Accolgo volentieri la segnalazione del nostro amico Maurizio Rotars della Bar Boon Band di Milano: dopo una storia come quella di Rimini, che è una storia di abbandono prima che di violenza, vediamo, in questa intervista ai volontari del Centro S.O.S Exodus della Stazione Centrale di Milano, quanto sia importante il semplice gesto dell’esserci.
Archivio per la categoria ‘assistenze e bisogni’
Un posto dove andare
Pubblicato: 13 novembre 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, operatori dispari, televisioneRassegna stampa di kurtinizzo
Pubblicato: 7 novembre 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, comunità, droga, famiglia, inchieste, libertà
SONO SOLO DEI BAMBINI, MA????????????
Potremmo scrivere una infinità di cose sui bambini, anzi vorremmo scrivere solo cose belle, positive, di aiuto ai bambini, ma invece scriviamo aimè, solo di cose negative e dire poco, diciamo che ci sono milioni di bambini nel mondo che sono usati per le guerre, i famosi bambini soldato, impegnati in prima linea, a farsi saltare sulle mine anti uomo, invece di giocare con dei giocattoli e delle bambole, per passare alla vendita dei bambini per sesso, il famoso turismo sessuale, che porta una marea di occidentali a fare queste (belle vacanze), ai bambini usati molte volte dai propri genitori agli angoli delle strade a fare l’elemosina. O addestrati a fare furti o scippi, come succede anche in Italia, dove due bambini scippano una studentessa di 27 anni che adesso si trova all’ospedale in fin di vita, oppure dei bambini pusher che per due soldi vendono morte a tanti loro coetanei, alla fine ci troviamo solo dei bambini che si trovano a fare cose che non sanno neanche cosa sono e solo per la grande intelligenza degl’adulti, gli adulti di tutto il mondo, diamo a questi bambini il diritto di giocare e non di essere uomini quando sono solo dei bambini?!
L’USO DELLA COCAINA E DEGLI SPINELLI IN EUROPA MA L’ITALIA PRIMEGGIA
Aumenta in Europa il rapporto sulle droghe l’Agenzia Europea delle Droghe, la top è veramente preoccupante, lo dice Oedt è comandata dalla cocaina, dove 3,5 milioni di giovani hanno fatto uso nell’ultimo anno, e circa la metà nell’ultimo mese, ci sono 71 milioni di europei che hanno usato nella loro vita la cannabis e 23 milioni nell’ultimo anno, sono in aumento tutte le droghe, non esiste la crisi per questo mercato anzi chi gestisce questo mercato sa come fare, hanno portato le droghe alla portata di tutti, a pensare che si può comprare una dose di cocaina a 8 euro anche un bambino ha 8 euro in tasca, dobbiamo informare, ed informare i giovani sui problemi a cui portano le droghe altrimenti saremo fritti o fumati, le percentuali italiane fanno paura: 20 milioni di Italiani hanno fatto uso, nella loro vita, che dire soffermiamoci su questo e pensiamo prima di puntare il dito e dire: drogato!
La strada vista con gli occhi di una donna
Pubblicato: 30 ottobre 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, dormire, inchieste
A questo punto devo andare a vedere queste famose foto che saranno pubblicate questo sabato sull’allegato a Repubblica che si chiama D la Repubblica delle donne. Come si dice in questi casi?
Segnatevelo sul calendario, raccimolate un paio d’euro e correte in edicola! E’ una storia che merita davvero. E’ così: io le ho viste e sono splendide. Forti. Ritraggono la dignità di queste donne lungo i margini di una vita frammentata, ma non ancora in pezzi.
Arrivo in via Lenin, 20 che è buio. Il dormitorio si chiama Madre Teresa di Calcutta, è a ridosso del cavalcavia che porta all’Esselunga ed è ricavato in una casa di campagna in una zona piuttosto verde. Anzi è l’unico angolo di memoria di quello che potevano essere una volta i confini rurali di Bologna: così incastonata fra la via Emilia intasata di traffico e il mega complesso commerciale che, quasi senza soluzione di continuità, si snoda da qui fino al Pilastro e oltre fuori la San Donato verso Granarolo.
La struttura è femminile e può ospitare una ventina di donne, organizzate in stanze da 6, 7 o 3 posti. C’è una stanza comune ed è lì che sono state appese queste bellissime foto montate su pannelli. Riempono un’intera parete e comunicano forza e fascino.
Silvia mi accoglie e mi racconta come è nata questa esperienza. E’ un fiume in piena: "All’inizio di gennaio di quest’anno il fotografo Fabio Mantovani si è presentato ed ha spiegato a ciascuna ospite il suo progetto ha iniziato a scattare i primi ritratti alle prime ragazze che hanno aderito con entusiasmo crescente e via via sempre più coinvolgente, catturando l’attenzione anche di quelle ospiti più restie e discrete… Ha costruito con la complicità delle stesse ragazze un vero e proprio set fotografico molto strutturato, senza farsi-ci mancare niente, con tanto di "trucco e parrucco", strumentzioni e luci ad hoc… Sono nati diversi scatti che ritraevano le ospiti accanto al loro habitat, il loro posto letto del dormitorio che le accoglieva. L’intenzione del fotografo era proprio quella di cogliere una porzione del loro mondo e del loro modo di gestire e vivere il proprio spazio vitale. L’angolo con le proprie foto, i propri peluche, i propri oggetti personali, tutti frammenti di vita. Mantovani le ha poi vendute successivamente al gruppo l’Espresso che si è prima innamorato delle immagini poi è rimasto incuriosito delle possibili storie che potevano celarsi dietro a ciascuna di esse. Quindi siamo stati contattati da una giornalista di D di Repubblica che ha voluto ascoltare le storie che si nascondevano dietro ai sorrisi e dietro agli sguardi ritratti in ogni fotografia. La giornalista ha proposto di seguire per una giornata lo spaccato di vita di alcune ospiti del dormitorio di viale Lenin con l’intenzione di realizzare un reportage autentico che, come le stesse foto, restituisse dignità alle vite e raccontasse una pagina diversa del vivere la strada. La strada vista con gli occhi di una donna. L’obbiettivo era capire cosa c’è dietro a quelle facce sorridenti, dietro alle fatiche del vivere quotidiano: i sogni, le speranze, l’immagine di sè. La proposta è stata fatta ad alcune donne che stanno cercando di ri-costruire un immagine nuova di sè e che devono allo stesso tempo convivere con le paure, le difficoltà, le vecchie ferite del passato, insomma donne che devono fare i conti con la vita e fare pace con se stesse. Donne che vogliono ritrovare il filo della matassa, ricollegrare dei pezzi scollegati, donne che cercano disperatamente un lavoro o che un lavoro c’è l’hanno già, ma per così poche ore e con un guadagno così misero che non consente loro di fare quel passo successivo. Donne che sono sia madri che figlie di qualcuno, donne che spesso hanno reciso i contatti con le radici e con la propria famiglia.
Donne che a volte seguono un uomo, altre che seguono un figlio che sta male.
Storie assemblate e racchiuse in un luogo, la dimensione del dormitorio che accoglie part time, dalle 17,00 al mattino successivo, e il giorno fuori sia che piova, sia che faccia il sole. L’articolo dovrebbe intitolarsi vite ri-trovate."
Faccio qualche scatto, prendo un té scambiando due chiacchere. Molte di loro le conosco, ma la mia curiosità cresce. Vorrei rimanere ancora, ma si sta organizzando una riunione, dunque tolgo il disturbo. Non mi resta che aspettare sabato e andare in edicola. Ma spero che questo spaccato di vita possa trovare ancora posto, qui su Asfalto, anche in futuro, anche quando non ci saranno eventi come questo. Queste storie, queste donne hanno piena cittadinanza qui.
C'è poco da festeggiare… come al solito
Pubblicato: 17 ottobre 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà
Anche quest’anno è il 17 ottobre, giornata mondiale dell’Onu controla povertà. Anche quest’anno riparte la macchina della Notte dei senza dimora: in città come Milano e Roma si invitano le persone a condividere simbolicamente l’esperienza di strada rimanendo nelle piazze e nelle strade. A Bologna l’Associazione Amici di Piazza Grande organizza una cena gratuita sul sentiero delle passate edizioni, alle ore 21, nella storica sede dell’Associazione in via Libia 69.Anche quest’anno, proprio il 17 ottobre, ci tocca sentire le solite di emarginazione e povertà estrema: storie che non riconoscono festività e ricorrenze. Come quella di un ospite del dormitorio che è stato operato nella notte, in un ospedale della città per una ferita ad una gamba dopo un incidente e poi è stato riconsegnato al dormitorio, alle due di notte, come un pacco postale da una pattuglia della polizia (impegnata sul caso per 4 ore!). Salvo poi essere riportato in ospedale alla mattina successiva per via dei dolori e della debolezza. Se proprio non ha più valore la sofferenza dell’essere umano… non sarebbe costato meno lasciarlo almeno una notte in ospedale?
Ci tocca sentire, proprio oggi, che, secondo i dati dell’Osservatorio epidemiologico, che sono sempre di più le persone che si rivolgono ai servizi per tossicodipendenti di bassa soglia e che sono sempre più poveri ed emarginati.
Per non farci mancare nulla proprio oggi incontriamo una parte della cittadinanza del quartiere Porto che, esasperata dal degrado percepito in via del Porto, trova nel Centro diurno una fonte di problemi. Speriamo che questa sia un’occasione per conoscerci reciprocamente e capire insieme un fenomeno come quello che lega emarginazione, povertà e sicurezza, che è molto complesso
Torneremo su queste ed altre storie nelle prossime settimane e ancora più in la. Anche quando non sarà il 17 ottobre… che quest’anno cade pure di venerdì!
Allarme povertà, in aumento i senza tetto
Pubblicato: 2 ottobre 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, inchieste
Cresce la povertà nella Diocesi di Milano, un territorio che comprende il capoluogo lombardo, Lecco e Varese oltre alle rispettive province. E’ quanto emerge dal settimo rapporto della Caritas ambrosiana presentato martedì mattina. Ricerca che «non ha la pretesa della completezza» – è stato spiegato – ma che punta su un solido campione: quasi 16 mila persone che si sono rivolte a 61 centri di ascolto nel 2007. Fra le principali preoccupazioni di chi è in difficoltà permangono l’occupazione e l’abitazione e in questo senso si parla proprio di «precari della casa», tanto che il rapporto è stato chiamato «Case senza abitanti e abitanti senza casa». Nella sola Milano – ha spiegato il direttore di Caritas ambrosiana, don Roberto Davanzo – circa 5.000 persone non hanno abitazione e si avvalgono di strutture di accoglienza e 85 mila, secondo una ricerca dell’Università Bicocca, sono da considerare vulnerabili, cioè basta poco per precipitarli in una condizione di bisogno.
Le criticità sono note: le giovani coppie non trovano alloggi a prezzi accessibili e si scontrano con la carenza di case in locazione, le famiglie non riescono a sostenere l’aumento delle rate del mutuo, i separati, soprattutto uomini, hanno difficoltà a trovare una nuova abitazione. E poi gli stipendi inadeguati e instabili. In due parole: la precarietà esistenziale. «Il problema della casa non riguarda solo gli stranieri, è una difficoltà trasversale – ha sottolineato Davanzo – tanto che si è ridotta significativamente la popolazione milanese, si è scesi a 1 milione e 200 mila abitanti da 1,9 milioni 20 anni fa. Siamo ormai una città senza abitanti, perchè la casa è diventato un bene speculativo. C’è un pendolarismo, il capoluogo si riempie di giorno e si svuota di sera». «Il problema abitativo – ha concluso – o viene governato a livello di pubblica amministrazione con la collaborazione del privato e del privato sociale oppure non se ne esce».
I poveri del territorio sono per il 70% donne, hanno in media 40 anni e per i tre quarti sono rappresentati da stranieri. «La forte rappresentanza femminile – spiega Angela Signorelli dell’Osservatorio Caritas Ambrosiana – si spiega col fatto che sempre più spesso sono le donne a farsi carico dei problemi della famiglia: dietro una donna che si rivolge a noi molto spesso c’è un intero nucleo familiare in difficoltà». Il 75% di chi si è rivolto ai centri Caritas lo scorso anno sono stati stranieri: Perù, Romania, Ecuador, Marocco e Ucrania le nazionalità maggiormente rappresentate. Gli stranieri hanno un’età media di 37 anni (contro i 48 degli italiani) e un livello d’istruzione più alto (sono laureati il 7,2% e hanno un diploma il 26,2%), ma spesso i loro titoli di studio non sono riconosciuti nel nostro Paese.
Tra i bisogni che hanno spinto i componenti del campione a rivolgersi alla Caritas il problema dell’occupazione (58,9%) è al primo posto seguito da un redditto non sufficiente (33,3%) e, come già ricordato, dal disagio rispetto all’abitazione (15%). A fronte della difficoltà in cui versano sempre piu famiglie, Caritas e Fondazione San Carlo (che ha contribuito all’indagine) denunciano la presenza a Milano di moltissime case di proprietà tenute vuote. «Sappiamo che non sono i privati a poter rispondere all’emergenza – ha detto Giuseppe Sala della Fondazione San Carlo – ma se molte famiglie cogliessero l’invito del Cardinale Tettamanzi nella sua lettera pastorale a "mettere a disposizione le loro proprietà dandole in locazione a prezzi accessibili", qualcosa potrebbe cambiare».
La settimana scorsa c’è stata la presentazione dell’edizione 2008 della guida ai servizi Dove andare per… La guida di Bologna per le persone senza fissa dimora. Stampata in diecimila copie, è da oggi disponibile presso la sede di Via Lodovico Berti 2/9, Bologna e verrà distribuita gratuitamente in stazione, nei centri diurni, nei dormitori, nelle mense per i poveri, presso le sedi dei servizi sociali, e in tutti i luoghi frequentati dalle persone senza dimora. Uno strumento di orientamento e conoscenza molto importante di cui abbiamo parlato più volte: anche perchè, come i nostri lettori più affezzionati sanno, ne abbiamo pubblicata una versione anche noi di Asfalto: una versione on-line dell’edizione 2007 (cliccando sul salvagente in alto a sinistra), aggiornata con i nostri mezzi ed implementata di una mappa interattiva che permette di individuare gli stessi servizi direttamente sul territorio.
Siamo andati alla presentazione della Guida ed è stato importante perchè siamo riusciti a fare qualche domanda alla vice sindaco Adriana Scaramuzzino e all’avvocato Antonio Mumolo (titolare del Progetto Avvocato di Strada). Abbiamo parlato di servizi e di modalità di accesso; delle differenze che ci sono fra residenti e non residenti a Bologna. Infine abbiamo cercato di capire quali e quante cose cambieranno al nostro ritorno dalle ferie: quando i servizi sociali comunali saranno completamente decentrati nei quartieri. Un discorso sicuramente troppo complesso per essere sviluppato in una conferenza stampa, come del resto in questo post, qui, adesso, che in fondo parla di altro.
Comunque grandi cambiamenti ci aspettano a settembre: per gli operatori, per gli utenti, le persone che stanno in strada; il tempo e l’esperienza ci diranno veramente dove si va: se verso il meglio o verso il peggio. Per ora possiamo darci due impegni: la pubblicazione on-line su Asfalto dell’edizione 2008 e stare con le orecchie e gli occhi aperti per poter raccontare questa rivoluzione organizzativa dei servisi sociali in città. State collegati e buona estate, ma informati.
Sì lo sanno tutti ed ormai è una storia vecchia: verso la fine del mese scorso c’è stato un omicidio qui in via del Porto, fra i cassonetti e sui marciapiedi di questa reietta parte del centro di Bologna. Due persone che vivono la strada si sono affrontati con coltello e cacciavite. Uno dei due è stato ucciso e lasciato sul marciapiede. L’altro è in galera, punto. La macchina della giustizia farà il suo corso. Se n’è parlato e se ne parla ancora: la gente ci ferma e ci chiede “ma lì come va? Cos’è successo?…”. Si vorrebbe rispondere che qui è normale, ma per fortuna non è vero, è un fatto grave e straordinario. Persiste la rabbia e lo sgomento. Poi ognuno fa sedimentare dentro di se quello che può e sistema le proprie caselle.
Tutti qui conosciamo vittima e carnefice, rispettivamente Salim (i giornali lo chiamano Kalivi, che probabilmente è il suo vero nome, ma noi lo conosciamo come Salim pertanto rimane così per noi) e Vincenzo. Abbiamo conosciuto le loro voci e i loro movimenti ed è per questo che abbiamo cercato di andare oltre i titoli dei giornali che parlano di Far west e di Barboni affamati come lupi di strada. C’è chi vuole analizzare questa storia per capire altre cose riguardo alla sicurezza in città, alla convivenza e c’è chi preferisce semplificare nelle categorie di buono e cattivo. Sicuramente la strada non migliora le persone, eppure c’è chi, in ogni luogo, si adopera per non offendere il prossimo e magari anche dare una mano. Nel primo post si è cercato di srotolare dei percorsi di vita, si è giudicato, ci si è sfogati di un giusto risentimento. Qualcuno (giornali compresi) si indignano per il futile motivo del duello (una griglia, del cibo, una birra di troppo): come se ci fosse un motivo sufficientemente importante per togliere la vita al prossimo. Ci siamo scontrati sulla presunta complessità di questa storia. Ma se questo posto ha un senso, se il lavoro sociale ha un senso si dovrà anche dare una risposta al problema della devianza e della sicurezza.
Prima dei problemi sociali ci sono le persone.
Salim era un nord-africano particolare: un algerino dagli occhi piccoli e straordinariamente chiari. Capelli sempre curati spesso organizzati in un caschetto un po’ anni 90 e una voce profonda. Piaceva alle donne italiane Salim. A leggere così sembra un angelo… beh non credo proprio lo fosse, ma ora tutto questo non ha più senso: la morte non cancella le azioni, ma almeno salda il conto, almeno credo.
Di Vincenzo si è detto molto, in tutti i sensi. Un gatto biondo e selvatico di strada. Di quelli che squalificano gli altri abitanti del capoluogo campano: per arroganza, ignoranza, antipatia e una faccia che non aiuta. Anch’io come Simpit l’ho conosciuto a Piazza Grande; poi l’ho ritrovato qui che andava in giro a pulire e ingrassare serrande, teneva piccoli banchetti stagionali in via Marconi, si arrangiava. Possiedo ancora una stuoia da mare comprata da Vincenzo. Poi sempre più giù, più giù e ancora. Aggressioni, diffide, allontanamenti.
Compagni di bevute quei due, ha detto qualcuno. Integrazione spontanea di strada fra gruppi estranei, condotta con parole e codici che nessuna ricerca può codificare. Un destino comune ci dice la storia. Una danza macabra che li ha portati a essere troppo stretti, uniti nella morte e nella disperazione. Protagonisti. Si potrebbe pensare.
Gli attori hanno un teatro.
Via del Porto, via Don Minzoni, via Marconi, via dei Mille, Piazza dei Martiri (e mai nome fu più appropriato) e poi via Azzo Gardino e i giardini dell’ex Manifattura. Questa è la scena.
Da bolognese ricordo che questa è sempre stata una zona povera e inospitale, senza attrattive particolari, ora la si vuole rivalutare e va bene: Mambo, Cineteca e va bene. I residenti, che pure hanno dimostrato un grande livello di tolleranza e senso civico, si sentono minacciati, schifati dal degrado umano che abita questi territori e si comincia a rompere le palle. E va bene. I Comitati dicono, insieme al Quartiere Porto che “La mensa comunale di via del porto crea grande degrado nella nostra zona (…) Da un anno e mezzo il sindaco ci ha promesso di spostarla. Promessa non mantenuta. La parte finale della stessa via, dietro il MAMbo, è in condizioni penose. Dovremmo essere contenti di questa Amministrazione?”. La vicesindaco Adriana Scaramuzzino risponde che: “Quel centro diurno è stato già fortemente depotenziato in questi anni. Non sono in grado di prevedere se riusciremo a chiuderlo entro la fine del mandato. L’intenzione è comunque quella di spostare gradualmente il servizio, nell’ambito del decentramento delle deleghe ai quartieri” (dalla Repubblica Bologna del 27 giugno 2008). E va bene così: tutta colpa del Centro diurno?! Facile ed efficace. Politicamente accettabile. Una risposta geografica ai problemi. Ma va bene così: si governa il territorio.
Eppure la scena è più complessa: le stesse persone che trovano un riparo e un servizio al Centro Diurno frequentano abitualmente la Stazione centrale, la vicina Coop e i cento negozi di “pakistani” della zona. Però nessuno ha chiesto di spostare la Coop o di togliere le licenze ai distributori a ciclo continuo di birra e tavernello. Strano ma non troppo.
La sicurezza è un problema serio e non va banalizzato. Ci credo a tal punto che mi chiedo infatti quale sicurezza è stata garantita a Mariano Tuccella? Massacrato di botte da tre giovani lupi dal pelo candido. E quale sicurezza per Salim? Quella sera.
La sceneggiatura dei percorsi.
Ognuno compie un percorso; una strada che spesso porta a girare intorno, ma a volte non è così: ad un certo punto c’è una svolta, si intraprende un bivio che difficilmente ti permetterà di tornare indietro. Un giro di boa che è molto più facile verso il basso, verso la rovina.
Una volta ho sentito parlare della Sindrome neuropsichica da aria compressa: una specie di ebbrezza da profondità che può colpire il cervello dei subacquei, pericolosa in quanto, in certe condizioni di profondità, può arrivare a far perdere il senso di realtà e si racconta che il soggetto è spinto a nuotare sempre di più verso il fondo che verso la superficie. L’annegamento è la conseguenza.
Vincenzo stava facendo la sua immersione, il suo percorso di formazione per fare il salto di qualità. Sia pure verso il basso. E l’ha fatto eccome. D’altronde quando le uniche regole e conferme ti arrivano da quel mondo fai comunque di tutto per essere il primo della classe. Anche se per il resto del mondo sei l’ultimo degli sfigati. Mettetela come volete, ma da oggi Vincenzo verrà giudicato, dalla legge, in primo luogo come assassino e non più e non solo come un barbone. E questo può avere un senso nella sua testa, per la sua vita. Si è emancipato in qualche modo.
Epilogo. Gli ultimi minuti da barbone.
Vincenzo no, per allah, non doveva finire così. Sì ok era un giorno di merda come gli altri, però è estate e le serate sono fresche, peccato. Sapevo che tu avresti potuto farlo, però non credevo che morire fosse così: tutto perde senso. Strano: non ce l’ho neanche con te, anzi provo pietà per te che resti e che adesso hai paura. Io non ne ho. Se vuoi rimani qui con me.
In fondo abbiamo fatto un passaggio importante insieme Vincenzo, abbiamo svoltato. È la fine di quella vita di merda. Ce l’abbiamo fatta. Doveva succedere.
Mi dispiace solo essere lasciato qui fra i bidoni e le auto, brutto morire col puzzo di piscio nel naso. Che strano: prima non lo sentivo. Ma lentamente comincia a scomparire l’idea stessa di cosa esiste e cosa no; avere e non avere niente; l’idea di cosa è buono e di cosa è cattivo; bello o brutto. Qui è tutto nuovo, da imparare da capo. Sono stanco. Speriamo ci sia un posto. Senza documenti e permessi.



