Archivio per la categoria ‘salute’

Streeti_na_kole

Come già immaginerete non solo in Italia ci sono problemi legati alla tossicodipendenza. Esistono un pò in tutta Europa strutture che vanno incontro a queste problematiche.
Ma il modo di affrontare le diverse situazioni cambia di paese in paese e di città in città.
Vi vorrei raccontare di un progetto nato in Repubblica Ceca nel 2002 da un gruppo di operatori sociali che erano stanchi di stare seduti in un ufficio, come ad esempio può essere il droop-in in italia e hanno deciso che dovevano andare incontro ai bisogni di quei tossicodipendenti che vivevano in strada.
Bisognava stare vicino a quelle persone e, un bel giorno Tomas decide di prendere delle biciclette e, con altri tre operatori, andare in strada.
La cosa funziona così: tutti i giorni dalle 9 alle 7 di sera si può fare uno squillo a questi street workers e loro chiamano per sapere tu dove sei. Dopo circa 10 minuti al loro arrivo tu puoi chiedere il cambio di siringhe o magari un appuntamento col dottore o con l’avvocato piuttosto che l’assistente sociale e sono subito pronti ad accompagnarti.
Chiaramente si instaura un rapporto di fiducia reciproca e gli utenti non vedono più gli operatori come persone dall’altra parte della barricata, ma come veri amici a cui raccontare i propri problemi e le proprie aspettative.
La missione di questo progetto è di portare i servizi per le strade, appartamenti, piazze, bar, ed ovunque ce ne sia bisogno per fornire informazioni, forniture mediche e consigli ma soprattutto incoraggiare gli utenti ad un cambiamento positivo nel comportamento e il trattamento delle tossicodipendenze.
Lenka del laboratorio artistico quì in via del porto ci ha raccontato che parecchie volte gli street workers hanno salvato tante persone dall’overdose ma non solo. Hanno soprattutto condiviso i problemi dei loro utenti a 360 gradi e ancora adesso continuano a dare supporto psicologico a persone che vivono una vita in profonda solitudine.
Ancora adesso Lenka mantiene contatti tramite email con loro e ci racconta che sono felici che lei abbia cambiato vita e che ha smesso di fare certe cazzate. Questo dimostra un modo nuovo di relazionarsi tra operatori e tossicodipendenti un modo che io definirei alla "pari".
Speriamo che anche quì in Italia si possano fare dei passi avanti per quanto riguarda i rapporti diretti che coinvolgono stili di vita diversi nell’ambito del sociale e più precisamente per quella che viene chiamata la "riduzione del danno".

Tele tranzollo numero zero

Pubblicato: 19 novembre 2008 da massitutor in droga, laboratorio, salute, tele asfalto, tele tranzollo

Salviamo il Salvabile

Pubblicato: 26 marzo 2008 da massitutor in civiltà, droga, famiglia, felicità, lavoro, libertà, politica, salute, viaggio

 tempestaOggi 23 Marzo 2008. Giorno di Pasqua, il quale per molti, ma non per tutti è un giorno di pace non solo spirituale ed ecclesiastico, ma di pace interiore, la quale io non vivo e condivido con nessuno, tranne con la Solitudine, avendo scelto di rimanere da solo, per non far ricadere le mie colpe e i miei errori alle persone che ho amato, e tutt’ora amo, anche se a modo mio. Consapevole degli errori commessi agendo in questo modo. Ed è proprio per esternare gli stessi ho deciso di andare via non per vigliaccheria ma per non far soffrire le persone che amo. La decisione è avvenuta in un periodo di crisi familiare, economica, lavorativa, psicologica e, di conseguenza, a depressione e stati d’ansia e di colpa. Non sono uno stinco di santo, e dato di fatto sono ricaduto nell’abusare di droga e alcool, richiudendomi sempre più in me stesso e abbandonando e tralasciando tutto e tutti. Per salvare il salvabile ho deciso di far vivere loro una vita autonoma perchè sono per il "vivi e lascia vivere", ma questo discorso lo puoi affrontare quando sei da solo, non quando sei sposato e padre di due ragazzi di 19 e 15 anni. Allora subentrano i compromessi, i quali a me proprio non vanno giù, ma col passare del tempo ho imparato che senza i quali non si va da nessuna parte, ma strafottendomi delle conseguenze ho scelto il male minore che ritenevo allora possibile. Andare via, pensate ciò che volete (Vigliacco, inetto, irresponsabile e altri termini che a vostro parere ritenete opportuni). Ma non sono andato via senza aver salvato l’equipaggio come fà un buon capitano mettendolo al sicuro da un mare in tempesta con onde alte fino al cielo, fulmini che illuminavano di giorno le notti senza nè stelle nè luna, tuoni talmente assordanti, che rimbombavano e rimanevi frastornato e stordito per minuti senza renderti conto del tempo trscorso. Ora, rimasto solo sulla nave e assicuratomi che l’equipaggio è in buone condizioni, sto cercando di far attraccare questa vecchia carretta in un porto. Lo so, per rimetterla in mare in condizioni di poter affrontare la navigazione per un ritorno alla dignità ci vorrà del tempo, forse tanto, ma non demordo, anzi sarà uno stimolo in più per constatare che l’esperienza vissuta, e gli anni trascorsi in un mare in tempesta e pieno di vortici che più volte mi hanno risucchiato,  non accada più. Resomi conto  degli errori commessi nel passato farò in modo che ciò non accada mai più, rinsavendo, cambiando, migliorando almeno spero l’attuale tenore di vita, il quale non è più tollerabile e sopportabile almeno per me.

Nuove generazioni… crescono

Pubblicato: 19 marzo 2008 da massitutor in civiltà, politica, salute

Nuove generazioniTema alquanto interessante, e nello stesso tempo attuale e oserei dire scomodo da trattare visto i tempi che andiamo incontro con molta rapidità  rispetto agli anni passati. Ricordo con molto rammarico   di molti ragazzi o meglio dire adolescenti che giocavano con giochi di fantasia o tramandati dai più grandi che in base alla loro crescita, sia anagrafica che culturale, lasciavano loro in eredità ed erano sorridenti e felici di far parte di un contesto nel quale tutti si sentivano partecipi e l’amicizia che si creava si protraeva negli anni. Non come le Generazioni attuali che non possiamo di certo paragonarli a quelle ormai surclassate e invecchiate per non aver corso una maratona sociale la quale porta all’isolamento e al chiudersi in se stessi. Saranno molto probabilmente più intelligenti dei ragazzi di allora, ma, da quanto vedo in giro per strada e nei vari luoghi di ritrovo, li vedo chiusi in branco ispirandosi a fare cazzate che non li porterà di  certo a vivere in un contesto sociale di aiuto per il prossimo. Ma vorrei spezzare una lancia a loro favore, la quale col passare del tempo si potrà trasformare in un boomerang: La cosiddetta società attuale fatta di un non vedere e affrontare i problemi che spesso esistono in molte famiglie non per colpa dei genitori, scuola ecc.. Sono affrontati dai ragazzi stessi  formando il  branco il quale porta al bullismo che si ripercuote sui soggetti più deboli. Le nuove generazioni hanno di tutto, basta chiedere ai loro genitori i quali non sanno più dire di no. Qualcuno mi riterrà una mummia uscita da un sarcofago ma riaperto gli occhi per alcuni giorni, essendo poi ritornato nel sarcofago, aver vissuto il volgersi della vita di oggi (frenetica, caotica, senza “TEMPO”) Ha perso i valori essenziali mentre si devono riscoprire dentro noi stessi, ovvero: Onestà, dignità umana, amicizia, famiglia, rispetto per se e per gli altri. Girovagando per molte città sia d’Italia che dell’estero, non vedo più ragazzini e adolescenti fare giochi di gruppo che per me era socializzare. Oggi purtroppo le strade chiassose pullulanti di giovani vite che un indomani saranno il futuro della nostra società si sono chiusi nei loro lussuosi appartamenti davanti a computer, telefonini di ultima generazione con il benestare dei genitori che preferiscono tenerli chiusi in casa fino al loro ritorno dal lavoro e a cena lo scambio di parole è ridotto al lumicino, sia per loro, dopo una lunga, ed estenuante giornata di lavoro che per sfuggire a domande indiscrete, ammesso ce ne siano, i ragazzi attuali si ritirano nelle loro camere un po’ per studiare ma molto di più per isolarsi dal mondo esterno che è insegnamento di vita. Ti aiuta a crescere e rapportarti con più fasce di persone. Ma il pericolo che sta affiorando in modo evidente è il branco e la violenza: non che prima non esistesse, ma oggi è ormai un fenomeno di massa e sempre più emulato. Perché la noia quotidiana incombe in loro non avendo alcuna valvola di sfogo. Quanto finora detto si riferiva ad una fascia di età compresa tra i 12 e i 15 anni, ma con l’avanzare degli anni, cioè diventati maggiorenni almeno anagraficamente, ciò non significa che siano responsabili delle loro azioni, considerando il fatto che molti di loro accedendo alle superiori, spesso con ricatti o ritorsioni nei confronti dei loro principali educatori, cioè i genitori, riescono ad ottenere cose che prima, noi di vecchia generazione, non ci sognavamo neanche lontanamente ne di chiedere ne di sperare. Mi riferisco a macchine come bolidi che poi malauguratamente si trasformano in trappole mortali  per dimostrare a se stessi e a chi è in loro compagnia di essere immuni da qualsiasi fatalità. “STRAGI DEL SABATO SERA”, non solo. Non parliamo poi delle droghe moderne e non, le quali si possono permettere con l’aiuto della loro ma cospicua paghetta settimanale. Facendosi e rendendosi fighi agli occhi dei loro coetani. La vita và vissuta senza prendersi gioco di essa ma soprattutto non sfidarla. I giovani di oggi vestono abiti firmati hanno auto-bolidi, moto, vacanze, discoteca e paghetta “giornaliera” non più mensile e da qui allo sballo il passo è breve per rendersi fighetti e diversi ma coglioni. La vita è una e va vissuta senza prendersi gioco di lei ma in primis non sprecarla. Sarebbe una lotta persa in partenza per cui sarebbe meglio essere più consapevoli delle proprie azioni e ascoltare per la propria incolumità e quella degli altri almeno un consiglio: vivi la vita senza egoismo con fratellanza e altruismo e non girare le spalle a chi cerca un po’ di conforto o di calore umano che a questo mondo non tutti certo hanno, compreso me e molti altri.

Questione di stile… stile di vita

Pubblicato: 1 dicembre 2007 da massitutor in salute

Oggi giornata mondiale lotta all’Aids, i dati regionali

stopAidsLogoSmallOggi venerdì 1 dicembre è la Giornata mondiale per la lotta all’Aids. Con lo slogan "Ferma l’Aids. Mantieni la promessa" l’iniziativa pone l’attenzione su un fenomeno di cui si parla meno rispetto al passato, ma che anche in Italia e in Emilia-Romagna non diminuisce e mostra anzi una costante stabilità, sia per i nuovi casi di Aids che per il numero di persone sieropositive.
La Giornata è l’occasione per fare il punto sulla prevenzione – tenendo conto che ormai il virus Hiv è a prevalente trasmissione sessuale – e sui risultati e le prospettive nella cura della malattia. Per tutta la giornata e nei giorni a seguire iniziative di informazione e sensibilizzazione sono proposte in Emilia-Romagna dalle Aziende sanitarie, dagli Enti locali, dalle associazioni di volontariato.
In Emilia-Romagna dopo la forte diminuzione di nuovi casi registrata negli anni Novanta, dal 1999 si registra una sostanziale stabilità. Nel confronto nazionale, l’incidenza dei nuovi casi di Aids nel 2005 è di 3,5 ogni 100mila abitanti, con una lieve flessione rispetto all’anno precedente (3,9), un dato che pone la regione al secondo posto, dietro la Lombardia. Stabile la stima delle persone sieropositive, tra 6.000 e 9.000.
Aumenta la sopravvivenza delle persone malate, grazie all’uso di terapie che rallentano il progredire della malattia e riducono il rischio di sviluppare patologie correlate. L’efficacia delle terapie antiretrovirali è considerata la causa più plausibile per spiegare la flessione di nuovi casi di Aids registrata negli anni scorsi, più che la riduzione effettiva delle infezioni.

Continua ad essere inadeguata la percezione del rischio: anche in Emilia-Romagna la modalità prevalente di trasmissione del virus negli ultimi anni è il contatto eterosessuale; ed è sempre alta la percentuale di persone che scoprono di essere sieropositive solo quando viene fatta la diagnosi di Aids. Tuttavia, almeno rispetto a quest’ultimo fenomeno, vi sono segnali di una inversione di tendenza: i dati dell’Osservatorio provinciale di Modena – che focalizzano l’attenzione sulla sieropositività – evidenziano una diminuzione delle persone che scoprono la propria sieropositività già in Aids. Il segnale è importante perché una diagnosi anticipata, e quindi il ricorso al test Hiv, permette di intervenire tempestivamente con la terapia farmacologia.

La Regione Emilia-Romagna, con una delibera del 2006, ha messo in campo oltre 2milioni di euro (2.270.241 euro) per finanziare progetti per la formazione degli operatori e di informazione e prevenzione dei comportamenti a rischio, in particolare rivolti ai giovani e agli immigrati. La Regione inoltre attivato, già da alcuni, servizi specifici:
– il telefono verde Aids 800 856080, gratuito sia da telefono fisso che da cellulare, che offre la possibilità di prenotare il test HIV in forma anonima, oltre a dare informazioni sui rischi di infezione e sulla malattia. Il telefono, gestito dall’Azienda Usl di Bologna, è attivo 24 ore al giorno, la presenza di operatori è assicurata tutti i pomeriggi feriali dalle ore 15 alle ore 18;
– il sito internet Helpaids che offre (in forma anonima, attraverso email criptate) consulenze specialistiche di medici e psicologi e informazioni sull’infezione e sulla malattia; nel 2006 il sito è diventato a tutti gli effetti un servizio regionale, dopo essere stato curato nella prima fase dall’Azienda Usl e dall´Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena.

Il fenomeno Aids in Emilia-Romagna
I dati sui casi di Aids notificati nel territorio regionale sono elaborati dal Servizio sanità pubblica della Regione.
Dopo un’importante diminuzione dell’incidenza (nel ’95 il tasso per 100.000 abitanti era 14,5, nel 1999 era 4,3) i nuovi casi di Aids in Emilia-Romagna da sette anni registrano una sostanziale stabilità: 4,2 nel 2001, 3,9 nel 2002, 4,1 nel 2003, 3,9 nel 2004, 3,5 nel 2005 (fonte: Coa, Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità, che considera il numero delle notifiche pervenute in ciascun anno in esame).
Il dato del 2005 è calcolato tenendo conto dei ritardi di notifica (il tempo che intercorre tra la data di diagnosi e il momento in cui la segnalazione perviene al Coa).
I casi di Aids notificati dalle strutture sanitarie regionali nel periodo 1984/2005 sono 5.975 (5.436 i residenti).
In Emilia-Romagna, nel periodo 2000/2005, il 43% delle persone si è scoperto malato senza essere venuto prima a conoscenza di essere sieropositivo.

La modalità di trasmissione prevalente del virus è il rapporto eterosessuale: nel triennio 2003/2005 ha riguardato il 61% delle donne e il 38% degli uomini; il contagio per via parenterale – con iniezioni – che fino alla fine degli anni ’90 era la modalità di trasmissione prevalente, ora riguarda il 33% delle donne e il 29% degli uomini.
Le persone sieropositive in Emilia-Romagna sono stimate tra 6.000 e 9.000. L’andamento dei nuovi casi, negli ultimi dieci anni, registra una sostanziale stabilità.
Il numero dei bambini con infezione da HIV si è ridotto progressivamente nel tempo e in modo significativo, grazie all’adozione di protocolli di prevenzione e profilassi. Nel 2004, ultimo anno con dati completi, i nati da madre con infezione da Hiv sono stati 31, di questi 1 bambino risultava sieropositivo.
Le terapie antiretrovirali hanno determinato migliori condizioni di vita delle persone sieropositive e delle persone malate, anche per questo la Regione Emilia-Romagna negli ultimi anni ha promosso modalità di assistenza più vicine ai loro bisogni.
Questo ha portato a una diminuzione dell’assistenza in ospedale (sia per quanto riguarda il ricovero ordinario che in day hospital) in favore di un aumento dell’assistenza ambulatoriale (con possibilità di fornire a domicilio i farmaci antiretrovirali), dell’assistenza a domicilio e dell’assistenza in case alloggio.

Nel 2005, il 30,8% dei malati di Aids ha usufruito di assistenza domiciliare o di assistenza in case alloggio. Nell’anno esaminato, peraltro, si è registrato un significativo aumento dei dati sull’assistenza ospedaliera in day-hospital, un incremento dovuto all’attività nel Policlinico di Modena dell’ambulatorio multispecialistico di clinica metabolica, rivolto alle persone con infezione da Hiv e lipodistrofia, centro unico di questo tipo in Italia.

Fonte: Bologna2000

 

spada

Quando rincaso sento una gran puzza di bruciato il vamp stava andando a fuoco e se non cera il suo cane ad abbaiare e a svegliarlo prendeva fuoco veramente, perché la sigaretta stava bruciando tutto il materasso. Il suo sguardo era tutto impaurito e mi disse <<cazzo! stavo andando a fuoco!!!>> <<Ah ho visto!>> gli rispondo. Difatti non sono riuscito a dormire dalla puzza di bruciato. La mattina dopo mi sveglio presto e me ne vado senza neanche salutarlo perché mi stava iniziando a diventare antipatico: la sua vita era sempre la stessa e io mi ero stancato di vederlo sempre in quello stato, sempre le stesse cose mi avevano dato la nausea non ne potevo più, ma purtroppo non avevo dove andare allora sopportavo le sue cazzate se volevo un tetto sulla testa, ma poi mi sono detto: non posso andare avanti così, questa storia doveva finire, mi dicevo. E così è successo: trovai un dormitorio dove tuttora mi trovo. Il vampiro, chiuso nel suo mondo di schifezze, continua tutt’oggi la stessa vita fino a quando morirà; cosi penso ma spero che in qualche modo succeda un miracolo e la faccia finita perché alla fine gli volevo bene, era da accettare cosi com’era. Alla fine questo è il mio corto racconto che vi ho voluto raccontare come un fumetto, ma non è così: è una realtà che vamp continua ogni giorno, e spezza la vita di tanti ragazzi con delle doti che potrebbero sfruttare in positivo per mettere apposto la loro vita. Addio Vampiro. Da quel giorno non l’ho più visto ma non è che mi interessa più di tanto… Alla fine lui mi aiutava perché era solo e io ero l’unico che riusciva a sopportarlo e a fargli compagnia. Ma uno cosi è giusto che stia da solo come un cane non lo dico con cattiveria ma con un po’ di disprezzo per come tratta quelli che gli vogliono bene. Addio vampiro. E che un giorno tu possa capire anche tu cosa vuol dire vivere, ma questo so che non potrà accadere ma chissà: dicono che delle volte i miracoli accadono. Addio vampiro.

«promuovere le narcosale significa per lo Stato dire che drogarsi non è un atto di libertà dell’individuo, ma un problema di cui la società deve farsi carico» 

dropinVorrei tornare indietro nel tempo e non aver mai incontrato quella spada maledetta che nella fretta mi ha rovinato gran parte della mia vita.Intanto prima o poi di qualcosa dovrò morire, dicevo, ma adesso leggendo le notizie da Torino se fossero esistite ai miei tempi le narcosale forse avrei avuto più fortuna, o almeno una percentuale maggiore di evitare numerosi contagi. E’ vero che il panorama delle droghe adesso è totalmente cambiato e forse oggi si viaggia alla grande con coca/pillole/altro  che forse nessuno ha in mente di farsi qualche chilometro per trovare una sala aperta, con un dottore che te la mena, ma visto come stanno le cose, osservando le ns città infestate da tossici nelle stazioni e negli angoli più incredibili, e se poi l’ambiente che si crea è ottimale i vantaggi sono quelli di essere sotto controllo medico, in una struttura che ti garantisce siringhe nuove, condizioni igieniche più compatibili e l’assistenza infermieristica in caso di bisogno (con narcan o cose del genere). Io ricordo che volevo farmi in santa pace senza dover andare in una farmacia dove mi avrebbero riconosciuto (Trento è una città paese) e quindi mi arrangiavo come potevo totalmente disinformato (erano gli anni ottanta) mi facevo prestare le spade dagli amici pensando che scaldandola con l’accendino e lavandola sotto una fontana un pò me la sarei scampata. Che idiota! Avrei voluto avere accanto a me delle persone preparate ed informate ma mi affidavo alle leggende metropolitane raccontate nei vicoli delle città, dalle persone che consideravo più esperte nell’argomento fattanza, agari affidandomi alla loro esperienza di piazza, lasciandomi influenzare dal solo fatto che sono tanti anni che si fà e non gli è mai successo niente, ci sono individui che la sanno gestire ed io vorrei essere uno di quelli.Vabbè dopo la prima epatite poi ho subito cambiato idea. Ma negli anni dopo nonostante tutte le attenzioni possibili arrivano sempre quei momenti che ti devi fare e non ci sono quelle maledette spade a portata di mano, o perchè ti trovi in una zona assurda dove la punta con il pusher è lontana e nascosta o perchè le farmacie sono chiuse e quella di turno è in culo al mondo, o perchè non hai uno spicciolo nemmeno per le spade. Ma la voglia di farsi christianef_01_gr[1]subito è bastarda!! Chi lo ha provata ne sà qualcosa. Bastarda bastarda soprattutto quando hai penato delle ore per svoltare una pera e sei in down. Quando poi si è impestati ben bene e ti devi fare ogni giorno 2-5-10 pere al giorno allora le narcosale secondo me diventano indispensabili, la routine e la costanza dei buchi che ti devi fare, ti mettono in una condizione di ”emergenza” seria.Le persone che non si fanno non sanno cosa significa la dipendenza e non si immaginano nemmeno quanto beneficio porterebbe un posto al caldo dove non sei solo, ti senti protetto e compreso puoi stare bene anche solo parlando, scambiando due parole sulle tue esperienze della giornata e forse anche per condividere un sogno di una vita migliore.

Una giornata diversa

Pubblicato: 8 agosto 2007 da massitutor in asfalto fuoriporta, estate, salute

http://www.cooplastrada.it/asfalto/moraduccio_07/moraduccio.swf

Titolo banale per esprimere un concetto e un sentimento altrettanto semplice. Ma perchè dev’essere tutto sempre affilato e intellettuale? Non ce n’è motivo quando le cose sono limpide e fondamentali. Eccomi dunque a cercare di raccontare il sentimento comune di un gruppo di persone, espresso da una frase che è stata sulla bocca di ognuno di noi: "…finalmente una giornata diversa".
Niente di speciale direte voi… Alla fine di un’intensa e ricca stagione di lavoro, operatori, lavoratori e amici si sono presi su e sono andati a fare una grigliata e qualche bagno al fiume, punto. Una giornata diversa rispetto allo sbattimento di strada, al lavoro, alla noia, alla roba, ai farmaci, alla birra, alle urla e al pasto del Centro diurno.
E’ stato un anno di crescita e di scoperta: questo Blog…che in questo anno è nato e cresciuto; le gite metropolitane; gli spettacoli teatrali e i film visti assieme; i gruppi del giovedì; la musica che ci ha unito e riscaldato questo inverno. Quante persone sono passate da questo laboratorio! Tante da creare due diversi gruppi attorno al blog. Già perchè qua il precariato lo tocchiamo con mano ed è un bel via-vai di gente: c’è chi si è fatto attraversare, chi è diventato trasparente, chi si è fermato, chi è andato in galera, qualcuno non c’è più… ma prima che qualcuno mi accusi di pessimismo vorrei ora ricordare quei pochi (non così pochi quest’anno) che, per così dire, "ce l’hanno fatta", o comunque sono andati avanti. Ci tengo perchè sono persone che meritano il mio incoraggiamento perchè si sono meritate alla grande il risultato che hanno ottenuto e perchè qua la normalità non è merce affatto scontata, ma in via del Porto succede anche questo ed è giusto dirlo. Niente miracoli: solo lavoro, fatica.
Vorrei raccontare tutte queste storie come fossero un unico film luminoso e corale; vorrei raccontare di Andrej che, senza togliere nulla a nessuno, ha dato qualcosa in più a questo Blog, in borsa lavoro e anche ora. Anche mentre, a testa bassa, ha lavorato nei bagni pubblici per Cooplastrada e anche adesso che finalmente sta lavorando dove può esprimere le sue capacità di grafico pubblicitario non ha mollato Asfalto, anzi: grandi novità e nuovi progetti ci attendono.
Vorrei raccontare di Davide: che lavorava in borsa lavoro e poi se ne tornava in stazione la sera; che ha deciso di alzare la testa dalle mani e finalmente aprirsi con noi; che ha trovato un posto al dormitorio e quindi è riuscito a lavorare sempre meglio. Lo ricordo mentre corre su e giù nel cortile del Circolino Costa per dare una mano, mulo instancabile (così l’ho soprannominato un giorno…l’ha presa bene, meno male). Lo ricordo arrivare in laboratorio sporco di calce e tempera nel periodo in cui ha lavorato per la coop Fare Mondi, stanco ma fiero; alle volte col suo muso un po’ lungo, ma in fondo contento, con tante speranze. E ha fatto bene ad averla la speranza: perchè poi il lavoro dei suoi sogni è arrivato ed ora ha lasciato anche il dormitorio. Che storia da commedia americana! Eppure è vera, è successa qui.
E che spettacolo è stato vedere passare di qui questi due giovani amici rumeni, Costi e Cezar. In laboratorio ogni giorno: per scrivere curriculum, iscriversi ad agenzie di lavoro, cercare indirizzi, cercare lavoro sulle pagine gialle e vedere qualche video musicale rumeno. Vorrei raccontare la speranza sui loro volti prima di ogni colloquio e poi la delusione, spesso, il giorno dopo, per qualcosa di andato storto: cosuccie tipo lavoro nero, sfruttamento, lavoro non pagato e promesse a vuoto. Ora dove sono? Cosa fanno? Sono stati assunti insieme, in prova ma in regola, in un grande cantiere di Bologna e come posso raccontare la loro espressione il giorno della firma del contratto? Pazzesco!
Certo è vero che il lavoro non risolve tutti i problemi: spesso questi ci seguono a ruota e bisogna percorrere altre strade per risolverli. Lo so che alle volte si torna indietro dalle vette di certi risultati ottenuti, ma niente passa invano e la vita è fatta anche di questo, anche di queste "giornate diverse dal solito".
Vorrei raccontare tutte queste esperienze, questi incontri…ci ho provato, ma non è facile: bisognerebbe esserci stati. Spero che chi ha seguito questo blog durante quest’anno si sia fatto almeno un’idea di queste cose che sono successe, di queste facce che si sono incontrate, scontrate, conosciute.
Grazie ragazzi, a tutti.
Il vostro tutor

Un mese da manicomio

Pubblicato: 9 giugno 2007 da massitutor in salute

Sto per raccontare una storia che mi è successa una settimana fa. Adesso mi fa ridere, però in quel momento avevo lacrime negli occhi. Come posso iniziare? Bo. E va be. Sono un ragazzo iperattivo, come un bambino che non sà stare fermo. Una sera correvo per la scala e mi sono fatto un male incredibile. E così ho deciso di chiamare l’ambulanza, perchè ormai erano passate le nove di sera. Gli infermieri mi consigliavano di andare con loro.  Anche quando il piede non era cosi gonfio però non ero sicuro se era rotto o che cosa. Mi hanno portato all’ospedale Rizzoli. Il dottore mi fa fare la lastra. Prima lastra, seconda lastra e il dottore, sempre in dubio, mi fa rimanere sotto il machinario a raggi-X per venti minuti. Nella testa mi frullavano solo due perole "spero che non è rotto" ma che faccio con il gesso fino alle palle come di solito fanno anche quando si rompe solo un mignolo. Dopo quindici minuti mi fa fare terza lastra. Finalmente torna e dice che devo aspetare fuori nella sala, senza risposta riguardo la frattura o no del piede. Mi faceva cosi male che non riuscivo a caminare, la testa è diventa un frullatore e in un istante ho chiamato tutti i santi che mi aiutano. Ma cosa farei con il gesso come un cretino mi dicevo, che cosa ho risparmiato correndo, ma perchè avevo cosi fretta. Dentro l’ambulatorio mi dice sta notizia cosi aspetata che mi deve fare il gesso e che è rotto. Al primo momento non ero sorpresso perchè lo aspetavo e dicevo va bene. Gli chiedevo se potevo far asciugare il gesso perché dovevo andare a casa a piedi. Lui risponde che non si può. Che devo chiamare qualcuno che mi porti a casa, oppure un taxi o un’anbulanza che costa quaranta euro. Gli rispondevo che soldi non avevo e che vado a casa a piedi. Lui ribatteva che non potevo, che si rompe il gesso. Semplicemente un battibecco.
"Devo andare a casa"
"Non puoi, perchè rompi il gesso"
"No devo andare a casa"
"No non puoi, perchè distruggi il gesso"
A questo punto gli dico che non voglio il gesso e che domani vado al S. Orsola. Il dottore si allontana e ritorna con un foglio da firmare perché rinunciavo al’intervanto medico. Senza firmare, con le lacrime agli occhi, sono andatto via zoppicando. Il giorno dopo sono andato al pronto socorso del S.Orsola, dove mi hanno fatto tutto il procedimento, senza sapere del Rizzoli e il risultato è stato che mio piede non aveva alcuna frattura e mi hanno fatto una fasciatura elastica.
Ero felicissimo, perchè con un gesso fino alle palle sarebbe stato un mese da manicomio.
Questo mio esempio, vi fa certamente ricordare qualche dottore che vi ha detto di ritornare a casa con trentanove di febbre.
Tutto ciò sarebbe da ridere, ma… in realità è da piangere.

Ciao Marco

Pubblicato: 5 giugno 2007 da massitutor in amicizia, morte, salute

Marco era uno di noi. Uno della grande famiglia del Centro Diurno qui in via del Porto e frequentava il Laboratorio per fare due chiacchere e qualche gioco col computer. A 28 anni se n’è andato… così… improvvisamente, nel suo letto di dormitorio. Ci ha lasciato per colpa di una malattia, ma la sua vita di strada purtroppo ha influito anche sulla cura di se e sull’importanza che ognuno di noi da al curarsi e al pensiero del futuro. Marco ha trascurato le sue cure e forse il suo pensiero del futuro e siamo un pò arrabbiati con lui per questo. Bonariamente s’intende! E avremmo voglia di fargli un’altra ramanzina o un catturone… ma non è più possibile.

Che rabbia.

Venerdì alle 8,30 chiunque vuole dare l’ultimo saluto a Marco può farlo alla Certosa insieme a chi gli ha voluto bene.