Archivio per la categoria ‘morte’

odio_lungoibordi

"Barbone affamato uccide per un barbecue" (titolo da Il Resto del Carlino).
Solo questo titolo è interessante e centrato, si inserisce perfettamente nel tema dell’ impoverimento generale (calo dei consumi, non si compra più pane, non si va in pizzeria sdraio e ombrellone inaffrontabili, tutti in piedi sulla battigia)
.
I giornali mentono, sapendo di fare soldi, è normale che se ne freghino della verità.
Noi che viviamo in questo mondo di barboni affamati e assassini, cosa abbiamo da dire.
Noi che ci lavoriamo
mettiamo tutto sotto il tappeto?
Chi progetta e finanzia i servizi territoriali, deve mettere tutto sotto il tappeto?
(Video di e-tv)

Conoscevo quella donna…

Pubblicato: 20 giugno 2008 da massitutor in amicizia, morte

Alcune settimane fa i giornali si sono occupati del cosiddetto giallo del cadavere di una donna trovato in uno zuccherificio, nel bolognese. Beh si da il caso che in quella vasca c’era una persona che aveva un nome: Miranda. Ed era una persona conosciuta qui da noi. Cliccando sull’immagine si possono leggere alcuni articoli di giornale, mentre più sotto c’è un ricordo di Carlo che l’ha conosciuta meglio di altri. Non sappiamo ancora cosa è successo in realtà alla povera Miranda e si fa presto a liquidare tutto con la storia della disgraziata vita ai margini. Giornali ed inquirenti invitano chiunque la conoscesse a fornire elementi che aiutino a ricostruire gli ultimi giorni di Miranda: nel nostro piccolo speriamo di fare la nostra parte raccogliendo ricordi, testimonianze e magari anche segnalazioni. Massitutor

leggi gli articoli

carloNon ricordo con esattezza il giorno in cui ho incontrato la MIRANDA in via dei mille, a metà maggio. "Sono Carlo!" mi ha riconosciuto subito per via di un’ospitalità in casa mia con un suo ragazzo; cosa di cui le figlie sono a conoscenza, e per l’appunto spesso Miranda mi cercava per avere la stanza, un suo cosiddetto rifugio, infatti mi aveva detto che era stata a cercarmi e non avendomi trovato si sentiva preoccupata, ma nello stesso tempo qualcuno gli avrà sicuramente detto ed effettivamente ci siamo incontrati in via dei mille per raggiungere via del porto, era molto gonfia in faccia, distratta tanto da non riconoscere Laika: il mio cane.
E’ stato un incontro sino alla fase di dispersione e ognuno poi è andato per la sua strada; la rivedo poco dopo di corsa con 4 persone riconosco lei dal passo, io stavo leggendo e avevo alzato un attimo lo sguardo, poi non lo più vista.
Molto strano il fatto di non averla più rivista perché di solito quando ci rivedevamo la cosa poteva durare anche un discreto periodo fino a scomparire e riapparire infatti nei giorni seguenti mi aspettavo delle sue visite una lunga amicizia, ma stavolta non era come al solito e ogni volta che sentivo una macchina con una marmitta rotta pensavo a lei poi sono andato al solito posto degli alberi della frutta e non c’era. Mi ero quasi rassegnato che fosse sparita del tutto fino a essere distratto da due giorni di lavoro, sabato e lunedì, sino all’uscita della spiacevole notizia del ritrovamento del suo povero corpo.
Ho deciso di dedicargli una poesia anche perché quando era sui binari giusti era una brava donna amava molto le sue figlie e suo nipote: mi parlava dei suoi uomini nonostante lei fosse vedova e io gli ricordassi il padre di sua madre e del trentino, in quanto anch’io sono nato a Desenzano sul Garda, ma a volte il fatto di essere quasi delle stesse parti… si era legati da una vera amicizia.

Scusate la mia italianità

Questa notte
sentendo le onde
del mare e illuminato
sul volto dal fuoco

son qui che penso
al mio magico mondo
di libertà

libertà di esser solo
e dire sul conto
delle sirene che ballano
in riva al mare
e lo stanno facendo per me
e per la mia vita

su quel che penso
più amore"sempre"
più amore più tradizione
sempre più tradizione

quella cosa che sento nel cuore
una bandiera tricolore
voglia di italianità
che sale tra l’antico
il mare e la sensibilità

un tavolo pieno di persone
che parlano di una
perduta lealtà, son figlio della lira
non dell’Europa

…io non ci sarei mai entrato
e al caso mi sarei affidato di
mantenere tutto come prima

son figlio della luna e avrei
tenuto la vecchia Italia sola
ma con la sua fortuna
di dire di fare

il tricolore non si tradisce
o se no tutto va male;
radoppiato il prezzo del latte
e del pane, della pasta
con l’euro
mi accorgo di mangiar meno

maledetto euro e raddoppio
tra gente che ha fame hai creato
solo file e intoppo
"Ridatemi la lira"
"Ridatemi il tricolore"!

la mia bocca sporca di sugo
dopo aver mangiato
gli spaghetti
scusate la mia italianità.

Il segno di una resa invincibile

Pubblicato: 17 giugno 2008 da massitutor in morte

Oggi (ieri) vado a fare colazione al bar e leggo su un giornale che oggi è l’anniversario della morte di Andrea Pazienza. Cazzo! Vent’anni. Sento immediatamente il dovere morale di celebrare come posso questa scadenza e questo personaggio, ma qualcosa mi frena e non so cos’è. Tant’è che arrivo a notte. La notte in cui Andrea è morto, venti anni fa a Montepulciano, appena sposato eppure ancora circondato dall’uso di sostanze. Almeno questo è quello che si dice.
Ma subito mi ricordo che Paz, parlando Stefano Tamburini, un altro genio del fumetto prematuramente scomparso, diceva che il genio non va celebrato, ma studiato. E io l’ho studiato Paz ed ho capito cosa mi ha frenato tutt’oggi nello scrivere di Pazienza: una forma di gelosia. Con la sua arte Andrea ha toccato il fondo dell’animo di molte persone e quando ti prende lo fa sul serio ed è un rapporto intimo che probabilmente ognuno vive come unico. Ho speso soldi, tempo e impegno sulle tavole di Pazienza. Ho viaggiato nel tempo, l’ho sognato e immaginato. Ha strapazzato le mie certezze e cambiato la mia visione del mondo. Niente dunque che si possa riassumere qui in un saluto virtuale. Dunque quello che posso dire è sbattetevi ed entrate col coraggio che potete nell’universo del più grande cantore di una generazione.

Via della Povertà

Pubblicato: 9 aprile 2008 da massitutor in civiltà, morte
vicolo_backstreetsQualche buona notizia fra tante brutte: il 7 aprile, in Consiglio comunale, è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno molto importante per tutte le persone che vivono e che vivranno la strada in futuro: un intervento del consigliere (e amico) Antonio Mumolo (del Progetto Avvocato di Strada) ha chiesto all’Assemblea che si intitolasse la via fittizia di Bologna, attualmente chiamata via Senza Tetto, a Mariano Tuccella, la persona senza dimora scomparsa la settimana scorsa dopo sei mesi di coma irreversibile, in cui si trovava per essere stato picchiato senza motivo da tre ragazzi mentre dormiva in strada.
A chiunque voglia partecipare, segnaliamo inoltre che i
funerali di Mariano (detto Lupo) si terranno giovedi 10 aprile alle ore 9, presso la Certosa di Bologna.

Qui di seguito riportiamo alcuni passaggi significativi dell’intervento di Antonio Mumolo alla seduta del Consiglio comunale. Un modo per ricordare la durezza della realtà della gente senza dimora; conoscere qualcosa di più sui diritti di residenza anche nelle altre città e salutare con un unico abbraccio Giorgio, Massimiliano e ora Mariano che ha trovato la sua pace.

Ho chiesto di intervenire in Consiglio Comunale perché vorrei tornare sulla scomparsa di Mariano Tuccella detto “Lupo”, morto la settimana scorsa all’ospedale per lungodegenti di Loiano, dove si trovava da alcuni mesi in coma irreversibile. Mariano aveva 49 anni. Come ricorderete, la notte tra domenica 30 settembre e lunedì 1 ottobre 2007 era stato picchiato e slvaggiamente e senza motivo da tre ragazzi, uno dei quali minorenne, mentre dormiva in strada (…). Per via dei gravi danni cerebrali subiti da quel giorno non ha più ripreso conoscenza e ha passato gli ultimi mesi della sua vita in un letto d’ospedale solo, senza l’apporto di familiari. (…) Oggi, dopo la morte di Mariano, vi chiedo un nuovo gesto. Nella nostra città le persone senza una fissa dimora possono chiedere la residenza in una via inesistente e chiamata via Senza Tetto. La via fittizia è molto importante perché permette alle persone di riavere una residenza anagrafica, e quindi di poter tornare a godere di molti diritti fondamentali, di potersi curare, di poter lavorare, di poter ricevere una pensione.
Una via simile oggi esiste in molte città italiane e ha spesso un nome anonimo come nel caso di Bologna. In molte città si chiama “Via della casa comunale”, “Via dell’ospitalità” o “via della città di…” con il nome della città. Un caso particolare invece, degno di essere raccontato, è quello di Roma, la prima città d’Italia a dedicare una via fittizia alla memoria di una persona senza dimora, morta in strada in condizioni di estrema povertà. La via inesistente a Roma è infatti dedicata a Modesta Valenti, una donna senza dimora morta nel 1982 alla Stazione Termini, che non era stata soccorsa perché sporca e vestita male. (…) Intitolando a Mariano il nome della via potremmo dare un forte segnale di attenzione da parte nostra alle problematiche dei più poveri, e faremmo un gesto importante alla memoria di un nostro concittadino meno fortunato di noi.
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Antonio Mumolo

Il braccio della morte

Pubblicato: 17 marzo 2008 da massitutor in droga, morte, operatori dispari, pensieri in libertà

camino_mortoGente rovinata dall’alcol ne ho vista, ne ho sempre vista nel mio lavoro, purtroppo col tempo si tende a considerarla come una malattia naturale della gente di strada. Si dice:
Era malato al fegato,
Gli è venuto un embolo,
E’ morto di cirrosi… Sai, una vita di strada. Una vita di strada…
Gli amici di bevute si abbracciano, spremono lacrimoni densi e vanno a fare una bevuta in suo onore. ‘Che quello stile del cazzo da fricchettoni di strada non vada perso; ‘che l’ipocrisia delle lacrime ai funerali è anche di questo mondo.
Dall’altro lato della strada poi le cose non cambiano e guardare in faccia alla realtà non è mai facile: molti operatori infatti non disdegnano, la sera, qualche birra di troppo e quindi rimane un tabù del cazzo. E si dice:
Ma beveva quel vinaccio in cartone, non una sana doppio malto come si deve.
Come si deve? Ah sì e Come si deve? Eppure ogni anno in Italia muoiono 25 mila persone a causa dell’alcol (oltre 17 mila uomini e circa 7 mila donne), considerando anche le vite lasciate sulla strada con gli incidenti. Sono le cifre di una guerra. Nella mia esperienza posso dire di aver visto morire solo di alcol, ho visto il sangue soprattutto per alcol. Un Venerdì sera, al Centro diurno ho visto un cesso completamente sommerso nel sangue. Sembrava che fosse esplosa una bomba di sangue nel cesso, mentre è stato l’ennesimo sbocco di un enorme corpo in decomposizione, un corpo che cammina per miracolo. E’ la persona più morta che ho mai conosciuto, ma non nel senso del morale, non come si dice fra amici nel pub… "Che serata morta" o "Come sei morto questa sera". Questo è proprio un uomo che sta morendo, nel senso che è già morto per metà, lo sa e aspetta la morte. Da anni. Parte del suo corpo è morto e contratta col la parte che sopravvive una linea di decomposizione. Ogni giorno.
Doveva andare ad un funerale sabato mattina, ci tiene molto a queste cose lui, sì: il mezzo morto frequenta volentieri i funerali, le messe e parla spesso di chi non c’è più. Doveva andare a salutare un compagno di stanza deceduto improvvisamente, ma non ci è riuscito perchè era all’ospedale. Il morto. Il morto che cammina all’ospedale costerà circa 500 euro al giorno alla collettività. Dscorso pericoloso lo so. E allora? Dovere di cronaca, rispondo. Questione di stili di vita certo. E allora? Boh? Una semplice riflessione.
Appena uscito dal ricovero, dove sono state usate le più sofisticate tecniche di diagnosi in un viaggio al centro delle sue budella mutanti, il nostro derelitto mi saluta con una birra in mano… Salute! E accenna un sorriso dagli occhi pesanti.

Poi un sabato pomeriggio sono stato in un dormitorio. Ho conosiuto un giovane operatore e incontrato vari ospiti che conosco ormai da anni. Ce n’era uno che sorreggeva il muro portante della casa con tutti i suoi cinquanta chili scarsi di peso. Pronunciando schifezze ed oscenità verso me e verso i carabinieri, che erano lì per un giro dei soliti. Nessuno lo considerava… come ogni giorno. Forse perchè anche lui è un uomo che è quasi morto. Lo è negli occhi, nel corpo, nelle mani, nella pelle. Questo mucchio di ossa, capelli e cuoio ha un lavoro; il lavoro che voleva lui, in borsa lavoro, poi una collaborazione e poi oltre. Bello, perfetto. O quasi. Va in giro dicendo: "Non mi dovete rompere il cazzo: lavoro tutta la settimana e i miei soldi, nel fine settimana, li spendo come mi pare. E se mi va di bermeli tutti sono cazzi miei". Non fa una piega no? Splendido. E’ proprio uno splendido mondo il nostro: dove ognuno è libero… Che meraviglia. E il lavoro rende liberi dicevano …ma la solitudine non cambia e la fogna rimane fogna. Sì, ok: da tempo mi dico che "lavoriamo sugli insuccessi", ma alle volte è un po’ troppo. Troppo? Ma cosa è Troppo? E’ troppo forse sapere di lavorare e vivere vicino a persone ormai definitivamente ed irreversibilmente morte? Cosa rimane quando persino la cura, la redenzione diventa inutile? Questo sì è faticoso. Perché una persona viva può sbagliare, può non riuscire, ma senti che ha la possibilità di riuscire, o quanto meno vai avanti e ti illudi almeno.
Questo mi porta a pensare che un sacco di gente, di colpo, scompare dalla mente, scompare dall’impegno che io potrei investire e questo mi alleggerisce in modo perverso. E’ una semplificazione che seduce quando si è stanchi. Mi ritrovo triste e leggero come nel vuoto lasciato da chi non c’è più.  Questo racconto, un lieto fine, una morale positiva non ce l’ha.

Ciao Massimiliano

Pubblicato: 6 marzo 2008 da massitutor in amicizia, morte

Domani Sabato 8 marzo 2008
È possibile andare e po
rtare l’ultimo saluto presso la camera mortuaria del cimitero della Certosa, dalle 7.30 alle 8.30. La funzione religiosa inizierà alle 9.00 presso il Pantheon, è la seconda chiesa sulla sinistra entrando nel complesso della Certosa da via Gandhi. Il luogo indicato è raggiungibile con l’autobus n° 19.

Con affetto…
tutto il Centro Diurno e il Rifugio Notturno di Via del Gomito

Girotondo

Pubblicato: 4 marzo 2008 da massitutor in dormire, morte

Una brutta storia già vista e raccontata tante volte purtroppo. Arriva la sera al dormitorio, lentamente (molto lentamente) la pace avvolge le stanze; arriva la notte, quella profonda. Un ragazzo si sente male, un uomo è malato e nessuno lo sa. Arriva il mattino, un operatore, come mille volte, sale le scale per dare la sveglia, ‘che inizia un’altra giornata di giri e sbattimenti. In una stanza di tre persone un ospite, un poeta, un uomo è morto. Mentre gli altri dormivano, mentre altri si svegliavano. E sarà una cosa dura da raccontare. E sarà una cosa che va anche sul giornale. E sarà la solita ballata della morte che ogni tanto fa visita nei nostri territori. Perchè qui si muore presto, perchè qui si muore all’improvviso. Spesso senza salutare.
E’ stato un fine settimana piuttosto ingrato per la gente che vive questo lato della strada: ci hanno lasciato Massimiliano e Giorgio. Li salutiamo con affetto insieme alle persone che li hanno conosciuti. Lo facciamo con questa ballata di Branduardi interpretata da Gianni. E andiamo avanti.

Una cover per Roberto

Pubblicato: 10 gennaio 2008 da massitutor in morte, stra-cult, under bridge

Il nuovo anno si apre in modo duro e inesorabile. Roberto, il nostro Underbridge, non è più fra di noi: se n’è andato proprio l’ultimo giorno dell’anno vecchio, come fosse un alieno in missione segreta nel nostro mondo e che, assolutamente entro il 2007, avrebbe dovuto terminare la sua missione sul nostro pianeta. A Robertone sarebbe piaciuta questa storia e sarebbe andato avanti a costruirci sopra storie per mezza giornata, con sprazzi anche nel giorno successivo. Quando ho saputo della morte di Roberto ho pensato a tante cose… tipo: dove saranno finite ora tutte quelle idee pazzesche che transitavano nella sua mente? Che strada avrà preso il suo Stile? E i suoi disegni, i progetti? E infine Come farò a scrivere un saluto a Roberto che gli sarebbe piaciuto? Come è possibile raccontare la personalità complessa e sfuggente di un personaggio (nel vero senso della parola) come Roberto? Parlando di questo, Clai mi suggerisce che forse il modo più giusto sarebbe quello di immaginare un racconto costruito inseguendo gli schemi mentali e i collegamenti avventurosi tipici di Robby. Sì è vero. Non sarà facile, ma ci voglio provare.
Sapete cosa sono le cover no? Sono quelle interpretazioni di canzoni, più o meno famose, da parte di altri artisti. A volte cercando di copiare maniacalmente l’originale, altre volte stravolgendo completamente l’originale stesso. Ecco quello che vorrei riuscire a fare ora, per Roberto e per chi non l’ha conosciuto, una cover del suo pensiero o più umilmente di quello che è rimasto dentro di me. Già sapendo che un sacco di roba rimarrà fuori e spunterà qua e là, in qualcosa che dico o che faccio, mentre scelgo il colore di una maglia o la forma di un occhiale. Perché Roberto aveva uno stile di vita tutto suo e in questo caso la parola “stile” ha veramente un peso importante.

Sì, tu dici “bicicletta” caro Andrej… si fa presto a dire bicicletta ma tu sai che storia c’è dietro alla “bicicletta”? I romani la chiamavano “biga”, era di legno e non aveva i freni. Col tempo l’hanno portata anche qui in Emilia, dove c’erano i Galli boys, ed ecco perché anche oggi, qui a Bologna si dice Prestami la Biga!
Che poi è tutta una leggenda quella della gara delle bighe! Ma sì Max! Che ne sai te? c’erano dei cavalli che facevano un gran polverone girando e tutti lì con ‘sta biga a correre di qua e di là. Poi, sempre a proposito della Biga, dopo la caduta dell’Impero romano, nel medioevo un frate toscano, dopo un pellegrinaggio in Cina, è tornato qua con un sacchetto di piccole biglie di ferro che lungo il tragitto usava per cuscino: da cui il nome Cuscinetti. Me lo potresti cercare su Internet?
Che poi anche ‘sta storia dei Cuscinetti la raccontava anche Herzog in un vecchio film distribuito solo in oriente, ma non so se lo si trova più…magari faccio una ricerca in Sala Borsa e se c’è te lo porto che era bello: dei gran colori, belle luci. In realtà infatti era un film sul colore Rosso, non tanto sui cuscinetti o su ‘sto frate. Potremmo fare anche un cineforum qui no? Che dici Max? Cosa? Wim Wenders? Te l’ho già detto che non capisce un cazzo di cinema quello! Wenders una volta gli è rimasta la videocamera accesa mentre viaggiava in macchina nel deserto, da quel video ha tratto un film, da lì è nato il suo successo ed eccolo lì che va in giro per Lisbona.
No, dai, veramente: possiamo fare questa rassegna di cortometraggi di registi lituani di cui ti parlavo ieri, la chiamiamo Stra-Cult al Porto, oppure ViadelCult… insomma poi a questo ci pensiamo. E poi, alla fine della rassegna proietteremo il nostro film “The Movie” che per allora sarà già finito. Ma come “Quale film” Max? Quello che faremo qui al Centro diurno. Quella storia di quel tizio che sogna di due ragazze operatrici che vengono qui per la prima volta, una è bionda e l’altra di colore, noi seguiamo tutta la loro giornata… Che poi in realtà, l’hai capito no? è un film sulla figura della Vergine Maria nel nostro tempo. Che ne dici?
Ok Roberto. Non so se ho capito, ma lo faremo questo film, lo faremo… In qualche modo.

Robby Underbridge ha vissuto circondato dallo stile, dall’idea della parola giusta, del gesto giusto al momento giusto. Spero sia stato il momento giusto per lui e spero di aver reso omaggio a quello stile che tanto cercava e che in parte ci ha insegnato a cercare. Ciao Roberto.

spada

Quando rincaso sento una gran puzza di bruciato il vamp stava andando a fuoco e se non cera il suo cane ad abbaiare e a svegliarlo prendeva fuoco veramente, perché la sigaretta stava bruciando tutto il materasso. Il suo sguardo era tutto impaurito e mi disse <<cazzo! stavo andando a fuoco!!!>> <<Ah ho visto!>> gli rispondo. Difatti non sono riuscito a dormire dalla puzza di bruciato. La mattina dopo mi sveglio presto e me ne vado senza neanche salutarlo perché mi stava iniziando a diventare antipatico: la sua vita era sempre la stessa e io mi ero stancato di vederlo sempre in quello stato, sempre le stesse cose mi avevano dato la nausea non ne potevo più, ma purtroppo non avevo dove andare allora sopportavo le sue cazzate se volevo un tetto sulla testa, ma poi mi sono detto: non posso andare avanti così, questa storia doveva finire, mi dicevo. E così è successo: trovai un dormitorio dove tuttora mi trovo. Il vampiro, chiuso nel suo mondo di schifezze, continua tutt’oggi la stessa vita fino a quando morirà; cosi penso ma spero che in qualche modo succeda un miracolo e la faccia finita perché alla fine gli volevo bene, era da accettare cosi com’era. Alla fine questo è il mio corto racconto che vi ho voluto raccontare come un fumetto, ma non è così: è una realtà che vamp continua ogni giorno, e spezza la vita di tanti ragazzi con delle doti che potrebbero sfruttare in positivo per mettere apposto la loro vita. Addio Vampiro. Da quel giorno non l’ho più visto ma non è che mi interessa più di tanto… Alla fine lui mi aiutava perché era solo e io ero l’unico che riusciva a sopportarlo e a fargli compagnia. Ma uno cosi è giusto che stia da solo come un cane non lo dico con cattiveria ma con un po’ di disprezzo per come tratta quelli che gli vogliono bene. Addio vampiro. E che un giorno tu possa capire anche tu cosa vuol dire vivere, ma questo so che non potrà accadere ma chissà: dicono che delle volte i miracoli accadono. Addio vampiro.

Il vampiro

Pubblicato: 21 settembre 2007 da massitutor in amicizia, droga, mangiare, morte, musica, sogni

vampiroVi voglio raccontare una storia che dal titolo sembrerebbe una storia irreale ma non è cosi.
Questa storia parla di un mio vecchio amico di infanzia. Non ci sono solo i tossici di strada, ma anche quelli che si blindano in casa facendosi dei gran peroni. In questo caso il mio amico vampiro, lo chiamo cosi perché non ne voglio fare il nome. Lui sta attaccato a un computer giocando per ore ed ore e ore. Sono arrivato ad odiarlo perché pensa solo a farsi, a giocare al videogame e a mangiare merendine, a bere sangue e a girovagare per la strada per portare fuori il suo cane solo di notte e solo quando si ricorda. Con sti capelli lunghi sporchi e il suo cappotto nero che usa per uscire quelle poche ore giusto per comprare la roba e poi rintanarsi di nuovo nel suo mondo fatto solo di musica, pere, giochi, film horror e sangue dappertutto. Un giorno è venuto il padrone di casa per fare vedere la casa a dei ragazzi a cui doveva affittare e ci hanno chiesto: “ma dov’è il tavolo per mangiare?” E lui risponde serio: “noi non mangiamo hahahahahah……..” (risata satanica). Che risate che mi faccio quando penso a questa scena. 
Lui di giorno è anche una lucertola: per chi conosce Jim Morrison che al vampiro piace molto e che molte volte si immedesima in lui e pensate che coincidenza: è nato lo stesso giorno di Jim! Quando è fatto urla: “io sono il re lucertola”Povero vampiro! Delle volte quando penso alla vita che fa mi fa molta pena. Lui porta una dentiera che è sempre in giro per casa; una volta non trovava i denti e mi ha detto mi berrei del sangue allora si è fatto una pera cosi gli passò la fame; delle volte non mangia neanche per giocare al suo inseparabile giochino. Si scorda persino di dare da mangiare al suo cane! Che tipo il vampiro! è un gran egoista e pensa solo a se stesso io lo picchierei tutti i giorni per come si comporta. Un giorno io gli ho tirato uno schiaffo e gli ho fatto sanguinare il labbro e lui invece di pulirsi con il fazzoletto ha iniziato a ciucciarselo come se gli piacesse; dopo me ne sono andato dalla sua casa ma la storia continua………….