura, allarga le narici, mostra i denti e trema.

L’esito delle analisi del sangue, che avvengono ogni due mesi, per un sieropositivo è come il giudizio in cassazione, colpevole o innocente.
Per la HIV c’è la cassazione della cassazione della cassazione, e ogni volta, ogni due mesi appunto, l’esito si potrebbe ribaltare e i risultati da positivi essere negativi, e allora ti senti come uno yogurt con la scadenza.
Sono anni che non compero yogurt perché la scadenza è sempre troppo breve.
Se dovrò morire per un virus che non posso vedere e toccare verrei portarmi dietro il profumo dei fiori di bosco e dell’ulivo appena tagliato.

L’ultima cassazione mi ha assolto, il mio sistema immunitario ha reagito in modo sorprendente tanto da non rendere  necessaria una terapia farmacologica; questa è la buona notizia, la cattiva è un’infezione epatica cronica che richiede una biopsia al fegato per accertarne l’entità. Ma come, ieri il nemico numero uno era l’HIV, e ora mi sento dire che questo, almeno per il momento, non è il problema?

Nell’arco di quattordici mesi ho perso madre e  padre di tumore, un fratello di overdose, scoperto di essere sieropositivo, perso casa lavoro e visto sfumare una relazione.
Una sola di queste cose in passato mi avrebbe piegato le ginocchia, tutte insieme hanno migliorato la mia vita.
Il dolore e la fatica restano totali, da questo punto di vista non ci sono stati sconti, quello che è cambiato è la percezione del peggio.
Quando sopravvivi a tutto questo restano veramente poche le cose che possano farti paura, e ogni tentativo per essere felice ha il sapore disperato dell’ultima volta, e allora ti butti senza chiederti come ne uscirai, perché mal che vada il peggio è già accaduto.

Giovedì 23 settembre 2004
Il primo pensiero è per i ragazzi del circolo letterario del Punto D_Verso di Alessandria, Torino, Piemonte, Italia, Europa,  terra e tanta tanta acqua, e che sono stati il mio aggancio con il mondo della normalità.
Temo di essere risucchiato dal lato peggiore della strada, le persone che vedo abitualmente sono quelle legate ai  servizi sociali: tossici, alcolisti, psichiatrici. Tracce di normalità è possibile trovarle alla mensa della Caritas dove arrivano un gran numero di stranieri che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena.
Dei ragazzi del circolo letterario non ricordo bene i nomi, ho immagini come piccoli quadretti di luce e colore. Il tipo con il pizzetto ed occhialini di metallo, simpatico ed intelligente, una delle poche persone di cui riconosco il talento senza provare disagio. La Erre moscia alla francese dell’imperiale fanciulla ossessionata o affascinata dal Pacco stellare del suo ultimo racconto. Quella di ventiquattro anni che viene da Torino e si ostina ad alzarsi il numero degli anni per adeguarli all’immagine che ha di se.
Giovani nella loro incompiuta giovinezza che con piccoli spilli tengo appesi al cuore.
A grande richiesta pubblico una delle prime letture, la mitica Balena scorreggiona.
Una sagoma gigantesca mi viene incontro.
Traballante, maleodorante, scorreggiona.
Deve esserci il residuo di una donna sotto quei capelli di polvere impastati col caramello.
Mi mette in mano una supposta “Mettimela ragazzo non ce la faccio più, usa il dito e spingi”  Come Pinocchio nella balena temo di essere risucchiato da quel culo mammifero e con forza mi libero dall’ano che spurga diarrea.” Grazie ragazzo non ce la facevo più” Ed io “Scusi signora ma lei non ha paura di farsi mettere le supposte dal primo che passa”?
“Dì ragazzo  non era mica un missile”.
Questo episodio è realmente accaduto durante una degenza presso il Repartino psichiatrico di Alessandria.

20 settembre 2004
Ieri è arrivato il tanto temuto sfratto esecutivo.
Una speculazione edilizia che strappa dalle loro case ricche di ricordi un vecchio innocuo fascista, un tappezziere di stoffe, un insegnante elementare in pensione, ed il sottoscritto, giovane restauratore di fragili speranze.
Sono comunque stato  fortunato dato che ho trovato subito posto presso il dormitorio comunale di Alessandria gestito dalla Caritas; dieci giorni  al mese e poi fiducia, intraprendenza e freddo.
E’ come affrontare un viaggio nel deserto senza bussola ed ho pensato che a questo viaggio voglio dare un nome: “Fiori di strada”.
Nel giro di poche settimane sono  passato dalla condizione di artigiano restauratore a quella di utente dei servizio sociali.
Mi sento in gabbia. Al mattino alle otto esco dal dormitorio, faccio un giro per la città, un salto su internet in Comune e poi a mezzogiorno a fare la fila alla Caritas per il pasto.
Il pomeriggio al centro diurno del Sert fino alle sei di sera l’appuntamento settimanale con l’assistente sociale, quello con la psicologa e quello con il gruppo di alcolisti. C’è poi l’alkover che assumo ogni mattino presso l’ambulatorio e che dovrebbe allentare  il desiderio di assumere alcool. Dovrebbe!
Questa dell’alcool è l’unica cosa che ho voluto da questi Servizi sociali, i problemi con l’alcool me li trascino da troppi anni e alimentano la parte peggiore di me.
Non più tardi di un mese fa mi sono trovato a camminare completamente nudo nel pieno della notte  in preda ad una disperazione dolorosa che in quel momento mi appariva insanabile. In questi ultimi dieci anni ho fatto dentro e fuori dai repartini psichiatrici di Torino, Asti, Alessandria, spesso ritrovando la stessa gente con gli stessi problemi.
A Torino capitava che l’ambulanza mi raccogliesse in terra completamente sbronzo o  seminudo e da questa cosa vorrei poter uscire, anche perché sento che il peggio della mia fatica di viver si stia lentamente esaurendo per lasciare spazio a qualcosa di nuovo di cui non riesco ancora a vedere i contorni e questo mi lascia ben sperare. Quel che è certo è che non ho intenzione di passare qui ad Alessandria degli anni in attesa che qualcuno di decida a darmi una casa. Ne ho parlato alla psicologa, le dicevo di non trovare un senso nei nostri incontri settimanali e che la soluzione sarebbe stata quella  di poter avere un luogo per ricostruirmi a livello personale e lavorativo. La percezione per me è chiara e cioè che se non trovo io una soluzione rischio di restare al gancio dei servizi per anni senza mai scoprire se avrei potuto farcela da solo.
Qui rischio di affondare nella mia merda, ho preso trecento euro di eroina e non so nemmeno bene perché, dato che l’eroina non mi è mai piaciuta. A  tutto questo si aggiunge questo non senso assoluto frutto forse della noia o di un desiderio di annullamento che mi cova dentro. Certo è che se me la faccio tutta  allora sarà difficile gestire anche la dipendenza e la carenza. Potrei spararmela tutta in un colpo solo e andare a trovare Enrico che a una buona dose di eroina aveva aggiunto i gas di scarico della sua R4 bianca.
Quando si dice “Per esser certi di non sbagliare”
Ma al di la della mia predisposizione per il dramma credo di non avere ancora voglia  di crepare e al tempo stesso non so che fare.
Nel frattempo mi tocca condividere il buio di questa stanza con quattro letti, quattro cuori, quattro storie differenti e differenti destini. Non so cosa aspettarmi, ma il viaggio è cominciato da tempo e almeno per questa notte il viaggio è cortesemente offerto dalla Caritas.
Da circa due settimane mi sono messo in lista per l’emergenza abitativa, uno strumento che dovrebbe a breve garantirmi una casa popolare o una collocazione più agevole rispetto al dormitorio.
Questa mattina sono tornato in comune per la seconda volta per chiedere conto della mia situazione convinto che l’emergenza abitativa si sarebbe mossa proprio sul carattere di emergenza della mia condizione. L’addetta alle pratiche mi accoglie con gentilezza e con la stessa gentilezza mi dice che loro hanno delle priorità: ragazze madri in primo luogo, poi nuclei famigliari con bambini.
Insomma non sono abbastanza ragazza madre per accedere al servizio, pare non siano sufficienti la mia invalidità dell’ottantacinque per cento, con la prospettiva di cominciare a breve una terapia farmacologica per l’HIV. A questo punto non mi resta altro che tornare in dormitorio alla mensa della Caritas e il centro diurno del Sert.

Continua… 

I Pro e i Contro della Libertà

Pubblicato: 27 novembre 2008 da massitutor in lavoro, libertà, operatori dispari
pigsIn una versione apocrifa del famoso episodio tratto dall’Odissea, Lion Feuchtwanger sostenne che i marinai ammaliati dalla maga Circe e trasformati in scrofe, trovarono oltremodo soddisfacente la loro nuova condizione e si opposero disperatamente ai tentativi di Ulisse di ridare loro sembianze umane.
Allorchè questi disse loro di aver trovato delle erbe magiche in grado di spezzare l’incantesimo che li imprigionava e che essi sarebbero presto tornati nuovamente uomini, i Marinai/Scrofe se la dettero a gambe a tutta velocità piantando in assi il loro Zelante Salvatore.
Alla fine questi riuscì a prenderne uno e a strofinargli l’erba magica sul dorso; ed ecco che dal corpo setoloso dell’animale spuntò fuori Elpenoro, un uomo, sotto tutti i punti di vista assolutamente normale. Il "liberato".
Elpenoro non fu affatto grato a Ulisse di tale liberazione e attaccò furiosamente il suo "liberatore":

E così sei tornato, farabutto, ficcanaso che non sei altro? Vuoi tornare ad affligerci e tormentarci, desideri ancora esporre i nostri corpi ai pericoli e costringere i nostri cuori a prendere sempre nuove decisioni?
Com’ero felice; potevo sguazzare nel fango e crogiolarmi al sole; potevo trangugiare e ingozzarmi, grugnire e stridere, ed ero libero da pensieri e dubbi: "Che devo fare, questo o quello?"
Perché sei tornato? Per rigettarmi nell’odiosa vita che conducevo prima?

Z. Bauman

Ritorni

Pubblicato: 11 novembre 2008 da massitutor in comunità, felicità, libertà

rambaldiL’altro giorno è tornato un amico. E’ tornato Andersen. Da alcuni mesi ha deciso di intraprendere un percorso di comunità e ci siamo salutati pieni di speranze e qualche timore, come è giusto che sia. Ci aveva lasciato qualche commento qui sul blog tempo fa, una grande sorpresa, poi più niente: nessuna lettera. Ma si sa che questo è normale: l’assenza, in un percorso di comunità, è il primo boccone da ingoiare. Poi qualche settimana fa è arrivata una telefonata, finalmente. Fino a che ce lo siamo visti arrivare nel vialetto che porta all’ingresso del laboratorio, pochi giorni fa, ed è stato veramente bellissimo ed emozionante. Stava bene, era bello pulito e profumato. Con gli occhi aperti e lucidi che, adesso sì, rispecchiano il flusso dei suoi pensieri.

Finalmente abbiamo risentito la sua parlata partenopea. Raccontandoci delle cose che sta facendo, del ritrovato senso di dignità e libertà che andava cercando; del lavoro, che finalmente ha ripreso a svolgere. Insomma: ogni tanto una storia che sta andando bene fa piacere raccontarla. Nei suoi post ci raccontava spesso di storie di riscatto e di ricerca della dignità perduta. Speriamo proprio che sia sulla strada giusta.

baby_gangSONO SOLO DEI BAMBINI, MA????????????
Potremmo scrivere una infinità di cose sui bambini, anzi vorremmo scrivere solo cose belle, positive, di aiuto ai bambini, ma invece scriviamo aimè, solo di cose negative e dire poco, diciamo che ci sono milioni di bambini nel mondo che sono usati per le guerre, i famosi bambini soldato, impegnati in prima linea, a farsi saltare sulle mine anti uomo, invece di giocare con dei giocattoli e delle bambole, per passare alla vendita dei bambini per sesso, il famoso turismo sessuale, che porta una marea di occidentali a fare queste (belle vacanze), ai bambini usati molte volte dai propri genitori agli angoli delle strade a fare l’elemosina. O addestrati a fare furti o scippi, come succede anche in Italia, dove due bambini scippano una studentessa di 27 anni che adesso si trova all’ospedale in fin di vita, oppure dei bambini pusher che per due soldi vendono morte a tanti loro coetanei, alla fine ci troviamo solo dei bambini che si trovano a fare cose che non sanno neanche cosa sono e solo per la grande intelligenza degl’adulti, gli adulti di tutto il mondo, diamo a questi bambini il diritto di giocare e non di essere uomini quando sono solo dei bambini?!

CongoL’USO DELLA COCAINA E DEGLI SPINELLI IN EUROPA MA L’ITALIA PRIMEGGIA
Aumenta in Europa il rapporto sulle droghe l’Agenzia Europea delle Droghe, la top è veramente preoccupante, lo dice Oedt è comandata dalla cocaina, dove 3,5 milioni di giovani hanno fatto uso nell’ultimo anno, e circa la metà nell’ultimo mese, ci sono 71 milioni di europei che hanno usato nella loro vita la cannabis e 23 milioni nell’ultimo anno, sono in aumento tutte le droghe, non esiste la crisi per questo mercato anzi chi gestisce questo mercato sa come fare, hanno portato le droghe alla portata di tutti, a pensare che si può comprare una dose di cocaina a 8 euro anche un bambino ha 8 euro in tasca, dobbiamo informare, ed informare i giovani sui problemi a cui portano le droghe altrimenti saremo fritti o fumati, le percentuali italiane fanno paura: 20 milioni di Italiani hanno fatto uso, nella loro vita, che dire soffermiamoci su questo e pensiamo prima di puntare il dito e dire: drogato!

Dieci anni senza

Pubblicato: 4 novembre 2008 da massitutor in civiltà, libertà, musica, pensieri in libertà

con Dori

Siamo costretti a rubare questo titolo la un famoso settimanale in edicola il Venerdì perché è troppo bello e intenso. Spiega meglio di ogni altra frase il vuoto lasciato in questo Paese da Fabrizio de André. Certo: più che un vuoto la sua opera e la sua vita sono un pieno. Risposte e domande al tempo stesso della coscenza di chi lo ha saputo cercare e ascoltare. Ha raccontato il lato oscuro della vita e della condizione umana, cercando la verità e il gesto concreto del riscatto dell’essere umano. Fabrizio ha raccontato, già 15 anni fa, quella che qualcuno definisce la "bancarotta etica" del nostro tempo. E’ vero che, come nei grandi amori, ognuno ha il suo Fabrizio; ognuno pensa di averne colto il senso e ogni operazione di tributo sembra sempre monca. Tuttavia Fabrizio parlava spesso della strada e delle persone che vivono ai margini, dunque anche noi di Asfalto ci sentiamo autorizzati a ricordare a modo nostro Faber. Che più di ogni altro poeta o cantautore ricorre nelle citazioni pseudo colte o seriamente colte delle persone di strada.

Già: dieci anni senza. E manca proprio oggi una voce che sappia ancora indignarsi per dichiarazioni e fatti che passano senza che nessuna delle nostre coscenze sfiancate sappia più dire niente. Fabrizio manca proprio oggi, 4 novembre 2008, novantesimo anniversario della vittoria dell’Italia nella Prima guerra mondiale. La prima carneficina su scala industriale della storia viene definita dai nostri politici come un sacrificio utile alla prima vera unificazione del nostro Paese. E in effetti dobbiamo ricordarcelo che l’Italia ha saputo trovare l’unità solo nei fossi delle trincee, in un mare di fango e sangue. E già quarant’anni fa Fabrizio si chiedeva:

Dove sono i generali che si fregiarono nelle battaglie, con cimiteri di croci sul petto?
Dove i figli della guerra partiti per un ideale, per una truffa, per un amore finito male?
hanno rimandato a casa le loro spoglie nelle bandiere legate strette perché sembrassero intere.
Dormono, dormono sulla collina…

Ci manca insomma, tutti qui lo sentiamo intimamente "nostro" e dunque, con questa poesia di Montresori, aggiungiamo il nostro tassello alla serie di ricorrenze, mostre, DVD, raccolte CD che scorrono verso il decennale del prossimo gennaio. Questa poesia è una specie di "cover" del modo di scrivere di Faber, Carlo Montresori ce la presenta così: "era veramente un giudice nella vita, e poeta nella canzone. La dedico ai suoi fans, al mio idolo a Dori, Cristiano la p.f.m e a tutti quelli che hanno lavorato per lui da Bruno Lauzi a Paolo Villaggio e alle sue case discografiche, dieci anni dopo, montresori carlo lo ricorda con un brano, dedicato al suo modo di far poesie d’autore."

Scusi signor giudice
forse la differenza
la fa la pazienza
scusi signor giudice
ma la mia bomba
era di carta
e il mio intento
era solo di far spavento

la mia una questione
di eccessiva gelosia
ma mi dica provi lei
a sentirsi derubato
del proprio amore
quell’amore che da anni
ho sempre avuto accanto

mi scusi la mia pazzia
‘vostro onore’
ma lo fatto per il mio amore
e adesso accetto la mia sentenza
sono pronto per la mia pena

  ma per favore capisca
il mio amore dolce
la mia catena
sconterò la mia pena
è una questione d’amore
è una questione d’amore

forse la differenza
la fa la pazienza
scusi signor giudice
per la bomba
ma era di carta
e il mio intento
era solo di far spavento

la mia una questione
di eccessiva gelosia
ma mi dica provi lei
a sentirsi derubato
del proprio amore
quell’amore che da anni
ha sempre avuto accanto
e a un certo punto
glielo portan via

ufficioNe avevamo già parlato ad inizio ottobre e ci siamo ripromessi di tornarci sopra, dunque eccoci qua: i Servizi sociali di Bologna cambiano radicalmente. Una vera rivoluzione che, come già detto qui su Asfalto, è avvenuta in una pressoché assenza di dibattito e discussione.
Raccogliamo dunque l’appello degli amici di Piazza Grande:
"I Servizi Sociali a Bologna cambiano ancora sistema. Dall’inizio di ottobre è di scena il decentramento ai Quartieri. Negli ultimi due anni si è passati dall’accentramento della lista unica di via Sabatucci che ha messo fine all’esperienza dello sportello di via del Porto, al decentramento dei Servizi Sociali ai Quartieri. Per chi ha bisogno del sostegno dei servizi per fare fronte ai propri bisogni quotidiani (dormire, mangiare, curarsi ecc.) orientarsi tra sportelli e uffici è stato sempre difficile, con questi ribaltamenti la confusione aumenta. Ma non è questo l’unico problema. Ogni volta che si profila una riorganizzazione dei servizi rivolti agli adulti in difficoltà, si ha il sospetto (a volte la certezza) che questi cambiamenti abbiano come conseguenza un accesso sempre meno agevole alle misure di sostegno fornite dal Comune, soprattutto per le persone non residenti a Bologna.
In queste settimane Piazza Grande sta provando a comporre il puzzle di questa ristrutturazione che per molti appare ancora molto nebulosa. Speriamo di raccogliere le opinioni di amministratori pubblici, operatori sociali e soprattutto degli utenti. Con queste righe vorremmo stimolare la partecipazione dei bloggers di Asfalto al dibattito a distanza che riempirà le pagine del numero di novembre di Piazza Grande.
Grazie a tutti".

Torna week-end a Scrocco!

Pubblicato: 24 ottobre 2008 da massitutor in civiltà, laboratorio, libertà, week end a scrocco
LINUX DAY

Volevamo segnalare su asfalto che nella giornata del 25 ottobre in tutta Italia si celebrerà il LINUX DAY, la giornata nazionale di promozione del Software Libero coordinata da Linux Society.
Questa linuxgiornata vuole essere un momento divulgativo per far conoscere la realtà del software libero e le sue potenzialità.
Usare Linux  significa fare uso di software sviluppato da moltissime persone  che anno come obbiettivo quello di far funzionare al meglio il PC.
Vuol dire avere meno problemi di virus, avere software gratuito e legalmente a disposizione con una quantità superiore al software proprietario e soprattutto libero da licenze restrittive.
Linux è soprattutto un principio che va contro il monopolio che Microsoft ci costringe a subire; vale quindi la pena di informarsi per non subire passivamente le leggi di mercato che troppe volte affogano il principio di libertà e condivisione gratuita degli strumenti di divulgazione del pensiero che devono essere LIBERI !!!!!!
La manifestazione sarà a livello nazionale, per chi vorrà avere informazioni sulle altre città consigliamo questo link www.linuxday.it.
A Bologna si terrà presso l’ istituto Aldini Valeriani in via Bassanelli 9-11.
BUON LINUX A TUTTI

FUMETTI AL TPO

Alle 21, al TPO (via Casarini 17-5) per il ciclo "le serate del Garage" dedicato al fumetto, incontro con Claudio Calia, curatore dell’antologia "ZERO TOLLERANZA" e con gli autori.

arminbarducci"Tolleranza Zero", "Zero Tollerance" in inglese, fu un’espressione coniata dall’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani con la quale buona parte dei politici si riempirono e riempiono tutt’ora la bocca. Nessuna tolleranza contro tutto ciò che è diverso, tutto ciò che non rientra nell’estabilishment. "Zero Tolleranza" è quindi un ribaltamento, un titolo volutamente provocatorio, di pancia, proprio come manifesta insofferenza all’ignoranza e all’ipocrisia di razzismo, proibizionismo, politiche repressive, riduzione delle libertà individuali e dei diritti civili; quasi uno slogan: "intolleranti alle intolleranze".
Ogni anno abbiamo cercato di dar voce alle principali campagne portate avanti in quel periodo dai movimenti che per comodità possiamo chiamare "no-global". Quindi la guerra "globale e permanente" (contro l’idea che le guerre possano essere "umanitarie"); il precariato, in ambito lavorativo e più genericamente esistenziale; il razzismo, la xenofobia e di denuncia dei CPT-Centri di Permanenza Temporanea; la resistenza partigiana e le resistenze dei giorni nostri. Se pensi alle tematiche dei volumi in questi cinque anni ti rendi poi conto che le problematiche purtroppo non sono "scadute", mantenendo tutte quelle storie sempre attuali.

finalmente libero!

Pubblicato: 19 ottobre 2008 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, carcere, libertà
rivedi il videoCiao, Massimiliano come vedi mantengo le mie promesse; da oggi faccio parte degli esseri "liberi" anche se nessuno a sto mondo è libero per davvero, comunque più libero di prima sicuro!

Salutami mio fratello Lorenzo e comunicagli che la più immensa gioia che può darmi e farsi aiutare da una struttura idonea al problema Tossicodipendenza. Salutami tanto la Claudia e tutto lo staff.

Con stima Dario