Finalmente ci siamo!Grazie ai contatti di Massitutor (la simpatica Gloria, che salutiamo) abbiamo ottenuto un appuntamento con la sezione bolognese dell‘A.N.P.I, che per chi non lo sapesse è l’associazione che riunisce i veterani che durante la Seconda Guerra Mondiale combatterono i nazi-fascisti insieme agli eserciti degli Alleati, in quel movimento spontaneo e popolare che sorse in tutti i paesi europei occupati dalle forze dell’Asse e che è poi passato alla storia con il nome di Resistenza.
Il nostro “biglietto da visita” sarà il video che abbiamo realizzato dopo aver visitato il museo di via S.Isaia dedicato alla memoria della Resistenza in Italia e non, visto che la ricca collezione di materiali esposta parte dalle radici dell’antifascismo italiano nella guerra civile spagnola fino ad arrivare ai giorni della Liberazione.
Avremo l’occasione di condividere i ricordi di questi vecchi combattenti che presero parte in prima persona alle battaglie decisive che precedettero l’arrivo degli Alleati negli ultimi mesi di guerra a Bologna. Infatti questi ultimi, in particolare il corpo polacco che entrò per primo, trovarono una città libera, già saldamente in mano ai partgiani che avevano cacciato da soli i reparti della Wehrmacht. Fu durante la ritirata verso il nord che reparti tedeschi appartenenti alle famigerate S.S. si macchiarono le mani di sangue facendo strage di civili inermi nel paese di Marzabotto, un eccidio che a distanza di più di cinquant’anni è ancora vivo nella memoria al pari delle altre efferatezze che segnarono il conflitto in tutto il pianeta.
La crudeltà è figlia della guerra sin dalla notte dei tempi, ma nella Seconda Guerra Mondiale raggiunse vette inaudite. Alimentata dall’odio razziale e dalla contrapposizione ideologica che fu un tratto distintivo di quegli anni, ha lasciato ferite dolorose nella nostra società, con aspri dibattiti ancora attuali ai nostri giorni. Specialmente negli ultimi tempi un’ondata revisionista ha investito il ricordo di quegli anni, facendo leva su argomenti delicati e controversi come il dramma delle Foibe e i delitti che sconvolsero l’Italia dopo la Liberazione…
Fatto salvo il concetto che la guerra, specialmente la guerra civile, è SEMPRE una faccenda sporca e maledetta, con crimini commessi da tutte le parti coinvolte, non si può non essere concordi una volta per tutte che in quella guerra, nonostante tutte le eccezioni e stante il rispetto per chi ha dato la vita per i suoi ideali, la ragione stava da una parte sola: quella di chi combatteva per essere libero contro chi combatteva per dominare(con buona pace di tutti coloro che vorrebbero metterli sullo stesso piano morale…)
Sarà bello scorgere questa consapevolezza negli occhi dei partigiani che incontreremo venerdì, ne sono sicuro.
Gloria ha detto che molti di loro pensano che la loro lotta non sia mai finita, e che il fascismo e tutto quello contro cui hanno combattuto rischiando le loro vite siano ancora vivi in Italia…noi siamo daccordo con loro, motivo in più per ascoltarli e imparare dal loro esempio!
Per chi volesse partecipare, l’appuntamento è per venerdì 13 novembre nella sede dell’A.N.P.I di piazza dell’Unità 4 alle 16.30, e viva la resistenza allora come oggi!



Nei prossimi giorni ci saranno le elezioni amministrative di pari con quelle europee, e subito salta al naso una cosa molto singolare, cioè per quanto riguarda le locali ci sono tanti candidati che sono molto poveri di programmi, a parte le solite cose sulla sicurezza, dove è sempre il povero e l’immigrato il nemico potente da combattere, e dove tutti promettono di potenziare la presenza di polizia( ma la dittatura non era già finita?), tralasciano una delle vere problematiche di questi anni. C’è un filo e non tanto sottile che lega le elezioni europee alla crisi economica-sociale che sta tartassando questi anni e di cui gli effetti e danni ancora non sono prevedibili.Allora, parlando di amministrative non si capisce come in un momento di crisi come questo, non si ricorda recetemente un numero di cosi tanti candidati con liste civiche (quindi autofinanziate), si sia mai presentato; è palese che dietro ci sono almeno i tre partiti maggiori che non si espongono, quindi viene a mancare uno dei principi fondamentali del voto, la trasparenza di chi governerà. Dal punto di vista europeo invece non ho letto in giro un programma uno di forze politche italiane a Bruxelles, come a dire che il governo italiano snobba le europee, e non per una mancanza di progetti, anzi al contrario, sono proprio i progetti di questo governo a cozzare con le direttive europee , come i diritti umani o la linea economica tenuta dalle banche sempre più americanizzate, ma senza avere ne la liquidità ne la politica econica americana; il governo italiano deve capire che sta in Europa e non essere il 53° stato americano, e per di più ha la sfrontatezza di mettere ai margini la grande posizione logistica e strategica che l’italia ricopre.
Evidentemente queste cose vengono tenute lontano dalle persone votanti a cui gli si da in pasto molto più volentieri un "Noemigate" hehehehe, scusate se rido, e di "veline volanti" a feste a base di …..non siamo nati ieri, piuttosto che il vero problema di cui l’Italia soffre, ovvero uno stato sociale che non c’è. Lo stato, o patto sociale per qualsiasi paese è importantissimo, perchè l’esistenza di uno stato sociale è il termometro della reale condizione sociale e di lavoro operaio in cui versa una nazione. Senza l’esistenza di questa che è un istituzione, per la quale non abbiamo nemmeno un ministro (quello del welfare è del tutto fuori luogo) un paese rischia di non vedere mai l’inizio di qualsiasi precipizio. Lo stato sociale serve ai precari ed ai disoccupati cronici per non abbassare la soglia di povertà e di qualità della vita. Nella maggiorparte dei paesi economicamente avanzati democratici e anche comunisti è almeno assicurato un piccolo sussidio, un tetto sulla testa e almeno un lavoro a contratto determinato, in modo da non distruggere famiglie, di non aumentare la delinquenza, ed in definitiva di non sfaldare dei valori di vita basilari che sono il collante della società civile tra ricchi, benestanti, medio borghesi e poveri. Il patto sociale invece è appunto una mediazione tra imprese, stato e banche, che assicura una sempre miglior qualità della vita a chi lavora e assicura che i soldi che un lavoratore guadagna vengano spesi senza strozzinare le tasche del lavoratore; in questo momento della nostra vita sono appunto le piccole e medie imprese ad essere colpite, con continui tagli di personale e con la mancanza di acqirenti da parte delle vecchie aziende, basti pensare che il trenta per cento delle medie-piccole imprese è gestito da imprenditori con i capelli bianchi e spesso senza successori, ed eventuali successori o nuovi a dirigere una impresa per prima cosa fa tagli al personale, in modo da avere subito profitti i primi anni e allontanare il rischio di fallire subito. In pratica i nuovi imprenditori non rischiano, anche per colpa delle banche che sono sempre lì come fossero avvoltoi. E’incredibile come la casta dei banchieri abbia il privilegio e l’arroganza di fare strozzinaggio legale contro chi cerca di fare andare avanti l’Italia.



