Pubblichiamo la registrazione fedele di un dialogo fra due persone che, ognuna a modo suo, vive la strada. Kurt e Tony. Saluti, opinioni e scambi sulla vita di strada e sugli eventi di questa faticosissima settimana. C.S.D. chissà che non diventi una rubrica.
comunicazioni lontaneTONY: Ue cumpà, allora come butta lì a Bologna?
KURT: A Bologna tutto nella norma tutto bene, e dalle tue parti?
TONY: Un casino guarda… Vedi cos’è successo a quel poveraccio di Rimini… Zachy lo conosceva. Poi cominciano a girare certe voci… Che partono le ronde, boh?
KURT: Si ho sentito anche io del poveraccio di Rimini che hanno dato fuoco, bei pezzi di merda brucerei loro, salutami Zachy anche se non lo conosco, e poi cosa sono ste ronde le cagate che a pensato la Lega.
TONY: Ma qui girano voci strane di ronde di cittadini e di un elenco di noialtri sfigati che dovrebbe fare lo Stato… Ma te ne sai qualcosa?
KURT: Per quello che ho letto dovrebbero fare un registro di persone senza dimora, ma la cosa strana è che a volerlo sono quelli del ministero dell’interno: è strano che la polizia con tutto quello che ha da fare pensa ai barboni, a registrarli, e poi delle ronde vorrebbero assumere guardie giurate o semplici cittadini a girare per la città non si sa se armati, ma non vi è troppa forza dell’ordine che girerà?
TONY: Ma io veramente ho sentito che di mezzo c’è la Lega Nord, che è una sua proposta… Poi è vero che lo deve fare la Polizia… Ti risulta?
KURT: La proposta è stata fatta dalla Lega Nord ma sto registro deve farlo il ministero dell’interno quindi la polizia, non gli assistenti sociali perché i barboni non vanno aiutati con gli assistenti sociali ma schedati dalla polizia come dei delinquenti qualsiasi spero qualcuno insorga magari il papa dica la sua.
TONY: Ué! Non sarai mica diventato leghista a stare a Bologna?!! Delinquente.
KURT: Leghista io? Mai veramente lascio la politica ai politici gente ladra e senza sapere cosa è veramente la politica incapace di comandare una nazione e scherzando saremo tutti schedati noi poveri senza tetto dobbiamo fare qualcosa!
TONY: Sì ma che cosa?
KURT: Non far finta di nulla!

KURT: Arre! Ancora qua stai.
TONY: Miiiinchia… Qua non smette più di pioveeere, mannaggiammuerte.
KURT: So due giorni che piove pero andiamo avanti.
TONY: Stiamo in mezzo alla via sotto l’acqua e quei cornuti ci vogliono anche schedare… Ma per farne cosa poi?! ‘Sti cornutt.
KURT: Non solo mezza alla strada e sotto l’acqua ma sta scheda che voglion fare la farà il ministero dell’interno uguale polizia i giornali dicono per la sicurezza ‘sti infami.
TONY: La sicurezza di chi limorté…! x-(  hai sentito quello che è successo a Rimini? E sarebbero insicure le persone "normali" perchè uno dorme o si siede in strada? Che wonderful world!
KURT: Sicuramente la sicurezza dei nostri politici o dei nostri industriali o dei nostri ricchi non avrei risposta, non penso che un semplice cittadino si preoccupi di un barbone che è per strada, avrà da preoccuparsi ad arrivare a fine mese; mi dispiace per l’amico di Rimini che porta il mio stesso cognome ma viviamo in un mondo di merda dove sappiamo fare i forti solo con i più deboli, bella merda,  ma le cose vanno al contrario sono insicure le persone normali che lavorano invece chi sta in strada per un problema è da chiudere non da aiutare bella sfigaaaaaaaaaaa
TONY: Coraggio cumpà. Mi sembra che hai le idee molto chiare sull’argomento. L’esperienza di strada in effetti a volte ti apre gli occhi. So cosa vuoi dire.
KURT: Forse hai ragione l’esperienza insegna tante cose ti apre gl’occhi ma penso anche che tutta questa gente che vive in strada non lo fa perchè vuole vivere in strada,  forse qualcuno ma la maggioranza vorrebbe una casa,  un lavoro qualunque esso sia e non vivere sotto i servizi per quel che possono aiutarti,  invece di aiutare concretamente queste persone escludiamole facendo un registro cosi saremo tutti marchiati, dei fannulloni barboni
TONY: Ciao Vecchio Kurt! E, come dice mio padre, TESTA FRA LE ORECCHIE!
KURT: Ciao bello alla prossima stammi bene e che qualcuno che a il potere politico ci metta un freno a tutte queste idiozie, e invece di schedare aiutare concretamente queste persone perché anche loro hanno dei diritti e quindi rispettiamoli.

In quale cielo sei?

Pubblicato: 14 novembre 2008 da massitutor in pensieri in libertà, sogni
Ad un certo punto della vita passa una stella. Tu esprimi un desiderio diviso in tre parti: per te, per gli altri e per il mondo in cui vivi: anche un albero o un animale, che sono importanti come la vita. E importante per ogni forma vivente è che possa vivere senza essere distrutta. Sto preparando il mio natale e vorrei che sotto l’albero ci fossero tanti bellissimi regali come la poesia che vi stò scrivendo.
dove sei?

In quale cielo sei
stella dei desideri miei
che lasci la scia
che indichi una via al mio pensiero

desidero un mondo di uguali
che non sofrano più la fame,
un muro di ferro
che indichi la pace
con tante armi
fuse insieme
come monumento
verso il futuro

l’uomo che duri fin dove possa durare
senza una guerra o una pena
che lo fermi prima

un albero che cresca
fin dove deve crescere
senza mai esser tagliato,
darà ossigeno
migliorerà il respiro
farà grande la foresta
ammazzonica
lungo il corso del Rio

inoltre desidero amore
come voglio e come posso
perché gli anni che passano
son la mia saggezza,
verso l’ingrigire

ma passano bene
di un qualcosa che ha bisogno
di vivere per tutta la sua vita
un fuoco che bruci da solo
senza che nessuno gli butti acqua,
la lunga vita che serve a capire
tutta la mia saggezza

in quale cielo sei
stella dei desideri miei
che lasci la scia
che indichi una via
al mio pensiero.

Un posto dove andare

Pubblicato: 13 novembre 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, operatori dispari, televisione

Accolgo volentieri la segnalazione del nostro amico Maurizio Rotars della Bar Boon Band di Milano: dopo una storia come quella di Rimini, che è una storia di abbandono prima che di violenza, vediamo, in questa intervista ai volontari del Centro S.O.S Exodus della Stazione Centrale di Milano, quanto sia importante il semplice gesto dell’esserci.

Povertà = (in)sicurezza

Pubblicato: 12 novembre 2008 da massitutor in civiltà, televisione

Gli danno fuoco mentre dorme in strada
in gravi condizioni un clochard di Rimini

Da qualche giorno il Senato ha approvato un provvedimento che dovrebbe portare alla compilazione di un registro nazionale delle persone senza tetto. Una sorta di censimento da consegnare poi al Ministero degli Interni. Sì, alla polizia, non ai servizi sociali o sanitari, o magari al Ministero dell’economia. Nell’idea che la povertà e l’esclusione siano problemi di ordine pubblico, di sicurezza sociale. Un marciapiede pulito equivale a una società più sicura. Ma chi è veramente in pericolo, in strada? Torneremo approfonditamente sull’argomento, intanto qualcuno, a Rimini, ha già cominciato a fare pulizia.

La Notizia: RIMINI – Lo hanno cosparso di benzina mentre dormiva su una panchina in via Flaminia, a Rimini, e gli hanno dato fuoco. L’uomo senza fissa dimora si è salvato solo grazie a una ragazza che questa notte, verso l’una, passando sulla strada, lo ha visto avvolto dalle fiamme e ha chiamato il 118.

L’uomo ha riportato ustioni di secondo e terzo grado sul 40 per cento del corpo. E’ stato trasportato d’urgenza al reparto grandi ustionati dell’ospedale di Padova. I medici hanno assicurato che la sua vita non è in pericolo ma si sono riservati la prognosi.
Il senzatetto è arrivato vigile in ospedale e ha detto di chiamarsi Andrea Rizzo, 46 anni, di Taranto, ma dovrebbe invece chiamarsi Andrea Severi. L’equivoco è nato anche dal fatto che l’uomo fornisce di solito il cognome di Rizzo che però sembra appartenere a un parente. Ha detto anche, nonostante fosse sotto choc, di essersi svegliato per il grande calore che lo avvolgeva e di non aver notato nessuno nelle vicinanze. Accanto alla panchina sulla quale dormiva è stata rinvenuta dai vigili del fuoco una bottiglia vuota che odorava di liquido infiammabile con il quale probabilmente è stato dato fuoco all’uomo.

Qualunque siano le sue generalità, l’uomo è un senzatetto conosciuto dalle associazioni di volontariato che operano a Rimini, in particolare dalla Capanna di Betlemme che spesso ha avuto contatti con lui anche se si rifiutava di andare a dormire da loro nonostante le ripetute offerte di riparo. Cristian Gianfreda, uno dei volontari dell’associazione, ha detto di conoscerlo, e lo definisce gentile e tranquillo. "Non ha problemi con la giustizia né con qualcuno in particolare. E’ solo un individuo con un dramma personale che cerca di scappare da una situazione difficile, tutto qui". Un gruppo di uomini della Capanna è partito per Padova, dove si è recata anche una squadra della polizia scientifica di Rimini per rilevare le impronti digitali dell’uomo e per verificare la sua identità.
Secondo il volontario della Capanna di Betlemme sarebbe intanto da escludere l’ipotesi del tentativo di suicidio: "Andrea è un solitario che rifugge i luoghi affollati come le stazioni" ha spiegato Gianfreda, "ma questo lo ha anche tenuto lontano dalla nostra sede, nella quale pure a volte lo abbiamo accolto. Ma il fatto di stare sempre da solo ne ha fatto probabilmente un facile bersaglio per qualche malintenzionato che voleva mettere in atto una barbarie. Lui fra l’altro staziona sempre sulle stesse panchine, quindi tutti sapevano dove trovarlo".

Ignoti i responsabili del gesto sconsiderato, ma è certo che non appena verranno identificati "saranno duramente perseguiti" ha assicurato il sindaco del capoluogo romagnolo, Alberto Ravaioli. Commentando a caldo l’accaduto, il primo cittadino ha giudicato l’episodio un "atto gravissimo". "Sentiremo come sono andati esattamente i fatti. Si tratta di un gesto esecrabile e cercheremo di trovare i responsabili che saranno duramente perseguiti", ha aggiunto.
Sgomento da parte delle autorità locali, delle tante associazioni di volontariato e del centro sociale Paz che ha convocato un presidio pubblico "per Andrea e la sua vita". "E’ doveroso denunciare con tutte le forze questo atto di violenza premeditata" ha scritto la Diocesi di Rimini, convinta che si tratti di "un gesto terribile che non appartiene alla cultura di questa città".

"Verrebbe da dire che l’episodio si commenta da solo, ma occorre invece commentare con indignazione", ha affermato Paolo Pezzana, presidente della Fiopsd, Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora. "Non è la prima volta, e temiamo che non sarà l’ultima, perché la cultura dell’intolleranza che sta dilagando in modo subdolo, negata da tutti però praticata nella realtà, poi ha delle conseguenze, fa delle vittime – ha proseguito Pezzana – La lotta contro questa banalizzazione non deve finire, ed è per questo che non si può lasciare che questi episodi si commentino da soli".

Ritorni

Pubblicato: 11 novembre 2008 da massitutor in comunità, felicità, libertà

rambaldiL’altro giorno è tornato un amico. E’ tornato Andersen. Da alcuni mesi ha deciso di intraprendere un percorso di comunità e ci siamo salutati pieni di speranze e qualche timore, come è giusto che sia. Ci aveva lasciato qualche commento qui sul blog tempo fa, una grande sorpresa, poi più niente: nessuna lettera. Ma si sa che questo è normale: l’assenza, in un percorso di comunità, è il primo boccone da ingoiare. Poi qualche settimana fa è arrivata una telefonata, finalmente. Fino a che ce lo siamo visti arrivare nel vialetto che porta all’ingresso del laboratorio, pochi giorni fa, ed è stato veramente bellissimo ed emozionante. Stava bene, era bello pulito e profumato. Con gli occhi aperti e lucidi che, adesso sì, rispecchiano il flusso dei suoi pensieri.

Finalmente abbiamo risentito la sua parlata partenopea. Raccontandoci delle cose che sta facendo, del ritrovato senso di dignità e libertà che andava cercando; del lavoro, che finalmente ha ripreso a svolgere. Insomma: ogni tanto una storia che sta andando bene fa piacere raccontarla. Nei suoi post ci raccontava spesso di storie di riscatto e di ricerca della dignità perduta. Speriamo proprio che sia sulla strada giusta.

baby_gangSONO SOLO DEI BAMBINI, MA????????????
Potremmo scrivere una infinità di cose sui bambini, anzi vorremmo scrivere solo cose belle, positive, di aiuto ai bambini, ma invece scriviamo aimè, solo di cose negative e dire poco, diciamo che ci sono milioni di bambini nel mondo che sono usati per le guerre, i famosi bambini soldato, impegnati in prima linea, a farsi saltare sulle mine anti uomo, invece di giocare con dei giocattoli e delle bambole, per passare alla vendita dei bambini per sesso, il famoso turismo sessuale, che porta una marea di occidentali a fare queste (belle vacanze), ai bambini usati molte volte dai propri genitori agli angoli delle strade a fare l’elemosina. O addestrati a fare furti o scippi, come succede anche in Italia, dove due bambini scippano una studentessa di 27 anni che adesso si trova all’ospedale in fin di vita, oppure dei bambini pusher che per due soldi vendono morte a tanti loro coetanei, alla fine ci troviamo solo dei bambini che si trovano a fare cose che non sanno neanche cosa sono e solo per la grande intelligenza degl’adulti, gli adulti di tutto il mondo, diamo a questi bambini il diritto di giocare e non di essere uomini quando sono solo dei bambini?!

CongoL’USO DELLA COCAINA E DEGLI SPINELLI IN EUROPA MA L’ITALIA PRIMEGGIA
Aumenta in Europa il rapporto sulle droghe l’Agenzia Europea delle Droghe, la top è veramente preoccupante, lo dice Oedt è comandata dalla cocaina, dove 3,5 milioni di giovani hanno fatto uso nell’ultimo anno, e circa la metà nell’ultimo mese, ci sono 71 milioni di europei che hanno usato nella loro vita la cannabis e 23 milioni nell’ultimo anno, sono in aumento tutte le droghe, non esiste la crisi per questo mercato anzi chi gestisce questo mercato sa come fare, hanno portato le droghe alla portata di tutti, a pensare che si può comprare una dose di cocaina a 8 euro anche un bambino ha 8 euro in tasca, dobbiamo informare, ed informare i giovani sui problemi a cui portano le droghe altrimenti saremo fritti o fumati, le percentuali italiane fanno paura: 20 milioni di Italiani hanno fatto uso, nella loro vita, che dire soffermiamoci su questo e pensiamo prima di puntare il dito e dire: drogato!

Operatori Pari

Pubblicato: 6 novembre 2008 da massitutor in assistenti sociali, assistenze e bisogni, lavoro, operatori pari

Chi è un "operatore pari"? Una persona che ce l’ha fatta o un lavoratore che non riesce a fare altro?

A settembre è iniziato un corso per operatori sociali di prossimità, comunemente chiamati Operatori pari. Questo corso è anche un blog. Il corso è finanziato dal Fondo sociale europeo finalizzato a dare una qualifica di animatore sociale a lavoratori di coop La Strada già impiegati nell’accoglienza di persone in stato di marginalità e disagio adulto. Nella città di Bologna, presso Ageform.
Il blog vuole essere una traccia di questo corso; un luogo virtuale dove ritrovare pensieri e materiali, discutere, confrontarci su idee e contenuti, fare cooperazione sociale.
Operatoripari non è rivolto solo ai corsisti, ma anche a tutti i docenti, i colleghi, gli utenti e gli ex-utenti, gli altri soci e chiunque semplicemente ha qualche idea da condividere riguardo al lavoro sociale.

Ne parliamo insieme su www.operatoripari.splinder.com

Dieci anni senza

Pubblicato: 4 novembre 2008 da massitutor in civiltà, libertà, musica, pensieri in libertà

con Dori

Siamo costretti a rubare questo titolo la un famoso settimanale in edicola il Venerdì perché è troppo bello e intenso. Spiega meglio di ogni altra frase il vuoto lasciato in questo Paese da Fabrizio de André. Certo: più che un vuoto la sua opera e la sua vita sono un pieno. Risposte e domande al tempo stesso della coscenza di chi lo ha saputo cercare e ascoltare. Ha raccontato il lato oscuro della vita e della condizione umana, cercando la verità e il gesto concreto del riscatto dell’essere umano. Fabrizio ha raccontato, già 15 anni fa, quella che qualcuno definisce la "bancarotta etica" del nostro tempo. E’ vero che, come nei grandi amori, ognuno ha il suo Fabrizio; ognuno pensa di averne colto il senso e ogni operazione di tributo sembra sempre monca. Tuttavia Fabrizio parlava spesso della strada e delle persone che vivono ai margini, dunque anche noi di Asfalto ci sentiamo autorizzati a ricordare a modo nostro Faber. Che più di ogni altro poeta o cantautore ricorre nelle citazioni pseudo colte o seriamente colte delle persone di strada.

Già: dieci anni senza. E manca proprio oggi una voce che sappia ancora indignarsi per dichiarazioni e fatti che passano senza che nessuna delle nostre coscenze sfiancate sappia più dire niente. Fabrizio manca proprio oggi, 4 novembre 2008, novantesimo anniversario della vittoria dell’Italia nella Prima guerra mondiale. La prima carneficina su scala industriale della storia viene definita dai nostri politici come un sacrificio utile alla prima vera unificazione del nostro Paese. E in effetti dobbiamo ricordarcelo che l’Italia ha saputo trovare l’unità solo nei fossi delle trincee, in un mare di fango e sangue. E già quarant’anni fa Fabrizio si chiedeva:

Dove sono i generali che si fregiarono nelle battaglie, con cimiteri di croci sul petto?
Dove i figli della guerra partiti per un ideale, per una truffa, per un amore finito male?
hanno rimandato a casa le loro spoglie nelle bandiere legate strette perché sembrassero intere.
Dormono, dormono sulla collina…

Ci manca insomma, tutti qui lo sentiamo intimamente "nostro" e dunque, con questa poesia di Montresori, aggiungiamo il nostro tassello alla serie di ricorrenze, mostre, DVD, raccolte CD che scorrono verso il decennale del prossimo gennaio. Questa poesia è una specie di "cover" del modo di scrivere di Faber, Carlo Montresori ce la presenta così: "era veramente un giudice nella vita, e poeta nella canzone. La dedico ai suoi fans, al mio idolo a Dori, Cristiano la p.f.m e a tutti quelli che hanno lavorato per lui da Bruno Lauzi a Paolo Villaggio e alle sue case discografiche, dieci anni dopo, montresori carlo lo ricorda con un brano, dedicato al suo modo di far poesie d’autore."

Scusi signor giudice
forse la differenza
la fa la pazienza
scusi signor giudice
ma la mia bomba
era di carta
e il mio intento
era solo di far spavento

la mia una questione
di eccessiva gelosia
ma mi dica provi lei
a sentirsi derubato
del proprio amore
quell’amore che da anni
ho sempre avuto accanto

mi scusi la mia pazzia
‘vostro onore’
ma lo fatto per il mio amore
e adesso accetto la mia sentenza
sono pronto per la mia pena

  ma per favore capisca
il mio amore dolce
la mia catena
sconterò la mia pena
è una questione d’amore
è una questione d’amore

forse la differenza
la fa la pazienza
scusi signor giudice
per la bomba
ma era di carta
e il mio intento
era solo di far spavento

la mia una questione
di eccessiva gelosia
ma mi dica provi lei
a sentirsi derubato
del proprio amore
quell’amore che da anni
ha sempre avuto accanto
e a un certo punto
glielo portan via

donne_vl

Tempo fa arriva Andrej e mi racconta che al dormitorio di viale Lenin, (sì a Bologna c’è ancora una via che si chiama così, che tra l’altro incrocia via Carlo Marx) hanno fatto un lavoro pazzesco con un fotografo e che sarà pubblicato un articolo che parla della vita di alcune ospiti del dormitorio. Capisco qualcosa, ma non tutto. Mi incuriosisco. Casualmente incontro Giorgio di Mascio, di Società Dolce, il quale mi conferma la storia di Andrej, ma per saperne di più mi rimanda a Silvia che, sempre per La Dolce, fa l’operatrice in viale Lenin. Le telefono e, in poche parole, mi spiega tutto e mi invita al dormitorio.
A questo punto devo andare a vedere queste famose foto che saranno pubblicate questo sabato sull’allegato a Repubblica che si chiama D la Repubblica delle donne. Come si dice in questi casi?
Segnatevelo sul calendario, raccimolate un paio d’euro e correte in edicola! E’ una storia che merita davvero. E’ così: io le ho viste e sono splendide. Forti. Ritraggono la dignità di queste donne lungo i margini di una vita frammentata, ma non ancora in pezzi.
Arrivo in via Lenin, 20 che è buio. Il dormitorio si chiama Madre Teresa di Calcutta, è a ridosso del cavalcavia che porta all’Esselunga ed è ricavato in una casa di campagna in una zona piuttosto verde. Anzi è l’unico angolo di memoria di quello che potevano essere una volta i confini rurali di Bologna: così incastonata fra la via Emilia intasata di traffico e il mega complesso commerciale che, quasi senza soluzione di continuità, si snoda da qui fino al Pilastro e oltre fuori la San Donato verso Granarolo.
La struttura è femminile e può ospitare una ventina di donne, organizzate in stanze da 6, 7 o 3 posti. C’è una stanza comune ed è lì che sono state appese queste bellissime foto montate su pannelli. Riempono un’intera parete e comunicano forza e fascino.

Silvia mi accoglie e mi racconta come è nata questa esperienza. E’ un fiume in piena: "All’inizio di gennaio di quest’anno il fotografo Fabio Mantovani si è presentato ed ha spiegato a ciascuna ospite il suo progetto ha iniziato a scattare i primi ritratti alle prime ragazze che hanno aderito con entusiasmo crescente e via via sempre più coinvolgente, catturando l’attenzione anche di quelle ospiti più restie e discrete… Ha costruito con la complicità delle stesse ragazze un vero e proprio set fotografico molto strutturato, senza farsi-ci mancare niente, con tanto di "trucco e parrucco", strumentzioni e luci ad hoc… Sono nati diversi scatti che ritraevano le ospiti accanto al loro habitat, il loro posto letto del dormitorio che le accoglieva. L’intenzione del fotografo era proprio quella di cogliere una porzione del loro mondo e del loro modo di gestire e vivere il proprio spazio vitale. L’angolo con le proprie foto, i propri peluche, i propri oggetti personali, tutti frammenti di vita. Mantovani le ha poi vendute successivamente al gruppo l’Espresso che si è prima innamorato delle immagini poi è rimasto  incuriosito delle possibili storie che potevano celarsi dietro a ciascuna di esse. Quindi siamo stati contattati da una giornalista di D di Repubblica che ha voluto ascoltare le storie che si nascondevano dietro ai sorrisi e dietro agli sguardi ritratti in ogni fotografia. La giornalista ha proposto di seguire per una giornata lo spaccato di vita di alcune ospiti del dormitorio di viale Lenin con l’intenzione di realizzare un reportage autentico che, come le stesse foto, restituisse dignità alle vite e raccontasse una pagina diversa del vivere la strada. La strada vista con gli occhi di una donna. L’obbiettivo era capire cosa c’è dietro a quelle facce sorridenti, dietro alle fatiche del vivere quotidiano: i sogni, le speranze, l’immagine di sè. La proposta è stata fatta ad alcune donne che stanno cercando di ri-costruire un immagine nuova di sè e che devono allo stesso tempo convivere con le paure, le difficoltà, le vecchie ferite del passato, insomma donne che devono fare i conti con la vita e fare pace con se stesse. Donne che vogliono ritrovare il filo della matassa, ricollegrare dei pezzi scollegati, donne che cercano disperatamente un lavoro o che un lavoro c’è l’hanno già, ma per così poche ore e con un guadagno così misero che non consente loro di fare quel passo successivo. Donne che sono sia madri che figlie di qualcuno, donne che spesso hanno reciso i contatti con le radici e con la propria famiglia.
Donne che a volte seguono un uomo, altre che seguono un figlio che sta male.
Storie assemblate e racchiuse in un luogo, la dimensione del dormitorio che accoglie part time, dalle 17,00 al mattino successivo, e il giorno fuori sia che piova, sia che faccia il sole. L’articolo dovrebbe intitolarsi vite ri-trovate." donneFaccio qualche scatto, prendo un té scambiando due chiacchere. Molte di loro le conosco, ma la mia curiosità cresce. Vorrei rimanere ancora, ma si sta organizzando una riunione, dunque tolgo il disturbo. Non mi resta che aspettare sabato e andare in edicola. Ma spero che questo spaccato di vita possa trovare ancora posto, qui su Asfalto, anche in futuro, anche quando non ci saranno eventi come questo. Queste storie, queste donne hanno piena cittadinanza qui.

Siamo in finale!

Pubblicato: 30 ottobre 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, tele asfalto, televisione

vedi il video nel sitoPremio “L’anello debole 2008”, giovedì 23 ottobre il verdetto finale. Abbiamo partecipato al concorso, indetto dalla Comunità di Capodarco, per la categoria video Corti della Realtà e siamo arrivati fra i 18 finalisti (su 58 partecipanti) con l’intervista a Stefano Bici.

Oggi la giuria di qualità de “L’anello debole” si riunirà a Roma per scegliere le opere vincitrici e menzionate dell’Edizione 2008 del premio. Il verdetto finale sarà reso noto giovedì 23 ottobre.
Le 148 opere in concorso divise in quattro categorie (28 per la Radio, 42 per la TV, 58 per i Corti della Realtà e 20 per quelli della Fiction) hanno già affrontato una prima selezione, il 27 e 28 settembre, da parte di un gruppo di lettori formato dalla stessa Comunità e integrato da una ventina di studenti e insegnanti delle scuole superiori di Fermo. Essere arrivati fino a qui è già una grande sorpresa: vedere questo video fatto con una webcam vicino a produzioni professionali è incredibile. Significa che i contenuti pesano. Comunque incrociamo le dita perché sarebbe una bella soddisfazione e poi Le Marche attorno a Capodarco sono bellissime! Sarebbe bello farci una gita.