ASPETTANDO GODOT

Pubblicato: 10 ottobre 2008 da massitutor in week end a scrocco

guardiateneDA SABATO 11 A DOMENICA 19 ottobre 2009
Progetto "Omaggio a samuel Beckett"
feriali ore 21.00, festivi ore 16.00

Con sincera ammirazione per un grande amico come Massimo Macchiavelli vi segnaliamo la sua grande prova d’attore in un importante spettacolo al teatro Dehon di via Libia. Un testo come Aspettando Godot è molto vicino alla strada che qui si racconta e vive ed è per questo che noi di Asfalto ci andremo in massa.

Vladimiro ed Estragone  stanno aspettando su una desolata strada di campagna il misterioso Godot. Questo personaggio non appare mai sulla scena, si limita solo a mandare un ragazzo ad informare i due del suo imminente arrivo. I due uomini, due barboni, si lamentano continuamente del freddo, della fame e del dolore; litigano e pensano di separarsi, ed addirittura al suicidio, ma alla fine restano sempre dipendenti l’uno dall’altro e non fanno mai niente. In antitesi ai due protagonisti, che trascorrono passivamente il loro tempo, nel racconto vi sono altri due personaggi: Pozzo e Lucky che compiono continui viaggi senza scopo per provare la loro esistenza. Pozzo, che si definisce il proprietario della terra sulla quale Vladimiro ed Estragone stanno, è un uomo crudele, che tratta il suo servo Lucky come una bestia, tenendolo perfino per un guinzaglio. Il secondo atto differisce solo in apparenza dal primo: Vladimiro ed Estragone continuano a parlare e ritornano in scena Pozzo, che è diventato cieco, e Lucky, ora muto. L’ultimo personaggio dell’opera è un ragazzo, un pastore che porta messaggi da parte di Godot. L’opera è divisa in due atti; in essi non c’è sviluppo nel tempo, poiché non sembra esistere possibilità di cambiamento. La trama è ridotta all’essenziale, è solo un’ evoluzione di micro-eventi. Apparentemente sembra tutto fermo, ma a guardare bene "tutto è in movimento".  Il tempo sembra "immobile". Eppure scorre. I gesti che fanno i protagonisti sono essenziali, ripetitivi. Vi sono molte pause e silenzi. A volte si ride, a volte si riflette in "Aspettando Godot", come se si fosse a "teatro o al circo" (dicono i personaggi).

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
Teatro Dehon
V. Libia, 59 – 40138 BOLOGNA – Tel. 051 342934 – 344772 – Fax 051 307488
teatrodehon@tin.it

Presentato il Piano antifreddo milanese

Pubblicato: 10 ottobre 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, dormire, inchieste

Saranno investiti oltre 2 milioni di euro, 800 nuovi posti letto invernali e da quest’anno oltre alla colazione i dormitori offriranno anche la cena.

milano

Dal sito Vita.it riportiamo qui un articolo sulla situazione milanese in vista dell’inverno che sta inesorabilmente arrivando. Chissà come andrà a Bologna? Terremo alta l’attenzione e vi faremo sapere.

I meteorologi prevedono un inverno mite, ma per i tanti, troppi, che a Milano vivono all’addiaccio la stagione che si avvicina è comunque un problema. Da parte dell’assessorato alla Famiglia, Scuola e Politiche sociali quest’anno arrivano alcune novità in concomitanza con la presentazione del Piano antifreddo per i senzatetto che vivono in città. La prima è che: «Quest’anno non parliamo più solo di Piano Antifreddo, ma di una programmazione biennale di accoglienza per i senzatetto di cui il piano entra a far parte a pieno titolo e che nel periodo invernale potenzia e amplia i suoi interventi – ha spiegato l’assessore Mariolina Moioli –. La scelta è stata dettata dalla necessità di dare continuità al servizio e di programmare gli interventi cercando di fornire agli homeless un servizio sempre migliore».

Il progetto, che per quest’anno e il 2009 prenderà il via il 15 novembre e si concluderà il 31 marzo, prevede un investimento di circa 2.300.000 euro. Accanto ai 400 posti letto disponibili tutto l’anno, l’amministrazione comunale ne predisporrà 800 nuovi: 164 presso la Casa dell’Accoglienza di viale Ortles, 100 nella struttura di via Saponaro. Altri 536 saranno individuati tra le strutture esistenti sul territorio. «Inoltre prevediamo il potenziamento del servizio di Unità Mobili notturne, del servizio sanitario presso le strutture che offrono l’accoglienza e poi, ancora, la distribuzione di derrate alimentari e di farmaci, grazie alla collaborazione rinnovata con il Banco Alimentare e il Banco Farmaceutico» ha continuano l’assessore.

Altra novità di quest’anno consiste nella cena che sarà offerta agli ospiti dei dormitori. Non più solo prima colazione e accoglienza notturna, dunque, ma anche un pasto caldo prima di andare a letto. Inoltre, saranno pertanto potenziati i progetti di accoglienza abitativa, differenziati in base alle fasce di età, con interventi personalizzati; sarà potenziata anche l’accoglienza diurna. Nell’inverno 2007 – 2008 le strutture comunali di Milano hanno accolto 1670 utenti, di questi 1400 erano uomini. Palazzo Marino ha anche acquistato 470 sacchi a pelo che sono stati distribuiti alle persone senza fissa dimora che hanno rifiutato il ricovero.

Vite diverse

Pubblicato: 9 ottobre 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, operatori dispari, radio asfalto
Una volta, in una notte di fine estate, sono stato invitato da Susanna Schimperna, a partecipare al suo programma radiofonico su Radio Due che si chiama Cattivi Pensieri, che è anche un blog. Il tema di quella puntata era "Vite Diverse". Dunque io e Pietro Simpit abbiamo affrontato brillantemente temi tipo: vite ai margini, lavoro sociale, drop-in, drop-out, libertà, viaggi, servizi sociali e altre amenità di questo genere. Ora è possibile riascoltarla qui, in questo lettore, per chi quella notte, buon per lui, stava dormendo o facendo qualcosa di più interessante.

Saran solo canzoni

Pubblicato: 8 ottobre 2008 da massitutor in Uncategorized
NadaStamattina mi sono alzato, ho riempito un bicchiere di acqua minerale gasata, ho aggiunto una puntina di zucchero ottenendo così una giusta reazione chimica; sopratutto ho pensato a NADA alla ricerca di belle musiche è ho scritto questo brano.

sarano solo canzoni
le mie parole
che nascono del cuore
migliaia di amori
che ho dentro di me
cento vite vorrei
dedicare a te

come tu dedicherai a me
tutta la tua passione
tutta la tua musica
e poi chi le canterà
saran canzoni…
canzoni d’amore
canzoni canzoni
canzoni d’amore

suonerai per me
mentre io aggiungerò
le mie parole
quando le canzoni
nascono dall’amore

perchè ci piace
vivere accanto
vivere insieme
vivere vivere
vivere, scrivere
scrivere e suonare

mentre il tempo vola via
come i giorni, giorni d’amore
saran solo canzoni
le mie parole
che nascono dal cuore
migliaia di amori
che ho dentro di me
cento vite che vorrei
dedicare a te

saran solo canzoni
le mie parole
che nascono dal cuore
migliaia di amori
che ho dentro di me
cento vite che vorrei
dedicare a te

suonando suonando
suonando suonando
cantando cantando
suonando, suonando
cantando, cantando

Cose dall'altro mondo

Pubblicato: 6 ottobre 2008 da massitutor in civiltà, comunità, inchieste, vagabond geoghaphic
Il lavoro che vogliamo proporre è un analisi su realtà alternative in Italia e in Europa che cercano di impostare un modo di vita "alternativo" alle leggi di mercato e di profitto che stanno infettando il pianeta come un virus senza più ritorno.
Faremo luce sugli aspetti che caratterizzano gruppi di persone,movimenti e comunità mosse dall’istinto di un modello di vita comunitario che parte dal basso e la concretizzazione di un pensiero "utopico" che cerca di relazionarsi con la società odierna e prova a concretizzare un modello di vita diverso,ma non per questo impossibile.
Cercheremo di accomunare esperienze apparentemente diverse tra loro ma che hanno un filo comune che le intreccia e che potrebbe diventare un esempio per quanti vogliano organizzarsi e creare posti fisici dove sperimentare le proprie idee, conoscerne i limiti e sviluppare soluzioni.


Ho scelto di far conoscere Christiania perchè è un luogo dove ho vissuto  e lavorato per un anno quando di anni ne avevo 19.
La cosa che mi ha stupito di più è stata l’accoglienza che ho ricevuto.In febbraio a meno venti gradi, senza un soldo in tasca e soprattutto senza parlare neanche due parole di inglese mi sono ritrovato a dormire dentro l’atrio di un portone di Christiania:
dopo soli due giorni fui invitato a dormire in un teatro che si chiama tuttora "operae" e fui subito messo a lavorare in un clima di vera fratellanza e questo mi stupi’ molto.
La città libera di Christiania è un ex area militare poco fuori dal centro di Copenaghen in Danimarca che agli inizi degli anni settanta fu occupata da un gruppo di persone tra cui molti artisti, pittori e rivoluzionari che decisero di trasformarla in uno stato libero.
Oggi Christiania ha circa 10000 visitatori al giorno, una popolazione multietnica e caratterizzata da una moltitudine di lingue, suddivisa in 12 zone autonome.
A Christiania vivono circa 200 bambini, che hanno i loro asili, doposcuola e case dei bambini: la vita del villaggio per loro è un paradiso.
Il villaggio offre posti di lavoro,workshops ed è possibile imparare diverse forme di artigianato.
La scelta è libera!
Christiania è un villaggio naturalistico dove è proibito andare in macchina, la violenza, le armi e le droghe pesanti, è una specie di miracolo nel mezzo di una società capitalistica, un sistema più sull’uso che sulla proprietà privata e dove la capacità pratica è sostenuta dalla conoscenza teorica.
La città libera ha trovato una nuova visuale nella sua politica di SOPRAVVIVENZA, dove certe norme che nella società moderna sono in crisi, vengono invece trattate in maniera diversa.
Non esiste sovrapproduzione e di conseguenza un lavoro stressato ma una grande umanità che caratterizza la vita del villaggio.Le giornate scorrono lente, senza frenesia: si possono trovare concerti e spettacoli praticamente ogni sera e alla fine si viene coinvolti a partecipare alla vita culturale del posto.
Il simbolo di Cristiania, oltre alla bandiera coi tre cerchi, è la statua della libertà bruciata che si trova fuori sulla strada principale e che a mio avviso rappresenta lo spirito cristianita, ma lascio a voi l’interpretazione.
Molto spesso negli anni passati e ancora oggi Christiania è stata attaccata dalle istituzioni che con la scusa della vendita di droghe leggere ha mandato, con la violenza, poliziotti che con i loro soliti manganelli e gas lacrimogeni anno cercato di disturbare la vita sociale del villaggio.Il fatto è che potenti lobbi immobiliari vogliono prendersi quest’area per poter costruire e speculare sulla vita degli altri, un problema globale che ormai conosciamo in tutto il mondo.

Quì sotto voglio lasciarvi la traduzione di una canzone di John Lennon che ben rispecchia l’ideale che mosse queste persone a creare un luogo che è la concretizzazione di un "utopia" di libertà.

Imagine there’s no heaven Immagina che il paradiso non esista
It’s easy if you try è facile se ci provi
No hell below us non c’è l’inferno sotto di noi
Above us only sky sopra di noi soltanto il cielo
Imagine all the people immagina tutta la gente
Living for today… che vive solo per il presente
Imagine there’s no countries immagina che non ci siano nazioni
It isn’t hard to do non è difficile farlo
Nothing to kill or die for niente per cui uccidere o per cui morire
And no religion too e neppure nessuna religione
Imagine all the people immagina tutta la gente
Living life in peace… che vive la propria vita in pace…
    
You may say I’m a dreamer Potresti dire che sono un sognatore
But I’m not the only one ma non sono il solo
I hope someday you’ll join us spero che un giorno ti unirai a noi
And the world will be as one ed il mondo sarà come una cosa sola.
   
Imagine no possessions Immagina che non esista la proprietà (privata)
I wonder if you can penso che tu ci riesca
No need for greed or hunger nessun bisogno di essere avidi o affamati
A brotherhood of man una comunità di uomini
Imagine all the people Immagina tutta la gente
Sharing all the world… che si divide il mondo intero
   
You may say I’m a dreamer Potresti dire che sono un sognatore
But I’m not the only one ma non sono il solo
I hope someday you’ll join us spero che un giorno ti unirai a noi
And the world will live as one ed il mondo vivrà come una cosa sola.
Pubblichiamo un articolo dal Corriere della sera online su un rapporto della Caritas sulla città di Milano. Uno spaccato che deve far riflettere comunque su tutta la realtà nazionale. Il rappoprto parla di 5mila senza tetto in città; disoccupazione e redditi bassi i problemi di chi è in difficoltà: per il 70 per cento donne, tre quarti stranieri.

homeless natale3Cresce la povertà nella Diocesi di Milano, un territorio che comprende il capoluogo lombardo, Lecco e Varese oltre alle rispettive province. E’ quanto emerge dal settimo rapporto della Caritas ambrosiana presentato martedì mattina. Ricerca che «non ha la pretesa della completezza» – è stato spiegato – ma che punta su un solido campione: quasi 16 mila persone che si sono rivolte a 61 centri di ascolto nel 2007. Fra le principali preoccupazioni di chi è in difficoltà permangono l’occupazione e l’abitazione e in questo senso si parla proprio di «precari della casa», tanto che il rapporto è stato chiamato «Case senza abitanti e abitanti senza casa». Nella sola Milano – ha spiegato il direttore di Caritas ambrosiana, don Roberto Davanzo – circa 5.000 persone non hanno abitazione e si avvalgono di strutture di accoglienza e 85 mila, secondo una ricerca dell’Università Bicocca, sono da considerare vulnerabili, cioè basta poco per precipitarli in una condizione di bisogno.
Le criticità sono note: le giovani coppie non trovano alloggi a prezzi accessibili e si scontrano con la carenza di case in locazione, le famiglie non riescono a sostenere l’aumento delle rate del mutuo, i separati, soprattutto uomini, hanno difficoltà a trovare una nuova abitazione. E poi gli stipendi inadeguati e instabili. In due parole: la precarietà esistenziale. «Il problema della casa non riguarda solo gli stranieri, è una difficoltà trasversale – ha sottolineato Davanzo – tanto che si è ridotta significativamente la popolazione milanese, si è scesi a 1 milione e 200 mila abitanti da 1,9 milioni 20 anni fa. Siamo ormai una città senza abitanti, perchè la casa è diventato un bene speculativo. C’è un pendolarismo, il capoluogo si riempie di giorno e si svuota di sera». «Il problema abitativo – ha concluso – o viene governato a livello di pubblica amministrazione con la collaborazione del privato e del privato sociale oppure non se ne esce».

I poveri del territorio sono per il 70% donne, hanno in media 40 anni e per i tre quarti sono rappresentati da stranieri. «La forte rappresentanza femminile – spiega Angela Signorelli dell’Osservatorio Caritas Ambrosiana – si spiega col fatto che sempre più spesso sono le donne a farsi carico dei problemi della famiglia: dietro una donna che si rivolge a noi molto spesso c’è un intero nucleo familiare in difficoltà». Il 75% di chi si è rivolto ai centri Caritas lo scorso anno sono stati stranieri: Perù, Romania, Ecuador, Marocco e Ucrania le nazionalità maggiormente rappresentate. Gli stranieri hanno un’età media di 37 anni (contro i 48 degli italiani) e un livello d’istruzione più alto (sono laureati il 7,2% e hanno un diploma il 26,2%), ma spesso i loro titoli di studio non sono riconosciuti nel nostro Paese.

Tra i bisogni che hanno spinto i componenti del campione a rivolgersi alla Caritas il problema dell’occupazione (58,9%) è al primo posto seguito da un redditto non sufficiente (33,3%) e, come già ricordato, dal disagio rispetto all’abitazione (15%). A fronte della difficoltà in cui versano sempre piu famiglie, Caritas e Fondazione San Carlo (che ha contribuito all’indagine) denunciano la presenza a Milano di moltissime case di proprietà tenute vuote. «Sappiamo che non sono i privati a poter rispondere all’emergenza – ha detto Giuseppe Sala della Fondazione San Carlo – ma se molte famiglie cogliessero l’invito del Cardinale Tettamanzi nella sua lettera pastorale a "mettere a disposizione le loro proprietà dandole in locazione a prezzi accessibili", qualcosa potrebbe cambiare».

Il cambio della guardia

Pubblicato: 30 settembre 2008 da massitutor in assistenti sociali, assistenze e bisogni, civiltà, inchieste, politica

guardiatene

Notizia. Nei prossimi giorni cambieranno molte cose nel mondo del sociale a Bologna: è un punto del percorso di un processo di ristrutturazione dei Servizi sociali che parte dal Parlamento ed è stato recepito via via a livello locale. Ed ecco che veniamo a Bologna. Dunque va detto che la situazione è ancora un po’ tutta in fase di rodaggio, ma le cose si metteranno  più o meno così: il Comune manterrà un compito di progettazione e indirizzo politico dei servizi, che saranno gestiti però dalle 3 Asp (Aziende Pubbliche Servizi alla Persona) e cioè: Irides (accoglienza minori); Papa Giovanni XXIII (anziani oltre i 65 anni) e l’Opera Pia dei Poveri Vergognosi, che sarà impegnata nella gestione delle strutture e dei servizi per il nostro settore e cioè il disagio adulto, lotta all’esclusione e problemi correlati all’immigrazione.
Ma non finisce qui: altro fattore fondamentale di questo grande cambiamento è il decentramento dei servizi sociali nei Quartieri. A breve, infatti ognuno dei 9 Quartieri di Bologna avrà un suo sportello sociale di accoglienza e ascolto per le persone con dei bisogni su quel territorio e, vien da sé che il Servizio sociale adulti centralizzato andrà dissolvendosi.
Che dire? Intanto che questo è solo un accenno di un discorso complesso che speriamo di riuscire ad approfondire anche qui su Asfalto, anche grazie all’aiuto di persone che di queste cose ne macinano ogni giorno: mi riferisco dunque a responsabili, esperti, operatori, amministratori, politici e ovviamente anche utenti dei Servizi, che potranno portare qui il loro punto di vista su questo importante cambiamento. Purtroppo c’è stato troppo silenzio attorno a questo mutamento, da parte di tutti. Ormai è arrivato e dunque affrontiamolo. I cambiamenti fanno sempre paura e fanno nascere preoccupazioni di ogni tipo, per cui viene spontaneo gridare Alla catastrofe, ma valutiamo serenamente gli sviluppi di questo processo e procediamo senza paura verso una rappresentazione e magari un dibattito possibilmente costruttivo, fra di noi e insieme agli attori coinvolti.

Il mazzo di chiavi

Pubblicato: 26 settembre 2008 da massitutor in estate, morte, musica, radio asfalto, rielaborazione, tele asfalto

Un modo per salutare l’estate che se n’è andata. Un omaggio alle tragiche e desertiche domeniche cittadine. Questa è la seconda versione video della lettura de Il mazzo di chiavi: un racconto che ha unito Stefano Bici, Massimo Macchiavelli ed io. E’ stato un vero piacere e un’emozione autentica che spero sia contagiosa.

Passeggeri senza biglietto

Pubblicato: 25 settembre 2008 da massitutor in dormire, inchieste, rielaborazione

In tempi in cui si parla moltissimo di aerei, aereoporti, compagnie di bandiera, buchi di bilancio, cordate, presunti esuberi e presunti privilegi del personale volante, mi capita di leggere un articolo come questo: La storia dei clochard milanesi che popolano l’aereoporto di Linate. Un inchiesta ben fatta dal sito TG-Com (già!), con relativo video. Buon atterraggio.

linateIniziano ad arrivare all’aeroporto intorno alle 22, scendono dall’autobus che li ha portati fino a Linate e con la loro borsetta in spalla e la valigetta in mano entrano dentro lo scalo milanese e cominciano a girare per i corridoi. Danno un’occhiata all’orario delle partenze e poi si dirigono verso la zona del check-in. Qui si siedono su una panchina aspettando un aereo che non arriverà mai. Perché, quando l’aeroporto chiude, loro sono ancora lì e quando riapre, prima che arrivi la gente, si alzano e vanno via. E’ un rito che si ripete ogni giorno, ormai da più di un anno: loro sono i passeggeri che non volano mai, le loro valigie non saranno mai imbarcate, sono gli invisibili dell’aeroporto di Linate (GUARDA IL VIDEO).

Sono in tutto una decina, più uomini che donne, le persone che con un finto borsone tutte le notti scelgono come letto i seggiolini blu dello scalo di Milano. Sono soprattutto italiani e arrivano tra le 22 e mezzanotte con il 73, la linea che da piazza San Babila porta a Linate. Appena scesi dall’autobus prendono il carrello e iniziano a vagare per le corsie dell’aeroporto. Alcuni si accomodano con il loro finto trolley nelle sale d’attesa, altri leggono il giornale seduti nelle poltroncine vicino i monitor degli arrivi, e altri ancora decidono di salire al secondo piano. Qui, dopo un breve giro, vanno dritti al bagno, tirano fuori dalla loro borsetta un beauty, (con dentro spazzolino, dentifricio e un cambio) si tolgono la camicia e iniziano a sciacquarsi. Prima le mani, poi il viso e il petto e infine i denti. All’inizio non li riconosci subito, riescono a mimetizzarsi bene e confondersi tra i normali viaggiatori. Non portano abiti stracciati e soprattutto non chiedono l’elemosina. Però appena ti avvicini capisci che non sono dei normali passeggeri. Le loro scarpe sono consumate dall’asfalto, i loro vestiti sono sbiaditi e in viso portano la tristezza di chi vive per strada.

Si possono vedere ogni notte, sono sempre lì, sono sempre gli stessi, con addosso i vestiti di sempre. Magari cambiano letto, o meglio poltrona, c’è chi dorme vicino alle partenze, chi al secondo piano e chi vicino al check-in. “Non danno fastidio a nessuno”, ci dice una ragazza che lavora a Linate. “Stanno qui fino all’alba – spiega un inserviente – poi appena il 73 riprende la corsa la mattina presto lasciano l’aeroporto e vanno in centro”. Abbiamo cercato di avvicinarne qualcuno, di conoscere la loro storia, ma hanno preferito non rispondere. Luciano è uno di questi: milanese di mezza età, camicia bianca e sulle spalle un golfino blu, legge un giornale trovato per terra accomodato su una poltrona al secondo piano dello scalo. Cerchiamo di scambiare due chiacchiere, ma lui non ha molta voglia di parlare, “ho mal di denti”, dice. Qualche seggiolino più avanti c’è Maria, è sdraiata su una poltroncina e ha una brutta tosse. “Sto aspettando l’aereo per andare a Roma”, ma tre giorni dopo la ritroviamo nello stesso posto, con la stessa tosse. Nello scalo milanese la notte passa tranquilla, con gli addetti alle pulizie e gli altri viaggiatori che aspettano la partenza la mattina presto del loro volo. Mentre i clochard del Motel Linate, dopo aver passato la nottata sdraiati per terra con una borsetta per cuscino e una coperta che li ripara dal freddo e dalla fastidiosa luce al neon, vanno via senza lasciare traccia.

Ma Linate non è l’unico aeroporto dove si possono trovare i senzatetto. Esempi di questo tipo si possono trovare al Kennedy di New York, a Londra e anche a Roma. Qui i clochard sono poco meno di 10. “Girano per l’aeroporto tutto il giorno – ci racconta una commessa – c’è chi si riesce a mescolare con gli altri viaggiatori e chi invece si riconosce subito”. Il signor Guida è un dipendente di un bar: “Li vediamo passare ogni giorno, arrivano dalla stazione, vagano per lo scalo con la loro borsetta e con il carrello pieno di buste. Alcuni li individui, quando prendono da terra mozziconi di sigarette o quando ti chiedono di offrirgli un caffè. Lo fanno con discrezione e non chiedono mai l’elemosina. Sono tranquilli e non disturbano”. Gli homeless di Fiumicino si dividono in due gruppi: chi sta agli arrivi nazionali e chi gironzola al terminal C, ossia in quelli internazionali. “Una sera – racconta un addetto dello scalo romano – ho visto passeggiare un tizio con la maglia del Chelsea. L’ho rivisto il giorno dopo e ho pensato che avesse perso l’aereo. Poi però dopo una settimana era ancora lì e ho capito che non si trattava di un passeggero normale”.

M.Nuzzolo – P. Filippone – V. Pentangelo

GUS

Pubblicato: 23 settembre 2008 da massitutor in amicizia, colletta, musica
gus

“Maremma maiala” eccomi qua in codesto blog Io mi chiamo Augusto ma tutti mi chiamano “GUS”. E’ scritto GUS ma si legge GAS. Sono nato a Pisa sicchè son toscano e vivo a Bologna da 8 anni. Per me suonare è una necessità si conosce tanta gente, si comunica e si lascia sempre e comunque qualcosa di me. Tanta gente mi ascolta e mi lascia una moneta o un sorriso o un complimento, in tutti e tre i casi io son contento. Suono solo e soltanto musica per chitarra e voce e tra una cover e l’altra inserisco qualcuno dei miei 8 brani che ho composto negli ultimi 8 anni Se volete ascoltarmi dal vivo mi trovate ogni domenica in corte Isolani dalle 18.00 alle 20.00 “salvo imprevisti”.