Michelle Pfeiffer non entrerà mai al Centro Diurno

Pubblicato: 1 dicembre 2006 da massitutor in Uncategorized
pfui blogCome ben saprete IO sono colui che ogni venerdì si occupa di trovare una valida alternativa al socializzantissimo dragonball, il cartone animato che al centro diurno va per la maggiore.
Una volta vagolavo per la sala, in cerca di qualcuno da curare, il televisore vomitava ad un volume da concerto hardcore un manga dove una specie di mostro giallo sgranocchiava della gente.
Il problema era che nessuno in seguito avrebbe saputo dirti perché il mostro giallo sgranocchiava della gente.
Infatti tutti dormivano.
E allora mi è venuta quest’idea, proiettare dei film che magari non siano delle stronzate totali, che magari dèstino qualche interesse, che magari non siano mai stati visti….
Del buon vecchio Lars neanche a parlarne ma confesso di aver pensato subito ai miei due eroi, Steven Senegal e Texas Walzer, verso i quali nutro una fiducia assoluta e che da sempre sono gli eroi a cui credo, mi ispiro, ed affido tutta la mia vita, ma siccome ho già visto tutti i loro film almeno quattro volte, in versione VHS, Betamax e DVD ho pensato che fosse meglio optare per qualcos’altro.
Questo anche perchè la tessera blockbuster è pagata dalla cooperativa e mi permette di poter scroccare una notevole quantità di film da rivedermi in santa pace a casa, di sera.
Comunque, non sono qui per raccontare le mie proiezioni del venerdì, ma per esprimere tutto il mio vomito compulsivo nei riguardi di certe icone del cinema.
Escludendo i cinecazzi italiani, famiglia muccino in primis, a cui vanno senza riserve tutti i miei fluidi digestivi ma di cui non parlerò perché sarebbe come sparare sulla croce rossa, la mia attenzione è indirizzata verso quegli attori che più subdolamente hanno riempito il nostro immaginario di cinefili e sui quali a nessuno verrebbe mai da realizzare, almeno a livello conscio, che facciano totalmente cagare.
E arriviamo così all’oggetto del titolo.
Ieri sera mi sono scodellato mio malgrado l’ennesimo film con Michelle Pfeiffer, un film che probabilmente rientra in qualche programma finanziato dall’industria hollywoodiana per la riabilitazione di bambini mongoloidi, ai quali si dà la possibilità per una volta nella vita di sceneggiare un film. Un po’ come hanno fatto con M. Night Shimayan, o come cazzo si scrive.
Questo film vede Jack Nicholson (che per motivi noti solo a lui dopo le Streghe di Eastwick ha deciso di ripetere l’esperienza psichedelica di lavorare nuovamente con la Pfeiffer) morsicato da un lupo, diventare lupo mannaro, innamorarsi della suddetta; la fine non l’ho vista perché era troppo anche per me ma probabilmente lui se la sarà scopata e poi sarà morto; questo è servito a farmi riflettere su Michelle Pfeiffer.
Perché è diventata attrice?
Queste sono le cose che, talvolta, mi tengono sveglio la notte.
Infatti è da osservare che l’espressività di Michelle è circoscritta ad un range di soli tre elementi: 
1. Cucciolo di cerbiatto tre secondi prima che una doppietta gli faccia esplodere il cranio. 
2. Mamma che scopre che il figlio è tossico, negro e con l’hiv. 
3. Moglie tradita dopo aver scoperto che il marito è gay e gli ha trasmesso l’hiv. 
Naturalmente non importa un cazzo che la trama sia sentimentale, pornografica o altro, queste tre espressioni sono ripetute in sequenza seriale: 123-132-213-231-321-312.
Se decidessero di fare alien 5 e di farle interpretare Ripley, potrete star sicuri che dopo 4 minuti di proiezione il mostro e lei finirebbero a letto, lei rimarrebbe incinta e comincerebbe a tirare una pezza incredibile al mostro che sceglierebbe una fine dignitosa lanciandosi fuori dall’oblò dell’astronave, che tanto poi lui non ha bisogno di ossigeno, e sopravviverebbe comunque, e se non sopravvivesse tutto sarebbe comunque meglio di una pezza tirata da Michelle Pfeiffer o di un film diretto da Ivan Reitman o di entrambe le cose.
La cosa stupefacente è la serialità entro la quale Michelle Pfeiffer ama muovere i propri personaggi.
                                                         da:
1. ragazza timida e complessata che però sotto sotto è strazoccola
                                                          a:
2. ragazza strazoccola che vorrebbe tornare ad essere timida e complessata.
 
Que
sta metamorfosi è egregiamente sviscerata in un altro inquietante film della quale essa è protagonista assieme ad un altro che il cervello se lo è bevuto da tempo: Al Pacino. Il film è Paura d’amare, o paura d’amore, o come cazzo si chiama.
Ora, io sono il primo a pensare che una bella topa debba avere molte più attenuanti di una cozza in quanto, se si trova alla frutta, una tetta la potrà sempre far vedere, purtroppo nel caso di Michelle Pfeiffer questo non avviene né avverrà mai e proprio non riesco ad adottare una linea di pensiero che trascenda dalla sua incapacità.
Per capire il personaggio è necessario notare che la credibilità di questa attrice è praticamente la stessa che potrebbe avere una banconota da 50 euro stampata con una canon o di Brad Pitt (un altro su cui presto scriverò qualcosa) nei panni dell’ispettore vestito da Versace in Seven.
Normalmente per fare l’attore non dovrebbero bastare gli occhi azzurri (non parlo del culo perché nel caso della Pfeiffer è praticamente inesistente) ma evidentemente a Hollywood sono in molti a pensarla in maniera diametralmente opposta e se per noi un personaggio tipo quello sopra descritto dovrebbe essere privo di ogni attinenza con il mondo reale, lassù hanno pensato che la credibilità può andare tranquillamente a farsi fottere e coloro che hanno pianto come vitelli al mattatoio per paura d’amare o paura d’amore o come cazzo si chiama, non avrebbero fatto altrettanto se al posto di Michelle Pfeiffer ed Al Pacino ci fossero stati due negri intossicati da crack e pure brutti, personaggi che nella realtà newyorkese è assai più facile trovare a servire al banco di una tavola calda gestita da cubani.
Di una cosa però ringrazio Hollywood, e cioè di averci fatto capire che il fenomeno del bullismo a scuola può tempestivamente essere spazzato via insegnando agli alunni alcune pratiche mosse di kung fu. Come? Ma assumendo Michelle Pfeiffer, naturalmente.
Mi chiedo cosa aspettino ancora alle scuole di Scampia.
E comunque, per concludere, immagino che la domanda che vi siate posti fino a qui sia, ma che c’entra Michelle Pfeiffer con il centro diurno?
Niente, non c’entra niente, infatti non programmerò mai un film con Michelle Pfeiffer, qui al centro. Siamo cinefili, non cinofili, eccheccazzo. 
Yo.

Il Bello…della serata

Pubblicato: 30 novembre 2006 da massitutor in amicizia, gite, laboratorio, operatori dispari

il bello della serataVi raccontiamo l’uscita che abbiamo fatto domenica sera, siamo arrivati al Lazzaretto occupato dove eravamo stati invitati per presentare il nostro blog e fare qualche lettura all’interno di una serata sulla metropoli. Siamo entrati dentro ci siamo presentati e poi seduti; il nostro responsabile è andato a salutare Antonio che sarebbe quello che ha organizzato la serata, e rientrato nuovamente Massimiliano con noi e poi abbiamo fatto un brindisi al nostro blog ed eravamo in cinque: Marcello, Andrei, Massimiliano, Sergio, Davide, poi nel fratempo è entrato un ragazzo ci siamo presentati abbiamo fatto un brindisi anche con lui, poi dopo abbiamo parlato se c’era qualcuno interessato per formare un gruppo e li qualcuno di noi ha detto la sua, poi dopo è entrato un altro ragazzo e ci siamo presentati lo stesso con lui e ci siamo fatti una canna di maria in compagnia. ORA ARRIVA IL BELLO….DELLA SERATA….. spunta un nulla-tenente va sulla sedia prende il suo giubboto va da Antonio poi torna da noi e dice che gli sono spariti dal giubboto EURO 300, tutti noi ci siamo guardati in faccia e allinizio tutti pensavamo ad uno scherzo poi anche Antonio ha detto che lui non sta incolpando nessuno ma chi li ha presi se x favore li può restituire siccome era uno "problema finanziario" molto grande per lui e che non aveva piu soldi x tirare il mese. Certo che se quei soldi erano così importanti magari non era il caso di lasciarli in un centro sociale, che è una cascina con la porta sempre aperta, dove girano decine di persone tutto il giorno. O no? Comunque: non si sa bene chi ha avuto l’idea di fare una perquisizione collettiva fra i presenti, ma di fatto così è andata e allora ci siamo incazzati tutti quelli che eravamo la dentro; uno di noi ha detto: ci puoi anche fare la perquisizione adosso e lui ha detto no, noi poi eravamo più incazzati dei pit bull facci pure la perquisizione xche sennò da qui non esce nessuno di noi ORA ARRIVA IL BELLO. MARCELLO inizia a spogliarsi toglie tutto da dosso e gli ha fatto vedere il cazzo, dopo arriva ANDREJ prende la rincorsa si spoglia, abbassa le mutande e dietro di lui c’era una mia amica ANNA che stava a guardarli il culo poi era troppo incazzato si è rivestito velocemente incazzato nero. IL BELLO DELLA SERATA non era neanche capace di perquisirli.
Quando ci siamo rivestiti ci siamo guardati negli occhi ed è stato subito chiaro che l’unica cosa da fare era andare via. E così è stato.
Come siamo saliti in macchina ci è scesa una depressione incredibile che neanche noi immaginavamo, non sapevamo più cosa fare: qualcuno voleva tornare al dormitorio, altri volevano andare a prendere da mangiare dalle suore in stazione. (Che tristezza!) Ci siamo detti: non può finire così!
Così siamo usciti dalla nebbia ed abbiamo parcheggiato a busso di fronte ad una pizzeria. Lì abbiamo finito la serata ridendo, scottandoci le dita con dell’ottima pizza bollente e ci saremo raccontati la storia del BELLO almeno dieci volte e ogni volta saltavano fuori altri particolari che ci facevano capire sempre di più l’assurdità della serata passata in un commissariato improvvisato in un "centro sociale". Che risate!… ma che amarezza. Amarezza per una serata che è sì finita bene fra amici, ma che poteva essere diversa perchè avevamo un sacco di cose da dire. Peccato per chi non le ha sentite.
Il gruppo Asfalto

il bello della serata

Vita da ..cani!

Pubblicato: 30 novembre 2006 da massitutor in Uncategorized

Vorrei raccontarvi due piccole ricordi di strada. Vorrei chiamarle favole per la loro bellezza nella dura realtà, quando vedi e giudichi gli avvenimenti con animo acuto, quando devi cogliere anche le più piccole sfumature per godere di gioie impercettibili a molti. Sono storie che hanno come protagonisti due cani, lontani nel tempo e nello spazio, ma legati da un destino comune, la strada. Nella solitudine della strada, il cane è un amico che ti scalda il cuore di giorno e il corpo di notte.
Perro arrivò a Firenze, in Santissima Annunziata, dopo essere passato da innumerevoli mani e situazioni, colpevole solo del fatto di essere una creatura ribelle, scomoda in certe situazioni, quando le  necessità primarie non sono certo quelle di accudire e seguire un cane di tale dimensioni e carattere. Perro era nato per seguire le mandrie di mucche, un cane di montagna… si sentiva stretto nelle piazze e nei vicoli di Firenze.
Decisi di tenere Perro per un pò, di dargli un pò di quell’amore che gli era stato negato, fino a che non avrebbe incontrato  un compagno di viaggio giusto per lui. Questo compagno non so se bene quando sia arrivato, e non so se era veramente giusto lui… Quando è arrivato ero persa nei miei bisogni primari. So solo che un giorno Perro è partito da Santissima, verso chissà dove…
 La storia si sposta a Milano, circa due anni dopo. In giro con un mio compagno di sventure, incontriamo un ragazzo e ci fermiamo con lui per chiedergli qualcosa che non ricordo. Il ragazzo era in compagnia di un grosso cane. Appena la vicinanza è stata tale da permettere a odori e sensazioni di farsi avanti, il cane come un fulmine mi è saltato addosso per farmi sentire la sua gioa nel rincontrami. PERRO!…”No guarda ti stai sbagliando, non si chiama così, non è il cane che credi tu”  Non importava… io e Perro ci eravamo capiti, lui ancora prima di me aveva ritrovato un pezzettino di amore lontano nel tempo, ma non dimenticato. 
L’altra storia è più anonima e durata un attimo, ma un attimo intenso, che in quel momento sembrava durare un’eternità.
Siamo a Bologna, in Piazza Verdi. Sto litigando con toni molto forti con un ragazzo, per soldi,  per i bisogni primari di cui sopra. Lui prende un bottiglia e mi colpisce più volte, voleva che stavo zitta, aveva paura a causa del suo foglio di via. Ma  più mi colpiva, più la mia adrenalina mi dava la forza di incazzarmi con lui… tant’è che la ragione era la mia, mi aveva sfottuto dei soldi.
Sembrava che la piazza fosse deserta, nessuno si intrometteva in una storia scomoda. Ad un certo punto il ragazzo ha tirato su da terra un cartello stradale, quelli mobili usati in caso di lavori e  lo ha sollevato minacciandomi. Dal nulla è arrivato un cane senza nome, si è messo accanto a me, e ringhiando mostrava i denti al mio nemico, non mi ha lasciato sola fino a che il tipo non si è arreso e se né andato. Il cane senza nome, com’è arrivato, se ne andato, senza chiedere niente in cambio. Finito il pericolo è iniziata farsi viva anche qualche entità umana, che di umano aveva forse molto meno del cane. 
Questi sono due  piccoli pensieri d’amore che porto nel cuore. Si sono fatti più nitidi con l’arrivo nella mia famiglia di un nuovo compagno, Max, un setter di otto mesi, (ogni riferimento a nomi o persone sono puramente casuali). Max è  passato da molte mani, perché non reputato adatto per la caccia, è arrivato persino in Croazia! Fino a quando il destino non ci ha fatti incontrare… e ci sta donando un amore infinito! 

antiproibizionismo, si – no !

Pubblicato: 27 novembre 2006 da massitutor in droga

antiproibizionismo_si_noCiao, chi vi scrive è Massimo, ho letto dei post, veramente interessanti,  io sono per il "NO AL PROIBIZIONISMO", citando una frase, che sinceramente non ricordo dove l’ho letta oppure lo scritta io stesso, e in una crisi di amnesia. "PROIBIRE, NON’  E’   EDUCARE". Io sono perfettamente d’accordo su questo concetto, che vorrei fossero le fondamente per un mio pensiero e per il pensiero di tutti, non voglio e non pretendo che tutti mi diano ragione, ma sono sicuro che molti la pensano così. Il problema del proibizionismo, ha purtroppo nel nostro paese radici ben lontane che attrverso gli anni, si è consolidato ancora di più attraverso gli anni, e trovandoci ad oggi a voler buttare giù questo muro d’intolleranza che si è consolidato. Poi intervengono, come succede su tutto, questioni politiche, questioni che spesso mi fanno pensare spesso alla vita marina dei pesci, in cui il  pesce più grande inevitabilmente mangia il più piccolo. Questo meccanismo c’è anche in politica, dove questo concetto è molto più selvaggio e primitivo e poi ci vantiamo di essere una società progredita. Invece a me sentendo ogni giorno quello che vedo e quello che sento, mi sembra una società piuttosto regredita. Poi come non citare l’intervento che, direttamente o indirettamente incide in questione, e essendo conservatrice forte di valori etici e morali a cui è molto legata, il vaticano sicuramente fa la sua bella parte. Io non parlo di fare rivoluzioni, e forse sto sognando ad occhi aperti, ma politici e non, chiesa e non, io Massimo quando voglio fumare fumo. Le favolette recitate a mestieri da cardinali, vescovi, e certi politici, le lascio ascoltare ad un altro, a me e tanti come me faremo di tutto per non farci vendere da questi signori tappi, per bottiglie.

Due facce della stessa medaglia

Pubblicato: 24 novembre 2006 da massitutor in amicizia, droga, felicità, operatori dispari

Torniamo sull’argomento ANTIPROIBIZIONISMO, rave sì, rave no, rave non se ne può più…  perchè abbiamo due testimonianze perfettamente opposte di come si può vivere un evento come la festa antiproibizionista del Livello 57. Alle volte le versioni opposte si negano a vicenda annullandosi… non credo sia questo il caso, ma vediamo che ne viene fuori. Buona lettura.
lamiacittà01PICCOLO RAVE A BOLOGNA 
11.11.2006 i ragazzi del livello 57, hanno manifestato contro la legge Fini ,occupando un piccolo spazio davanti alla stazione delle corriere con 4 camion e invitando un gruppo musicale dal nome Skiantos. Devo dire che quando ho saputo di questa manifestazione non mi interessava di partecipare, primo perché avevo Nik, mio figlio, secondo perché lo sballo non mi appartiene più da anni. La mi donna e mio figlio erano curiosi e girando per la piazzola, a Nik gli venne in mente del rave e ci andammo, eravamo entusiasti, dalla montagnola si sentiva la musica, ci avvicinammo ai camion ed alla gente e devo dire che era bellissimo, mio figlio si mise a ballare e la donna lo riprendeva con la telecamera del telefonino, quante risate ci facemmo. Non mi scorderò mai di quel sabato, per la prima volta partecipai ad un rave da normale e con mio figlio Nik di 8 anni. L.

linguaspadaVoglio raccontare come ho passato la mia giornata alla street parade,  sono arrivato alla street parade  sballatissimo di eroina poi ho iniziato a vedere se c’era gente che conoscevo, ho incontrato due miei amici e siamo andati a comprarci della speed l’abbiamo trovata e ce la siamo tirata 1riga dopo l’altra poi dopo ho voluto comprarmi dell’altra droga che quel sabato avevo tanta voglia di drogarmi ho provato un paio di rghe di chetamina e poi mi ricordo che avevo sboccato tantissimo sono stato male mia portato via anche l’ambulanza mi sono ritrovato all’ospedale sono sceso dal letto in qui mi avevano messo i medici  e mi sono chiesto dentro di me cosa ci faccevo dentro l’ospedale ho preso sono  uscito e mi sono trovato anche dei soldi in tasca che sino ad oggi non ho mai capito come ho fatto quei soldi perche avevo fatto tanto uso di droga e bevuto tantissimo, poi ho raggiunto di nuovo la street parade e lì nuovamente ho incontrato altri amici e mi sono andato di nuovo a drogarmi il giorno mi sono divertito tantissimo ho conosciuto tante persone e poi anch’io vorrei tanto che ci riaprisero qualche centro sociale per poter anche noi avere uno spazio dove sballarci e di avere qualche punto d’inconto per non stare in strada e rompere i coglioni alla gente che passa. Poi dopo la street parade sono andato a ballare a rastignano musica tecno li mi sono calato 5 /o 6 pastigle poi mi hanno pure offerto un paio di righe di MDMA sono stato li x sballarmi e ballare e non per fare casino ma x divertirmi e cosi ho fatto. Per me è giusto che L. abbia portato suo figlio alla street parade che prima di tutto non e successo niente e poi per far vedere a suo figlio che noi andiamo li per lo sballo e non rompereicoglioni alla gente.  Ciao da Marcello
ps. E poi si dice che è gente che non pensa al sociale…

TUTTI ALL' INFERNO.

Pubblicato: 22 novembre 2006 da massitutor in droga, felicità, libertà, sogni

Ricordo tempo fà per vari motivi decisi di staccare la spina con hobby, passioni, etc avevo persino lasciato la musica (mio spazio VITALE), e mi buttai a capofitto nella droga (collo, torace, caviglia). L’ unica meta era piazza strada, strada piazza., sono passati circa un paio di anni da allora, eancora oggi quando ci penso, ho paura che questo possa succedere di nuovo. Così ho deciso che l’inferno può attendere! non sò forse è anche colpa della pigrizia, a proposito della pigrizia, arriveremo anche alla famosa soluzione che vi dicevo ok. Giorni fà ho letto da qualche parte che due pacifisti storici di San Francisco, la città della California più "liberal" degli  STATI UNITI, hanno indetto per il 22 dicembre prossimo, all’ inizio dell’ inverno una manifestazione "ORGASMO GLOBALE" per la pace (lei 76 anni, lui 55) sostengono che un orgasmo planetario potrà far avanzare la causa della pace, e chiedono a tutti i pacifisti del mondo di partecipare alla più grande manifestzione del genere mai organizzata prima (all’ interno beninteso delle mura domestiche) secondo i due "l’ orgasmo offre un’ incredibile  senzazione di pace durante e dopo creando un vuoto nel cervello  come se si trattasse di uno stato meditativo , e le metidazioni di massa  sono in grado di cambiare le cose" Per conoscere i dettagli basta cliccare sul sito www.globalorgasm.org ok ci vediamo là ciao. AH dimenticavo la soluzione      (- BOMBE + BIMBI).

Lettera a tuttoilmondo.com

Pubblicato: 22 novembre 2006 da massitutor in colletta, libertà

papillon archivio piazza grandeAlcune settimane fa sono stato  vittima di un grave malinteso: cioè scollettavo per strada quando ad un tratto mi hanno fermato due ma-cchine dei carabinieri accusandomi di aver estorto 15 euro ad una persona, mi hanno caricato sulla macchina e mi hanno portato in caserma con la medesima accusa ma io vi giuro che non l’ho fatto! Comunque mi anno tenuto  una notte in caserma per poi fare il processo per direttissima condannandomi a 14 mesi di firma. Non è giusto.
Mi rendo conto che facendo questo tipo di “lavoro” vado incontro a delle situazioni analoghe però questa cosa qui non mi era mai successa, sono rimasto molto scottato e spero non succederà mai più. Passando una  notte in cella ho dormito sul marmo vestito senza coperte ed ero terrorizzato dal domani di quello che mi doveva accadere c’era gente che bussava per  voler fumare e continuava a bussare bussare bussare bussare; come potete immaginare non ho dormito un solo minuto.
Spero che il mio avvocato risolva questa situazione perché è ingiusta.
Comunque oggi sono qui che firmo il mercoledì e il sabato e comunque non l’ho presa molto  bene perché è un pensiero in più che ho, sapete: non sia mai a sbagliarsi di un giorno!
Vi saluto Massimo P.

PYGRUS. Piccolo dibattito

Pubblicato: 20 novembre 2006 da massitutor in dormire, droga, libertà, pensieri in libertà, sogni

piccolo_dibattitoPygrus: che dire di questo aggettivo? che poco si usa, ma così diffuso. Deriva dal latino: significa indolente, nullafacente c’è chi è pigro per un’ ora, chi per un giorno, chi per una settimana e chi trascorre la propria vita "pigrando". Innanzi tutto bisogna fare una classificazione tra "indolente", e "nullafacente", perchè il primo è da casa di riposo, l’altro da C.I.M. (CENTRO IGIENE MENTALE), ma è di queste ultime persone che vorrei fosse oggetto di discussione. Ok. secondo voi "pigri" si nasce oppure si diventa? NEL CORSO DEGLI ANNI? L’ESSERE TUTTI E DUE è ancora più grave. in questo periodo mi capita spesso di dire "Ah sai oggi sto a letto perchè non mi và di farmi una pera e quindi dormo". Purtroppo non succede spesso questo perciò dò la colpa alla pigrizia. La soluzione non ve la do io per il momento perchè vorrei che la trovassimo insieme comunque la metto in fondo alla pagina (capovolta) ok?
Primo principio della dinamica o principio d’inerzia:
Corpus omne preservaare in statu suo quiescendi vel movendi uniformiter in directum, nisi quatenus illud a viribus impressis cogitur statum suum mutare (I. Newton, "Philosophiae Naturalis Principia Matematica"),
OVVERO: un punto materiale isolato (un corpo), in un sistema inerziale, persiste nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme.
così…giusto per dare un tono al blog.

CANTICO DEI DROGATI di De Andrè

Pubblicato: 18 novembre 2006 da massitutor in droga, libertà, musica

cantoncini_dei_drogati_di_De_AndrèHo licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell’anima e nel cuore.

Le parole che dico
non han più forma né accento
si trasformano i suoni
in un sordo lamento.

Mentre fra gli altri nudi
io striscio verso un fuoco
che illumina i fantasmi
di questo osceno giuoco.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Chi mi riparlerà
di domani luminosi
dove i muti canteranno
e taceranno i noiosi

quando riascolterò
il vento tra le foglie
sussurrare i silenzi
che la sera raccoglie.

Io che non vedo più
che folletti di vetro
che mi spiano davanti
che mi ridono dietro.

Come potrò dire la mia madre che ho paura?

Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere.

E chi, chi sarà mai
il buttafuori del sole
chi lo spinge ogni giorno
sulla scena alle prime ore.

E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Quando scadrà l’affitto
di questo corpo idiota
allora avrò il mio premio
come una buona nota.

Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.

Cercando di lanciarlo
oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell’infinito.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Tu che m’ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria.

Leggenda del Re infelice di De Andrè

Pubblicato: 18 novembre 2006 da massitutor in felicità, musica

C’era un re
che aveva
due castelli
uno d’argento
uno d’oro
ma per lui
non il cuore
di un amico
mai un amore né felicità.

Un castello
lo donò
e cento e cento amici trovò
l’altro poi
gli portò
mille amori
ma non trovo
la felicità.

Non cercare la felicità
in tutti quelli a cui tu
hai donato
per avere un compenso
ma solo in te
nel tuo cuore
se tu avrai donato
solo per pietà
per pietà
per pietà…