Questo post è dedicato a chi crede che vivendo in strada e mangiando ciò che si trova si perda l’abitudine al buon gusto e alla buona cucina. Più che altro ci si dimentica spesso che un panino con il prosciutto, con la mortadella, o con qualsiasi affettato a piacere costa circa un quindicesimo di una busta di roba o di coca, che una pizza prosciutto e gorgonzola ne costa circa un decimo di meno e così via, una busta costa circa 30 euro, un panino in certi posti due euro, a voi i calcoli….stesso discorso si potrebbe applicare all’alcool dove una latta di birra fatta colle graspe e i bulloni costa circa 30 centesimi e un cartone di piscio d’uva si aggira intorno ai 75 cent. Sulla base delle mie convinzioni posso tranquillamente affermare che oggi come oggi, visto che il medioevo tipo il nome della rosa ce lo si sia lasciato alle spalle da un pezzo, a bologna sia assai improbabile morire di fame, altrettanto convinto sono del fatto che tutti abbiano in tasca quattro euro, il più è decidere in cosa investirli, e dal momento che esiste via del porto, dove un panino o due si trovano sempre, è facile che questa scelta sia veicolata su altro che non sia il cibo. E qui entriamo in scena noi.
Però, si sa, un pezzo di pane vuoto così da sè fa abbastanza scrauso, e se non hai un buono, ciccia, nel senso non che ti danno della carne, ma che non ti danno altro da mangiare. Però ci sono i condimenti che sono alla portata di tutti, così come zucchero o caffè ed ecco che allora scatta il manuale del gourmet di strada, un vero e proprio mondo variopinto di gusti e sapori, un viaggio in quello che potremmo definire il menù dell’arrangio. La varietà di cose che si possono fare con un pò d’olio, di sale, di pepe, di zucchero o di peperoncino e un pezzo di pane è sorprendente.
Non hai fatto colazione? Niente paura. Perlomeno niente paura se hai un panino. Infatti chiedere un caffè al centro diurno costa poco, anzi zero; si taglia un panino in due e ci si versa dentro un bel bicchiere di caffè. La versione per ipoglicemici prevede anche una bella spolverata di zucchero al suo interno.
Qui si va oltre al toccino della brioscia, qui assistiamo a una vera e propria fusione fra la brioscia (in questo caso rappresentata dal panino) ed il caffè, dove il caffè fa da ripieno alla brioscia. Geniale. Naturalmente puoi variare il gusto della tua brioscia improvvisata con dello yoghurt spalmato sopra (giuro che l’ho visto fare).
Arriva l’ora di pranzo. Non hai il buono. Non hai salumi, che li hai spesi tutti come sopra. Cazzo fare? Ma naturalmente la versione classica del panino di strada, anzi LA versione originale del panino di strada. Cosa c’è di meglio che un bel panino d’olio e sale? Il procedimento è il medesimo di quello al caffè ma cambiano gli ingredienti. Naturalmente si può rendere il tutto più sfizioso con una bella farcitura di peperoncino, che normalmente va via il triplo rispetto a tutti gli altri condimenti. Cristo, mi sono chiesto, ma che bucio di culo infiammato devono avere tutti quanti? La variazione più snob, per fighetti direi, è il panino al grana, cioè al panino d’olio si aggiungono un par di bustine di grana ed il tutto assume un contenuto più patinato, raffinato, oserei dire e ad alto valore nutrizionale, essendo il grana un energetico naturale….
Certe volte mi chiedo rabbrividendo cosa potrebbe fare questa gente con delle uova crude.
Se però il panino all’olio potrebbe rappresentare in qualche modo la pietanza, cosa fare per la minestra? Ci volevano gli arabi per spiegarcelo. Una bella zuppa d’olio, carica di aceto, pepe, sale, peperoncino e qualche bustina di grana. L’aspetto di questa pappona ha un che di vagamente artistico, essendo l’aceto non liposolubile questa pappa forma delle graziose emulsioni di aceto galleggianti sullo strato d’olio, però vengono poi prontamente coperte da una crosta di pepe e la cosa finisce con l’assomigliare di più a una specie di cartavetro liquida. La zuppetta viene poi riempita di pezzi di mollica, a volte anche con la crosta, anche se dalla crosta potrebbe comunque partire la base per una bella bruschetta. Sempre che ti ritrovi una scatoletta di pelati o che tu riesca a scroccare un pò di sugo.
Per il dolce bisogna reperire un succo di frutta, dopodichè si svuota l’onnipresente panino di un pò della sua mollica (abbiamo visto in precedenza dove la mollica può venire impiegata) e si rovescia il succhino dentro al buco formatosi.
E se fosse finito il caffè, che fare? I più coraggiosi, tipo i residuati dagli elfi, abituati da sempre al contatto con la natura ed i suoi frutti allo stato più grezzo chiedono un bel bicchiere d’acqua bollente dentro alla quale butteranno poi un cucchiaio di caffè. I più fighetti chiedono un colino e filtrano. Altri buttano giù credendo che il caffè si depositi; niente di più errato giacchè il peso specifico del caffè rende impossibile il suo deposito. Che il caffè a dispo poi non sia di quello solubile non importa un cazzo, quello che conta è che ci sia quantomeno una parvenza di sapore di caffè.
Con accorgimenti come questi sarà praticamente impossibile morire di fame a bologna, e nel contempo si potrà continuare a destinare gli euro a disposizione per usi più ludici che non per il mero ed inutile nutrimento.
Non c’entra un cazzo ma una volta uno mi chiese dell’acido muriatico, alchè alla domanda su cosa volesse farci o su chi volesse sfregiare mi rispose che gli serviva per spruzzarne un pò su una carie che gli doleva. Naturalmente spiegargli che l’acido muriatico, essendo composto da acido cloridrico, reagisce con il calcio dei denti sciogliendoli e sviluppando anidride carbonica era assai difficoltoso…
Al prossimo post, guida al pronto soccorso di strada.
Yo. 