Archivio per la categoria ‘operatori dispari’

Oltre il buio

…..Ciao a tutti. Ieri avendo fatto, come di consueto il gruppo, abbiamo trattato l’argomento di cosa uno di noi si aspetta dalla regione e dai servizi offerti alle persone indigenti, bisognosi di aiuti "non solo economici ma in generale". (Casa, Lavoro, Reinserimento nella vita sociale). Avendo vissuto, e sopportando all’inverosimile le vicissitudini sulla mia propria pelle, credo che i servizi cercano di aiutare i bisognosi ma non hanno i mezzi nè l’autonomia x gestire tale fenomeno. Per cui, come si suol dire, si passano la palla a vicenda. Come da "Millenni" fanno per scaricare le loro responsabilità su una istituzione sia essa Statale, Regionale, Provinciale, Comunale e ora udite udite Circoscrizionale. Per cui per noi senza un’ulteriore via di uscita siamo "costretti" a rivolgerci a loro senza nè sbocchi nè alternative diverse dal loro progetto deciso x noi; senza tener conto delle affinità che ognuno di noi ha svolto prima di cadere in "disgrazia". Oltre tutto se hai un "progetto" per il futuro devi esternarlo alle persone che fino a un minuto prima erano con te. Vuoi per essere uscito dalla roba, alcool, o altre sostanze, ti senti dire la classica frase: "Buono, siamo stupefatti e contenti per la tua riuscita" ma poi, come di consuetudine, vieni abbandonato a te stesso e depresso e represso ricadi in ginocchio a testa ricurva ripensando "Lucido" a cosa ti sia capitato e il perchè cadi di nuovo nel baratro da cui credevi essere uscito ti ritrovi di nuovo col culo x terra e pensi "Affanculo tutto e tutti, non c’è la farò da solo, senza un aiuto Concreto ricadrò di nuovo nel baratro da cui volevo scappare, fuggire" e allora non ti resta che isolarti e chiuderti in te stesso. Ma siccome sono caparbio testardo cocciuto con le idee ben chiare per riprendere una vita "Normale" farò da solo senza l’aiuto di nessuno. So chè sarà dura ma non mi fa paura, ritenendomi fortunato a pensarla in questo modo. Tanto più nero della mezzanotte non può venire. Sono anni ormai che gestisco questa mia incapacità di voler raggiungere la mia "ITACA". Fortunatamente, almeno per me, spero di raggiungerla al più presto possibile da fare in modo di sistemare almeno la mia mente, in modo da non pensare ad altro nei momenti difficili che ognuno di noi ha. Risolto il problema mentale non resta che quello fisico, appunto dopo aver preso metadone per mancanza di coca cosa inefficente ed insolvibile per il mio problema ne ho fatto a meno. "Tutto" e quando dico tutto intendo qualsiasi sostanza abbia a che fare con qualsiasi sostanza. Proprio oggi ho visto di persona molte cose inerenti a ciò che la realtà che si vive quotidianamente vivendo per strada "GIUNGLA" ho deciso di dare una svolta al mio futuro, ma capace di usufruire del mio volere e pensiero fatto appunto x come "ora" si vive.

Ecco non voglio dilungarmi oltre, potrei parlare dei problemi della attuale e futura società ma non mi inoltro in discorsi a voi ben conosciuti. Insomma ho deciso di uscire dal tunnel e vado dove "spero" ritrovare la mia "ITACA". Avrei tante ma tante cose da dire ma ora non sono in vena di esplicare i miei pensieri e le mie idee sul futuro. Mi piace il progetto, ma vedremo se va. Intanto saluto tutte le persone che hanno un cuore cioè chi è disposto a darti una mano e mi riferisco agli operatori di via del porto, gli altri li ho trovati chiusi e aggrappati in un involucro fatto di specchi su cui scivolano essi stessi, figuriamoci noi indigenti ma perchè non dire le cose col suo nome "IPOCRISIA": tossici, ubriaconi e chi più nè ha più ne metta. Vado via per speranza di ritrovare me stesso e forse un giorno la mia "ITACA". Sperando di non aver creato nessun problema ad alcuno vi lascio con una unica domanda: in che SOCIETA! si vive se si accoglie altri e non noi stessi..?   Ah dimenticavo: mi è stato "rubato" tutto ed è sempre più guerra tra poveri. Addio o meglio arrivederci. . . . Statemi bene e se ci sarà alla prossima. Permettetemi di recar ancora un secondo di dusturbo per dire che la vita è bella finche ci si adatta ad essa, ma quando decidi di non vivere nella norma quotidiana sei automaticamente fuori dalle regole imposte da altri i quali ripercoutono la società cosiddetta normale. Mi spiace solo di abbandonare un gruppo il quale si è molto prodigato per dare ad una persona la voglia di riscatto verso tutto e tutti; per cui ai ragazzi che frequentano o hanno modo di conoscierli di non dire sentire ma di "Ascoltare". "ADDIO".

Iene di Strada – Massitutor

Pubblicato: 25 febbraio 2008 da massitutor in laboratorio, operatori dispari, tele asfalto

C'è un solo capitanoRiprende la serie di interviste Iene di strada con Massi. Tutor del laboratorio di via del Porto, socio di Coop La Strada, fondatore e moderatore di Asfalto. Si sbatte quasi sempre al Centro diurno, ma lo potete seguire (non inseguire) anche qui, qui e qui.

Riprendo, in questo post, alcune parti di commenti che ho trovato molto intensi ed interessanti per una discussione che da un po’ di giorni sta strisciando su Asfalto e in questo modo è bene che proceda. Si è parlato di Sicurezza in rapporto (e contrapposta?) all’accoglienza in città; si è parlato di Modalità di accoglienza, di dormitori, di servizi e di Assistenti sociali. Il filo rosso che collega questi punti è la richiesta di aiuto. Il momento in cui una persona in difficoltà decide che l’unica cosa da fare è chiedere aiuto e accettare di intraprendere un percorso di relazioni decisamente a ostacoli.
Entriamo così nel cuore caldo di questo blog, perchè è anche per questo che è nato. Fatevi avanti e raccontate al "mondo" cosa significa avere a che fare coi servizi o, più in generale, alzare piano la testa e riuscire a dire Ho bisogno di aiuto.

Le assistenti sociali in una scena di Rom - vedi le altre foto

Analkoliker ha detto: il mondo che conosco io è fatto di povertà che avrebbero bisogno di interventi e strutture molto più imponenti. Io i dormitori li ho mandati aff…ulo da subito, cronicari cronicizzanti, se non sei ancora senza dimora in un dormitorio ti prendi la laurea. (…) Comincio col farvi notare che un Senza fissa dimora è un cazzo di senza fissa dimora, uno che dorme fuori e basta, questo non dovrebbe essere sufficente per dargli un letto? La dipendenza dagli assistenti sociali non è meglio di quella da eroina, farmaci o alcol.
Io non faccio l’operatore e tu non sai cosa significhi chiedere aiuto ai servizi: o meglio lo sai ed anche bene, ma ti manca l’averlo fatto per te stesso: perchè forse la rabbia che cogli nei miei post la comprenderesti più profondamente.

Massimo Macciavelli ha detto: Davvero pensi che ci sia qualcosa di peggio dell’eroina portata a livelli di strada? E’ vero tutti ci sfoghiamo tra di noi ma in fondo chi ci ascolta? E poi case popolari, donne, obblighi, firme, scadenze e tutta roba che viene da molto più in alto e allora ben venga l’operatore che scrive che si confronta anche con te.

Ant21 ha scritto: Quello che è cresciuto in modo esponenziale è la PERCEZIONE nella gente comune dell’aumento della criminalità per colpa dei mass media (l’ha detto Violante non io). Siamo manovrati ad arte: è meglio saperlo e regolarsi.

Kaberlaba ha detto: …io per esempio, la prima volta che sono andato ai sevizi, accompagnato da Massimo Zaccarelli, dopo due tre mesi di discussioni, mi sono reso conto che camminavo curvo, con gli occhi al suolo.
… ecco te lo dicevo, ancora prima di arrivare dall’assistente sociale cammino
con gli occhi a terra.
… da quando ti ho conosciuto sei sempre stato così, con gli occhi a terra, per questo
è importante che tu lo faccia…
Mettersi nudi di fronte agli altri ci fa vedere noi stessi, gli altri non contano mai nulla, noi siamo i giudici più severi con le nostre debolezze. Noi siamo il male e la terapia, soprattutto all’inizio, poi si impara a chiedere il meno possibile, per poi non sentirsi la sera da soli, ancora una volta una merda.
Tutti conoscono questi sentimenti, con la moglie, sul lavoro, a scuola, con la band, con lo spacciatore, col medico, con la madre, con i figli, con i compagni di partito ecc. ecc.

Sarebbe molto interessante leggere anche il punto di vista di operatori, psicologi, assistenti sociali ed esperti del settore.

E così è arrivato anche il mio turno.
Tanto ha detto e tanto ha fatto Massi che alla fine mi ha convinta a scrivere l’introduzione alla mia intervista.
Solitamente il mio lavoro è dietro le quinte e i meriti di quanto accade in laboratorio vanno al tutor…. ma stavolta non potevo esimermi dalla richiesta (a furor di "gruppo"!) di passare davanti all’obiettivo!
Ci tengo a farvi sapere che le domande sono state ideate dai corsisti e l’intervistatore è stato uno di loro (bravo Romeo!).
Alcune precisazioni.
Mi scuso anticipatamente per la pessima voce: ovviamente se non è udibile un tono caldo e suadente è per via del microfono difettoso.
E anche per la qualità del video che assolutamente non rende omaggio alla realtà: anche questo per via delle pessime caratteristiche della telecamera…
E chiedo vènia anche per le risposte, che non sono sufficientemente interessanti in quanto la mia mente dopo 20 ore consecutive di veglia rischia di andare in tilt…
E anche per…sì, insomma, avrete capito che sto scherzando. Guardate il video così com’è.
E lasciate un commento, se vi pare.
Buona visione!

Splendidi perdenti – Stra CULT

Pubblicato: 22 novembre 2007 da massitutor in operatori dispari, stra-cult

Il cinema e la letteratura sono pieni di "beatiful loosers": personaggi in qualche modo negativi, perdenti, perduti, sconfitti, sfortunati che però risuonano nel nostro cuore come eroi, molto spesso grazie al loro stile, al loro modo di essere. In questo Il Grande Lebowski è sicuramente uno dei più irresistibili, è quello che, come si dice a Bologna, ha più "cartola" di tutti. Drugo (così si fa chiamare) ha uno stile assolutamente pazzesco: vecchio hippie anni ’60 totalmente disorientato in un presente cinico e povero di fantasia; Drugo mastica la sconfitta sua e di quelli come lui ogni giorno, tra un giro al supermercato, una cassetta dei Creedence e una partita a bowling (la sua grande passione – rifugio). La mastica e se la porta addosso la sconfitta dei suoi sogni, ma lo fa senza risentimento o recriminazioni e con dignità. Abita i confini Drugo, le zone grigie fra l’essere fuori e l’essere dentro la società; fra l’integrazione e l’esclusione sociale. Si barcamena fra un buco di appartamento che ancora, non si sa come, riesce a pagare; una macchina scassata, il suo "bel tappeto", il torneo di bowling e qualche amico anche più scoppiato di lui, coi quali si imbarca in disarticolate discussioni e imprese senza senso come quella raccontata nel film. Tra un tour con i Metallica come tecnico del suono ("…una manica di stronzi" dice lui) e alcuni lavoretti qualche soldo riesce a farlo il Drugo… e tira a campare. Sì ma con gran stile.
Un equilibrio fragile sostiene Drugo su questa linea di confine, ma la sua forza è il sapersi adattare come un gatto alle pieghe della vita, fino a rendersi invisibile se necessario. Bello davvero pensare che uno come Drugo è in giro per le strade.

Farfalle e Salvia

Pubblicato: 27 settembre 2007 da massitutor in droga, operatori dispari

Tratto da “Diario di un operatore di merda” di DiegoDag

salvia_diego

Un ottimo modo per decomprimere è passare un weekend a casa di un amico.
Aldo è convinto di avere fatto una scoperta fondamentale nel campo della psiconautica.
Vive anche lui in un posto sulle montagne circostanti dimenticato da dio, più lontano ancora di me, di quei posti dove ci sono insetti stronzi ovunque, insetti che in città non immagineresti mai di vedere, tipo libellule con le corna, mosche a quattro ali, coleotteri con la coda di scorpione, zanzare con le ventose, rinoceronti volanti.
Un giorno gli casca una farfallina dentro ad un bicchiere di vino.
Non che fosse la prima volta, dato il posto, se non che a questo giro per un qualche motivo, vuoi per pigrizia vuoi perchè in quel momento non gli va di pastrocciare con un dito nel bicchiere; fatto sta che si beve la farfallina. Tipo una tarma. Dopo dieci minuti inizia a salirgli un trip. Cioè, sa di non aver calato un cazzo, è lì da solo, quindi nessuno può avergli fatto una sorpresa, ma va lo stesso ed  improvvisamente in acido.
Fra il terzo e quarto picco analizza mentalmente l’ultima cosa materialmente ingerita negli ultimi quindici/trenta minuti prima di calarsi in un mondo di dragoni, luci viola e campanelle tintinnanti per circa un paio d’ore.
Analizza così il ricordo della farfallina agonizzante e totalmente ubriaca che agita ali ormai mortalmente sfrangiate in un mare di alcool rosso sangue, la cui ultima visione sfaccettata dev’essere per forza stata una bocca ciclopica che la ingeriva.
Così adesso dopo cena, con la luce di una lampadina  che attira ogni tipo di insetto dotato di ali nelle vicinanze Aldo comincia la ricerca della farfallina magica, ne trova una quindicina. 
A prima vista non hanno nulla di diverso da milioni di altre farfalline notturne, alla seconda pure, probabilmente è per questo che fino ad ora non sono mai state scoperte. Me ne butta un paio dentro al bicchiere e mi dice di bere. Penso sia una gran cazzata. E in effetti non fanno un cazzo. Il discorso sulla farfallina era iniziato quando avevo detto ad Aldo che avevo una boccetta da dieci pippate di Salvia Divinorum potenziata a 15X.
Aldo è uno di quelli che se sei andato ad una festa lui è andato ad un party esclusivo dove c’era Gabriele Salvatores che rullava canne a mitraglia per tutti, se ti sei miseramente scopato una figa lui la sera prima si è fatto un bukkake party con due mature ladies e un travone trendy di passaggio, se ti sei pippato di coca lui ha appena avuto la bazza da un amico del nipote di Carlos Pappalardo che la vende (solo agli amici) al 90%, così quando gli parlo della Salvia lui tira fuori la farfallina, vabbè.
C’è da dire che Aldo, con cui ci si conosce fin da bambini, porta una sana ventata di normalità e conformismo fighetto che mi permettono per almeno un paio di giorni di sentirmi lontano anni luce dai mostri opprimenti che popolano la maggior parte della mia vita e del mondo buio che frequento.
Adesso però arriva il momento delle cose serie.
Carico il bong con una quantità talmente infima di sostanza che pure a me verrebbero dei dubbi se non l’avessi già provata la settimana prima.
La Salvia Divinorum per dare il meglio di sé ha bisogno di essere bruciata, e di conseguenza fumata, ad alte temperature, tipo che se te la rulli come fosse una canna non fa un cazzo. Devi fumarla in un bong o in una pipetta, e tirare, per farla bruciare al massimo, e tenere il fumo
dentro…
per…
tutto…
il …
tempo…
che…
puoi…
…arriva il Magnete, quella forza che inevitabilmente ogni volta ti tira per terra, schiacciandoti, torcendoti, liquefacendoti, facendoti filtrare dentro al terreno come acqua da un annaffiatoio, il parquet è carta vetrata, bagnata, ma pur sempre carta vetrata.
Non sono più vero. Brancolo in mezzo a specchi frammentati, ogni sguardo un fotogramma che si fissa su una scia,  non c’è paura quaggiù, la paura fa parte del carnet di sensazioni di un mondo che ormai è andato lontano, troppo lontano; qui c’è solo stupore e divertimento infantile e demente, ci sono delle botti disegnate che mi corrono tutto attorno, è tutto un fumetto rassicurante e buono, un gigantesco orto dentro al quale rotolo e rido divertito rivolto al mio spirito guida che intanto si è materializzato: una faccia demenziale di pupazzo di carta che sghignazza sgangheratamente e agita manine frenetiche sopra di me.
Dicono che la Salvia venisse usata dagli indios proprio per avvicinarsi ai propri spiriti guida; beh, se questo che ho trovato è il mio allora sono a posto.
Non si dovrebbe mai fumare la Salvia senza qualcuno che rimanga lucido per seguirti giacchè per quei dieci minuti perdi totalmente lucidità, controllo e senso della realtà, puoi farti molto male insomma; dentro al mio delirio l’unica cosa di reale che sento è Aldo urlare, realizzo così che non ha atteso la fine del mio viaggio ma mi ha seguito subito dopo fumando avidamente la sua pippata; il problema è che non ti accorgi di un cazzo e ora siamo più indifesi di due cuccioli di foca all’apertura della stagione di caccia.
Si deve essere trascinato fino alla cucina, infatti pur perso nel mio delirio riesco a percepire il fracasso che può fare esattamente uno che si trascina a terra una tovaglia con tutto ciò che sopra vi può essere apparecchiato, tipo piatti e bicchieri, e lo sento urlare: “ No! Il cane NO!”, il fatto è che non c’è nessun cane. 
Io invece sono rotolato verso il camino, fortunatamente spento, interamente circondato da aeroplanini di carta trasparente e di alluminio, con la mia fedele faccia di carta sghignazzante e a tener banco sospesa sopra la mia testa; totalmente fuori controllo rido, rido, rido, sentire gli spilli su ogni micron quadrato di pelle che forano braccia e gambe ormai rese totalmente spastiche e assistere allo spettacolo del cocchio trainato da cavalli con sopra il ciccione con lunghi capelli bianchi che passa sopra di me come fossi steso fra due binari mi fa squassare di divertimento folle perchè il pensiero è: “Tutto qua Dio?”.                
I dieci secondi successivi all’uscita dal viaggio sono pazzeschi, così come tutto il trip e l’entrata in esso sono velocissimi, così anche l’uscita è immediata. Se in una f
razione di secondo ti ritrovi dentro ad un sogno ad occhi aperti in un’altra frazione ne esci, dopo circa dieci minuti di folle corsa dentro ad un luna park sensoriale ed umido.
La stessa sensazione che si prova quando ci si risveglia nel cuore della notte in una stanza che non è la tua, semplicemente non sai dove sei, la prima cosa che cominci a ricordare è chi sei.
Sono fradicio di sudore, ecco cos’era quella sensazione di bagnato costante, soprattutto ai piedi, mi sembra di averli immersi in una pozza, infatti i calzini sono da strizzare. Aldo non è ancora uscito dal suo viaggio, è lì per terra, immobile, aggrovigliato in una posizione da storpio, che mi guarda torvo senza dire una parola, con tutta probabilità sta cercando di entrare nella mia mente.
Sto lì, improvvisamente ovattato da una calma irreale a guardarlo venirne fuori, disteso di fronte a lui con la testa appoggiata su una mano, voglio sentire quale sarà la sua prima parola.
Dopo un minuto si rizza lentamente a sedere, allarga le braccia e se ne sta così un po’, a guardarsi le mani, prima una, poi l’altra, poi di nuovo la destra e poi la sinistra, sembra un uovo, o un’arachide, con le braccine e tutto, la prima cosa che biascica è: “cazzo”.
Poi mi chiede dove siamo ed infine cosa gli ho fatto fumare.
Quasi mi getta le braccia al collo dalla gratitudine, spero non sia diventato frocio, ma la Salvia fa così, ti lascia una specie di feedback positivo che può durare anche una settimana, dovuto più che altro alla sensazione che permane di ricordo vivido dello spiraglio aperto su quel mondo folle e disegnato.
Mi racconta fomentatissimo di un viaggio tutto fatto di figure geometriche (“cazzo amico, c’erano coni dappertutto, una roba pazzesca”), prova ad azzardare che ci sia stata una specie di interazione fra la Salvia e la farfallina ma io provvedo a spiegargli che no, la Salvia fa così di suo, nessuna interazione.
Probabilmente non era la farfallina giusta.
Magari è un modello che si confonde bene con le altre, o forse quella che fa è solo il maschio o la femmina, posto che le farfalle abbiano i sessi differenziati; fatto sta che lui quella sera era veramente andato in trip, e io comunque gli credo, sarà per la prossima volta, così ci si fa un’altra pippata di Salvia e un nuovo tour a Psico Paperopoli.
Il secondo giro è ancor più devastante del primo, me ne vado in un posto con degli uomini di legno, ma la cosa veramente strana è che ricompare faccia di pupazzo ghignante a tener banco. Ormai ho la ragionevole certezza che dovrò tenermi quest’affare qui come spirito guida, pazienza, ognuno ha la sua croce e a me poteva capitare anche di peggio…

Dotti, medici e sapienti

Pubblicato: 12 giugno 2007 da massitutor in assistenti sociali, civiltà, lavoro, libertà, operatori dispari

Un pomeriggio in Porto. Quartier generale contro il degrado (prima)

Già perchè in città si attivano dei tavoli dove si cercano i problemi, si valutano, si studiano strategie, si fanno valutazioni sociologiche e ci si confronta implicitamente sui valori fondamentali che riguardano l’accoglienza, il sociale, i servizi. Questo è un resoconto personale di un operatore.

Apocalisse Capitolo 20 Il regno dei mille anni

Un palpabile e diffuso senso di esasperazione… quanti e quanti tossici e spacciatori e stranieri e barboni e ‘mbriaconi e delinquenti e puttane, in giro per la stazione e dintorni, in tutta la città… migliaia e migliaia che si direbbero milioni e milioni di crimini a tutte le ore…
Tanto che si avverte inconfondibile il senso, ma soprattutto l’olezzo di insicurezza sociale individuale politico-culturale, di insofferenza, di frenesia, di intolleranza, di arroganza, quasi esaurito lo slancio verso ogni forma di rispetto (nel senso che se ne vede e se ne sente di ogni) e ahimè di ignoranza, ma tanta…
E allora la città insorge, scatta la voglia di riscatto, affiorano ambizioni estetiche, una certa voglia di prestigio… ecco! una città prestigiosa, pulita, sicura, trasudante cultura da ogni sanpietrino lucido a nuovo… una città, dove di problemi (Di che tipo? Di chi? Quali interessi?…), se ne vedano il meno possibile, in particolar modo in stazione… ma non solo… (la polvere?!… meglio sotto il divano, o sotto il portone di qualcun altro). Diversi quartier generali, impegnati nella stessa lotta, contro il degrado.
Così si ronza intorno ai tavoli, dissertando delle diverse letture del problema, di vision e mission diverse, sicuramente di interessi diversi, ed infine dell’arte dello spostare i problemi, nonché le soluzioni… così si passa dalle presentazioni alla comprensione condivisione mediazione controllo dissuasione repressione  bonifica canalizzazione deportazione
Il servizio (Di che tipo? Con quale finalità, obiettivi? Con quali risorse?…) al tossico (Chi? Con quale storia?…) glielo sposto, così si sposta anche lui, (che il tossico è più facile da canalizzare), se no, glielo porto con la forza (Di che tipo? Con quale finalità, obiettivi? Con quali risorse?…), lo deporto… e magari bisogna ricordarsi di deportare in zona anche lo spaccio, altrimenti chi gliela dà la robba?! Gliela dà il servizio?! E chi glielo dice agli spacciatori?!
Il servizio (…) al barbone, alcoolista e/o chi con altra problematica (…) glielo sposto, così si sposta anche lui, (tenendo conto che il barbone, alcoolista e/o chi con altra problematica è meno facile da canalizzare), se no, glielo porto con la forza (…), lo deporto…

…ma allora, perché non chiedere al sindaco di emettere un’ordinanza anche per gli spacciatori? …del tipo… spaccio e/o attività criminose consentiti fino alle ore 21.00… i trasgressori sono passibili di sanzioni amministrative… tipo ritiro della licenza… oppure emetterne un’altra per i delinquenti e i male intenzionati o altre ancora per i giovani spacca maroni, appendendo apposite segnaletiche, in lungo e in largo, a partire dalla stazione e dintorni, divieti di sosta per barboni, alcoolisti… e perché no? corsie preferenziali per tossici e stranieri… vietata la sosta a minori, in vena di divertirsi e/o spaccare i maroni, se non in presenza dei genitori che se colti in flagranza, saranno puniti in piazza, sul crescentone, additati al pubblico ludibrio come genitori incapaci di educare i loro figli…
I nostri figli, sì, magari quelli che si lamentano di come va il mondo, delle ipocrisie dilaganti, delle guerre ingiuste; figli di una società che comincia seriamente a fare i conti con gli “scarti del benessere”; figli con un bizzarro e preoccupante senso della sperimentazione del tempo libero, con particolari problemi nella sfera emozionale-relazionale, figli che il mondo a volte li manda giù in pillole, altre li sputa contro un muro e altre ancora li vomita per strada.
Gian Maria Vallese

Gran FINALE…

Forever EX

Pubblicato: 8 marzo 2007 da massitutor in assistenti sociali, lavoro, libertà, operatori dispari, politica

inagurazione del Drop-in

Vorrei sottoporvi un discorso molto serio e alquanto delicato.
Per far ciò prenderò spunto da quanto è successo alla Susanna Ronconi. L’intenzione però non è parlare di quanto è accaduto specificatamente a Susanna (che personalmente conosco e ammiro), ma appunto prendere spunto…
"La campagna di linciaggio contro Susanna Ronconi ha avuto successo. L’ex militante di Prima linea si è dimessa dalla Consulta degli esperti e degli operatori sociali sulle tossicodipendenze, con una lettera al ministro della Solidarietà Paolo Ferrero, che la aveva nominata. Contemporaneamente, lo stesso Ferrero ha annullato la nomina perché "illegittima". Susanna Ronconi è interdetta dai pubblici uffici e la sua presenza nella Consulta, pur non remunerata, è considerata pubblico ufficio… Susanna Ronconi si è macchiata di numerosi crimini, tra cui un duplice omicidio. Ha passato però vent’anni in prigione, e il suo pieno recupero alla socialità civile è accertato al di là di ogni possibile dubbio, così come le sue competenze in materia di lotta alla tossicodipendenza, maturate nel coso di un’esperienza che data ormai da moltissimi anni." Giovanni Russo Spena, 01 marzo 2007 su Aprileonline.
Come operatori credo siamo allo stremo delle nostre forze passionali. A voler impegnarsi con e per i più deboli si viene tacciati di essere affetti da patologia. Ci si fa un "Culo" (scusate il termine ma rende l’idea), per superare tutti gli ostacoli dalla mancanza di risorse e strumenti alla sopravvivenza economica, passando ore e ore in posti poco riscaldati e fatiscenti (quel che passa il convento), per stare "in prima linea" (pare che gli sfigati che costituiscono il nostro target di lavoro, amano essere sporchi e puzzosi e stare in posti luridi), allora ci stiamo anche noi, perché? Ma è chiaro, per svolgere il lavoro per cui ci pagano: agganciare (cioè instaurare una relazione), istigare il dubbio che potrebbe essere meglio riprendersi la loro vita in mano, cambiare insomma, poi provare a proporgli alternative di impegno, poi passare anni ad affiancarli durante tutti quei periodi di "smollamento", quelli che abbiamo tutti alcuni giorni, quella tentazione di mollare tutto, di lasciarsi andare, di non opporre più resistenza alla caduta, ecco quei momenti li, solo che loro che non hanno elaborato nulla nel crescere (le sostanze congelano ogni cosa e la conservano intatta), oppure non hanno mai imparato ad affrontare le frustrazioni perché si sono lasciati trasportare dal mondo, loro, dicevo, di fronte a quei momenti li semplicemente si lasciano ricadere. Ecco affiancarli e non voglio dilungarmi troppo su quanto sia dura sia per l’operatore che per la persona che deve tirarsi fuori (e qui lascio la parola a voi).
Poi a volte sembra succedano quelle cose che tempo prima si sarebbero considerati miracoli. Alcune persone sembrano essere rinate, non solo diventano in grado di lavorare ma anche di saper a chi e come chiedere aiuto quando sono in difficoltà (che poi è la vera forza). Qualcuno, al di la di tutti gli sbagli fatti, si appassiona alla vita e gli prende la smania di impegnarsi in prima persona, di assumersi delle responsabilità, ed ecco il passato riemerge. EX tossico, EX delinquente, EX terrorista, EX… stai al tuo posto. Questo è solo uno sguardo personalissimo da un piccolo osservatorio, che parte da egoistiche fatiche e difficoltà sempre maggiori a trovare il senso, la "mission" nel mio quotidiano lavoro… potrei scrivere storie e storie in cui i diritti delle persone di integrarsi, di emanciparsi, dopo aver pagato… anche dopo aver pagato, non trovano spazio, ma voglio lasciare la parola ai protagonisti. Buona fortuna ragazzi!

Ubriachezza molesta? Missione compiuta!

Pubblicato: 7 marzo 2007 da massitutor in lavoro, operatori dispari

Normalmente non mi aggancio ai post dei miei colleghi però oggi voglio fare un’eccezione, e mi riferisco al post di andrej sull’alcool.
Sappiamo tutti che con i test di rilevazione alcolica, le campagne di prevenzione ed informazione e i relativi maggiori controlli della polizia sulle strade i giovani hanno smesso di bere e conseguentemente, dati alla mano, non ci sono più incidenti stradali dovuti all’alcool.
Questo è sicuramente un male, perché influisce negativamente sul normale ciclo di selezione della specie; di idioti che si mettono ubriachi fradici al volante il mondo non aveva granchè bisogno e tanto questi soggetti troveranno sicuramente altre e più efficaci maniere per sfracellarmisi addosso contromano in tangenziale, tipo che si inventeranno le prove di coraggio, le gare di velocità in via indipendenza o merdate di questo tipo.
Cioè, il succo del discorso è che un idiota rimane sempre un idiota, come se invece di mettere in mano ad uno schizofrenico un coltello invece che una 38 cambiasse di molto la situazione.
L’alcool, si sa, è una sostanza come tante altre, solo che lo stato ha trovato la maniera di farci su dei bei baiocchi e cavalcando la convinzione di tutti che questa sostanza è entrata nel dna e nell’immaginario tradizionalistico degli italiani (il tormentone tipico di mio nonno contadino che si beveva un boccione da due litri di vino al giorno -diquellobuonoperònonlamerdadellacoop- e che è morto a 125 anni) è riuscito sempre ad evitare una politica proibizionista in tal senso.
Di questo sono contento perché anch’io come tutti bevo.
Però senza scassare i coglioni a nessuno.
E non mi va che mi arrivi a casa un pulotto a sequestrarmi la mia boccia di cabernet.
Ecco.

Ubriachezza molesta? Missione compiuta!

Stiamo per arrivare al punto.
Io non ho problema alcuno con le sostanze, fanno parte anch’esse del programma di selezione naturale della specie. Se legalizzassero tutto per me sarebbe ok, tanto non è il mio fegato a scoppiare, né i miei neuroni a friggersi ed io potrei tranquillamente continuare la mia vita senza rompere e farmi rompere le palle da nessuno.
Quello che abolirei non è quindi l’alcool in sé ma la gente che quando è ubriaca trova sempre una valida ragione per cagare il cazzo al prossimo, che sia schiantandoglisi contro con l’auto o andando a rompere i coglioni in una qualsiasi altra maniera come solo gli sbevazza molesti sanno fare.
Per molti cerebrolesi infatti l’unico scopo o risultato di una fattanza da alcool è quella di andare a trovare da fare a mazzate; il più delle volte prendendone.
Il massimo che vi possa capitare invece se vi trovate ad aver a che fare con me ubriaco è una pezza di un paio d’ore sulle band giapponesi jazzcore o di quanto siano stronzi ed inutili gli indie italiani, o di quanto cacare facciano i baustelle, o di come si possa sedurre una cinquantacinquenne al supermercato nel reparto verdure, o di quanto sarebbe bello un mondo senza quella merda di nutella, o di quanto sarebbe terribile scoprire che il tuo migliore amico è diventato finocchio, o di quanto sarebbe figo aprire un locale solo per dayoff…
Insomma a me e ai miei amici, da ubriachi, piace parlare, e basta. E la cosa che mi fa più incazzare è che dovrebbe essere così per tutti, ma non è.
Da ciò la mia teoria che veramente potrebbe rappresentare un effettivo miglioramento della società e sarebbe da parte dello stato una dimostrazione di pura genialità, cioè l’applicazione di un protocollo di terminazione nei confronti degli ubriachi molesti.
Non chiedetemi la metodologia esatta per rendere questo protocollo efficace giacchè io sono solo un umile teorico e su questioni tecniche non posso pronunciarmi, l’unica cosa che so di per certo e che mi sentirei di poter consigliare è che l’ossido di carbonio è veloce ed indolore.
Naturalmente nel mio piccolo cerco di fare la mia parte ed è per questo che come operatore mi sento in dovere di sponsorizzare l’uso di eroina e di proibire invece quello dell’alcool.
La roba rende le cose immobili, quiete, silenziose. Quasi sempre.
L’alcool il più delle volte ti fa diventare un cagaminchia di prima cat.
Lasciando correre per tutti quelli che vanno giù nei cessi a farsi di roba e facendo in modo che siano essi a prendere il sopravvento in termini di presenza qui al centro si ottengono buoni risultati ma purtroppo questo è solo un palliativo.
Non dimentichiamoci oltretutto che con i tossici, oltre a fregargli il metadone in eccesso per rivenderlo, si possono fare anche un sacco di buoni affari tipo mountain bike a 5 euro, telecamere di ultima generazione a 10, laptop bloccati a 15, ipod untotdimega a 7…cose così, insomma.
Con gli ubriaconi invece non ci puoi fare nessun affare, cagano il cazzo e basta.
E in più si pisciano addosso, così non puoi neppure toccarli, come dire un’arma chimica di ineguagliabile efficacia.
Sostanzialmente quindi lo scopo di questo post è sensibilizzare l’opinione pubblica su questa vera e propria piaga sociale e fomentare sentimenti d’odio e rappresaglie varie verso gli ubriaconi molesti.
Uhm, sto pensando ad uno slogan efficace per questa campagna, tipo "assassina anche tu un ubriacone molesto, da oggi sgravi fiscali in più ed inoltre una suoneria gratis sul videofonino!!!"
Suona bene?
Mh, si potrebbe fare meglio, ci penserò stasera davanti a una boccia di chardonneaux.
Yo.

E' un aereo? E' un uccello? Nah, è 2004NM4

Pubblicato: 26 febbraio 2007 da massitutor in operatori dispari, sogni, televisione

asteroide 2004NM4Ieri sera mi infilo come al solito la tunica da antico romano che porto nei momenti di relax, mi verso il mio solito bicchiere di acetone, rullo la mia porra di polonio 00 e finalmente, sistematomi sul mio divano in pelle di panda, mi accingo a riguardarmi per la trentesima volta "la guerra dei mondi".
La guerra dei mondi, se non fosse firmato da Spielberg, potrebbe benissimo entrare a fare parte di quel programma di reinserimento sociale hollywoodiano, cui accennavo su un post precedente, che concede una volta all’anno la possibilità ad un bambino mongoloide di fare un film.
So di per certo che agenti della nokia, che ha prodotto questo film per scaricare le tasse, sono andati a casa di spielberg e gli hanno imposto con la minaccia di una siringa infetta dalla lebbra di fare questo film. Che poi la minaccia secondaria, ma più temibile, come ogni minaccia proveniente da una multinazionale, è stata quella di: "o fai ‘sto cazzo di film o non ne girerai più uno, perché lo sai, sì, che siamo noi a comandare a hollywood, vero?" In effetti nella siringa c’era solo un po’ di diarrea di tom cruise, e serviva più per permettere a spielberg di discolparsi dicendo: "mi hanno minacciato con una siringa lebbrosa del cazzo e ho fatto un film così di merda perché ero intimorito".
Dunque, dicevamo del film; si suppone che ad una razza molto più evoluta della nostra, la quale non si sa bene se provenga da marte o da un semaforo, gli esseri umani stiano talmente sul cazzo da architettare un’operazione che nemmeno il bush più ispirato sarebbe in grado di ordire.
Della serie: ci state così sulle palle che invece di distruggervi subito, tipo quando siete ancora solo qualche centinaio di milioni, vi seppelliamo i nostri tripodi sotto ai piedi qualche migliaio di anni prima, così quando sarete sette miliardi, ci sarà più gusto ad uccidervi.
E vaffanculo ai costi che inevitabilmente lieviteranno.
Un po’ come quel tizio a cui stavano talmente sulle palle gli scarafaggi che ne allevava a migliaia nel suo appartamento al solo scopo di ucciderli nelle maniere più disparate.
Più logico e plausibile di così non potrebbe essere neanche un film di harry potter.
Però c’è almeno una scena, ed è quella che mi costringe a riguardare la guerra dei mondi così tante volte, dove la mano di spielberg in qualche maniera salta fuori, ed è quando il primo tripode esce dal sottosuolo, veramente bella, compresa tutta l’atmosfera di climax e di attesa iniziale permeate dal senso di catastrofe che incombe inevitabile.
Già. La catastrofe. Io amo le catastrofi se ancora non si è bene capito.
Quella scena mi è talmente entrata dentro che quando non riesco a prendere sonno mi immagino la stessa scena riportata davanti al centro diurno, con tutti che assistiamo basiti all’uscita del tripode, i palazzi che si crepano e collassano, le esplosioni, le auto scaraventate a centinaia di metri di distanza e naturalmente con me nella parte di tom cruise.
Trovo estremamente rassicurante immaginarmi a correre sotto la minaccia di un tripode assassino alto cento metri mentre tutto attorno a me viene distrutto e la gente disintegrata, con la piena consapevolezza di essere l’unico che se la caverà, perché in fin dei conti è il mio cazzo di sogno.
Normalmente non faccio in tempo ad arrivare in moto a calderino per scappare con la mia famiglia sull’asse attrezzato, il quale assieme all’euromercato e all’ikea si vaporizzano dietro di me, che sono già bello e addormentato.
C’è chi pensa a pippo, chi a rapporti sessuali, chi a una vita migliore; io per addormentarmi penso ai tripodi.
Le catastrofi, ve l’ho già detto che le amo?
Le amo perché offrono a tutti noi un’opportunità mica da poco, l’opportunità di veder morire un certo numero di persone sgradite che altrimenti non morirebbero mai, giacchè si sa che ai politici più stronzi hanno inoculato il siero dell’immortalità; la catastrofe come un vero colpo di spugna, la possibilità di ricominciare, sempre si sia fra i fortunati sopravvissuti.

asteroide 2004NM4

Ricominciare senza guerre sante, petrolguerre, industriali e politici figli di puttana.
Ricominciare senza quei cazzoni in parlamento così restii a crepare senza soffrire.
Senza tutti quei sant’uomini che ci hanno sorretto finora con le proprie certezze e regole economiche che giustificano eccidi di migliaia e migliaia di civili con missili intelligenti e bombe al fosforo.
La catastrofe risolutiva. E’ questo a cui anelo. Con il posto in prima fila e un bel pacchetto dei pop corn più costosi.
Insomma, una bella catastrofe, vera, senza trucco e senza inganno.
Mica come la bomba iraniana, che rischiamo seriamente di non poter mai vedere sganciata su Washington od un qualsiasi altro stato o città U.S.A. a scelta.
E’ per questo che quando ho saputo sulla stringa del tg com del meteorite 2004NM4 in arrivo ho tirato un grosso sospiro di sollievo mi sono messo a fare la sfoglia e ho svegliato tutti per festeggiare al grido di: cazzo, ci siamo!
Ed è per questo che poi mi sono sentito profondamente deluso quando il giorno dopo ho scoperto che avevamo una notevole quantità di tempo per fermarlo, visto che arriverà soltanto nel 2036.
Ma vaffanculo. C’era proprio bisogno di scoprirlo con così largo anticipo? L’unica cosa che mi rassicura è che saremo troppo impegnati tutti a spendere tempo, denaro ed energie per inventarci un altro nemico di turno da distruggere qui sulla terra ed il meteorite sarà sicuramente l’ultima delle nostre priorità, così quando sarà troppo tardi sentiremo qualcuno esclamare: "cazzo, me n’ero scordatoarrrrghhhh"…..BAM!
Però nell’eventualità che ci sia qualche coglione che pensa ancora che la razza umana valga qualcosa tanto da dover essere salvata penso che proseguirò gli studi per diventare un personaggio tipo il nemico di turno di james bond  e quando manderanno un razzo per spostare il meteorite io avrò un contromissile da spedirgli contro e mandare a puttane il progetto.
E comunque, ora come ora, e qui mi allaccio al centro diurno, visto che per forza glielo devo cacciare dentro se no mi licenziano, alla luce di tutto ciò trovo alquanto stupido pensare di smettere di farsi, che in sostanza fra 29 anni si crepa tutti.
Non io però, perché abito a calderino.
ps: Invito inoltre tutte le donne a non pretendere più insipidi rapporti sessuali protetti, che tanto con i nuo
vi antiretrovirali le aspettative di vita per chi si becca l’aids sono di gran lunga superiori a 29 anni.
Buona meteorite a tutti.
Yo!