Archivio per la categoria ‘libertà’

le pulcinellate quotidiane

Pubblicato: 5 settembre 2007 da massitutor in civiltà, dormire, libertà

Pizzo ai senza tetto

addio_pizzoTre arresti a Napoli – pizzo ai senza tetto. Pretendevano dai 30 ai 40 euro a notte per  consentire a clochard di trovare una sistemazione di fortuna negli spazi adiacenti alla stazione ferroviaria di piazziale Tecchio a Napoli. Per questo tre persone sono state arrestate dai carabinieri del comando provinciale. In manette sono finiti giuseppe s. 51 anni, mauro m. 46 anni (entrambi napoletani) e francesca s. 44 anni, residenti a Piombino. Per loro le accuse vanno dal’estorsione aggravata e continuata al porto di coltello, alle lesioni personali. Vittime dei tre sarebbero state due clochiard di 23 e 19 anni originari di napoli. Le indagini non sono finite: carabinieri non escludono che altri senza fissa dimora abbiano dovuto pagare per trovare una qualche sistemazione nell’aria dello scalo ferroviario.

Tratto da La Repubblica di lunedi 3 settebbre 2007.

Le mie prigioni – Lettera 5

Pubblicato: 30 agosto 2007 da massitutor in carcere, libertà

Carcerato Reggiano DOC

Ore 15,30 Carcere di Reggio Emilia 11 agosto 2007

dario ciaoCari amici del Blog, come potete vedere non mi sono scordato di voi, scusatemi del mio silenzio, ma vi comunico che domenica 5 agosto sono stato trasferito di carcere: attualmente mi trovo a Reggio Emilia. In questo mio post vi voglio raccontare di come si può sentire un detenuto che viene, in gergo giuridico, "tradotto". Come forse sapete in carcere devi convivere con persone di molte etnie diverse e per questo sei portato, per via della lingua, ad avvicinarti ai tupi paesani "italiani", in questo modo -restauri- rapporti diciamo di "amicizia" e cerchi, con tutti i mezzi consentiti dall’istituto in cui uno si trova, a farti la cella con loro. Cercando così di vivere meglio e di comunicare, magari sfogandoti. Quando vieni trasferito viene a mancare questa cosa essenziale per noi italiani: perchè ormai le nostre patrie galere non sono più tanto per noi, ma per quegli stranieri che arrivano in condizioni pietose, con la prospettiva di una terra promessa; cosa che è e rimane un’illusione… Detto questo sono stato costretto a lasciare la mia tranquillità costrita con pazienza a Bologna e ricominciare tutto a Reggio Emilia. Se vi devo dire il vero il Carcere di Bologna non ha nulla a che vedere con quello di Reggio Emilia: le condizioni della struttura di Bologna sono difficilmente descrivibili a parole… a Bologna il carcere è stato concepito e progettato per 450 detenuti, mentre in effetti sono state inserite 1000 o 1200 persone. Quindi lascio a voi i commenti su come può funzionare una struttura del genere. Da quello che ho potuto appurare qua a Reggio Emilia è più funzioanle: ci sono possibilità di sbocco e agli effetti tutto funziona con una precisione svizzera: il detenuto che lo desidera ha la possibilità di fare qualsiasi corso o iniziativa di inserimento nella vita così chiamata "normale". Io ho fatto richiesta di lavoro, cosa che a Bologna svolgevi solo se eri furbo o ruffiano, poi mi sono iscritto alla Prima superiore che inizia a settembre e, allo stesso tempo, vado in biblioteca, visto che è un periodo che mi sono innamorato dei libri… proprio così! Dario il fattone che adora leggere! Mi devo ricredere: non tutti gli istituti sono come quello di Bologna e qua tiro la conclusione che un carcere per essere funzionale non dovrebbe contenere più di 200 detenuti. Cari lettori… e magari giovani in procinto di intraprendere una vita da delinquente, credetemi: non è vita qualsiasi siano le condizioni carcerarie e in qualsiasi istituto uno è: colui che decide di intraprendere la vita del tossico e del detenuto deve fermarsi a riflettere e, allo stesso tempo, ascoltare i più vecchi, cercando di percepire ed elaborare le loro esperienze. Mi piacerebbe pensare e sapere che un giovane aprisse gli occhi leggendo queste mie lettere, questo blog. Sappiate che in futuro sono costretto a smettere di scrivere: non perchè non voglio più, ma perchè dovrò andare in comunità, ma non so ora se il responsabile della struttura vorrà concedermi la possibilità di continuare questo lavoro iniziato in carcere. Ciao a tutti e ci si ribecca! Presto spero!

Le mie prigioni (lettera 1)

Pubblicato: 20 luglio 2007 da massitutor in carcere, droga, libertà

Siamo lieti (ma fino ad un certo punto) di presentarvi una nuova ed importante rubrica di Asfalto: si chiama LE MIE PRIGIONI e, come è intuibile dal titolo, parla di limitazioni pese della libertà… sì insomma di carcere. Siamo contenti a metà perchè il nostro corrispondente è il vostro affezzionatissimo Dario che, come chi ci segue da tempo sa, è ospite nelle patrie galere da qualche mese. E siccome dovrà rimanerci ancora per un po’ abbiamo deciso che Asfalto non poteva aspettare tanto per ospitare le sue perle (palline?) di saggezza. Per cui eccolo qua per voi, dal suo ritiro in via del Gomito n.2, il nostro Dario nazionale in tutto il suo splendore…speriamo!

Bologna, via del Gomito, 2 il 27.06.2007

dario_ricomparsaEccomi, non pensavo di scrivervi da un carcere ma cosi devo fare se voglio tenere un contatto con voi su blog.
E’ inutile che vi dica che la vita è dura. Forse questo gia lo sapete come è inutile dire che le ore diventano giorni e giorni mesi e mesi anni e, il tempo diventa lungo e interminabile. Tutti voi siete a conoscenza delle situazioni che vivono le carceri italiane, il bello è che nessuno ne parli o per lo meno chi ne parla lo fa per i suoi sporchi interessi. Questo non fa al caso mio perche comunque vada la mia scelta rimane di entrare in una comunita di recupero per provare a risolvere una volta per tutte il mio problema della tossicodipendenza. Cosa faccio in carcere? che problemi posso risolvere? basta pensare che qua vieni dimenticato da tutti e dai una risposta a tutte le domande che uno si pone o gli pongono. Esiste un ordinamento penitenziario dove si parla di recupero per chi viene condannato a scontare una pena, ma di quel ordinamento non puoi parlare e non lo applicano a nessuno tu sconti e basta poi il recupero si vedrà. Basta pensare che per svolgere un mese di lavoro devi aspettare otto mesi, invece sull’ordinamento c’è un articolo che dice che il lavoro è un diritto del detenuto. Tutte balle! Come le leggi che esistono fuori non sono uguali per tutti… qui è lo stesso: fanno delle belle cose, inventano progetti di ogni tipo ma poi tutto torna come prima, vuoi per mancanza di fondi o per mancanza di non so cosa tutto torna come prima come se lo stato e la societa che compone quello stato faccia piacere tenere tutti ignoranti senza arte e ne parte. Vorrei tanto poter tenere impegnate le giornate con qualcosa di costruttivo ma qui e inpossibile. Forse solo voi amici potete con la vostra "liberta" comunicare al mondo queste cose, non chiedo clemenza chiedo solo di pagare il mio errore costruendo qualcosa di positivo. Mi fa piacere scrivere con voi queste cose non lo faccio con un fine, ma per passarmi un po’ di tempo. Una persona può pensare che qua sia diverso da fuori, ma cosi non è, anzi è completamente uguale: ci sono uomini che hanno sbagliato  che riconoscono di aver sbagluiato, invano cercano una via di uscita, ma non sempre la trovano e sperano in un domani migliore sempre se qualcuno gli indica la strada sennò restano nella stessa con la speranza che gli vada bene. Basta prendere il mio esempio di tossico: invano ho provato a costruirmi un futuro migliore ma dopo un anno sono caduto nello  stesso errore. Credo che questo mio errore sia comune a tanti che come me fanno uso di droga. Che dire? non posso certo io solo cambiare il mondo, ma con la mia esperienza posso aprire gli occhi a persone che non sanno e che non conosscono la vita in carcere. Quindi a questo punto posso dirvi: occhio, state alla larga da certe droghe e non commettete l’errore di fare dei reati.
Con stima
Dario Monetti

Su Bandiera Gialla da tempo è nata una discussione pubblica a favore di una Costituente per Bologna, partendo da un appello di Don Nicolini. Una discussione per ragionare insieme sui valori fondamentali di una società e di una città. Si comincia col lavoro. Anche il gruppo Asfalto vuole lasciare il proprio contributo. E invitiamo tutti i lettori, come sempre, ad aggiungere qui il proprio segno, il proprio punto di vista. Buona lettura ma soprattutto buon "lavoro" appunto.
piazza
La fatica di cambiare… E’ questo il senso che gli vogliamo dare, in particolar modo concentrandoci sulla fatica di cambiare. Espulsi (o auto-espulsi) dal mondo del lavoro siamo qui, al laboratorio di computer del Centro Diurno di via del Porto, cercando un nuovo sentiero. E la fatica sta proprio nel trovare, nell’affrontare un sentiero che non sia quello conosciuto di tutti i giorni: un sentiero fatto di strada, attesa, vuoto, ricerca del modo di soddisfare la propria dipendenza. Un sentiero fatto di arroganza, male parole, menzogne e lontananza. Lontananza dagli affetti, dal proprio passato, dai luoghi famigliari.
La prima fatica è quella di togliere la testa dalle mani, alzarsi da terra, dalla sedia della sala d’aspetto della Stazione e decidere di fare qualcosa, già perchè è proprio l’idea del "fare" che per prima ci salva. Bene, fare: ma fare cosa? Il primo passo di questo nuovo sentiero non è subito un lavoro, ma più spesso una borsa lavoro: un piccolo contributo per un impegno minimo ma costante, ad alzarsi la mattina, arrivare puntuali in un posto e, come minimo, avere a che fare con qualcuno. E quindi essere nelle condizioni minime di salute, decoro e coscienza per poter ragionare su un progetto, su un’attività da fare insieme.
La seconda fatica, il secondo lavoro sta nel capire che tutto ciò non può bastare e che nessuno ci darà una medaglia per essere tornati al punto zero, da dove cominciano tutti, con tutti i problemi e la precarietà di questo tempo. Dunque imparare a superare le frustrazioni della vita così detta "normale" è la parte più difficile di questa fase.
La fatica del lavoro vero poi, se siamo fortunati, arriva ed è bello sentire le gambe stanche perchè hai lavorato tutto il giorno e non perchè hai dormito su una panchina. Il lavoro più importante quindi è quello che fai su te stesso perchè se si lavora guardando troppo ai risultati, agli obbiettivi da raggiungere si può, al giorno d’oggi, rimanere delusi. Dobbiamo quindi difenderci dalle nostre stesse aspettative e dalla voglia di riscatto sociale. Avvertire dunque l’effetto benefico del lavoro sul corpo e sulla mente giorno per giorno, mentre cambiamo, mentre intraprendiamo senza paura quel nuovo sentiero che ci porta a fine giornata senza pensare di aver buttato via un giorno della nostra vita.
Massimiliano Salvatori (Massi Tutor)

Caro Don Nicolini, ascoltando il suo invito, noi come gruppo Asfalto "blog dei senza fissa dimora di Bologna", l’abbiamo raccolto con molto piacere anche perché le persone che frequentano sia il laboratorio che il centro di via del Porto abbia molto a che fare col lavoro ma soprattutto fatica a riemergere. E’ vero la nostra repubblica è fondata sul lavoro, però come lei sa bene purtroppo ci sono anche tante persone che hanno problematiche che solo il lavoro nel senso di mantenersi non basta. Le situazioni sono tantissime, ma io oggi le voglio parlare della mia e della grande fatica che sto facendo per ritornare ad essere una persona con dei valori, e anche se ho 40 anni, iniziare a volermi bene. Non vorrei annoiarla con storie di droga che purtroppo almeno credo gliene saranno capitate tantissime, ma invece vorrei sottolineare la forza che ho trovato, anzi ritrovato facendo parte di questo gruppo. Io caro Don Nicolini sono circa 8 mesi che sono a Bologna, e appena arrivato qui ero ancora pieno di droga. Non so neanche io a chi devo ringraziare quando per caso ho conosciuto il dott. Mellini, che mi ha indirizzato in via del porto. Da quel momento avendo intorno a me persone che da subito mi sono sentito vicino, e che pian piano mi hanno fatto capire che se volevo c’era la possibilità di cambiare, e da li ho fatto un altro tipo di lavoro: ho ascoltato è mi sono fidato. Posso capire che per gli altri può essere un lavoro da poco, invece le garantisco che è stato un lavoro difficilissimo ma che man mano che il tempo passava era sempre più gratificante, e emozionante. Io caro Don ho trovato sempre molta difficoltà nell’aprirmi, ma secondo me di questi tempi un altro lavoro che tutti quanti dovremmo fare o impegnarsi è il rispetto. Comunque facendo leva su tutte questa componenti che in questo gruppo ho trovato, dentro di me ho trovato la forza per reagire, e le posso confermare che con tanta fatica tante porte mi si sono aperte, ma soprattutto essere consapevole che il lavoro ancora più duro inizia adesso. Ma però c’è che adesso sono felice e sempre di più convinto che il lavoro alla fine paga, paga sempre, gratifica e rende la persona viva. Caro Don, in ultimo le volevo fare un’altra richiesta, anche perché sono convinto che lei abbia mezzi giusti e equilibrati, per far si che i diritti e doveri siano per tutti uguali. E vero che gli sperperi sono tanti, però non è possibile che in questo scempio di soldi pubblici l’unico sistema per recuperare è di andarli a prenderli nelle tasche dei pensionati e lavoratori dipendenti. Le volevo chiedere perché per una volta non partiamo dall’alto. Perché tutti i nostri politici si intascano stipendi esorbitanti, che dalle ultime stime si aggirano più o meno 15.000 euro? Oltretutto perché abitano in case che, che acquistano con una miseria, mentre tantissima gente neanche dopo una vita in fabbrica neanche se la sognano? Perché insomma solo loro devono avere tutte queste agevolazioni, mentre tanta gente non riesce ad arrivare a fine mese? Sa ho letto che in tutti gli altri paesi europei lo stipendio di un politico arriva a circa 5-6000 euro. L’elenco di tutte le cose che noi paghiamo e loro no è lunghissimo. Tutta questa diversità tra piaceri e doveri umilia, è ancora di più perché questa repubblica è fondata sul lavora, e tanta gente lavora duro, e se non si hanno risultati è certezze è molto frustrante.
Davide

Ciao a tutti, io ho ascoltato il messaggio di Nicolini e mi è piaciuto tanto il suo modo di esprimersi e la forza che mi ha trasmesso, delle sue idee. Ma perché questa domanda? Cosa vuol dire quello che hai questo? Parlare di fatica per conoscere Bologna? La costituzione è basata sul lavoro?
Il modo migliore per fregarci. Io non ho un idea ben definita di come dovrebbe essere il lavoro ma sono sicuro che cosi non mi piace.
Romeo

Per me il lavoro è una cosa importante per cui prima si beve di meno… Così il "pakistano" non vende niente e si sta bene: si pensa meno e si sta meglio. Si lavora anche per i soldi, qui sono melieu di niente.
Viva il lavoro!
Ismail

sono un ragazzo che frequenta da poco tempo un corso di compiuter; questa sua idea mi sembra buona ma secondo me se ne può soltanto parlare, quindi parliamone.  sappiamo tutti che la questione lavoro è sempre stata un grandissimo problema, io personalmente ho grosse difficolta ma non perchè non ne abbia voglia ma soltanto che in passato ho avuto problemi con la legge e quindi ho moltissime difficolta a trovarlo. E trovo ingiusto che uno che come me perche in passato ho sbagliato non debba lavorare non e giusto che ti etichettano a vita come un criminale a vita? senza dare piu nessuna possibilita a chi magari come me vuole cambiare e farsi una vita. so che pultroppo a chi di dovere non interessa niente della mia vita e questo mi fa molta rabbia. Voglio fare un esempio se magari vai a cercare lavoro e hai l’orecchino o magari i capelli lunghi sei subito giudicato come un delinquente o chi sa cosa. In altri stati non e assolutamente cosi tipo in danimarca puoi essetre tutto tattuato, orecchini, capelli lunghi che a loro non interessa. Li basta che lavori non ti giudicano come sei vestito, o che cos’altro puoi essere. Troppi scrupoli e paranoie si fa bologna e non solo nell’ambiente del lavoro ma su tante atre cose e non mi sembra giusto bisognerebbe dare una possibilita a chi magari in passato ha fatto degli sbagli. ci sono persone in giacca e cravatta che tutti i giorni rubano soldi. C’é qualcuno che fa qualcosà?
Mimmo

Non oltrepassare la linea gialla

Pubblicato: 20 giugno 2007 da massitutor in comunità, libertà, morte

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Ludmilla 15  anni, Ludmilla 16  anni, Ludmilla 17  anni.

Minore straniera non accompagnata.

Lei un passo l’aveva fatto s’era rivolta a noi, a tutti noi

Soffriva e si stringeva alle braccia di tutti

Lei un passo l’aveva fatto, s’era rivolta a noi, a tutti noi.

Aspettava una vita da adolescente, normale, era un suo diritto.

Soffriva e si stringeva alle braccia di tutti

Neo maggiorenne

Aveva fretta, restava poco tempo alla sua adolescenza.

Soffriva e si stringeva alle braccia di tutti

Lei un passo l’aveva fatto, s’era rivolta a noi, ai tutti noi.

Ha perso la speranza e a superato la linea gialla

Sabato 16 giugno ore quindici e trenta, binario tre

Soffriva e si stringeva alle braccia di tutti

Lei un passo l’aveva fatto, s’era rivolta a noi, a tutti noi.

Dotti, medici e sapienti

Pubblicato: 12 giugno 2007 da massitutor in assistenti sociali, civiltà, lavoro, libertà, operatori dispari

Un pomeriggio in Porto. Quartier generale contro il degrado (prima)

Già perchè in città si attivano dei tavoli dove si cercano i problemi, si valutano, si studiano strategie, si fanno valutazioni sociologiche e ci si confronta implicitamente sui valori fondamentali che riguardano l’accoglienza, il sociale, i servizi. Questo è un resoconto personale di un operatore.

Apocalisse Capitolo 20 Il regno dei mille anni

Un palpabile e diffuso senso di esasperazione… quanti e quanti tossici e spacciatori e stranieri e barboni e ‘mbriaconi e delinquenti e puttane, in giro per la stazione e dintorni, in tutta la città… migliaia e migliaia che si direbbero milioni e milioni di crimini a tutte le ore…
Tanto che si avverte inconfondibile il senso, ma soprattutto l’olezzo di insicurezza sociale individuale politico-culturale, di insofferenza, di frenesia, di intolleranza, di arroganza, quasi esaurito lo slancio verso ogni forma di rispetto (nel senso che se ne vede e se ne sente di ogni) e ahimè di ignoranza, ma tanta…
E allora la città insorge, scatta la voglia di riscatto, affiorano ambizioni estetiche, una certa voglia di prestigio… ecco! una città prestigiosa, pulita, sicura, trasudante cultura da ogni sanpietrino lucido a nuovo… una città, dove di problemi (Di che tipo? Di chi? Quali interessi?…), se ne vedano il meno possibile, in particolar modo in stazione… ma non solo… (la polvere?!… meglio sotto il divano, o sotto il portone di qualcun altro). Diversi quartier generali, impegnati nella stessa lotta, contro il degrado.
Così si ronza intorno ai tavoli, dissertando delle diverse letture del problema, di vision e mission diverse, sicuramente di interessi diversi, ed infine dell’arte dello spostare i problemi, nonché le soluzioni… così si passa dalle presentazioni alla comprensione condivisione mediazione controllo dissuasione repressione  bonifica canalizzazione deportazione
Il servizio (Di che tipo? Con quale finalità, obiettivi? Con quali risorse?…) al tossico (Chi? Con quale storia?…) glielo sposto, così si sposta anche lui, (che il tossico è più facile da canalizzare), se no, glielo porto con la forza (Di che tipo? Con quale finalità, obiettivi? Con quali risorse?…), lo deporto… e magari bisogna ricordarsi di deportare in zona anche lo spaccio, altrimenti chi gliela dà la robba?! Gliela dà il servizio?! E chi glielo dice agli spacciatori?!
Il servizio (…) al barbone, alcoolista e/o chi con altra problematica (…) glielo sposto, così si sposta anche lui, (tenendo conto che il barbone, alcoolista e/o chi con altra problematica è meno facile da canalizzare), se no, glielo porto con la forza (…), lo deporto…

…ma allora, perché non chiedere al sindaco di emettere un’ordinanza anche per gli spacciatori? …del tipo… spaccio e/o attività criminose consentiti fino alle ore 21.00… i trasgressori sono passibili di sanzioni amministrative… tipo ritiro della licenza… oppure emetterne un’altra per i delinquenti e i male intenzionati o altre ancora per i giovani spacca maroni, appendendo apposite segnaletiche, in lungo e in largo, a partire dalla stazione e dintorni, divieti di sosta per barboni, alcoolisti… e perché no? corsie preferenziali per tossici e stranieri… vietata la sosta a minori, in vena di divertirsi e/o spaccare i maroni, se non in presenza dei genitori che se colti in flagranza, saranno puniti in piazza, sul crescentone, additati al pubblico ludibrio come genitori incapaci di educare i loro figli…
I nostri figli, sì, magari quelli che si lamentano di come va il mondo, delle ipocrisie dilaganti, delle guerre ingiuste; figli di una società che comincia seriamente a fare i conti con gli “scarti del benessere”; figli con un bizzarro e preoccupante senso della sperimentazione del tempo libero, con particolari problemi nella sfera emozionale-relazionale, figli che il mondo a volte li manda giù in pillole, altre li sputa contro un muro e altre ancora li vomita per strada.
Gian Maria Vallese

Gran FINALE…

Altri emarginati

Pubblicato: 8 giugno 2007 da massitutor in libertà

paris_fotosegnaletica--309x215E così la nostra beniamina di tutti i piloti ubriachi è già uscita dalla sua triste esperienza in un carcere. Paris Hilton doveva scontare una ventina di giorni in un carcere di lusso americano, ma due giorni sono stati sufficenti a far peggiorare le sue condizioni di salute. Già: probabilmente la rottura di un paio di unghie della bionda megamiliardaria sono state considerate decisamente incompatibili col carcere, per cui eccola di nuovo fra noi (si fa per dire). Dovrà comunque rimanere agli arresti domiciliari e indossare il bracciale elettronico per far conoscere la propria posizione. Speriamo almeno che sia di un colore che si intona con i suoi cinque armadi di scarpe.

Paris, se serve un percorso di reinserimento post carcerario noi siamo qui a disposizione. Don’t forget!

Casa mia… per piccina che tu sia…

Pubblicato: 8 giugno 2007 da massitutor in dormire, libertà, vagabond geoghaphic

Dopo aver vagabondato per la strada dormendo dove capitava ho abitato, per un breve periodo, "abusivamente" in una stanza sopra il portico del Pavaglione con le finestre che affacciavano niente po di meno su Piazza Maggiore. Mi trovavo bene finchè non mi hanno scoperto. Un  ambiente disabitato chissà da quanti anni con il parquet tutto sconnesso pieno di scarafaggi. Io mi sono a lungo chiesto il perchè di questo degrado di locali che affacciano niente meno sulla più importante Piazza di Bologna e ancora me lo chiedo! A me mi hanno fatto sgombrare, ma i locali sono ancora inutilizzati.
A parte gli scrafaggi quando mi svegliavo la mattina avevo una straordinaria veduta sulla Piazza che mi faceva sentire padrone di essa.

EPATITE C

Pubblicato: 10 Maggio 2007 da massitutor in libertà, salute

clip_image002Porca di quella miseria questo dannato virus mi ha inchiodato per dodici anni e oggi con gran sorpresa ha deciso di fare le valigie e andarsene. Da quando ha messo su casa nel mio fegatino ha fatto solo disordine e disastri, non potevo mettere in frigo una birretta che subito si ubriacava e spaccava tutto, non c’è stato verso di sfrattarlo.                                       
                                                                         virus HCV

Era anche geloso, quando ammiccavo a una dolce donzella mi ingialliva gli occhi e me la faceva fuggire spaventata. Nemmeno guadagnarmi la pagnotta potevo, ogni peso che alzavo me lo aumentava di una decina di chili. Questo bastardazzo quando lo cercavi, si nascondeva e zitto zitto in silenzio si pappava le povere celluline del mio fegatino.Poi un battaglione di Garibaldini capitanata dalla  cara dottoressa Verrucchi dell’ambulatorio 16 del S.Orsola ha organizzato un’esercito di Ribavirina + Pegasys (interferone) con bombardamento martellante per circa un’anno, appostati nelle mie chiappe, con inserimento insulinico all’alba del 28 aprile 2006, organizzando una sommossa partigiana di anticorpi, durata un’anno circa. Molte le vittime e i martiri verranno ricordati da tutte le generazioni future dei miei globuli bianchi, ma oggi una parata nelle vie endovenose decretano la fine delle ostilità.
Bene ragazzi chi per sfiga dovesse ospitare lo schifoso HCV si ricordi di non smettere di sperare, e soprattutto di smettere di rovinarsi perché la speranza è sempre l’ultima a morire.

Chi vuole saperne di più: Epatite C , Epatite_virale_C

tu chiamale se vuoi… EMOZIONI

Pubblicato: 7 Maggio 2007 da massitutor in amicizia, felicità, gite, libertà, musica

il batterista

Ciao, amici di Asfalto, parlando fra noi su un argomento letto su un quotidiano che riguardava il cervello, e molto più esattamente le emozioni, mi viene da parlare di musica che per mè in certi versi è emozione. Infatti, è da circa un mese che stiamo andando a suonare, e per quello che mi riguarda rimettere le mani sulle bacchette e suonare la batteria che sono più di vent’anni che non suonavo, e per di più sentendo gli altri anche abbastanza bene questa è una grandissima emozione. Già per sè la musica è un via di emozioni, del resto quando capita in radio di ascoltare una canzone che magari ti ricorda una storia d’amore, altre ti fanno venire le lacrime, di emozioni se ne vivono tantissime. Ad esempio quando mi capita di ascoltare Lucio Dalla anni 70 ripenso alla mia vacanza in Spagna, alla prima mia vacanza è li di emozioni ne ho vissute tantissime, con le canzoni d’amore di Fabio Concato ho conosciuto una ragazza con cui ho avuto una bella storia d’amore. Insomma l’elenco sarebbe lunghissimo e quindi sono convinto che la musica sia un bel contenitore di emozioni. Infine torno a sottolineare l’importanza del gruppo e delle persone che ci hanno dato la possibilità di suonare, perchè oltre ad essere una grande emozione sapere che ci sia una grande intesa anche con persone che è poco che si conoscono, del resto mentre stavo suonando nello stesso momento guardavo l’espressione di Diego al basso Massimo uguale al basso Pietro alla chitarra, che oltre a divertirci alla grande, avevamo stampato in faccia almeno io credo la consapevolezza che avevamo iniziato qualcosa di grande e, nello stesso tempo, molto emozionante e sentendo che ci sono molte probabilità che questo progetto, ripeto molto emozionante, continui non può far altro che accrescere la fiducia in noi stessi, convincendoci ancora di più che non siamo fatti solo per un certo tipo di vita, ma invece continuando ad emozionarci, come in questo caso solo la musica può fare. Del resto una vita senza emozioni che vita sarebbe?