Archivio per la categoria ‘inchieste’

camperUna panoramica sull’accoglienza italiana in questo freddo inverno
E’ inverno e come ogni anno c’è il problema dell’emergenza freddo, nelle più importanti città Italiane sono stati aperti centri di assistenza  per i senza tetto, sia italiani che extracomunitari: questi ultimi si rifiutano o hanno paura di andare nei dormitori e in ospedale per timore di essere identificati ed espulsi dall’Italia.
A Roma il Comune ha disposto l’apertura straordinaria di alcune stazioni della metropolitana. L’assistenza è curata dalla Caritas, che fornisce i generi di prima necessita, è aperta anche l’ex fiera di Roma che ospita circa 360 persone senza fissa dimora.
Invece a Milano sono oltre mille le persone aiutate del Comune per l’emergenza freddo e negli ultimi giorni sono stati aggiunti cento posti letto e hanno distribuito pasti caldi fino a tre volte al giorno. Mancano invece posti letto nei reparti di medicina di tutti gli ospedali di Milano e provincia.
A Torino è stata aperta una struttura riscaldata nel parco della Pellerina, in grado di ospitare 96 persone, i dormitori pubblici della città hanno una capacità totale di 900 posti. Comune e volontari stanno distribuendo in questi giorni 1.400 pasti caldi quotidiani.
Non va tonto bene in Veneto: sono stati tutti occupati i 400 posti letto della Caritas, nelle stazioni ferroviarie, le sale d’attesa, sono lasciate appositamente aperte e trasformate in rifugi d’emergienza.
A Bolzano sono stati aperti tre centri di ricovero per i senza tetto, per complessivi 80 posti letto disponibili.

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beo88

"HOMELESS HOTEL"
"Non ci penso nemmeno ad andare in un dormitorio. Sto benissimo qui, l’unica cosa che mi serve è un sacco a pelo nuovo".
Questa è una tipica frase che si sente spesso da tanti homeless che, o per scelta o per sfiducia nelle "istituzioni" decidono volontariamente di non usufruire dell’emergenza freddo.
Alcuni operatori di Milano spiegano: "noi cerchiamo di convincerli a venire in dormitorio, ma non è facile. La sentono come una costrizione per gli orari e le regole da rispettare, la vivono come l’ultima spiaggia. Ci sono coppie che non vogliono essere separate e quelle con i cani che, piuttosto che lasciarli da soli, continuano a stare per strada. E’ gente che per disperazione o per scelta non è abituata a dormire sotto a un tetto".
A Milano ci sono circa 600 posti letto e tutti al completo. ogni mattina arrivano circa 25 30 senzatetto che si presentano agli sportelli. Nel solo centro se ne contano più di 100 che dormono per strada.
Poi ci sono posti di fortuna fatiscenti come quello dove sono stati trovati 10 persone del Salvador che dormivano in condizioni igeniche a dir poco spaventose (escrementi, sporcizia, siringhe etc.). Questo posto è stato soprannominato "HOMELESS HOTEL" proprio perchè vicino a due famosi Hotel.
Esistono persone, come un mio amico: Franco, purtroppo deceduto tre anni fa, che non avrebbe mai accettato di dormire in un dormitorio e che sarebbe piuttosto morto di freddo per quel nobile orgoglio che solo certe persone possiedono. A mio avviso sono scelte rispettabilissime, ma la società deve prendersi carico di tutto ciò e sviluppare delle politiche in grado di soddisfare i bisogni vitali di ogni individuo.

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Anarcom

"Mai più!"…quante volte l’ho sentito dire
Mai più una fine come Babu Raja Radhka, morto di freddo dietro il colonnato del Teatro Carlo Felice.
Il 30 dicembre è stato trovato morto un Nepalese di 43 anni chiamato Babu; alcuni barboni hanno raccontato che i carabinieri, chiamati da quelli del tertro hanno portato via le coperte per fare andare via i barboni. La stessa storia è successa a Firenze: anche lì han portato via le coperte e anche lì la smentita dei carabinieri e dell’azienda municipalizzata.
La notte dell’ultimo dell’anno l’assessore alle politiche sociali di Genova Roberta Papi, si è presentata alla stazione di Genova Principe dove ha visto coricati sulle panchine dei giardini di fronte alla stazione dei clochard avvolti da coperte si è avvicinata e qualcuno ha detto che all’estero questo non succede perche arrivano i vigili e ti portano nel dormitorio del Comune, poi l’assessore ha detto anche che non ci sara più un’altra morte per il freddo anche se il Comune ha fatto tutto il possibile ma ripete l’assessore che non si fa mai abbastanza per questa gente che vive al limite di ogni cosa.

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Kurtinizzo

Adotta un senzatetto
A Verona come in tanti posti ci sono gli aiuti per i senzatetto. Provano con i dormitori e pasti caldi.
C’è una signora che comunque non accetta le regole e quindi continua a vivere in stazione al freddo. Non è l’unica e provano anche a distribuire coperte a quelli che devono affrontare l’emergenza freddo. Sicuramente non verranno risolti i problemi a chi purtroppo ne ha tanti, bisogna accettarli
e ringraziare le poche persone che cercano di fare beneficenza, a Verona provano ad "adottare" qualche singola persona offrendo nei bar bevande calde e anche qualcosa da mangiare. Sono pochi e da apprezzare, anche a Bologna ci sarebbe un gran bisogno di gesti simili per i tanti che ne vorrebbero e non li trovano.

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Silvanam

larassegnastampa_di_KurtinizzoEMERGENZA FREDDO APRONO I RIFUGI INVERNALI PER I SENZA TETTO DELLA PENISOLA.                       
Arriva il grande freddo e i comuni si prerarano alle emergenze, in primo piano scatta quello per dare un posto ai senza tetto, che si trovano in strada a patire il freddo, da Milano,Torino, Bolzano,Roma, ecc. aprono i rifugi invernali per i clochard, queste emergenze non sono altro che un periodo di alcuni mesi "invernali" che possono trascorrere al caldo in strutture attrezzate dove passare la notte, avere un pasto caldo, lavarsi, trovare dei vestiti, passare alcune ore in tranquillità la cosa che ci da Fastidio è che la città di Roma la casa del Papa invece di aumentare i posti per le emergenze le dimezza anzi di più, pensiamo che non sia giusto per niente che città come la capitale dimezzi posti letto per senza tetto facendo spreco su spreco di soldi per cagate e non di affrontare problemi come il sociale, poi chiediamo gentilmente a tutti i lettori che chi abbia la possibilita di portare coperte e vestiti invernali alle associazioni che si occupano del sociale Caritas, Croce Rossa, Chiese, e anche chi a un po di tempo libero di passarlo con persone che hanno bisogno, perche dietro quel bisogno si nasconde una persona sola quindi aiutiamo chi ha bisogno!              

RIMINI. IL CLOCHARD DATO A FUOCO.
Vi ricordate del barbone messo a fuoco sulla panchina a Rimini? ecco : la Questura ha fermato quattro giovani più che diciottenni, con l’accusa di tentato omicidio, speriamo che la Magistratura arrivi a risolvere questa brutta pagina di cronaca e arrivi a una sentenza, chi a commesso il reato deve pagare, poi diciamo che il nostro amico sta migliorando, speriamo che si riprenda al piu presto.In  bocca al lupo e buona fortuna un tuo amico, buon natale.          

Droga, l’altra faccia della cocaina       
Quando sentiamo cocaina ci viene in mente la "Polvere Bianca" quindi tossicodipendente, e quindi gia un grosso problema, ma non è solo questo il problema, dobbiamo dire che dietro vi è la distruzione di foreste che i narcotrafficanti distruggono per poter coltivare sempre più polvere, si stima che in dieci anni siano stati distrutti oltre 2,2 milioni di ettari di foreste per uso coltivazioni, diciamo anche che per fare un chilo di cocaina, vengono rilasciate nell’ambiente 80 litri di cherosene, tre litri di acido solforico, un litro di ammoniaca, ed altre sostanze inquinanti per la lavorazione della coca, è solo una distruzione, dobbiamo dire basta a questa distruzione in tutti i modi, pensiamo ai milioni di giovani che usano la coca, l’auto distruzione della persona perche la coca ti distrugge e basta non fa del bene alle persone ma solo del male, quindi bisogna fermare questo, perchè le uniche persone che ci guadagnano sono i narcos e mi viene da dire anche i governi invece i giovani si rovinano per poter comprare la "Polvere Bianca". 
                                                                        

baby_gangSONO SOLO DEI BAMBINI, MA????????????
Potremmo scrivere una infinità di cose sui bambini, anzi vorremmo scrivere solo cose belle, positive, di aiuto ai bambini, ma invece scriviamo aimè, solo di cose negative e dire poco, diciamo che ci sono milioni di bambini nel mondo che sono usati per le guerre, i famosi bambini soldato, impegnati in prima linea, a farsi saltare sulle mine anti uomo, invece di giocare con dei giocattoli e delle bambole, per passare alla vendita dei bambini per sesso, il famoso turismo sessuale, che porta una marea di occidentali a fare queste (belle vacanze), ai bambini usati molte volte dai propri genitori agli angoli delle strade a fare l’elemosina. O addestrati a fare furti o scippi, come succede anche in Italia, dove due bambini scippano una studentessa di 27 anni che adesso si trova all’ospedale in fin di vita, oppure dei bambini pusher che per due soldi vendono morte a tanti loro coetanei, alla fine ci troviamo solo dei bambini che si trovano a fare cose che non sanno neanche cosa sono e solo per la grande intelligenza degl’adulti, gli adulti di tutto il mondo, diamo a questi bambini il diritto di giocare e non di essere uomini quando sono solo dei bambini?!

CongoL’USO DELLA COCAINA E DEGLI SPINELLI IN EUROPA MA L’ITALIA PRIMEGGIA
Aumenta in Europa il rapporto sulle droghe l’Agenzia Europea delle Droghe, la top è veramente preoccupante, lo dice Oedt è comandata dalla cocaina, dove 3,5 milioni di giovani hanno fatto uso nell’ultimo anno, e circa la metà nell’ultimo mese, ci sono 71 milioni di europei che hanno usato nella loro vita la cannabis e 23 milioni nell’ultimo anno, sono in aumento tutte le droghe, non esiste la crisi per questo mercato anzi chi gestisce questo mercato sa come fare, hanno portato le droghe alla portata di tutti, a pensare che si può comprare una dose di cocaina a 8 euro anche un bambino ha 8 euro in tasca, dobbiamo informare, ed informare i giovani sui problemi a cui portano le droghe altrimenti saremo fritti o fumati, le percentuali italiane fanno paura: 20 milioni di Italiani hanno fatto uso, nella loro vita, che dire soffermiamoci su questo e pensiamo prima di puntare il dito e dire: drogato!

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Tempo fa arriva Andrej e mi racconta che al dormitorio di viale Lenin, (sì a Bologna c’è ancora una via che si chiama così, che tra l’altro incrocia via Carlo Marx) hanno fatto un lavoro pazzesco con un fotografo e che sarà pubblicato un articolo che parla della vita di alcune ospiti del dormitorio. Capisco qualcosa, ma non tutto. Mi incuriosisco. Casualmente incontro Giorgio di Mascio, di Società Dolce, il quale mi conferma la storia di Andrej, ma per saperne di più mi rimanda a Silvia che, sempre per La Dolce, fa l’operatrice in viale Lenin. Le telefono e, in poche parole, mi spiega tutto e mi invita al dormitorio.
A questo punto devo andare a vedere queste famose foto che saranno pubblicate questo sabato sull’allegato a Repubblica che si chiama D la Repubblica delle donne. Come si dice in questi casi?
Segnatevelo sul calendario, raccimolate un paio d’euro e correte in edicola! E’ una storia che merita davvero. E’ così: io le ho viste e sono splendide. Forti. Ritraggono la dignità di queste donne lungo i margini di una vita frammentata, ma non ancora in pezzi.
Arrivo in via Lenin, 20 che è buio. Il dormitorio si chiama Madre Teresa di Calcutta, è a ridosso del cavalcavia che porta all’Esselunga ed è ricavato in una casa di campagna in una zona piuttosto verde. Anzi è l’unico angolo di memoria di quello che potevano essere una volta i confini rurali di Bologna: così incastonata fra la via Emilia intasata di traffico e il mega complesso commerciale che, quasi senza soluzione di continuità, si snoda da qui fino al Pilastro e oltre fuori la San Donato verso Granarolo.
La struttura è femminile e può ospitare una ventina di donne, organizzate in stanze da 6, 7 o 3 posti. C’è una stanza comune ed è lì che sono state appese queste bellissime foto montate su pannelli. Riempono un’intera parete e comunicano forza e fascino.

Silvia mi accoglie e mi racconta come è nata questa esperienza. E’ un fiume in piena: "All’inizio di gennaio di quest’anno il fotografo Fabio Mantovani si è presentato ed ha spiegato a ciascuna ospite il suo progetto ha iniziato a scattare i primi ritratti alle prime ragazze che hanno aderito con entusiasmo crescente e via via sempre più coinvolgente, catturando l’attenzione anche di quelle ospiti più restie e discrete… Ha costruito con la complicità delle stesse ragazze un vero e proprio set fotografico molto strutturato, senza farsi-ci mancare niente, con tanto di "trucco e parrucco", strumentzioni e luci ad hoc… Sono nati diversi scatti che ritraevano le ospiti accanto al loro habitat, il loro posto letto del dormitorio che le accoglieva. L’intenzione del fotografo era proprio quella di cogliere una porzione del loro mondo e del loro modo di gestire e vivere il proprio spazio vitale. L’angolo con le proprie foto, i propri peluche, i propri oggetti personali, tutti frammenti di vita. Mantovani le ha poi vendute successivamente al gruppo l’Espresso che si è prima innamorato delle immagini poi è rimasto  incuriosito delle possibili storie che potevano celarsi dietro a ciascuna di esse. Quindi siamo stati contattati da una giornalista di D di Repubblica che ha voluto ascoltare le storie che si nascondevano dietro ai sorrisi e dietro agli sguardi ritratti in ogni fotografia. La giornalista ha proposto di seguire per una giornata lo spaccato di vita di alcune ospiti del dormitorio di viale Lenin con l’intenzione di realizzare un reportage autentico che, come le stesse foto, restituisse dignità alle vite e raccontasse una pagina diversa del vivere la strada. La strada vista con gli occhi di una donna. L’obbiettivo era capire cosa c’è dietro a quelle facce sorridenti, dietro alle fatiche del vivere quotidiano: i sogni, le speranze, l’immagine di sè. La proposta è stata fatta ad alcune donne che stanno cercando di ri-costruire un immagine nuova di sè e che devono allo stesso tempo convivere con le paure, le difficoltà, le vecchie ferite del passato, insomma donne che devono fare i conti con la vita e fare pace con se stesse. Donne che vogliono ritrovare il filo della matassa, ricollegrare dei pezzi scollegati, donne che cercano disperatamente un lavoro o che un lavoro c’è l’hanno già, ma per così poche ore e con un guadagno così misero che non consente loro di fare quel passo successivo. Donne che sono sia madri che figlie di qualcuno, donne che spesso hanno reciso i contatti con le radici e con la propria famiglia.
Donne che a volte seguono un uomo, altre che seguono un figlio che sta male.
Storie assemblate e racchiuse in un luogo, la dimensione del dormitorio che accoglie part time, dalle 17,00 al mattino successivo, e il giorno fuori sia che piova, sia che faccia il sole. L’articolo dovrebbe intitolarsi vite ri-trovate." donneFaccio qualche scatto, prendo un té scambiando due chiacchere. Molte di loro le conosco, ma la mia curiosità cresce. Vorrei rimanere ancora, ma si sta organizzando una riunione, dunque tolgo il disturbo. Non mi resta che aspettare sabato e andare in edicola. Ma spero che questo spaccato di vita possa trovare ancora posto, qui su Asfalto, anche in futuro, anche quando non ci saranno eventi come questo. Queste storie, queste donne hanno piena cittadinanza qui.

ufficioNe avevamo già parlato ad inizio ottobre e ci siamo ripromessi di tornarci sopra, dunque eccoci qua: i Servizi sociali di Bologna cambiano radicalmente. Una vera rivoluzione che, come già detto qui su Asfalto, è avvenuta in una pressoché assenza di dibattito e discussione.
Raccogliamo dunque l’appello degli amici di Piazza Grande:
"I Servizi Sociali a Bologna cambiano ancora sistema. Dall’inizio di ottobre è di scena il decentramento ai Quartieri. Negli ultimi due anni si è passati dall’accentramento della lista unica di via Sabatucci che ha messo fine all’esperienza dello sportello di via del Porto, al decentramento dei Servizi Sociali ai Quartieri. Per chi ha bisogno del sostegno dei servizi per fare fronte ai propri bisogni quotidiani (dormire, mangiare, curarsi ecc.) orientarsi tra sportelli e uffici è stato sempre difficile, con questi ribaltamenti la confusione aumenta. Ma non è questo l’unico problema. Ogni volta che si profila una riorganizzazione dei servizi rivolti agli adulti in difficoltà, si ha il sospetto (a volte la certezza) che questi cambiamenti abbiano come conseguenza un accesso sempre meno agevole alle misure di sostegno fornite dal Comune, soprattutto per le persone non residenti a Bologna.
In queste settimane Piazza Grande sta provando a comporre il puzzle di questa ristrutturazione che per molti appare ancora molto nebulosa. Speriamo di raccogliere le opinioni di amministratori pubblici, operatori sociali e soprattutto degli utenti. Con queste righe vorremmo stimolare la partecipazione dei bloggers di Asfalto al dibattito a distanza che riempirà le pagine del numero di novembre di Piazza Grande.
Grazie a tutti".

Presentato il Piano antifreddo milanese

Pubblicato: 10 ottobre 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, dormire, inchieste

Saranno investiti oltre 2 milioni di euro, 800 nuovi posti letto invernali e da quest’anno oltre alla colazione i dormitori offriranno anche la cena.

milano

Dal sito Vita.it riportiamo qui un articolo sulla situazione milanese in vista dell’inverno che sta inesorabilmente arrivando. Chissà come andrà a Bologna? Terremo alta l’attenzione e vi faremo sapere.

I meteorologi prevedono un inverno mite, ma per i tanti, troppi, che a Milano vivono all’addiaccio la stagione che si avvicina è comunque un problema. Da parte dell’assessorato alla Famiglia, Scuola e Politiche sociali quest’anno arrivano alcune novità in concomitanza con la presentazione del Piano antifreddo per i senzatetto che vivono in città. La prima è che: «Quest’anno non parliamo più solo di Piano Antifreddo, ma di una programmazione biennale di accoglienza per i senzatetto di cui il piano entra a far parte a pieno titolo e che nel periodo invernale potenzia e amplia i suoi interventi – ha spiegato l’assessore Mariolina Moioli –. La scelta è stata dettata dalla necessità di dare continuità al servizio e di programmare gli interventi cercando di fornire agli homeless un servizio sempre migliore».

Il progetto, che per quest’anno e il 2009 prenderà il via il 15 novembre e si concluderà il 31 marzo, prevede un investimento di circa 2.300.000 euro. Accanto ai 400 posti letto disponibili tutto l’anno, l’amministrazione comunale ne predisporrà 800 nuovi: 164 presso la Casa dell’Accoglienza di viale Ortles, 100 nella struttura di via Saponaro. Altri 536 saranno individuati tra le strutture esistenti sul territorio. «Inoltre prevediamo il potenziamento del servizio di Unità Mobili notturne, del servizio sanitario presso le strutture che offrono l’accoglienza e poi, ancora, la distribuzione di derrate alimentari e di farmaci, grazie alla collaborazione rinnovata con il Banco Alimentare e il Banco Farmaceutico» ha continuano l’assessore.

Altra novità di quest’anno consiste nella cena che sarà offerta agli ospiti dei dormitori. Non più solo prima colazione e accoglienza notturna, dunque, ma anche un pasto caldo prima di andare a letto. Inoltre, saranno pertanto potenziati i progetti di accoglienza abitativa, differenziati in base alle fasce di età, con interventi personalizzati; sarà potenziata anche l’accoglienza diurna. Nell’inverno 2007 – 2008 le strutture comunali di Milano hanno accolto 1670 utenti, di questi 1400 erano uomini. Palazzo Marino ha anche acquistato 470 sacchi a pelo che sono stati distribuiti alle persone senza fissa dimora che hanno rifiutato il ricovero.

Cose dall'altro mondo

Pubblicato: 6 ottobre 2008 da massitutor in civiltà, comunità, inchieste, vagabond geoghaphic
Il lavoro che vogliamo proporre è un analisi su realtà alternative in Italia e in Europa che cercano di impostare un modo di vita "alternativo" alle leggi di mercato e di profitto che stanno infettando il pianeta come un virus senza più ritorno.
Faremo luce sugli aspetti che caratterizzano gruppi di persone,movimenti e comunità mosse dall’istinto di un modello di vita comunitario che parte dal basso e la concretizzazione di un pensiero "utopico" che cerca di relazionarsi con la società odierna e prova a concretizzare un modello di vita diverso,ma non per questo impossibile.
Cercheremo di accomunare esperienze apparentemente diverse tra loro ma che hanno un filo comune che le intreccia e che potrebbe diventare un esempio per quanti vogliano organizzarsi e creare posti fisici dove sperimentare le proprie idee, conoscerne i limiti e sviluppare soluzioni.


Ho scelto di far conoscere Christiania perchè è un luogo dove ho vissuto  e lavorato per un anno quando di anni ne avevo 19.
La cosa che mi ha stupito di più è stata l’accoglienza che ho ricevuto.In febbraio a meno venti gradi, senza un soldo in tasca e soprattutto senza parlare neanche due parole di inglese mi sono ritrovato a dormire dentro l’atrio di un portone di Christiania:
dopo soli due giorni fui invitato a dormire in un teatro che si chiama tuttora "operae" e fui subito messo a lavorare in un clima di vera fratellanza e questo mi stupi’ molto.
La città libera di Christiania è un ex area militare poco fuori dal centro di Copenaghen in Danimarca che agli inizi degli anni settanta fu occupata da un gruppo di persone tra cui molti artisti, pittori e rivoluzionari che decisero di trasformarla in uno stato libero.
Oggi Christiania ha circa 10000 visitatori al giorno, una popolazione multietnica e caratterizzata da una moltitudine di lingue, suddivisa in 12 zone autonome.
A Christiania vivono circa 200 bambini, che hanno i loro asili, doposcuola e case dei bambini: la vita del villaggio per loro è un paradiso.
Il villaggio offre posti di lavoro,workshops ed è possibile imparare diverse forme di artigianato.
La scelta è libera!
Christiania è un villaggio naturalistico dove è proibito andare in macchina, la violenza, le armi e le droghe pesanti, è una specie di miracolo nel mezzo di una società capitalistica, un sistema più sull’uso che sulla proprietà privata e dove la capacità pratica è sostenuta dalla conoscenza teorica.
La città libera ha trovato una nuova visuale nella sua politica di SOPRAVVIVENZA, dove certe norme che nella società moderna sono in crisi, vengono invece trattate in maniera diversa.
Non esiste sovrapproduzione e di conseguenza un lavoro stressato ma una grande umanità che caratterizza la vita del villaggio.Le giornate scorrono lente, senza frenesia: si possono trovare concerti e spettacoli praticamente ogni sera e alla fine si viene coinvolti a partecipare alla vita culturale del posto.
Il simbolo di Cristiania, oltre alla bandiera coi tre cerchi, è la statua della libertà bruciata che si trova fuori sulla strada principale e che a mio avviso rappresenta lo spirito cristianita, ma lascio a voi l’interpretazione.
Molto spesso negli anni passati e ancora oggi Christiania è stata attaccata dalle istituzioni che con la scusa della vendita di droghe leggere ha mandato, con la violenza, poliziotti che con i loro soliti manganelli e gas lacrimogeni anno cercato di disturbare la vita sociale del villaggio.Il fatto è che potenti lobbi immobiliari vogliono prendersi quest’area per poter costruire e speculare sulla vita degli altri, un problema globale che ormai conosciamo in tutto il mondo.

Quì sotto voglio lasciarvi la traduzione di una canzone di John Lennon che ben rispecchia l’ideale che mosse queste persone a creare un luogo che è la concretizzazione di un "utopia" di libertà.

Imagine there’s no heaven Immagina che il paradiso non esista
It’s easy if you try è facile se ci provi
No hell below us non c’è l’inferno sotto di noi
Above us only sky sopra di noi soltanto il cielo
Imagine all the people immagina tutta la gente
Living for today… che vive solo per il presente
Imagine there’s no countries immagina che non ci siano nazioni
It isn’t hard to do non è difficile farlo
Nothing to kill or die for niente per cui uccidere o per cui morire
And no religion too e neppure nessuna religione
Imagine all the people immagina tutta la gente
Living life in peace… che vive la propria vita in pace…
    
You may say I’m a dreamer Potresti dire che sono un sognatore
But I’m not the only one ma non sono il solo
I hope someday you’ll join us spero che un giorno ti unirai a noi
And the world will be as one ed il mondo sarà come una cosa sola.
   
Imagine no possessions Immagina che non esista la proprietà (privata)
I wonder if you can penso che tu ci riesca
No need for greed or hunger nessun bisogno di essere avidi o affamati
A brotherhood of man una comunità di uomini
Imagine all the people Immagina tutta la gente
Sharing all the world… che si divide il mondo intero
   
You may say I’m a dreamer Potresti dire che sono un sognatore
But I’m not the only one ma non sono il solo
I hope someday you’ll join us spero che un giorno ti unirai a noi
And the world will live as one ed il mondo vivrà come una cosa sola.
Pubblichiamo un articolo dal Corriere della sera online su un rapporto della Caritas sulla città di Milano. Uno spaccato che deve far riflettere comunque su tutta la realtà nazionale. Il rappoprto parla di 5mila senza tetto in città; disoccupazione e redditi bassi i problemi di chi è in difficoltà: per il 70 per cento donne, tre quarti stranieri.

homeless natale3Cresce la povertà nella Diocesi di Milano, un territorio che comprende il capoluogo lombardo, Lecco e Varese oltre alle rispettive province. E’ quanto emerge dal settimo rapporto della Caritas ambrosiana presentato martedì mattina. Ricerca che «non ha la pretesa della completezza» – è stato spiegato – ma che punta su un solido campione: quasi 16 mila persone che si sono rivolte a 61 centri di ascolto nel 2007. Fra le principali preoccupazioni di chi è in difficoltà permangono l’occupazione e l’abitazione e in questo senso si parla proprio di «precari della casa», tanto che il rapporto è stato chiamato «Case senza abitanti e abitanti senza casa». Nella sola Milano – ha spiegato il direttore di Caritas ambrosiana, don Roberto Davanzo – circa 5.000 persone non hanno abitazione e si avvalgono di strutture di accoglienza e 85 mila, secondo una ricerca dell’Università Bicocca, sono da considerare vulnerabili, cioè basta poco per precipitarli in una condizione di bisogno.
Le criticità sono note: le giovani coppie non trovano alloggi a prezzi accessibili e si scontrano con la carenza di case in locazione, le famiglie non riescono a sostenere l’aumento delle rate del mutuo, i separati, soprattutto uomini, hanno difficoltà a trovare una nuova abitazione. E poi gli stipendi inadeguati e instabili. In due parole: la precarietà esistenziale. «Il problema della casa non riguarda solo gli stranieri, è una difficoltà trasversale – ha sottolineato Davanzo – tanto che si è ridotta significativamente la popolazione milanese, si è scesi a 1 milione e 200 mila abitanti da 1,9 milioni 20 anni fa. Siamo ormai una città senza abitanti, perchè la casa è diventato un bene speculativo. C’è un pendolarismo, il capoluogo si riempie di giorno e si svuota di sera». «Il problema abitativo – ha concluso – o viene governato a livello di pubblica amministrazione con la collaborazione del privato e del privato sociale oppure non se ne esce».

I poveri del territorio sono per il 70% donne, hanno in media 40 anni e per i tre quarti sono rappresentati da stranieri. «La forte rappresentanza femminile – spiega Angela Signorelli dell’Osservatorio Caritas Ambrosiana – si spiega col fatto che sempre più spesso sono le donne a farsi carico dei problemi della famiglia: dietro una donna che si rivolge a noi molto spesso c’è un intero nucleo familiare in difficoltà». Il 75% di chi si è rivolto ai centri Caritas lo scorso anno sono stati stranieri: Perù, Romania, Ecuador, Marocco e Ucrania le nazionalità maggiormente rappresentate. Gli stranieri hanno un’età media di 37 anni (contro i 48 degli italiani) e un livello d’istruzione più alto (sono laureati il 7,2% e hanno un diploma il 26,2%), ma spesso i loro titoli di studio non sono riconosciuti nel nostro Paese.

Tra i bisogni che hanno spinto i componenti del campione a rivolgersi alla Caritas il problema dell’occupazione (58,9%) è al primo posto seguito da un redditto non sufficiente (33,3%) e, come già ricordato, dal disagio rispetto all’abitazione (15%). A fronte della difficoltà in cui versano sempre piu famiglie, Caritas e Fondazione San Carlo (che ha contribuito all’indagine) denunciano la presenza a Milano di moltissime case di proprietà tenute vuote. «Sappiamo che non sono i privati a poter rispondere all’emergenza – ha detto Giuseppe Sala della Fondazione San Carlo – ma se molte famiglie cogliessero l’invito del Cardinale Tettamanzi nella sua lettera pastorale a "mettere a disposizione le loro proprietà dandole in locazione a prezzi accessibili", qualcosa potrebbe cambiare».

Il cambio della guardia

Pubblicato: 30 settembre 2008 da massitutor in assistenti sociali, assistenze e bisogni, civiltà, inchieste, politica

guardiatene

Notizia. Nei prossimi giorni cambieranno molte cose nel mondo del sociale a Bologna: è un punto del percorso di un processo di ristrutturazione dei Servizi sociali che parte dal Parlamento ed è stato recepito via via a livello locale. Ed ecco che veniamo a Bologna. Dunque va detto che la situazione è ancora un po’ tutta in fase di rodaggio, ma le cose si metteranno  più o meno così: il Comune manterrà un compito di progettazione e indirizzo politico dei servizi, che saranno gestiti però dalle 3 Asp (Aziende Pubbliche Servizi alla Persona) e cioè: Irides (accoglienza minori); Papa Giovanni XXIII (anziani oltre i 65 anni) e l’Opera Pia dei Poveri Vergognosi, che sarà impegnata nella gestione delle strutture e dei servizi per il nostro settore e cioè il disagio adulto, lotta all’esclusione e problemi correlati all’immigrazione.
Ma non finisce qui: altro fattore fondamentale di questo grande cambiamento è il decentramento dei servizi sociali nei Quartieri. A breve, infatti ognuno dei 9 Quartieri di Bologna avrà un suo sportello sociale di accoglienza e ascolto per le persone con dei bisogni su quel territorio e, vien da sé che il Servizio sociale adulti centralizzato andrà dissolvendosi.
Che dire? Intanto che questo è solo un accenno di un discorso complesso che speriamo di riuscire ad approfondire anche qui su Asfalto, anche grazie all’aiuto di persone che di queste cose ne macinano ogni giorno: mi riferisco dunque a responsabili, esperti, operatori, amministratori, politici e ovviamente anche utenti dei Servizi, che potranno portare qui il loro punto di vista su questo importante cambiamento. Purtroppo c’è stato troppo silenzio attorno a questo mutamento, da parte di tutti. Ormai è arrivato e dunque affrontiamolo. I cambiamenti fanno sempre paura e fanno nascere preoccupazioni di ogni tipo, per cui viene spontaneo gridare Alla catastrofe, ma valutiamo serenamente gli sviluppi di questo processo e procediamo senza paura verso una rappresentazione e magari un dibattito possibilmente costruttivo, fra di noi e insieme agli attori coinvolti.

Passeggeri senza biglietto

Pubblicato: 25 settembre 2008 da massitutor in dormire, inchieste, rielaborazione

In tempi in cui si parla moltissimo di aerei, aereoporti, compagnie di bandiera, buchi di bilancio, cordate, presunti esuberi e presunti privilegi del personale volante, mi capita di leggere un articolo come questo: La storia dei clochard milanesi che popolano l’aereoporto di Linate. Un inchiesta ben fatta dal sito TG-Com (già!), con relativo video. Buon atterraggio.

linateIniziano ad arrivare all’aeroporto intorno alle 22, scendono dall’autobus che li ha portati fino a Linate e con la loro borsetta in spalla e la valigetta in mano entrano dentro lo scalo milanese e cominciano a girare per i corridoi. Danno un’occhiata all’orario delle partenze e poi si dirigono verso la zona del check-in. Qui si siedono su una panchina aspettando un aereo che non arriverà mai. Perché, quando l’aeroporto chiude, loro sono ancora lì e quando riapre, prima che arrivi la gente, si alzano e vanno via. E’ un rito che si ripete ogni giorno, ormai da più di un anno: loro sono i passeggeri che non volano mai, le loro valigie non saranno mai imbarcate, sono gli invisibili dell’aeroporto di Linate (GUARDA IL VIDEO).

Sono in tutto una decina, più uomini che donne, le persone che con un finto borsone tutte le notti scelgono come letto i seggiolini blu dello scalo di Milano. Sono soprattutto italiani e arrivano tra le 22 e mezzanotte con il 73, la linea che da piazza San Babila porta a Linate. Appena scesi dall’autobus prendono il carrello e iniziano a vagare per le corsie dell’aeroporto. Alcuni si accomodano con il loro finto trolley nelle sale d’attesa, altri leggono il giornale seduti nelle poltroncine vicino i monitor degli arrivi, e altri ancora decidono di salire al secondo piano. Qui, dopo un breve giro, vanno dritti al bagno, tirano fuori dalla loro borsetta un beauty, (con dentro spazzolino, dentifricio e un cambio) si tolgono la camicia e iniziano a sciacquarsi. Prima le mani, poi il viso e il petto e infine i denti. All’inizio non li riconosci subito, riescono a mimetizzarsi bene e confondersi tra i normali viaggiatori. Non portano abiti stracciati e soprattutto non chiedono l’elemosina. Però appena ti avvicini capisci che non sono dei normali passeggeri. Le loro scarpe sono consumate dall’asfalto, i loro vestiti sono sbiaditi e in viso portano la tristezza di chi vive per strada.

Si possono vedere ogni notte, sono sempre lì, sono sempre gli stessi, con addosso i vestiti di sempre. Magari cambiano letto, o meglio poltrona, c’è chi dorme vicino alle partenze, chi al secondo piano e chi vicino al check-in. “Non danno fastidio a nessuno”, ci dice una ragazza che lavora a Linate. “Stanno qui fino all’alba – spiega un inserviente – poi appena il 73 riprende la corsa la mattina presto lasciano l’aeroporto e vanno in centro”. Abbiamo cercato di avvicinarne qualcuno, di conoscere la loro storia, ma hanno preferito non rispondere. Luciano è uno di questi: milanese di mezza età, camicia bianca e sulle spalle un golfino blu, legge un giornale trovato per terra accomodato su una poltrona al secondo piano dello scalo. Cerchiamo di scambiare due chiacchiere, ma lui non ha molta voglia di parlare, “ho mal di denti”, dice. Qualche seggiolino più avanti c’è Maria, è sdraiata su una poltroncina e ha una brutta tosse. “Sto aspettando l’aereo per andare a Roma”, ma tre giorni dopo la ritroviamo nello stesso posto, con la stessa tosse. Nello scalo milanese la notte passa tranquilla, con gli addetti alle pulizie e gli altri viaggiatori che aspettano la partenza la mattina presto del loro volo. Mentre i clochard del Motel Linate, dopo aver passato la nottata sdraiati per terra con una borsetta per cuscino e una coperta che li ripara dal freddo e dalla fastidiosa luce al neon, vanno via senza lasciare traccia.

Ma Linate non è l’unico aeroporto dove si possono trovare i senzatetto. Esempi di questo tipo si possono trovare al Kennedy di New York, a Londra e anche a Roma. Qui i clochard sono poco meno di 10. “Girano per l’aeroporto tutto il giorno – ci racconta una commessa – c’è chi si riesce a mescolare con gli altri viaggiatori e chi invece si riconosce subito”. Il signor Guida è un dipendente di un bar: “Li vediamo passare ogni giorno, arrivano dalla stazione, vagano per lo scalo con la loro borsetta e con il carrello pieno di buste. Alcuni li individui, quando prendono da terra mozziconi di sigarette o quando ti chiedono di offrirgli un caffè. Lo fanno con discrezione e non chiedono mai l’elemosina. Sono tranquilli e non disturbano”. Gli homeless di Fiumicino si dividono in due gruppi: chi sta agli arrivi nazionali e chi gironzola al terminal C, ossia in quelli internazionali. “Una sera – racconta un addetto dello scalo romano – ho visto passeggiare un tizio con la maglia del Chelsea. L’ho rivisto il giorno dopo e ho pensato che avesse perso l’aereo. Poi però dopo una settimana era ancora lì e ho capito che non si trattava di un passeggero normale”.

M.Nuzzolo – P. Filippone – V. Pentangelo