Sono ad un bivio… o ad una rotonda?

Pubblicato: 7 marzo 2008 da massitutor in libertà

sono a un bivio

Dedicato ad Andrea e a tutti quelli che girano

Come passare l'8 marzo senza danni

Pubblicato: 7 marzo 2008 da massitutor in la vita è un cantiere

carciofiSe gli regali la mimosa hai qualcosa da nascondere, se non gli regali la mimosa vuol dire che non ti frega più niente di lei… e gli altri giorni? Non mi regali mai i fiori… e via così.
Oppure con una mossa ardita ti presenti con un bel mazzo di carciofi che, diversamente dai fiori che il giorno dopo sono da buttare, si possono fare al forno e buon appetito. Questo suggerimento l’ho provato io personalmente (Giovanni Buldrini detto selvaggio 63) e vi dirò che ha funzionato sia nel senso di amore nei confronti di mia moglie e nel senso culinario.

Ciao Massimiliano

Pubblicato: 6 marzo 2008 da massitutor in amicizia, morte

Domani Sabato 8 marzo 2008
È possibile andare e po
rtare l’ultimo saluto presso la camera mortuaria del cimitero della Certosa, dalle 7.30 alle 8.30. La funzione religiosa inizierà alle 9.00 presso il Pantheon, è la seconda chiesa sulla sinistra entrando nel complesso della Certosa da via Gandhi. Il luogo indicato è raggiungibile con l’autobus n° 19.

Con affetto…
tutto il Centro Diurno e il Rifugio Notturno di Via del Gomito

Girotondo

Pubblicato: 4 marzo 2008 da massitutor in dormire, morte

Una brutta storia già vista e raccontata tante volte purtroppo. Arriva la sera al dormitorio, lentamente (molto lentamente) la pace avvolge le stanze; arriva la notte, quella profonda. Un ragazzo si sente male, un uomo è malato e nessuno lo sa. Arriva il mattino, un operatore, come mille volte, sale le scale per dare la sveglia, ‘che inizia un’altra giornata di giri e sbattimenti. In una stanza di tre persone un ospite, un poeta, un uomo è morto. Mentre gli altri dormivano, mentre altri si svegliavano. E sarà una cosa dura da raccontare. E sarà una cosa che va anche sul giornale. E sarà la solita ballata della morte che ogni tanto fa visita nei nostri territori. Perchè qui si muore presto, perchè qui si muore all’improvviso. Spesso senza salutare.
E’ stato un fine settimana piuttosto ingrato per la gente che vive questo lato della strada: ci hanno lasciato Massimiliano e Giorgio. Li salutiamo con affetto insieme alle persone che li hanno conosciuti. Lo facciamo con questa ballata di Branduardi interpretata da Gianni. E andiamo avanti.

Scelte di vita

Pubblicato: 3 marzo 2008 da massitutor in amicizia, assistenze e bisogni, libertà, viaggio

senza metaVita di strada: Mi chiamo Andrea sono napoletano e sto a Bologna da un bel pò. Prima lavoravo e avevo casa e famiglia, venendo a mancare la risorsa economica sono sprofondato in un abisso dal quale mi riesce difficile risalire anche possedendo milioni di bombole di ossigeno, mi sento mancare il respiro. Prima facevo assiduamente uso di "COCA" ma trovandomi quì ho cominciato a sniffare eroina e mi sono come si suol dire infognato. Ho cominciato a prendere metadone ma ora non mi và più e ho ricominciato con il bere cosa peggiore sia dell’una che dell’altra. Ho fatto dormitori ma x uno abituato ad essere libero come il vento è molto difficile attenersi a delle regole, le quali è giusto che ci siano se vuoi restare ad essere un mantenuto, tanto che ti frega hai dove dormire al caldo, hai un pasto e un posto dove lavarti ma manca la cosa essenziale l’AMICIZIA cosa che x me è un valore di vita ma x i tossici e alcolisti e chi fà uso di altre sostanze è solo un pretesto x scroccare ciò che l’altro ha. Da oggi sono ritornato in strada. E l’unica mia vera amica è la mia SOLITUDINE la quale è l’unica che non ti lascierà mai, rimarrà fedele x l’eternità e ti abbandonerà solo quando smetti di esistere.
Ho voglia di…
fuggire e mollare tutto..
…e assaporare un pò quel sapore di solitudine che sà tanto di libertà… dove ti permetti di coccolarti un pò… e coltivare la speranza di un futuro migliore.
       

Caio non deve affondare

Pubblicato: 1 marzo 2008 da massitutor in Uncategorized

Niente alcol niente metadone un metodo per uscire provato da cio è dura ma riesci a riprendere. Nonostante tutti i rischi di una parte di società chiamata palude la tua zattera regge il peso riesce a galleggiare bene si ma con qualche rischio. Quali sono i tuoi risultati positivi puoi citarne qualcuno i soliti. Cosa è che mette a rischio il tuo metodo puoi citarne qualcuno i soliti, in caso di successo non pensi. Che si possa usare come insegnamento per aiutare, si. Ti piacerebbe insegnare il tuo metodo a una persona in difficoltà, la stessa vita la stessa storia, la stessa società pensi che siano una cosa a rischio quando uno smette, esce dalla comunità e rientra nella società. Secondo te quando uno smette e giusto che trovi una società pulita con i tassi a rischio talmente ridotti da non ricaderci più, giustissimo, quanto deve lavorare un comune per questo progetto quanto sta facendo e quanto farà comunque curare la società con maggior prevenzione per la cura dei nostri giovani serve, non sempre la colpa e dei giovani e totale quando la società e tutta un rischio nonostante l’impegno di chi vuole veramente uscirne. In tanto un grossissimo grazie per il lavoro svolto dal comune fatto alla montagnola una cosa studiata emessa in atto, esposta e approvata per la salvaguardia dei giovani e alla città un grossissimo grazie a Cofferati perché da qui capisco che ci sta venendo incontro e inoltre le auguro una  conferma, e se tutte le strade portano a Roma il suo lavoro fin qui svolto e stato bellissimo.

Il dito o il braccio?

Pubblicato: 29 febbraio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, dormire, lavoro, politica

posto_letoLe risorse son quelle che sono, ogni anno sermpre di meno, e posso assicurare che i servizi non danno "per modo di dire" un aiuto, l’impegno é enorme, sono le esigenze degli utenti, ospiti, o poveri di oggi, che sono diventate una pretesa,  insomma dai un dito ma si pretende un braccio, e questa diventa una situazione di agio. Fino a un anno e mezzo fà la politica delle strutture era quella di concedere un tempo illimitato a tutte le persone senza un tetto, una sorta di riuduzione al danno perenne, ma il risultato finale é stato quello di fossilizzare ancora di più le persone, cazzo !!!..é normale, quando hai un posto caldo, da mangiare e lavarti viene automatico pensare; ma chi me lo fa fare di trovarmi un lavoro?! Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, c’é chi ha bisognoso davvero e si trova in una situazione di disagio, ma c’è chi ci marcia sopra e le pretese sono sempre di più. Adesso, da circa un anno a questa parte la politica dei dormitori, sia per un imposizione del Comune che per decisione delle cooperative sociali é cambiata sostanzialmente: le persone hanno un tempo di permanenza trimestrale rinnovabile mensilmente, gli ospiti possono rimanere per più tempo, ma con un progetto alle spalle, una borsa lavoro, un corso di formazione, un qualcosa che dimostri che la persona sta facendo un piccolo passo per sè stesso.
Un altro aspetto negativo dei dormitori é l’occupazione di posti letto, sottratti "si fa per dire" a persone che ne hanno veramente bisogno, mi spiego meglio; ci sono ragazzi che gli é stato assegnato un posto letto, ma per il fatto che lavorano di notte, molto spesso rientrano alle 7 di mattina per poi uscire alle 8, togliendo la possibilità ad un altra persona di usufruirne. Purtroppo attualmente a Bologna (e questa é una nota a sfavore) esiste solo il Centro Beltrame che, per chi non lo sa é una struttura polifunzionale: dormitorio di primo e secondo livello, servizio sociale adulti, drop in e lista unica. Personalmente se avessi soldi da investire oppure l’autorità di suggerire al Comune ed avere voce in capitolo, investirei in questo senso: cioé, un altro "Beltrame!", o un semplice posto dove può riposare chi lavora di notte, che ormai sono la maggior parte. Parecchi di questi lavoratori sono Somali oh Eritrei e il lavoro di facchinaggio notturno sappiamo essere un accesso più facile al mondo del lavoro.
Si parla tanto di degrado, di persone che bivaccano negli angoli piu nascosti della City, ma di concreto per risolvere questo problema non vedo niente, sembra che il Comune sia troppo impegnato a far sgomberare i collettivi autonomi come il crash o altri centri sociali autogestiti. Fanno i dispetti, sgomberano e parlano, sgomberano e riparlano, un gran vociferare ma stringi stringi(?!?), comincia a metterci qualche letto in uno dei tanti capannoni vuoti o appena sgomberati, avremmo sicuramente più gente protetta e meno per strada, si comincia cosi, é iniziato cosi anche il Caracci, e il Sabatucci pensa un pò, negli Anni 80 era di legno.
Comunque tutto questo degrado non lo vedo, se svaccarsi per terra a far ballotta a bere qualcosa e far 2 spini lo vogliamo chiamare cosi…va bene, ma non spaccate i maroni. In piazza verdi, come in Santo Stefano il 90% dei ragazzi sono studenti, ci sono sempre stati e ci saranno sempre; come mai 15\20 anni fà non si parlava di degrado, ma di risorse che venivano da fuori? Gli studenti sono il pane di Bologna, quindi vanno tutelati non dargli addosso, perche se per caso dovessero avere un cane, cosa sono punkabbestia? Ormai la gente da addoso ai senzatetto, barboni o chiamali come vuoi, puntano il dito contro gli immigrati, ma non vogliono sentirsi razzisti. Questo non é degrado ma intolleranza.

Massitutor Docet

Pubblicato: 28 febbraio 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, gite, lavoro

Aspettando Naufragi, il festival bolognese delle fragilità metropolitane, domani Massitutor andrà ad Ostia ad un seminario organizzato dall’Associazione Amici di Flavio Cocanari e dal Comune di Roma (XIII Municipio) sul tema:

"Per l’avvio di percorsi di inclusione sociale e lavorativa delle persone senza fissa dimora."
 
Sala Biblioteca Comunale Elsa Morante

Esordirà piu o meno così (l’intervento è di 20 pagine):
 
La Cooperativa La Strada è nata per la promozione dell’autonomia e
dell’integrazione socio-lavorativa di persone senza dimora e in condizioni di disagio sociale. I primi destinatari dell’azione sono gli stessi soci e lavoratori, rappresentati prevalentemente da persone che sperimentano, o hanno sperimentato, percorsi di vita di strada. In questo senso, il mutuo-aiuto rappresenta un principio cardine alla base del patto tra i soci, innervando, al tempo stesso, la vita quotidiana dell’organizzazione. Attuando un’estrema semplificazione, si può affermare che nello stesso modo in cui agli inizi del ‘900 gruppi di cittadini uniti da un comune bisogno si associavano a cooperative di consumo, di lavoro o edilizie volte a tutelarli dai meccanismi speculativi di mercato, così persone a rischio di emarginazione sociale si associano alla Cooperativa per migliorare le proprie condizioni di vita, attraverso la pratica della mutualità.
La Cooperativa è attualmente costituita da 50 lavoratori, di cui l’80% provenienti da esperienze di disagio e povertà. La base occupazionale risulta infatti composta da 18 persone tossicodipendenti, 19 in condizioni di disagio sociale, 2 disabili, 1 alcolista e 10 provenienti da percorsi di vita maggiormente tradizionali. Il 30% dei lavoratori è rappresentato da donne; l’età spazia dai 27 ai 65 anni, mentre l’età media risulta pari a 43 anni. Il Consiglio di Amministrazione è costituito da 7 lavoratori, di cui 3 donne e 4 uomini, 3 persone non disagiate e 4 provenienti da percorsi di vita di strada.
Il principale strumento adoperato per promuovere l’autonomia e l’integrazione socio-lavorativa è, ovviamente, il lavoro.
Lavorare in Cooperativa La Strada, dunque, non significa esclusivamente ottenere un’occupazione, assume invece per la persona una molteplicità di valenze che non possono essere considerate disgiuntamente. Significa,

  • In primo luogo, poter contare su un reddito che permetta di superare la soglia economica della sopravvivenza, emancipandosi dai precari lavori di strada e dalla beneficenza pubblica e privata.

     

  • In secondo luogo, consente di acquisire un ruolo, quello di lavoratore, socialmente riconosciuto, facilitando quindi, nel contempo, il sentirsi parte attiva di una collettività.
     
  • In terzo luogo, la garanzia di continuità occupazionale permette di guardare al futuro con una maggiore tranquillità e sicurezza, superando la necessità di arrangiarsi nella precarietà giorno per giorno.
     
  • In quarto luogo, l’impegno quotidiano richiesto consente, da un lato, di relativizzare l’importanza e l’influenza all’interno della propria vita di eventuali dipendenze e, dall’altro, stimola la riscoperta e lo sviluppo delle competenze, in un contesto che contempla la possibilità di sbagliare, favorendo l’autostima e la consapevolezza di sé.
Infine, lavorare in Cooperativa significa anche, e soprattutto, assumersi l’impegno e la responsabilità di partecipare attivamente, in base alle proprie capacità, al governo di un’impresa comune ed affermare la propria dignità ed il proprio diritto ad esistere e a lavorare a prescindere dai percorsi di vita intrapresi. In altri termini, si può affermare che lavorare in Cooperativa rappresenta per persone a rischio di emarginazione un passaggio essenziale nel riconoscimento del diritto alla casa, al lavoro e alla socialità, permettendo loro di divenire, da oggetto di politiche assistenziali, soggetti attivi, di trasformarsi da "semplici" utenti a lavoratori e cittadini ecc. ecc…
Ed ora Vox popoli vox Dei, si accettano anche vignette, armonizzazioni, sberleffi e incoraggiamenti.

Iene di Strada – Massitutor

Pubblicato: 25 febbraio 2008 da massitutor in laboratorio, operatori dispari, tele asfalto

C'è un solo capitanoRiprende la serie di interviste Iene di strada con Massi. Tutor del laboratorio di via del Porto, socio di Coop La Strada, fondatore e moderatore di Asfalto. Si sbatte quasi sempre al Centro diurno, ma lo potete seguire (non inseguire) anche qui, qui e qui.

il tuo amore

Pubblicato: 23 febbraio 2008 da massitutor in Uncategorized

tuo_amoreDi solo amore
capirai la storia
una medaglia
onore alla memoria

poi,la guerra finisce
e ricomincia
la vita e l’amore
il tuo amore
il tuo amore

nel prato nasce un fiore
pronto per essere raccolto
e dato come dono d’amore

in un sereno immenso
di luci di primavera
quando le foglie guardano il sole
e tutto rinasce

per gli orsi
il letargo finisce
e ora d’amore
e ora d’amore
il tuo amore
il tuo amore

il sole si fa forte
e riscalda
mentre chi corre
e chi gioca nell’aria
il risveglio
di una nuova primavera
che su questa
città risplende

il tuo amore
che sale dal cuore
e trasmette tutto quello che
vorreti dire a lei
ma poi entri in quell’
odissea che piace
con tanti piccoli baci
e poi e poi e poi

quanti saranno
ancora i giorni
che passeremo insieme
il tuo amore
cavallerescamente
il tuo amore.