Archivio per la categoria ‘assistenze e bisogni’

Asfalto aderisce con entusiasmo a questa "Giornata mondiale delle Nazioni Unite per l’eliminazione della povertà", perché questa volta è diverso: finalmente un evento spontaneo, per parlare liberamente di marginalità, accoglienza e convivenza a Bologna

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con il patrocinio della Consulta per la lotta all’esclusione sociale
e del Quartiere Saragozza

Lotta alla povertà o lotta ai poveri?
Bologna è ancora una città accogliente?
Molte persone non hanno ne’ casa ne’ dormitorio.
Cosa significa solidarietà sociale oggi?
Esiste un problema di accesso ai servizi sociali?

Operatori, persone senza dimora, cittadini e curiosi del sociale si incontrano

SABATO 17 OTTOBRE 2009
Ore 19.00
in Piazza San Francesco

Per gustare una zuppa insieme,
parlare di diritti di cittadinanza e marginalità,
pensare ad una città nella quale sia possibile abitare i confini.

INFO: 051/219.43.09
ConsultaEsclusioneSociale@comune.bologna.it
www.viadelporto.splinder.com
         

Bologna "Andergraund"
"Come si sta a Bologna non si sta da nessun altra parte". Chi vive Bologna lo sa: questa è una delle frasi che si sentono spesso nei discorsi fra amici, al lavoro e al bar.  Lo dicono un po’ tutti: quelli che la amano, quelli che la detestano e quelli che si lamentano. Cioè tutti.
Ma è poi così vero? è ancora vero? ma soprattutto: per chi è vera questa frase?
E’ ovvio che questo argomento discusso fra le mura del Centro diurno in qualche modo contiene già una risposta implicita: ci sono dei cittadini a Bologna (bolognesi o non bolognesi) per i quali questa affermazione è falsa o quanto meno riduttiva. C’è una Bologna dei margini che cerchiamo di portare a galla… nel nostro lavoro e su Asfalto. Territori marginali che però vengono vissuti da tutti, non solo dai "borderlain". Di questo ed altro abbiamo parlato alla tavola rotonda delle 12.00 presso il Centro diurno di via del Porto 15. Ci siamo incontrati sui confini e speriamo che questo genere di iniziative abbiano un seguito, al di fuori dei soliti luoghi e oltre l’istituzionalità. Perché tutti abbiamo qualcosa da dire sulla gestione del sociale in città: ospiti, utenti, operatori, dirigenti, politici ed esperti. Prima di tutto siamo persone e cittadini che vivono un territorio.
Alla tavola rotonda si è parlato di Bologna "andergraund" e della responsabilità sociale e politica delle cooperative sociali, delle istituzioni e anche delle aziende. Nessuno ha la libertà di tirarsi indietro rispetto a queste responsabilità: il rimpallo di compiti e doveri non ha nessun senso quando c’è di mezzo la vita delle persone. La situazione informale ha permesso anche a dirigenti, operatori e presidenti di sbottonarsi un po’ e liberare un po’ di idee e sentimenti politici sopiti. Grazie a tutti.

Un paese di poveri

Pubblicato: 29 settembre 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, stampa

senza-tettoSono 17mila i senza tetto in Italia. La massima concentrazione nella Capitale 
 
Roma- In Italia ci sono in totale 17mila i “senza fissa dimora”, secondo i dati sono diffusi mercoledì scorso nel corso della conferenza stampa di presentazione delle iniziative a sostegno dehli ‘homeless’, promosse dall`Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini e da Commercity, in collaborazione con la Rete della Solidarieta` e con la Comunita` di Sant`Egidio.

A Roma ne vivono circa 6mila: 4mila dormono ogni notte in strada, mille sono ospiti nei centri di accoglienza notturni del Comune e delle associazioni di volontariato, altri mille ancora occupano ripari di fortuna (fabbricati fatiscenti, baracche, ecc.).
A Milano ne vivono 5mila, a Torino 2mila e poco meno a Bologna, Napoli e Firenze.

Continua a leggere l’articolo…

Il programma di Porte Aperte

Pubblicato: 22 settembre 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, week end a scrocco

progamma porte aperte 1

progamma porte aperte 2

Un ponte sula città

Pubblicato: 21 settembre 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, laboratorio, lavoro, week end a scrocco

Cercare un dialogo con la città è il nostro pane. Sfondare le porte del pregiudizio è la nostra attività preferita. Per questo ospitiamo il comunicato della rassegna Porte Aperte e parteciperemo attivamente come blog Asfalto.

naufragi-2009

Le strutture di accoglienza si aprono all’arte e alla cittadinanza.

Bologna, dal 21 al 26 SETEMBRE

Con Porte Aperte, Naufragi-Festival delle fragilità metropolitane porta al centro i margini. Lo fa a Bologna, città in cerca della propria storia e della propria cultura intrise di accoglienza.
Porta alla ribalta, ribaltandoli, i pregiudizi verso la città rimossa: rappresentandola, mettendola a nudo, facendola vivere. Primo evento della nuova edizione, preview della nuova programmazione 2009-2010 che mette in scena possibili deviazioni dal e nel lavoro sociale, verso un approdo possibile, Porte Aperte riapre alla cittadinanza le strutture notturne e diurne che si occupano dell’accoglienza di donne e di uomini in difficoltà. Dormitori, centri diurni, residenze per immigrati diventano luoghi di incontro e cultura: lo sguardo e le parole degli "esclusi” trasformano l’immagine di queste terre di mezzo rimosse dal racconto della città pubblica. Il fuori che s’incontra con il dentro,
in un incontro inedito e s timolante tra un noi e un loro reciprocamente lontani, rimossi. Porte Aperte. Sei giorni insieme, per condividere gli spazi e rielaborare il senso della città. Le strutture di accoglienza, aperte, come occasione di sviluppo del territorio e della comunità.

Centro San Donato / Rifugio Notturno Dell a Solidarietà / Rst Irnerio/Casa Rivani / Centro Diurno / Casa Del Riposo Notturno M. Zaccarelli / Residenza Santa Francesca Cabrini / Drop-In / Centro Beltrame / Vag 61

Porte aperte è inserito nel programma della seconda edizione di Naufragi – festival delle fragilità metropolitane – dal titolo Casa e Lavoro.

Il programma di oggi

Centro San Donato – Via Quarto di Sopra 6/3 Autobus 93
Ore 19.00
la storia di Giorgio
reading musicale ispirato al Libro “Razza partigiana”, con interventi di Isabella e Antar e Wu Ming 2

Ore 20.00 Cena a Buffet

Ore 21.00
“Refugees All Stars” proizione del film documentario sulla storia di un gruppo di rifugiati dalla Sierra Leone in Guinea

Organizzato dall’Associazione nazionale dentisti italiani(Andi) e dalla Fdi si terrà anche a Bologna, sabato prossimo, l’Oral Cancer Day. In piazza Nettuno dalle 10 alle 18 verranno effettuate visite gratuite dal dentista, per prevenire il tumore della bocca. La campagna dell’Andi (che mette in campo 600 volontari in tutta Italia) vuole invitare infatti i cittadini a farsi controllare presso gli studi dei professionisti aderenti all’associazione, ed è alla sua terza edizione mondiale. volontariamente e gratisHa come obiettivo la prevenzione dei tumori del cavo orale tramite una visita di controllo effettuata  (gli indirizzi dei dentisti coinvolti sono forniti dal numero 800911202), in una fase in cui la crisi economica rischia di costringere molti a rinunciare alle cure odontoiatriche. Coloro ai quali dovesse essere diagnosticata una lesione sospetta saranno indirizzati verso appositi centri di riferimento specializzati.
Da il Resto del Carlino di martedì 8 settembre.

Cose che succedono a Bologna

Pubblicato: 7 settembre 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, morte, stampa
Riproponiamo l’articolo del Resto del Carlino del giorno 4 settembre 2009
Per chi ha qualcosa da dire, la discussione è libera e aperta.
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Il caso servizi sociali
IL BARBONE MORTO AL DORMITORIO DI VIA SABATUCCI
Il primo giorno hanno creduto dormisse
Era morto da due giorni, nel suo letto al dormitorio comunale di via Sabatucci,  ma nessuno l’aveva capito. Se n’è accorta una donna delle pulizie, per l’odore che si sentiva. Luciano S. aveva 48 anni, era un barbone. Da maggio viveva nel centro Beltrame, gestito dalla cooperativa Dolce per l’Asp Poveri e vergognosi. Luciano era un tipo magro, con il pizzetto, provato come tutti dalla vita di strada. Veniva dal sud, viveva a Bologna da anni. Prima era stato in via del Lazzaretto. Lo conoscevano bene alle mense della Caritas. Lo conoscevano al Sert, dove lo curavano per il suo passato da tossicodipendente. é morto solo, forse per un infarto, in un sabato afoso. Era rientrato al dormitorio nel pomeriggio, si era messo a letto. Divideva la stanza con un altro, che però nel fine settimana non c’era. E non c’erano gli educatori-mai di sabato e domenica,come prevede la convenzione-, insomma quelli che tengono impegnati gli ospiti, li fanno giocare a carte o sono lì con loro quando navigano su internet.
Pietro Segata, presidente della Dolce, ricostruisce una storia che pare incredibile. La domenica mattina alle alle 7.30 la donna delle pulizie è entrata nella stanza – racconta -, ha pensato che Luciano dormisse. Il lunedì mattina è tornata e si è insospettita per l’odore. Ha dato l’allarme, sono stati chiamati i carabinieri. Da loro abbiamo saputo che la morte di Luciano, presumibilmente, risaliva al sabato sera.
Segata ricorda che la Dolce si occupa del centro da quindici anni. La convenzione con il Comune per ora prorogata, in attesa che la gestione dei dormitori passi definitivamente all’Asp Poveri e vergognosi è di 600mila euro all’anno. Quanto costa un posto letto al giorno in via Sabatucci? Direi tra i 20 e i 25 euro, solo per la gestione,spiega il presidente. Vuol dire che la cifra esclude il riscaldamento e le manutenzioni straordinarie. La Dolce manda avanti anche quattro gruppi appartamento e i dormitori di via Lombardia e via Felsinea, molto più piccoli, cinquanta posti letto in due. La convenzione del centro Beltrame prevede attività di portineria,pulizia e manutenzia ordinaria – chiarisce Segata -. Nei giorni feriali ci sono anche gli educatori. Il sabato e la domenica no. Vorrei far capire che la nostra azione è stata del tutto trasparente. Sì, mi rendo conto, è passato un giorno e mezzo senza che nessuno si accorgesse che quell’uomo era morto. E questo non mi lascia assolutamente tranquillo, non c’è neanche bisogno di dirlo. Magari la convenzione sarebbe da rivedere, potremmo verificare i punti di caduta di questo rapporto. Sicuramente nei giorni di ferragosto sono molto meno presenti i volontari. Anche questo ha contato.
Gli ospiti di via Sabatucci hanno la chiave della stanza. Sicuramente non sempre il dialogo è semplice, e non tutti gradiscono che qualcuno bussi alla porta per fare due chiacchere. Dicono che Luciano S. fosse un tipo socievole, con qualche problema di salute. Lo hanno seppellito alla Certosa. C’erano gli operatori del dormitorio, come capita sempre. Sarà ricordato domenica mattina a messa, nell’oratorio di San Donato, in via Zamboni. Lui e altri tre barboni morti in queste settimane d’estate. Uguali a tutti gli altri almeno lì, in chiesa.
Il Comune chiede che venga fatta chiarezza. Sulla vicenda della morte di Luciano il Comune chiede che venga fatta chiarezza. Resta congelata per ora l’ipotesi di far pagare una retta nei dormitori, almeno per gli ospiti che hanno una borsa lavoro. Ieri in Comune c’è stato un incontro tra i tecnici dei Servizi sociali e quelli dell’Asp Poveri e vergognosi ma non sono maturate decisioni. Il momento è delicato. Dal primo novembre aveva ricordato tempo fa Alessandro Montaperto, direttore dell’Asp Poveri e vergognosi, l’Asp avrà responsabilità di gestione, diretta o in appalto, su dormitori, servizi per immigrati, richiedenti asilo e nuove povertà. Il passaggio aveva spiegato doveva avvenire entro la fine di agosto. Ma è stata necessaria una proroga tecnica di due mesi, per essere in regola con i certificati di agibilità degli immobili. Stiamo rivedendo servizi fermi da 20 anni.     

Riportiamo un articolo dal periodico online Vita.it, nel quale si afferma che, secondo una ricerca del Ministero delle politiche sociali su cinque città italiane, Bologna sarebbe un polo attrattivo rispetto alle persone ai margini della società. A quanto pare Bologna sarebbe un’eccellenza nei servizi sociali e nell’accoglienza per i senza tetto.
Ma sarà poi vero? O meglio: cosa ne pensate? Rispetto alla vostra idea di città, all’esperienza personale o rispetto al lavoro che fate dentro o attorno ai servizi.
Se non qui, dove?

Bologna

Il Ministero delle politiche sociali presenta oggi una ricerca sui senza dimora in 5 città italiane

Addio, homeless. Addio, soprattutto, a una visione che li definisce in termini di mancanza, "less". Il rapporto degli homeless con gli spazi urbani e con l’offerta cittadina di servizi, infatti, è caratterizzato da un utilizzo competente e strategico delle limitate risorse accessibili. Gli homeless cioè oggi sono "ispettori dell’accoglienza".  Tant’è che girano mezza Italia e poi cercano tutti di approdare a Bologna, dove ci sono i migliori progetti per il reinserimento sociale.
A dirlo è una ricerca che verrà presentata oggi dal Ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali: gli studi realizzati in cinque città – Bari, Bologna, Genova, Milano e Roma – hanno osservato che dagli homelss viene una domanda di beni che va ben oltre lo schema semplificato della ricerca di cibo e di rifugio notturno. Essa si concretizza, per esempio, nell’esigenza di accedere alle biblioteche e fruire dei loro servizi o in quella di disporre dei mezzi pubblici in modo regolare per organizzare i propri spostamenti nell’area urbana.
Davanti a queste richieste, che si collocano al di fuori della definizione per difetto degli homeless, gli operatori sociali e i servizi sembrano in difficoltà e agiscono spesso in modo poco flessibile. Le regole delle strutture rischiano infatti di determinare un loro utilizzo rigido che mal si concilia con l’effettivo perseguimento dell’indipendenza degli utenti, imponendo una griglia di intervento che rischia di soffocare la capacità di avvalersi in modo autonomo e creativo delle poche risorse disponibili. Il pericolo allora è quello che si produca come effetto, involontario ma non per questo meno reale, la gestione della vita dei soggetti assistiti secondo i principi di una economia di semplice sussistenza, da cui non potranno mai emanciparsi.

Bologna
Bologna rappresenta un’eccellenza nei servizi sociali e nell’accoglienza per i senza tetto, una sorta di approdo per tutti coloro che si spostano da una città all’altra in cerca di condizioni migliori. D’altra parte, però, il luogo di accoglienza, (il centro d’accoglienza Beltrame) sembra essere vissuto solo come luogo di passaggio dal quale uscire con un progetto individuale di "reinserimento". Questa impostazione crea distanza tra gli ospiti, che rifiutano i rapporti tra loro, tutti protesi all’uscita dal centro in una sorta di competizione interpersonale. La ricerca mostra come invece sarebbe opportuno rafforzare la funzione residenziale di un centro simile, promuovendo la dimensione coabitativa.

Bari
La ricerca narra dei vissuti e delle storie di 22 persone senza dimora che vivono nell’area metropolitana di Bari e mette a fuoco come l’avere o meno un riparo presso una struttura di accoglienza non risolva l’emarginazione e l’esclusione sociale di cui gli homeless sono destinatari. La ricerca, attraverso l’analisi condotta con t.lab (software per l’analisi quantitativa di dati qualitativi) mette in luce la rappresentazione polarizzata e differenziata delle forme di exit e di nuove politiche sociali suggerite dai diversi stakeholders.

Genova
La ricerca ha come oggetto le modalità di produzione dell’immagine del senza fissa dimora, con i suoi tratti stereotipi, prendendo in considerazione il ruolo giocato dalla stampa locale con l’analisi di articoli usciti tra la fine del 2007 e il 2008 e del materiale promozionale di uno degli enti genovesi, mostrando i meccanismi di discorso attraverso i quali gli homeless sono ridotti a non-persone.

Milano
La ricerca si è concentrata sui modi attraverso cui le persone senza dimora possono difendere il proprio sé, gestendo la frattura tra auto ed etero attribuzione identitaria che colpisce le persone segnate dallo stigma e da processi di inferiorizzazione. Il secondo aspetto chiama in causa la diversa declinazione dei bisogni e delle priorità da parte del sistema di intervento locale e da parte delle persone senza dimora.

Roma
La ricerca intende indagare i rapporti delle persone senza dimora con la città, nella prospettiva di suggerire ipotesi operative di intervento per una riconfigurazione dei servizi che li renda più aderenti alle istanze, alla soggettività e al desiderio di emancipazione degli "homeless". L’indagine ha smentito, attraverso l’analisi sia delle storie di vita sia delle interviste a stakeholders e rappresentanti dei servizi, lo stereotipo di una marginalità vissuta come scelta o rottura rispetto a un contesto di vita "normale" e posto in rilievo la dolorosa condizione di invisibilità sociale dei senza dimora.

Rifugiati e Rifugi

Pubblicato: 19 giugno 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, libertà, week end a scrocco

20 giugno: Giornata mondiale del rifugiato,
42 milioni di persone in fuga nel 2008

rifugiatiIl 20 giugno di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita dalle Nazioni Unite per dare voce alle migliaia di persone costrette ad abbandonare il proprio paese a causa di guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani. Oggi nel mondo i rifugiati sono 12 milioni. L’Italia ne ospita 45mila. 
In questo giorno l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e le organizzazioni partner celebrano in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Rifugiato che quest’anno
l’UNHCR ha deciso di dedicare al tema: “Rifugiati, non solo numeri – real people, real needs”. Questa scelta vuole evidenziare come i rifugiati siano persone con i nostri stessi sogni, aspettative e necessità.

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra il 20 giugno, Comune di Bologna, Provincia di Bologna e associazioni locali promuovono incontri, proiezioni, spettacoli e mostre. Le iniziative proseguiranno a Bologna e provincia fino al 12 luglio.
San Francisco, senzatetto ma online
Aggrappati alla vita solo grazie a internet

pionieriAnna Guaita, Il Messaggero online NEW YORK (2 giugno) – Hanno perso tutto: non hanno più un tetto sopra la testa, non hanno un letto, o un numero di telefono. Ma hanno un computer, e lo proteggono con le unghie e con i denti. Il numero dei senzatetto americani che riesce a mantenere un contatto con il mondo grazie a internet va crescendo, in parte perché la crisi ha fatto cadere in povertà molte persone che fino a pochi mesi fa avevano un lavoro e una casa. Accanto ai barboni senza speranza, spesso alcolizzati o malati mentali, crescono le file della ex-classe lavoratrice, ex operai o muratori, elettricisti o giardinieri che non sono più in grado di pagare il mutuo e si ritrovano per strada. Per costoro, il laptop non è un lusso, ma il cordone ombelicale che permette di sopravvivere e cercare un nuovo lavoro e una nuova vita.

In un servizio di prima pagina, il Wall Street Journal ha ieri seguito le sorti di alcuni di questi “senzatetto on line”, tutti raggruppati nella città di San Francisco, e ha raccontato le vicende di Charles Pitts, un poeta che vive sotto i ponti, Robert Livingston, un’ex guardia di sicurezza che ha un letto in un ostello per senzatetto, Skip Schreiber un elettricista disoccupato che si è ridotto a vivere nel suo furgone, e Michael Ross, un ex soldato che si accampa sotto una tenda: tutti questi uomini non si separano mai dal loro laptop, trascinandoselo in giro dentro vecchie borse, per evitare di perderlo o farselo rubare. Passano ore e ore a cercare dove attaccarli a una presa elettrica per ricaricarne la batteria, e dove ricevere il segnale wi-fi gratuito per andare on line. Alcuni, come Pitts, hanno aperto pagine su Facebook e MySpace, e partecipano vivacemente alle chat room sulle condizioni dei senzatetto. Per loro, le stazioni ferroviarie possono essere un rifugio temporaneo per ricaricare le batterie, mentre le biblioteche pubbliche o alcuni bar regalano il collegamento internet.

Il fenomeno sta allargandosi ma non è nuovissimo: già nel 2002 fece notizia la storia di un senzatetto, Kevin Barbieux, che aprì un blog dal nome “the homeless guy” (Il tipo senza casa). Barbieux vive a Nashville, in Tennessee, e da 25 anni non ha una residenza fissa. Nel suo blog ha raccontato di essere un ex soldato della Marina, di essere stato sposato e di aver avuto due figli, ma di soffrire di una forma di depressione che lo rende clinicamente ansioso e incapace di restare impiegato a lungo. Barbieux è stato l’indiscusso pioniere degli homeless on linee, ma oggi perfino i ricoveri pubblici offrono ai loro ospiti la possibilità di usare il computer. Praticamente ogni richiesta di lavoro o di aiuto deve essere riempita in internet, e chi non può avere accesso a un terminale è drasticamente sfavorito rispetto a chi può navigare on linee. Per questo a New York cinque dei nove ostelli per senzatetto garantiscono la possibilità di usare un computer. Per quanto terribile sia la sorte di chi si ritrova a elemosinare un letto in questi rifugi, gli ultimi mesi hanno visto moltiplicarsi situazioni anche più drammatiche, come le tendopoli di senzatetto sorte come funghi in California. Le condizioni di queste cittadelle sono anti-igieniche e pericolose. E spesso i sindaci sono obbligati a ripulirle con l’aiuto della polizia. Niente computer qui, solo povertà e disperazione. Anche fra i senzatetto, dunque, c’è una classe più fortunata e privilegiata e una classe di veri diseredati.