Forse arriverà anche un video, rimanete connessi.
Archivio per la categoria ‘vagabond geoghaphic’
Resistere a Bologna
Pubblicato: 18 novembre 2009 da massitutor in asfalto fuoriporta, libertà, politica, tutto cominciò così, vagabond geoghaphicForse arriverà anche un video, rimanete connessi.
Un mercoledi da leoni
Pubblicato: 10 settembre 2009 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, estate, gite, laboratorio, operatori dispari, operatori pari, vagabond geoghaphic
Una giornata alternativa al mare per stare insieme e divertirsi. Sfuggire alla solita routine dello srare in srada e della droga.
La natura non fornisce a tutti una casa
Pubblicato: 5 settembre 2009 da massitutor in asfalto fuoriporta, stampa alternativa, vagabond geoghaphic
Biss e’ una rivista di strada, venduta da persone senza fissa dimora . Biss (tradotto come Bite in inglese) è l’abbreviazione di "Burger in sozialen Schwierigkeiten" (i cittadini in difficoltà). Ogni mese 40.000 copie della rivista sono in vendita . La rivista è stata lanciata nel 1993 da giornalisti, agenzie di servizi sociali e leader della chiesa cercando un modo per aiutare le persone senza fissa dimora a rimettersi in piedi. L’attuale campagna pubblicitaria di stampa per Biss Magazin dispone di tre animali che svolgono le proprie case, la lumaca, tartaruga e frutti di mare, che ospita gli esseri umani. "La natura non fornisce a tutti una casa. ” Aiutiamo i senzatetto mediante l’acquisto di questa rivista. "
Torna a casa iena
Pubblicato: 4 giugno 2009 da massitutor in comunità, droga, laboratorio, salute, tele asfalto, vagabond geoghaphic
Una gita sotto pelle
Pubblicato: 20 marzo 2009 da massitutor in arte, asfalto fuoriporta, gite, stra-cult, tele asfalto, vagabond geoghaphicCose dall'altro mondo
Pubblicato: 6 ottobre 2008 da massitutor in civiltà, comunità, inchieste, vagabond geoghaphicFaremo luce sugli aspetti che caratterizzano gruppi di persone,movimenti e comunità mosse dall’istinto di un modello di vita comunitario che parte dal basso e la concretizzazione di un pensiero "utopico" che cerca di relazionarsi con la società odierna e prova a concretizzare un modello di vita diverso,ma non per questo impossibile.
Cercheremo di accomunare esperienze apparentemente diverse tra loro ma che hanno un filo comune che le intreccia e che potrebbe diventare un esempio per quanti vogliano organizzarsi e creare posti fisici dove sperimentare le proprie idee, conoscerne i limiti e sviluppare soluzioni.
Ho scelto di far conoscere Christiania perchè è un luogo dove ho vissuto e lavorato per un anno quando di anni ne avevo 19.
La cosa che mi ha stupito di più è stata l’accoglienza che ho ricevuto.In febbraio a meno venti gradi, senza un soldo in tasca e soprattutto senza parlare neanche due parole di inglese mi sono ritrovato a dormire dentro l’atrio di un portone di Christiania:
dopo soli due giorni fui invitato a dormire in un teatro che si chiama tuttora "operae" e fui subito messo a lavorare in un clima di vera fratellanza e questo mi stupi’ molto.
La città libera di Christiania è un ex area militare poco fuori dal centro di Copenaghen in Danimarca che agli inizi degli anni settanta fu occupata da un gruppo di persone tra cui molti artisti, pittori e rivoluzionari che decisero di trasformarla in uno stato libero.
Oggi Christiania ha circa 10000 visitatori al giorno, una popolazione multietnica e caratterizzata da una moltitudine di lingue, suddivisa in 12 zone autonome.
A Christiania vivono circa 200 bambini, che hanno i loro asili, doposcuola e case dei bambini: la vita del villaggio per loro è un paradiso.
Il villaggio offre posti di lavoro,workshops ed è possibile imparare diverse forme di artigianato.
La scelta è libera!
Christiania è un villaggio naturalistico dove è proibito andare in macchina, la violenza, le armi e le droghe pesanti, è una specie di miracolo nel mezzo di una società capitalistica, un sistema più sull’uso che sulla proprietà privata e dove la capacità pratica è sostenuta dalla conoscenza teorica.
La città libera ha trovato una nuova visuale nella sua politica di SOPRAVVIVENZA, dove certe norme che nella società moderna sono in crisi, vengono invece trattate in maniera diversa.
Non esiste sovrapproduzione e di conseguenza un lavoro stressato ma una grande umanità che caratterizza la vita del villaggio.Le giornate scorrono lente, senza frenesia: si possono trovare concerti e spettacoli praticamente ogni sera e alla fine si viene coinvolti a partecipare alla vita culturale del posto.
Il simbolo di Cristiania, oltre alla bandiera coi tre cerchi, è la statua della libertà bruciata che si trova fuori sulla strada principale e che a mio avviso rappresenta lo spirito cristianita, ma lascio a voi l’interpretazione.
Molto spesso negli anni passati e ancora oggi Christiania è stata attaccata dalle istituzioni che con la scusa della vendita di droghe leggere ha mandato, con la violenza, poliziotti che con i loro soliti manganelli e gas lacrimogeni anno cercato di disturbare la vita sociale del villaggio.Il fatto è che potenti lobbi immobiliari vogliono prendersi quest’area per poter costruire e speculare sulla vita degli altri, un problema globale che ormai conosciamo in tutto il mondo.
Quì sotto voglio lasciarvi la traduzione di una canzone di John Lennon che ben rispecchia l’ideale che mosse queste persone a creare un luogo che è la concretizzazione di un "utopia" di libertà.
| Imagine there’s no heaven | Immagina che il paradiso non esista |
| It’s easy if you try | è facile se ci provi |
| No hell below us | non c’è l’inferno sotto di noi |
| Above us only sky | sopra di noi soltanto il cielo |
| Imagine all the people | immagina tutta la gente |
| Living for today… | che vive solo per il presente |
| Imagine there’s no countries | immagina che non ci siano nazioni |
| It isn’t hard to do | non è difficile farlo |
| Nothing to kill or die for | niente per cui uccidere o per cui morire |
| And no religion too | e neppure nessuna religione |
| Imagine all the people | immagina tutta la gente |
| Living life in peace… | che vive la propria vita in pace… |
| You may say I’m a dreamer | Potresti dire che sono un sognatore |
| But I’m not the only one | ma non sono il solo |
| I hope someday you’ll join us | spero che un giorno ti unirai a noi |
| And the world will be as one | ed il mondo sarà come una cosa sola. |
| Imagine no possessions | Immagina che non esista la proprietà (privata) |
| I wonder if you can | penso che tu ci riesca |
| No need for greed or hunger | nessun bisogno di essere avidi o affamati |
| A brotherhood of man | una comunità di uomini |
| Imagine all the people | Immagina tutta la gente |
| Sharing all the world… | che si divide il mondo intero |
| You may say I’m a dreamer | Potresti dire che sono un sognatore |
| But I’m not the only one | ma non sono il solo |
| I hope someday you’ll join us | spero che un giorno ti unirai a noi |
| And the world will live as one | ed il mondo vivrà come una cosa sola. |
ATLANTE GEOGRAFICO ASFALTO
Pubblicato: 25 agosto 2008 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, gite, vagabond geoghaphic, viaggiohttp://maps.google.com/maps/ms?ie=UTF8&hl=it&msa=0&msid=115724289849324144474.000444897b5e437ac60f2&s=AARTsJqmk4qrR6cQGKpQdHxVPCQ0GbNaZA&ll=40.446947,9.931641&spn=12.700983,25.488281&z=5&output=embed
Visualizzazione ingrandita della mappa
Questa estate Asfalto propone una specie di gioco dell’estate: un gioco che ha a che fare con i luoghi di una vita, il racconto e la memoria. Nella mappa qui sopra alcuni amici, frequentatori del laboratorio e di questo blog hanno raccontato alcune tappe importanti della propria vita, impressionando così il territorio con il proprio passaggio, la memoria di momenti belli, intensi, in qualche modo importanti. Perché è importante marcare il territorio, testimoniare il nostro passaggio su questa terra. La nostra esperienza di vita ha sempre un teatro, uno scenario territoriale; condividerlo con gli altri, renderlo pubblico può servire per avvicinarci l’un l’altro; capire qualcosa di più di una persona con la quale condividiamo un presente comune e simile. Un gioco che può servire anche solo per rendere epico ed unico il nostro passaggio su questo pianeta, condividendo con i nostri compagni di ventura un unico grande cammino collettivo.
Per cui, dopo che avete scorrazzato nella mappa qui sopra, il gioco è semplicissimo: cercate di pensare ai luoghi che, in qualunque modo, sono stati importanti per la vostra vita e raccontateli nei commenti. Per luoghi si intende qualunque posto sia stato importante: una città, un paese, ma anche una specifica via di una città, o un luogo simbolico (il porto, la stazione, lo stadio, ecc). Se avete un’immagine del posto pubblicata su internet incollate anche l’indirizzo dell’immagine. Poi firmatevi col vostro semplice nome, nickname o soprannome che volete. A settembre inseriremo i vostri racconti nella mappa comune e così verrà fuori il nostro atlante geografico degli amici di Asfalto.
La Venticinquesima Ora
Pubblicato: 30 aprile 2008 da massitutor in amicizia, civiltà, colletta, dormire, libertà, mangiare, politica, sogni, vagabond geoghaphic
E’ l’ora dei passaggi, degli svuotamenti e dei riempimenti, è il tempo che fa da cuscinetto fra le varie fasi della giornata. La venticinquesima ora non la si vive: la si attraversa. Solo se vivi la strada, come Andersen, puoi raccontare la venticinquesima ora. Massitutor
Come ben sapete io vivo in strada e ho fatto un po’ caso a quello che per me è Bologna di notte. Ma vorrei partire, da come la città, ad una certa ora, si svuota per riempirsi nuovamente, ad un’ora che è sempre la stessa, diciamo che non in tutti i luoghi della città è lo stesso: per cui devo fare un tragitto che prende i due volti della città. Partiamo dall’ora di quando lascio il laboratorio di informatica che frequento diciamo assiduamente, (ringrazio di cuore gli operatori del centro diurno che consentono di farlo) saranno le 17,30 circa e a quell’ora di gente per strada c’è ne ancora tanta ma nemmeno due ore dopo, diciamo che diventa meno affollata, anche perché cominciano a chiudere molti negozi di via indipendenza come i tabaccai , alcuni bar e quasi tutti se non tutti i negozi di abbigliamento, e poi diciamola tutta: hanno il sacrosanto diritto (almeno loro) di tornare a casa, dopo una giornata di lavoro, e in giro la gente ha fretta di tornare a casa dopo essere scese dal treno vedi le persone incolonnarsi come un torpedone di formiche, che ad ogni angolo della via si ramifica nei vari vicoli, sia di via Indipendenza che di via Marconi. Vanno a casa. Ma molti altri si fermano nei vari bar di via Ugo Bassi per l’aperitivo e facendo un piccolo antipasto, che per me sarebbe una cena completa, dato che a volte non mangio anche per due giorni di seguito, ma lasciamo perdere, siamo invisibili alla società frenetica di oggi. Siamo all’ incirca alle 20.00 e si vedono i camerieri riassettare chi all’interno, chi all’esterno nei gazebo o come diavolo si chiamano. Intanto data l’ora mi avvio nei vicoli ed esco alla Coop, che una volta aveva anche accesso da via del Porto. Districandomi nei vari vicoli che non sto qui ad elencare (anche perché non me li ricordo) mi avvio verso piazza Verdi. Qui è tutt’altra cosa: gente ovunque, ragazzi sia dell’Università che ragazzi che vivono in strada, in simbiosi tra loro; diciamo pure che la maggior parte di loro hanno chi una birra, chi una canna, o chi la sta facendo; non conosco tanti di loro, ma alcuni sì, e se mi fermo ci escono pure due tiri per me. Io mi fermo, anche perché non batto spesso quella zona cosi mi aggrego a loro prendo una birra dal Pakistano, se ho i soldi, ma anche se non li ho offrono loro o viceversa tra noi poveri disperati ci si aiuta perché sappiamo cosa vuol dire vivere in strada. Rimango lì fino alle, diciamo 21,30 ma non sempre alcune e rare sere, per cui siamo in via di tornare a "Casa" in stazione, ma decido di non andarci mai subito come al solito e tornando per i vicoli ci sono ragazzi ovunque, c’è chi va e chi viene, uscito su Via Indipendenza salgo su verso Piazza Maggiore, alcuni e rari bar sono aperti, hanno i tavoli fuori con gente seduta, e con davanti qualcosa da bere, così scopri che tanti non sono italiani, sono turisti di varie nazioni che ho anche incontrato percorrendo la via del ritorno. Si ripopola la città: persone con macchine fotografiche o cellulari con fotocamera che flesciano ovunque, ristoranti pieni con davanti ogni ben di Dio e se riesco scrocco qualche sigaretta da fumare prima di andare a dormire, vivere la notte mi ha sempre affascinato, ma ora non è più per me, come si dice dalle mie parti "senza soldi non si cantano messe" per cui la stanchezza si fa sentire, mi avvio lentamente verso "Casa" e intanto trovi gente in entrambi i sensi di marcia. Trovo un cartone da mettere sotto al mio "letto" sacco a pelo. Questo è il terzo solo da quest’anno e non ditemi di non sapere il perché. Scendo le scale, e vado al mio solito posto, perchè ognuno di noi occupa sempre lo stesso, ma non dormi mai tranquillo e un dormiveglia, al minimo passaggio ti svegli per non trovarti la mattina seguente senza lo zaino o senza le scarpe. Stanco morto vi lascio con una buonanotte, (almeno per voi) io domani devo alzarmi presto: alle 5,30 prima che la città riprenda a pulsare.

