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Cosa succede in città?

Pubblicato: 25 febbraio 2009 da massitutor in civiltà, politica
BOLOGNA  26/01/2009
ragazza che piangeCi risiamo nuovamente, ormai è un fatto quasi matematico che accade in tutta l’Italia è che si concentra nelle grandi città dove c’è una maggiore concentrazione di extracomunitari non in regola e dove il degrado è più evidente. Poco tempo fa a Bologna si è  consumata l’ennesimo episodio di violenza sessuale ad una studentessa che in stato confusionale, perché ubriaca non si ricorda la faccia del suo aggressore; e  cosi via Milano, Roma, Bari, Cagliari ecc. é ci risiamo con le solite battute infelici del nostro premier Berlusconi (la scritta in piccolo è voluta di proposito) che dice di mettere un poliziotto accanto ad una bella donna. Le parole del premier ed i suoi vari scherzi agli altri sui colleghi capi di stato ormai hanno superato il surrealismo, non accorgendosi che i problemi di questo tipo rasentano una follia sociale, che comprende una gamma di problemi mai affrontati dai vari governi italiani con il giusto impegno. Partiamo da un punto certo: chi scrive è totalmente apolitico e non ha pregiudizi di sorta, ma si attiene hai fatti che i mezzi di informazione riportano giornalmente. Purtroppo, e mi dispiace, questo aumentare di violenze coincide con l’impotenza dello stato italiano di saper gestire la marea di persone extracomunitarie che arrivati nel nostro paese con l’illusione di un lavoro, si trovano invece in mezzo ad una strada  trasformandosi in pusher per campare e quindi si avvicinano ad ambienti delinquenziali e si allontanano dalle loro famiglie e dalle loro mogli scatenando molto probabilmente questo tipo di reazione violenta verso le donne anche per un fatto culturale, che mi sdegna tantissimo, ovvero le donne nei loro paesi di provenienza, umanamente e socialmente, sono di molti gradini più in basso rispetto agli uomini.
Prendiamo un altro aspetto. Il governo di centro sinistra non ha fatto nulla per oliare la macchina burocratica dei permessi di soggiorno dove gente che prima lavorava, ora non può perchè aspetta anche un anno il permesso di soggiorno con l’inevitabile trasformazione di un lavoratore ad uno spacciatore, in molti casi. Da li si arriva ad un altro aspetto, ovvero l’esplosione demografica delle carceri italiane dove ormai la metà sono occupate da extracomunitari e che magari non ha mai lavorato in Italia e per vivere ha sempre infranto la legge: casi classici sono i furti e gli stupri per cui il governo di centro destra non ha attuato le espulsioni col divieto di ritorno, come avevano promesso, perchè sono fermamente convinto che chi stupra una volta lo farà una seconda e cosi via; questa gente è già delinquente nel loro paese e non merita un reintegro in una società civile e democratica. Per cui diciamo che c’è una vasta gamma, a prescindere dalla nazionalità, di  persone che commette queste inaudite violenze a cui il nostro governo non riesce a dare una risposta con i fatti: per cui siamo costretti a difenderci da soli. DISARMANTE.

BOLOGNA  28/01/2009

Leggo sui giornali e resto basito:  un’altra storia di stupro da parte addirittura di un amico della vittima con tanto di furto. Evidentemente il presunto amico aveva la sicurezza che la donna 53 enne non avrebbe sporto denuncia, ma per fortuna così non è stato. La vittima non ha avuto paura ha denunciare il fatto, come non ha avuto paura la ragazza vittima di uno stupro a capodanno di dichiarare che si farà giustizia da sola, visto che lo stupratore è stato rilasciato, e qui è l’assurdo, PER BUONA CONDOTTA, e questo basta a capire come in materia di applicazione della legge la cosa è latente e di come ancora lo stato pensa prima a tutelare i propri interessi economici, privati, e lasci le persone vittime di questi abusi, totalmente a se stessi, instaurando una totale assenza di sicurezza nella mente delle persone.
Dopo questo ennesimo caso di violenza sulle donne hanno dato al premier la risposta più cruda e crudele alla sua stupida esternazione.
Guardando dentro casa nostra dove accadono gli stessi episodi, ma che magari non si sanno perché molte volte si consumano dentro le mura di casa, è dove chi sa non parla perché "è meglio farsi i fatti propri", pene esemplari, perché qualsiasi tipo di violenza è una violazione dei diritti della persona che in molti casi si porterà dentro tutta la vita con conseguenze devastanti e di vario tipo (e qui parlo anche per esperienze personali).
E’ la situazione è addirittura peggiorata. Quattro stupri in una Settimana a Milano. Una di queste ragazze non aveva mai avuto rapporti prima di allora. Mi spingo a cercare di capire cosa può succedere nei pensieri di una ragazza che subisce una violenza del genere. Le è stato tolto con la forza, la prepotenza e con la ferocia una cosa che doveva essere nella sua immaginazione BELLA, STUPENDA, piena di AMORE. Gli è stata tolta quella cosa che finalmente la fa sentire donna assieme al suo uomo; gli si sono bruciati i sogni e gli si è tolta la capacità di decidere di scegliere con chi farlo. Gli si è tolta la LIBERTA’, per colpa di bruti che siano rom, italiani, nord africani o cinesi. Questi bruti non hanno nazionalità alcuna, l’unica cosa che gli accomuna  è  la ferocia animale che non riescono a controllare, la loro schifosa libidine che devono dimostrare con la violenza, perché se no non si sentono uomini: purtroppo per loro non lo saranno mai. E purtroppo per quelle loro povere vittime anche la loro vita e il loro sentirsi libere di essere donne non sarà più lo stesso e probabilmente si sentiranno sporche rispetto alle loro coetanee. Per loro niente sarà più lo stesso e le paure avranno facce  e nomi che sentiranno dai telegiornali.
Per questi  ANIMALI  ci  vogliono pene esemplari e applicate senza alcuna attenuante perché non si può vivere nel terrore, e il nostro governo e la nostra società devono avere tolleranza zero e prendersi tutti le proprie responsabilità.

Ma gli abusi sessuali assumono contorni diversi entro le mura  domestiche; è qui si scende anche di età e si cambia di sesso non per forza al femminile.
Nelle famiglie dove si affidano dai piccoli, agli adolescenti si consuma forse una violenza più forte e continuata, rispetto a quella da strada  più fugace "ma non meno traumatica", con un abbassamento dell’età, e con l’inconsapevole complicità di chi affida (come si può affidare dei minori con già dei problemi di abbandono a delle famiglie con già dei propri problemi?), pensando che l’adolescente vada a star bene. Ciò che salta in mente è che per paradosso le denunce partono da dai genitori naturali.
Potremmo parlarne all’infinito, ma l’unica cosa che mi viene in mente è che ci vuole una legge ad hoc e ben ponderata su: molestie sessuali, stupri, adoz
ioni facili e pene esemplari senza sconti di sorta,
superando lo scoglio della burocrazia, adottando subito un decreto mirato è al più presto trasformarlo in legge senza opposizione alcuna di chi o chi non sta al governo,  perché è un problema serio è coinvolge la società, non solo italiana ma tutta quella nuova piattaforma sociale che comunemente  chiamiamo GLOBALIZAZIONE, che non è un termine qualsiasi, ma è un termine che dovrebbe togliere tabù e disuguaglianze.

Alessandro

Giovedì 29 gennaio sono stato all’inaugurazione di due nuovi centri in Stazione centrale, a Milano: il Centro diurno SOS della fondazione Exodus e il Centro dei City Angels. Si trovano appena fuori dalla stazione, nel sottopasso Tonale – Pergolesi. Praticamente si tratta di uscire dalla porta per rientrare dalla finestra, nelle viscere sotterranee della stazione. C’erano Don Antonio Mazzi di Exodus, Mario Furlan dei City Angels e un responsabile di Grandi Stazioni. Poi ho ritrovato Maurizio Rotaris della Bar Boon Band, che sarà la colonna portante e sonora del nuovo Diurno, dopo essere stato in trincea una ventina d’anni in pochi metri quadri a svolgere attività di accoglienza e segretariato sociale, adesso lo aspetta questa nuova sfida “underground”. C’erano tantissimo giornalisti in mattinata e anche molti curiosi e passanti che erano a conoscenza di questo evento. Ma soprattutto c’erano Victor Terminé (pagherei per avere un cognome così…) e gli altri amici della Linea Gialla che fino ad ora avevo conosciuto solo attraverso le loro parole e qualche video. Ho parlato con loro, stretto le loro mani e nel pomeriggio ho fatto un breve giro per la città, prima di rivedere insieme alcuni video storici. Ed è proprio questo incontro di facce e parole sotterranee che mi hanno portato alcuni pensieri.

Milano. Milano ti fa dire vaffanculo e porca puttana. Milano ti fa venire voglia di bestemmiare. Più ci vado e più penso quanto tutti i luoghi comuni e le rappresentazioni di questa città siano fondate: Milano coltiva i propri stereotipi come un prodotto tipico locale. Persone che devono essere tristi per natura, ciniche per educazione e stronze per professione. Si dice che è una città fredda, violenta, inospitale e che la gente va dritto perla sua strada, a capo chino, fregandosene del prossimo. Cose così insomma e… beh è tutto vero. O quanto meno è la percezione che si ha girando nei soliti posti di Milano: Stazione centrale, metropolitana, Piazza Duomo, Corso Como… Poi sicuramente chiunque abbia un parente, un amico, un affetto a Milano sarà pronto a giurare che tutto ciò è falso, che bisogna conoscere la gente, che bisogna frequentare i posti giusti, che c’è tutta una Milano nascosta (ogni città ne ha una) da scoprire e rivalutare. Insomma un riscatto morale da qualche parte c’è sicuramente, ma sicuramente non è facile da trovare. Chissà quanti insulti si prenderà ogni giorno la povera Milano; insulti e maledizioni, da chi la odia, da chi la amava com’era una volta, dai viaggiatori, da chi ci va per lavoro, da chi ci passa e basta e non ci capisce niente. Magari qualcuno se ne dispiace pure del tanto veleno sputato, eppure non può farne a meno, ogni giorno… porca miseria, porca puttana, ma che cazzo di città!

Poi c’è una grande fetta di persone che questa città non la giudicano in nessun modo: la vivono e basta e non ne vogliono sapere mezza. Questi milanesi in cattività si dividono in due grandi categorie: quelli che vanno in giro prendendosi terribilmente sul serio e con lo sguardo vuoto e sicuro scivolano nella metro trascinando ogni genere di valigia a ruote; in un’ora di passaggio potresti riempire un container ferroviario di computer portatili, ipod, palmari, telefonini. Con le unghie e coi denti restano appesi al loro “crederci”. Eppure i milanesi vivono la strada e tanto: ogni giorno, per molte ore al giorno trascinano le scarpe lungo marciapiedi battuti dal vento e respirano l’aria viziata della metropolitana; molta vita dei milanesi trascorre sottoterra. Qualcosa li avvicina quotidianamente all’esperienza cruda della strada, quella più fredda e puzzolente. A qualunque categoria sociale appartengano, indipendentemente da chi li aspetta a casa.

Ma la linea cade continuamente e allora è tutto un “Pronto? Mi senti? Pronto! Come dici? Ti richiamo! Niente… Cade, Non ho campo… Ci sei? Ascolta… non ti sento. Pronto… pronto, pronto? Ciao sono io!… Pronto? Ma dove sei?!! Dove sei.”

Le persone che vivono in strada qui le chiamano Barba. Non è male come termine tutto sommato: è più carino di Barbone e più italiano di Homeless. Anche ai Barba non frega niente di Milano. I barba di Milano che ho conosciuto sono persone che sono state quasi rapite dalla strada; sono una fetta di popolazione che sono diventati più “tribù” rispetto ai Barba delle altre città. A Milano la faccenda dei Barba sembra una questione anticamente antropologica: li vedi che sono già così e nessuno ha memoria di quando erano qualcos’altro; ti si presentano solo quando sono già trasformati dalla strada, sono pieni della cultura che in strada gira e prolifera, sono laureati e cosa vuoi farci?
Sono laureati… E Victor dice “Babe… devi fidarti di me” e fa cadere la sua voce dai grattacieli e poi i racconti di grandiose migrazioni e progetti di conquista di territori fertili. Come se i Barba potessero diventare una tribù post-moderna di convivenza e sostegno reciproco. Finché ci si crede la speranza in qualche modo è ancora possibile.
Ma la verità del Tutto emerge da una frase che ha continuato a girarmi in testa durante tutto il viaggio di ritorno: è una donna, forte e tonda, è una donna innamorata, con il viso di una bambina e con la strada nei capelli e negli occhi. Recita una sua poesia a memoria “La mia casa è la mia pelle… e per tetto un cielo di stelle”.

Aderiamo a…

Pubblicato: 12 febbraio 2009 da massitutor in civiltà

caterpillar

Come tutti forse non saprete Venerdì 13 Febbraio sarà la giornata nazionale dedicata al risparmio energetico. Iniziativa capitanata dalla trasmissione Caterpillar di Radio 2.

In tale occasione il Centro Diurno osserverà un’ora di silenzio televisivo e lo spegnimento delle luci in sala, dalle ore 12:00 alle ore 13:00. Nel laboratorio informatico, nel pomeriggio terremo le luci spente e magari invece di stare ai computer faremo qualche lettura e due chiacchere.
Semplici cittadini, scuole, aziende, musei, gruppi multinazionali, società sportive, istituzioni, associazioni di volontariato, università, commercianti e artigiani hanno aderito, ciascuno a proprio modo, alla Giornata del Risparmio e tra loro anche noi!
Vivere una vita di strada non significa comunque e necessariamente essere insensibili a questioni che riguardano noi, il nostro pianeta e i figli o i nipoti che molti di noi hanno e a cui toccherà vivere nel mondo che gli abbiamo lasciato.
Una questione di solidarietà generazionale.

Essere in uno stato di disagio sociale non significa quindi essere insensibili a tali problematiche e se c’è un modo per dimostrare di essere migliori di tutti coloro che si professano "società normale" e smentirne i pregiudizi che questi hanno nei confronti di chi versa in uno stato di emarginazione è proprio il poter dimostrare loro che spesso chi è considerato peggiore può saper essere in realtà molto migliore, specie rispetto a chi ha l’abitudine di predicare bene per poi inevitabilmente andare a razzolare male.
Nel nostro piccolo anche noi possiamo dimostrare di non essere né ignoranti, né insensibili, né menefreghisti in tal senso ma di avere a cuore in una qualche maniera il futuro che ci si prospetta.

Ricoverato con Tbc e Hiv…

Pubblicato: 11 febbraio 2009 da massitutor in civiltà, hiv, salute

…semina il panico in corsia a Careggi.
Un senzatetto
napoletano di 45 anni, malato di tubercolosi ed affetto dal virus dell’Hiv, sta creando da giorni disagi nel reparto malattie infettive dell’ospedale di Careggi tanto che alla fine sono dovuti intervenire i carabinieri per calmarlo. Del caso è stata interessata la procura di Firenze, ma non si ipotizzano reati a carico del senzatetto. L’uomo, tra l’altro, si trova già ricoverato in trattamento sanitario obbligatorio. Il rischio: contagio agli altri pazienti. Secondo quanto appreso, comunque, si tratterebbe di un paziente di difficile gestione a causa del suo comportamento descritto come indisciplinato e tale da rischiare di contagiare con la Tbc altre persone, visti i suoi spostamenti da una corsia all’altra. Riguardo alla vicenda, la direzione sanitaria dell’Azienda ospedaliera di Careggi ha tenuto a precisare che sono state prese tutte le misure necessarie per evitare problemi per la salute pubblica: tra queste, l’interdizione di alcune aree del reparto al senzatetto. Secondo me… attorno a questo articolo  ci sono una serie di falsi pregiudizi. Il primo è c’è chi pensa che i senza dimora siano degli "untori", che siano cioè le persone che  contribuiscono a diffondere il contagio HIV/Aids. Il secondo pregiudizio riguarda il fatto che si tratta di persone particolarmente difficili da raggiungere, quasi che vivessero solo di notte e fossero presenti solo negli interstizi della nostra società. Questa è forse un’alibi, nel senso che forse le tecniche usate finora non sono quelle più adeguate.

Una parola sola è discriminazione.
La sieropositività e la sanità

Uno degli ambiti con cui la persona sieropositiva si trova molto spesso in contatto (e, a volte, in conflitto) è rappresentato dalle strutture e dagli operatori sanitari. Come detto, "Gli operatori sanitari che, nell’esercizio della loro professione, vengano a conoscenza di un caso di AIDS, ovvero di un caso di infezione da HIV, anche non accompagnato da uno stato morboso, sono tenuti a prestare la necessaria assistenza…". Ogni sieropositivo ha il diritto ad essere curato.

Pubblicato: 10 febbraio 2009 da massitutor in civiltà, morte

horror

Ciaky

Pubblicato: 2 febbraio 2009 da massitutor in asfalto fuoriporta, carcere, civiltà, droga, pensieri in libertà

hand

Ciaky è TORNATA per voi che siete stati solidali. Devo chiamarmi calamita attira sfiga.
Purtroppo va sempre peggio. Ora si avvicina la data del processo del camion che mi ha investito e DEVO vincere la causa, chissà che non mi passi paura, paranoia, crisi di ansia e di panico oltre a quelle isteriche e così la Depressione e soprattutto RABBIA. Vorrei farla finita lasciare tutto a chi merita e togliermi di mezzo. Non ce la faccio più.
Questa è buffa: a Natale cerco in tutti i modi di farmi arrestare ma non ci sono riuscita passavo sempre dalla parte della ragione.
Stavo per strada avevo freddo perciò volevo andare in galera al caldo. Ho devastato anche un bar, ma niente. Dopo pochi giorni mi danno l’invio per entrare in dormitorio. Era presto, mi siedo alla fermata di fronte alla stazione, prendo 3 tavor e bevo del vino rosso per scaldarmi. Poco prima dell’orario un riccone di merda (perché così va definito) dice di non passare con la macchina, allora gli chiedo se serve tirar giù la colonna per farlo passare e gli ho dato del coglione e che la patente l’aveva trovata per sua fortuna nell’uovo di pasqua. Mi prende a calci e mi rompe la bottiglia tagliandomi un dito.
Intervengono i carabinieri ma in loro presenza io ho staccato il tergicristallo della macchina e l’ho diviso in 2 pezzi: uno per la sua testa uno per il suo “culo”. Lui ha i soldi io ho ragione, il parcheggiatore testimonia il falso ma quello è un cliente dell’albergo, i carabinieri me lo spiegano: contro i soldi tu non vinci anche se hai ragione.
Mi arrestano. Mi portano all’ospedale perché nel frattempo mi è venuta una crisi di nervi.
Vado a fare la pipì con le manette, arriva la dottoressa e mi trascinano fuori dal bagno mentre ancora facevo pipì fino all’ambulatorio dove ho finito di farla “Che schifo” è stata un’espressione della dottoressa, io dico : lo dica a loro!”.
Mi fa tre punture che calmano un elefante ma non crollo.
Arriva il maresciallo, non sapevo che lo fosse, mi dà un pugno in testa per vedere se è più efficace.
Automatico che mi viene da dargli uno schiaffo, non normale, dei miei tanto che io avevo un bernoccolo lui una contusione al viso.
Mi processano per direttissima dopo avermi fatto dormire in uno scantinato con le manette su un letto di ferro ghiacciato e umido.
Chiedo all’avvocato che mi viene assegnato di NON difendermi. Il PM chiede 5 mesi e 20 giorni.
Ha voluto fare la sua difesa ho preso 6 mesi perché ho dato uno schiaffo al maresciallo anche se io le vedo come legittima difesa. Lui un pugno, io uno schiaffo.
Mi hanno rubato di tutto, perfino il ciondolo d’oro, il caricabatterie, la terapia, i cappio per capelli, i trucchi ecc. ecc.
Ora mi sto arrangiando vendendo disegni e facendo elemosina. Quando capita faccio ancora qualche marchetta ma sempre per mangiare.
Mi sono lasciata, anzi mi ha lasciato il mio fidanzato mentre stavo costruendo tutto per la nostra famiglia.
Solo chi ha vissuto un grande Amore e da un giorno all’altro è sfuggito via può capire anche perché non mi ha dato spiegazioni. Soffro troppo per continuare troppo per lottare. Sono uscita dalla clinica per una flebite a una gamba + trombosi. Sola, sempre e comunque sola. A nessuno importa più nulla di me se non a voi amici di “PC”. Ho un vuoto dentro incolmabile, AMO ancora quello stronzo che mi fa piangere perché corre da me solo quando dico che ho i soldi altrimenti zero.
Sono stanca. Vi voglio bene.
Marina S. 

Di freddo si muore ancora

Pubblicato: 16 gennaio 2009 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, civiltà, morte

Edizione Online de Il Giornale di oggi, 16 gennaio 2009

milano_freddo_2009MILANO. Emergenza freddo, in Santo Stefano clochard muore d’infarto. Il Comune aggiunge 225 posti letto nel dormitorio di via Ortles. Il responsabile: «Visita medica e vaccino anti tubercolosi per tutti»
Un freddo così non lo si pativa da tempo a Milano. Ma a soffrire più di tutti sono i senzatetto. Che ieri hanno perso un altro compagno di strada. Stroncato da un arresto cardiaco in piazza Santo Stefano, a due passi dall’università Statale. Nel tardo pomeriggio l’uomo, un africano di 35-40 anni, ha cominciato a rantolare sul marciapiede, in preda a un terribile malore. Aveva un infarto in corso. Il clochard è stato soccorso dal 118, grazie alla segnalazione di un passante, e portato al Policlinico, ma una volta giunto in ospedale è morto. Tra le prime ipotesi il freddo intenso di questi giorni, capace di stroncare anche un cuore giovane.
Per evitare altre tragedie, al dormitorio di viale Ortles, oltre al classico piano antifreddo che dura 5 mesi all’anno, è scattata anche l’emergenza umanitaria per ospitare anche gli stranieri senza permesso di soggiorno. Sono stati predisposti 225 posti letto in più rispetto al normale a cui gli homeless possono accedere tramite iter per così dire «abbreviati». Gli ospiti vengono visitati e vaccinati contro la Tbc, schedati, ma non hanno diritto all’assistenza socio-sanitaria di cui usufruiscono gli altri utenti della struttura. (…) È sufficiente rivolgersi al centro aiuto della stazione Centrale per ottenere un posto letto, che può diventare fisso, una volta entrati. «Gli ospiti del dormitorio, che ha una capienza complessiva di 472 posti, sono in egual misura italiani e stranieri – spiega la responsabile Stefania Zanzi -, in prevalenza uomini e molti over 65. Ci sono alcolisti, tossicodipendenti, ex carcerati, disoccupati e la nuova "categoria" dei separati con alimenti da pagare e figli da mantenere e che non riescono a permettersi un affitto». Il posto è fisso e nominale, assegnato per un periodo di sei mesi, ci sono poi alcune stanze singole per casi di patologie psichiatriche particolarmente gravi. L’infermeria è attiva 24 ore al giorno, c’è anche uno spazio diurno dove gli ospiti vengono seguiti da un animatore e presto anche da un educatore per l’avviamento al lavoro e il reinserimento nella società.
In estate nel centro si svolgono vengono varie attività: gli ospiti della struttura, ad esempio, hanno il compito di curare il giardino e l’orto. Con i prodotti raccolti i senzatetto organizzano pranzi e cene all’aperto. Due assistenti sociali li seguono con colloqui periodici, mentre i casi più difficili, come alcolisti e tossicodipendenti, vengono affidati ad assistenza comunale specializzata. Il costo del posto letto è di un euro e mezzo così come per la cena offerta da Milano Ristorazione, ma è possibile alloggiare gratuitamente o a credito in casi di particolare indigenza. Nel corso del 2009 sono previste operazioni di rinnovamento del dormitorio con la costruzione di un locale docce molto ben attrezzato, una lavanderia e un locale guardaroba in cui depositare e distribuire gli indumenti provenienti da donazioni.

Si può fare?

Pubblicato: 15 gennaio 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, dormire

Raccogliamo e pubblichiamo un Appello del Teatro dei Mignoli

Dove-andare_LOGO<<Carissimi, venerdì 9 gennaio durante la nostra attività ci siamo imbattuti in un senza fissa dimora che si era riparato per il freddo all’interno di una cabina telefonica, faceva fatica a muoversi, problemi alle gambe, gli abbiamo dato il materiale informativo "dove andare per…" on tutte le strutture di supporto (dormitori, ass.sanitaria, pasti caldi ecc..) e visto la situazione abbiamo chiamato l’unità mobile gestita da Avvocati di Strada/Piazza Grande con cui collaboriamo; i volontari sono arrivati subito, ma purtroppo non esistono al momento strutture a disposizione per accogliere queste persone e quelle a disposizione sono piene.
Vi giriamo questo appello e vi chiediamo di diffonderlo alle vostre mailing list e su carta stampata per chi lavora nel settore, l’emergenza freddo è forte, le persone che vivono in strada sono aumentate anche per via della crisi, ricordiamo che la catena è semplice (perdita di lavoro, mancanza di denaro, non si paga l’affitto, sfratto e strada) il freddo potrebbe causare vittime.
Cerchiamo uno spazio riscaldato o riscaldabile da adibire a dormitorio provvisorio per i mesi di gennaio e febbraio, l’ideale sarebbe un magazzino od un laboratorio sfitto raggiungibile dagl’autobus, ai cittadini, al proprietario che ne consente l’uso gireremmo il corrispettivo in forma di elargizione liberale che potrà scaricare dalle tasse.
La nostra associazione si occuperebbe degli allestimenti attraverso i propri contatti (reti, letti, materassi, coperte) e lo fornirebbe per l’utilizzo e la gestione ai servizi sociali e alle associazioni che lavorano nel campo.
La nostra non è una critica nei confronti del Comune, in quanto fa’ già tanto confronto ad altre città, ma è una ricerca di soluzione di fronte ad un problema effettivo "L’aumento dei senza fissa dimora" in città aggravate dalle temperature invernali.>>

Vi lasciamo i nostri contatti 3407300460
mail
rimir@libero.it

camperUna panoramica sull’accoglienza italiana in questo freddo inverno
E’ inverno e come ogni anno c’è il problema dell’emergenza freddo, nelle più importanti città Italiane sono stati aperti centri di assistenza  per i senza tetto, sia italiani che extracomunitari: questi ultimi si rifiutano o hanno paura di andare nei dormitori e in ospedale per timore di essere identificati ed espulsi dall’Italia.
A Roma il Comune ha disposto l’apertura straordinaria di alcune stazioni della metropolitana. L’assistenza è curata dalla Caritas, che fornisce i generi di prima necessita, è aperta anche l’ex fiera di Roma che ospita circa 360 persone senza fissa dimora.
Invece a Milano sono oltre mille le persone aiutate del Comune per l’emergenza freddo e negli ultimi giorni sono stati aggiunti cento posti letto e hanno distribuito pasti caldi fino a tre volte al giorno. Mancano invece posti letto nei reparti di medicina di tutti gli ospedali di Milano e provincia.
A Torino è stata aperta una struttura riscaldata nel parco della Pellerina, in grado di ospitare 96 persone, i dormitori pubblici della città hanno una capacità totale di 900 posti. Comune e volontari stanno distribuendo in questi giorni 1.400 pasti caldi quotidiani.
Non va tonto bene in Veneto: sono stati tutti occupati i 400 posti letto della Caritas, nelle stazioni ferroviarie, le sale d’attesa, sono lasciate appositamente aperte e trasformate in rifugi d’emergienza.
A Bolzano sono stati aperti tre centri di ricovero per i senza tetto, per complessivi 80 posti letto disponibili.

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beo88

"HOMELESS HOTEL"
"Non ci penso nemmeno ad andare in un dormitorio. Sto benissimo qui, l’unica cosa che mi serve è un sacco a pelo nuovo".
Questa è una tipica frase che si sente spesso da tanti homeless che, o per scelta o per sfiducia nelle "istituzioni" decidono volontariamente di non usufruire dell’emergenza freddo.
Alcuni operatori di Milano spiegano: "noi cerchiamo di convincerli a venire in dormitorio, ma non è facile. La sentono come una costrizione per gli orari e le regole da rispettare, la vivono come l’ultima spiaggia. Ci sono coppie che non vogliono essere separate e quelle con i cani che, piuttosto che lasciarli da soli, continuano a stare per strada. E’ gente che per disperazione o per scelta non è abituata a dormire sotto a un tetto".
A Milano ci sono circa 600 posti letto e tutti al completo. ogni mattina arrivano circa 25 30 senzatetto che si presentano agli sportelli. Nel solo centro se ne contano più di 100 che dormono per strada.
Poi ci sono posti di fortuna fatiscenti come quello dove sono stati trovati 10 persone del Salvador che dormivano in condizioni igeniche a dir poco spaventose (escrementi, sporcizia, siringhe etc.). Questo posto è stato soprannominato "HOMELESS HOTEL" proprio perchè vicino a due famosi Hotel.
Esistono persone, come un mio amico: Franco, purtroppo deceduto tre anni fa, che non avrebbe mai accettato di dormire in un dormitorio e che sarebbe piuttosto morto di freddo per quel nobile orgoglio che solo certe persone possiedono. A mio avviso sono scelte rispettabilissime, ma la società deve prendersi carico di tutto ciò e sviluppare delle politiche in grado di soddisfare i bisogni vitali di ogni individuo.

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Anarcom

"Mai più!"…quante volte l’ho sentito dire
Mai più una fine come Babu Raja Radhka, morto di freddo dietro il colonnato del Teatro Carlo Felice.
Il 30 dicembre è stato trovato morto un Nepalese di 43 anni chiamato Babu; alcuni barboni hanno raccontato che i carabinieri, chiamati da quelli del tertro hanno portato via le coperte per fare andare via i barboni. La stessa storia è successa a Firenze: anche lì han portato via le coperte e anche lì la smentita dei carabinieri e dell’azienda municipalizzata.
La notte dell’ultimo dell’anno l’assessore alle politiche sociali di Genova Roberta Papi, si è presentata alla stazione di Genova Principe dove ha visto coricati sulle panchine dei giardini di fronte alla stazione dei clochard avvolti da coperte si è avvicinata e qualcuno ha detto che all’estero questo non succede perche arrivano i vigili e ti portano nel dormitorio del Comune, poi l’assessore ha detto anche che non ci sara più un’altra morte per il freddo anche se il Comune ha fatto tutto il possibile ma ripete l’assessore che non si fa mai abbastanza per questa gente che vive al limite di ogni cosa.

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Kurtinizzo

Adotta un senzatetto
A Verona come in tanti posti ci sono gli aiuti per i senzatetto. Provano con i dormitori e pasti caldi.
C’è una signora che comunque non accetta le regole e quindi continua a vivere in stazione al freddo. Non è l’unica e provano anche a distribuire coperte a quelli che devono affrontare l’emergenza freddo. Sicuramente non verranno risolti i problemi a chi purtroppo ne ha tanti, bisogna accettarli
e ringraziare le poche persone che cercano di fare beneficenza, a Verona provano ad "adottare" qualche singola persona offrendo nei bar bevande calde e anche qualcosa da mangiare. Sono pochi e da apprezzare, anche a Bologna ci sarebbe un gran bisogno di gesti simili per i tanti che ne vorrebbero e non li trovano.

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Silvanam

Bologna ottocentesca

Pubblicato: 9 gennaio 2009 da massitutor in civiltà

Il cibo della tribuna regalato ai poveri
Messo ‘fuorigioco’ lo spreco: gli alimenti non serviti al pubblico durante le partite casalinghe della squadra saranno distribuiti ai cittadini meno abbienti

Dal Resto del Carlino. Bologna, 8 gennaio 2009 – Il Bologna calcio aiuta i più bisognosi. I rossoblù e Last minute market mettono in “fuorigioco” lo spreco di cibo e recuperano gli alimenti non serviti al pubblico durante le partite casalinghe della squadra a favore dei cittadini meno abbienti. E’ questo il cuore del progetto “Lo spreco in fuorigioco” messo in campo da Bologna Calcio e Last minute market e presentato questa mattina a Casteldebole. Il progetto ha dunque come obiettivo il recupero dei cibi non serviti, che vengono offerti dalla società agli ospiti della tribuna Platinum, durante le partite allo stadio Dall’Ara. L’idea nasce a seguito di una sperimentazione che ha visto il recupero di numerosi vassoi di cibi di altissima qualità non serviti al pubblico, avviato nel 2007 dal Bologna calcio, l’Opera Padre Marella e la Carpigiani, ditta produttrice di gelati. Nel 2008 il club bolognese ha deciso di affidare il progetto a Last minute market, spin-off dell’Alma Mater. […]