Archivio per la categoria ‘civiltà’

Non siamo soli

Pubblicato: 13 novembre 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, bologna sold-out, civiltà, operatori dispari, politica

Pubblichiamo su Asfalto una lettra aperta di Paolo Klun, neo presidente della Consulta cittadina contro l’esclusione sociale, perché è una boccata di ossigeno in questa metropoli di provincia che ci fa sentire che gli ultimi, quelli in fondo alla coda non sono del tutto soli e che c’è qualcuno disponibile a intraprendere una stagione di propulsione e progresso dei servizi alla persona e della cultura della marginalità. Penso agli operatori, ai gestori, ai politici e a tutta la società civile che ha voglia di intraprendere questo gesto di emancipazione.

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Che fine faranno i senza fissa dimora non residenti?
Riflessioni dopo le dichiarazioni dell’assessore Politiche per gli anziani, Rapporti con l’associazionismo ed il volontariato del comune di Bologna
 
di Paolo Klun
Consulta cittadina per la lotta all’esclusione sociale

Il Muro di Berlino e’ caduto, quello dell’indifferenza no.
Si respinge alle frontiere, ricacciando in mare chi cerca disperatamente di guadagnarsi un’altra idea di futuro, ma si respinge anche alle porte della citta’, reinnalzando le mura medioevali, anche se a qualche viandante sara’ concesso una scodella di minestra e una stalla dove alloggiare.
Questo e’, fuori da ogni metafora, quello che oggi offre la citta’ di Bologna nell’idea del Sindaco e dell’attuale Giunta Comunale?
A sentire alcune esternazioni sull’argomento, per ultimo quelle dell’assessore Lazzaroni, sembrerebbe proprio di si’.
Un welfare compassionevole al posto di quel welfare comunitario e partecipativo richiamato nella Legge nazionale sull’assistenza e nelle leggi regionali? Se non ci fosse sulla bilancia la vita delle persone, cioe’ un concreto e tangibile pericolo di vita, i ragionamenti sulla differenza tra senza fissa dimora “residenti” e non residenti sarebbero solamente paradossali, dati dall’ignoranza di quel percorso, culturale e sociale, che ha portato alla battaglia sul riconoscimento dei diritti, primo fra tutti quello alla residenza, che ha visto le forze piu’ vive della citta’ (associazioni, volontariato, sindacati, la cooperazione, forze politiche e tanti altri) mobilitarsi e dare alle parole partecipazione e sussidiarieta’ un contenuto concreto e operativo.
Fateci capire a che punto siamo, perché dell’”emergenza freddo”, unica legge nazionale sui senza dimora, non ci si puo’ certo appuntarsi la medaglia se non per dire che questa volta si fara’ qualcosa di piu’ che un capannone freddo e maleodorante.
E quanti ne verranno accolti di piu’ o di meno dell’anno scorso?
E chi sara’ ammalato dovra’ tornare in strada tutte le mattine e sperare di rientrare, se sopravvissuto, la sera?   E ci sara’ un presidio sanitario?
E tutto il lavorio, meritorio, sul decentramento dei servizi e l’apertura degli sportelli sociali nei quartieri cosa serve se la risposta e’ quasi sempre NO, se non si riesce a dare una risposta immediata ad una donna che dorme in macchina con un figlio minore?
E se non si sa a quanti si devono dare risposte come si fa ad essere sicuri che non ce ne sara’ per tutti?
Perché accanto ai senzatetto “residenti”, c’e’ una moltitudine che preferisce restare invisibile. Sopravvive in baracche di lamiera, in capannoni industriali abbandonati, dorme in fatiscenti roulotte, su vagoni ferroviari, in tende nascoste a ridosso degli argini dei fiumi. E poi ci sono i nomadi, i clandestini, il flusso sempre piu’ massiccio di neocomunitari che va e viene dal paese di origine facendosi beffa di qualsiasi censimento
E i senza fissa dimora “non residenti”, come quelli che alla sera prendono il treno per andare al dormitorio di Firenze e alla mattina sono in citta’?   Dormiranno, litigheranno per un cartone, si sbronzeranno, si ammaleranno nelle strade di Bologna. E tra loro ci sara’ anche chi ci lascera’ la pelle.
Nell’indifferenza generale e in un silenzio criminoso.

Asfalto a scuola di antifascismo

Pubblicato: 11 novembre 2009 da massitutor in civiltà, libertà, morte, politica

Finalmente ci siamo!Grazie ai contatti di Massitutor (la simpatica Gloria, che salutiamo) abbiamo ottenuto un appuntamento con la sezione bolognese dell‘A.N.P.I, che per chi non lo sapesse è l’associazione che riunisce i veterani che durante la Seconda Guerra Mondiale combatterono i nazi-fascisti insieme agli eserciti degli Alleati, in quel movimento spontaneo e popolare che sorse in tutti i paesi europei occupati dalle forze dell’Asse e che è poi passato alla storia con il nome di Resistenza.
Il nostro “biglietto da visita” sarà il
video che abbiamo realizzato dopo aver visitato il museo di via S.Isaia dedicato alla memoria della Resistenza in Italia e non, visto che la ricca collezione di materiali esposta parte dalle radici dell’antifascismo italiano nella guerra civile spagnola fino ad arrivare ai giorni della Liberazione.
Avremo l’occasione di condividere i ricordi di questi vecchi combattenti che presero parte in prima persona alle battaglie decisive che precedettero l’arrivo degli Alleati negli ultimi mesi di guerra a Bologna. Infatti questi ultimi, in particolare il corpo polacco che entrò per primo, trovarono una città libera, già saldamente in mano ai partgiani che avevano cacciato da soli i reparti della Wehrmacht. Fu durante la ritirata verso il nord che reparti tedeschi appartenenti alle famigerate S.S. si macchiarono le mani di sangue facendo strage di civili inermi nel paese di Marzabotto, un eccidio che a distanza di più di cinquant’anni è ancora vivo nella memoria al pari delle altre efferatezze che segnarono il conflitto in tutto il pianeta.
La crudeltà è figlia della guerra sin dalla notte dei tempi, ma nella Seconda Guerra Mondiale raggiunse vette inaudite. Alimentata dall’odio razziale e dalla contrapposizione ideologica che fu un tratto distintivo di quegli anni, ha lasciato ferite dolorose nella nostra società, con aspri dibattiti ancora attuali ai nostri giorni. Specialmente negli ultimi tempi un’ondata revisionista ha investito il ricordo di quegli anni, facendo leva su argomenti delicati e controversi come il dramma delle Foibe e i delitti che sconvolsero l’Italia dopo la Liberazione…  
Fatto salvo il concetto che la guerra, specialmente la guerra civile, è SEMPRE una faccenda sporca e maledetta, con crimini commessi da tutte le parti coinvolte, non si può non essere concordi una volta per tutte che in quella guerra, nonostante tutte le eccezioni e stante il rispetto per chi ha dato la vita per i suoi ideali, la ragione stava da una parte sola: quella di chi combatteva per essere libero contro chi combatteva per dominare(con buona pace di tutti coloro che vorrebbero metterli sullo stesso piano morale…)
Sarà bello scorgere questa consapevolezza negli occhi dei partigiani che incontreremo venerdì, ne sono sicuro.
Gloria ha detto che molti di loro pensano che la loro lotta non sia mai finita, e che il fascismo e tutto quello contro cui hanno combattuto rischiando le loro vite siano ancora vivi in Italia…noi siamo daccordo con loro, motivo in più per ascoltarli e imparare dal loro esempio!
Per chi volesse partecipare, l’appuntamento è per venerdì 13 novembre nella sede dell’A.N.P.I di piazza dell’Unità 4 alle 16.30, e viva la resistenza allora come oggi!

Esclusione sociale a Bologna

Pubblicato: 6 novembre 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, bologna sold-out, civiltà

La Consulta comunale di Bologna contro l’esclusione sociale e la sua battaglia contro il "Pacchetto Sicurezza"

images[2].jpgDal sito degli amici di Bandieragialla.

La Consulta comunale contro l’esclusione sociale di Bologna è un organismo formato da organizzazioni di volontariato, associazioni no profit e cooperative sociali che hanno deciso di lavorare insieme con l’obiettivo di dare impulso alle politiche comunali, attraverso progetti e occasioni di confronto pubblico, per costruire una cultura dell’accoglienza all’interno della comunità locale. Elemento comune a tutte queste realtà è dunque l’impegno nella lotta contro l’esclusione sociale. Paolo Klun, il neoeletto presidente della Consulta, ci ha raccontato della nascita di questo organismo sociale, che ha visto la luce in un clima di grande fermento culturale, clima che, con le nuove leggi sulla sicurezza, sembra ormai lontano.

Come e in quale periodo nasce la Consulta?
Essa nasce istituzionalmente nel 2001 come organismo a metà strada tra le istituzioni e il contesto sociale, essendo un organo di consulenza presso il Consiglio comunale, dal quale è stata istituita. Ma, a differenza di altri organismi nati anch’essi negli stessi anni (fine anni ‘90), essa possiede una particolarità, che consiste nel fatto di essersi auto-convocata. Ovvero, è nata dall’ input di una rete di associazioni (Caritas, Forum del Terzo Settore, Amici di Piazza Grande, sindacati, ecc.) che avevano come obiettivo quello di creare in città un momento e un luogo di riflessione sul tema della povertà e dell’esclusione sociale. Da quel momento sempre più associazioni si sono andate aggregando, creando una rete molto vasta, che ha coinvolto altri soggetti. In seguito c’è stato un momento di confronto con l’amministrazione, che ha riconosciuto il valore della consulta, inserendola nel suo Statuto comunale, e conferendole così legittimità. Si potrebbe dunque affermare che la sua è una storia particolare poiché è nata da un’esperienza di auto-convocazione, espressione di un bisogno emerso in città e all’interno della rete di associazioni ed enti che si occupavano di povertà e disagio in strada e segnale di un’avvenuta maturazione all’interno del dibattito culturale della città. Si è trattato pertanto di un momento che potrebbe essere definito politicamente e culturalmente “fecondo”. Sotto la spinta di questo fermento culturale, politico e sociale è stata avviata una nuova politica di servizi sociali (nascita delle strutture di riparo notturne, i servizi di prossimità in strada, i servizi serali, che accolgono e danno informazioni ai senza fissa dimora, li aiutano, ecc.).

Come presidente della Consulta, qual è la sua posizione rispetto alla recente iniziativa del Governo sull’istituzione del cosiddetto “registro nazionale delle persone che non hanno fissa dimora” inserita all’interno del “Pacchetto Sicurezza” (artt. 42 e 50), secondo la quale le persone senza fissa dimora vedono minacciato il loro diritto alla residenza presso le città nelle quali vivono nonché l’accesso ai servizi sanitari e sociali?
La Consulta si è già espressa in merito al momento dell’approvazione del “Pacchetto Sicurezza”, assumendo una posizione chiara, e richiamando l’Amministrazione a fare barriera contro una cultura che sempre più si va diffondendo all’interno della società, e che è una cultura che potremmo definire “dell’intolleranza”, poiché attacca alcuni diritti fondamentali e rischia di modificare interamente alcuni assetti sociali. La nostra preoccupazione è quella che le limitazioni all’accesso alle strutture di accoglienza ai soli residenti riporti indietro l’orologio sulle battaglie fatte per il diritto all’alloggio per tutti con una ricaduta sulle presenze di persone costrette a dormire in strada. Il nostro dovere come rete della cittadinanza attiva è quello di contrastare gli effetti che la legge sulla sicurezza avrà sulle persone meno tutelate (immigrati e senza dimora), sia per i suoi effetti di criminalizzazione e creazione di un clima xenofobo, sia per la lesione di diritti civili come l’accesso alle strutture sanitarie.

Cosa pensa del fatto che il “Pacchetto Sicurezza” non solo neghi il diritto alla residenza a coloro che non possiedono un alloggio, ma vincoli tale diritto all’accertamento di requisiti igienico-sanitari dell’alloggio stesso, estendendo così tale minaccia anche a coloro che lo possiedono, in genere persone straniere senza permesso di soggiorno?
Come già detto, tale provvedimento rischia di annullare la battaglia da noi portata avanti in questi ultimi anni per la residenzialità, per l’accesso ai servizi (accoglienza, salute, diritto all’alloggio e al cibo, ecc.) di tutte le persone, indipendentemente dal loro status sociale, dalla loro provenienza e cittadinanza, dalla loro condizione residenziale, legale, ecc. affinché tali diritti venissero accettati come diritti inalienabili della persona. Vincolare la concessione della residenza a requisiti igienico sanitari delle abitazioni potrebbe alienare i diritti a una fascia molto più ampia di soggetti in condizioni di povertà e di vulnerabilità sociale, tra cui in primo luogo le persone senza fissa dimora.
Con questo tipo di regolamento si rischia di fare un passo indietro e di spingere la città verso una vera e propria chiusura culturale.

Quali sono dunque gli obiettivi della Consulta in merito a questi provvedimenti?
Chiederemo all’amministrazione un chiarimento, visto che il regolamento è ancora in fase evolutiva, come del resto è in evoluzione l’intero sistema dei servizi. Non si hanno infatti ancora referenti istituzionali e operativi dei servizi certi, e questo è un problema. Speriamo tuttavia che proprio per questo, in questa fase, si riesca a trovare lo spazio per approfondire il sistema strutturale dei servizi sociali e il contenuto dei regolamenti attuativi che dovranno rendere questi servizi fruibili ai cittadini. I nostri impegni sulla carta sono molteplici e avremo bisogno di incontri con i futuri referenti per avere un quadro completo della situazione che presenta molte novità legate a questo nuovo “Regolamento generale in materia di servizi sociali”. Dalle amministrazioni locali ci aspettiamo risposte in tempi brevi.

Basta con i privilegi delle panchine!

Pubblicato: 23 ottobre 2009 da massitutor in asfalto fuoriporta, civiltà, libertà, stampa

Pubblico così come l’ho trovato… il commento a voi.

panchina antibivacco VR

Roma: arrivano le panchine anti-bivacco

Dove dormiranno 4mila homeless romani? – Lo ha anticipato oggi l’assessore capitolino all’ambiente, Fabio De Lillo: dal 2010 a Roma saranno installate nei parchi le panchine anti-bivacco, quelle con braccioli divisori che non consentono di sdraiarsi. Il progetto già esiste e a breve ne sarà finanziata la messa in opera all’interno dei giardini nei quali non è prevista la chiusura notturna.
De Lillo ha anche detto che le panchine anti-bivacco sono già presenti in altre capitali, quindi non c’è da stupirsi se verranno adottate anche a Roma.

Tempi duri quindi anche per i senza tetto della capitale. Perché a Roma, a dormire nei giardini o direttamente sulla strada, gli homeless sono circa 4mila, poveri disgraziati possessori di nulla. Lo ha rilevato uno studio a supporto delle iniziative a sostegno dei senza fissa dimora promosse dall’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini e da Commercity, in collaborazione con la Rete della Solidarieta’ e con la Comunita’ di Sant’Egidio. Lo studio è stato presentato a Settembre 2009 (leggi qui) ed ha dimostrato che Roma è la capitale dei senza tetto. In assoluto gli homeless romani sono circa 6mila e rappresentano il 35% della popolazione homeless in Italia. Di questi, sono 4mila quelli che trovano riposo, almeno fino al 2010, sulle panchine dei parchi.

tutto escluso 2009

Pieno successo sabato per Sold Out, l’iniziativa degli operatori del sociale di Bologna che ha riunito utenti dei servizi, addetti ai lavori e cittadini vari a piazza San Francesco in occasione della giornata mondiale contro la povertà. Si è discusso in una atmosfera conviviale rallegrata da una ottima pasta e fagioli accompagnata da un buon bicchiere di vino, mentre sullo schermo approntato per l’occasione scorrevano le immagini tratte da vari lavori realizzati negli anni dalle varie realtà della città, compresi quindi spezzoni delle interviste di Asfalto e materiale vario proveniente dal nostro blog. La buona notizia è data dalla folta rappresentanza dei bolognesi, molti dei quali passanti incuriositi dallo strano assembramento di personaggi così diversi che si è creato in una delle piazze meno sputtanate della città, proprio coloro ai quali erano rivolte molte delle parole spese dagli organizzatori della serata nei vari interventi, con i nostri tutor Massi&Massi in prima fila. Agli inteventi degli operatori sono seguiti quelli più o meno scombinati di quelli che dei servizi sono i destinatari, con momenti di ilarità e altri meno ameni che comunque ben esprimono la condizione di chi vive la strada ogni giorno. L’altro destinatario del messaggio è stato il ministro dell’interno Maroni, al cui indirizzo del Viminale è indirizzata un’ironica cartolina nata da una collaborazione tra le redazioni di vari giornali di strada (Piazza Grande, Shaker, Terre di Mezzo ecc.) con lo scopo di far giungere a chi di dovere la sacrosanta protesta contro chi vuole affrontare il problema crescente della povertà come una questione esclusivamente di ordine pubblico. La serata è poi proseguita dopo la cena accompagnata dalla musica sparata ad un volume più che accettabile dall’impianto messo gentilmente a disposizione dai ragazzi dell’ XM24, ai quali vanno pure i ringraziamenti (in particolare a Gabry) per l’ottimo lavoro svolto dietro ai fornelli. E grazie anche alle streghe inquietanti dell’associazione Oltre.
Una serata riuscita, senza scontentare il vicinato, abituato peraltro ad un ben diverso standard di rumorosità grazie alla vicina movida di via del Pratello, e che per fortuna non è stata rovinata dalla paventata ressa al momento della distribuzione della minestra (e del vino..) che invece si è svolta in maniera più che ordinata. Appuntamento quindi per una seconda edizione al 17 ottobre dell’anno prossimo!!

Riportando tutto a casa

Pubblicato: 25 agosto 2009 da massitutor in civiltà, stampa

Bloomberg paga il biglietto di ritorno agli homeless di New York
di Marcello Campo
30-07-2009

homeless_NYBiglietto di sola andata per rispedire gli homeless di New York nel loro Paese d’origine: paga il Comune. Lo ha deciso il sindaco della Grande Mela, Michael Bloomberg, per liberarsi dei tanti senzatetto d’origine straniera e delle loro famiglie che vivono ai bordi delle strade della città. Lo scrive il New York Times in prima pagina, sottolineando come il Comune riesca così a risparmiare le spese per il loro ricovero notturno, che costa alla città 36mila dollari l’anno per nucleo familiare.
Molti di loro sono da anni a New York e ormai stanchi di girovagare per la città, sono contenti di tornare a casa gratis. Ma questa proposta è accolta con favore anche da quelli giunti a New York più di recente, anche loro scoraggiati dalla difficoltà di trovare un lavoro fisso e dai prezzi altissimi delle case.
Il giornale racconta la storia di una famiglia portoricana che…, dopo aver passato mesi nei ricoveri comunali, ha deciso il grande passo del ritorno a casa. Hector Correa, sbarcato nel maggio scorso a New York assieme alla moglie e ai due figli, in questi mesi ha vissuto nella casa della madre, da anni residente in città. In questo periodo di crisi, purtroppo, Hector non è riuscito a sbarcare il lunario: non avendo trovato un lavoro e con le bollette da pagare, alla famiglia Correa non è rimasto altro che vivere nei ricoveri pubblici. "Mi aspettavo molto di più da New York ma non c’é stato nulla da fare. Parlando con alcune persone nel dormitorio – racconta al giornale – ho saputo che c’era l’opportunità di tornare a casa a spese dello stato e abbiamo colto al volo quest’opportunità ".
La più sollevata è la moglie, Mojica, che si è detta "felice" di rientrare a Porto Rico, in più senza cacciare un dollaro. Alla fine i Correa sono volati a San Juan di Porto Rico con un biglietto last minute per meno di 1000 dollari. Il Comune, che investe per questo programma mezzo milione di dollari l’anno, ha incaricato l’agenzia di viaggi locale Austin Travel di acquistare tutti questi biglietti di solo andata. L’Amministrazione fa sapere che questi viaggi sono assolutamente volontari e non ci sono limiti alla loro portata: sinora famiglie di homeless sono stati spediti in tutti i cinque continenti del mondo, anche se la stragrande maggioranza sono andati a Porto Rico e in America Latina. Ovviamente il comune provvede a tutto, non solo al biglietto, ma paga anche per il visto e le pratiche per ottenere il passaporto collaborando con il Dipartimento di assistenza dei senzatetto.
Una volta che la famiglia ha raggiunto la terra d’origine, il comune s’incarica di chiamarla per verificare che nel viaggio tutto sia andato bene e che la situazione sia come loro speravano, cioé che la loro casa sia ancora agibile. Le stesse fonti, conclude l’articolo, fanno sapere che nessuna famiglia che ha partecipato a questo programma è tornata indietro, a vivere nei dormitori di New York City.

Eravamo tutti FREEGAN e non lo sapevamo

Pubblicato: 31 luglio 2009 da massitutor in civiltà, inchieste

freegansEbbene sì, siamo tutti freegan e non lo sapevamo..
Ormai tutto ha la sua brava etichetta: generi musicali, sottoculture giovanili, mode ecc..ed ora potremo sfoggiarne un’altra, come se le solite(punkabbestia, barboni, fricchettoni..) non fossero più sufficienti.
Ricordo quando ebbi la mia pesantissima crisi adolescenziale, aggravata dall’isolamento del borghesissimo e bigottissimo paesino di provincia in  cui abitavo e dalla conseguente mancanza di informazioni… ebbi pure una spettacolare intuizione:che
bazza sarebbe stata ficcare un materasso su un furgone e risolvere in una botta sola il problema della casa e quello della mobilità!
Certo, ai tempi non c’era Internet, e quando anni dopo ho scoperto che era quello che facevano tutti (o almeno lo facevano quelli che potevano) è stata una cosa molto curiosa, esattamente come quando mi sono imbattuto sul
sito di questi Freegan organizzati.
La spiega è presto fatta: già
il nome ricalca il più conosciuto "vegan", che identifica i vegetariani più hardcore (zero latte, uova, burro e tutti i prodotti di origine animale, quindi pure pelle o cuoio per l’abbigliamento e le calzature) unito alla parola "free" che in inglese significa gratis.
Ecco quindi un concetto che partendo dal rifiuto dello sfruttamento dell’uomo sugli animali arriva a comprendere pure quello dell’uomo sull’uomo:porsi il più possibile al di fuori degli ingranaggi della società dei consumi capitalista, riducendo al minimo gli acquisti e sostituendoli con il riciclo, il baratto, e il recupero dei rifiuti prima di tutto.
Chiaro, parecchi tra di noi avevano già messo le mani nella monnezza prima che sociologi, giornalisti e teste d’uovo varie ci venissero a spiegare queste pratiche sui giornali o alla tele(alzi la mano il punkabbestia che non ha mai mangiato uno delle centinaia di panini che Mcdonald butta ogni giorno, fasciati, inscatolati e a volte ancora caldi!), ed è proprio qesto che ci ha fatto sorridere e scegliere il titolo di questo post…
Ovviamente il discorso, nel caso dei "Freegan" in particolare, è un pò più complesso e ricco di sfaccettature:dalla constatazione che i meccanismi dell’economia mondiale  sono fottuti nel loro insieme, si arriva alla triste conclusine che non c’è mercato equo-solidale che tenga, e quindi si cercano alternative del tutto radicali… anche qui,quando mi resi conto di tutto questo, e allora ero un povero punkettino sfigato di 15 anni, mi ricordo che pensai amaramente "l’unica qua è imboscarti su un monte e coltivarti tutto per i cazzi tuoi…". Ovviamente degli elfi di Gran Burrone e simili sapevo meno di zero, ero veramente in un posto di merda: figurarsi che per scoprire una spiaggia popolata da fricchettoni, nudisti e traveller, con tutte le buone cose che questa brava gente si porta dietro e che al paese te le puoi giusto sognare, il tutto a pochi km dal paesotto, bisognava mollare tutto, vagabondare con il sacco a pelo e arrivare al Parco Sempione di Milano, dove ‘ste cose le conoscevano più che bene…
Scoprire di non essere i soli a pensarla in un certo modo è confortante, il brutto è quando succede tardi, a volte troppo tardi. Ci pensavo ieri,mentre annoiatissimo bevevo una birra leggendo la Gazzetta all’XM24 in via Fioravanti: avrei dato chissà che cosa per avere un posto del genere nel ’94 o nel ’95……ma questo con i Freegani non c’entra proprio una minchia!

'Finalmente posso chiamarli assassini'

Pubblicato: 10 luglio 2009 da massitutor in civiltà, inchieste, libertà, morte

Aldro

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Queste sono le parole pronunciate dalla madre di Federico Aldrovandi dopo la sentenza di primo grado che ha condannato (a tre anni e quattro mesi…!?) i quattro agenti di polizia che ammazzarono letteralmente di botte suo figlio.
Non basterebbero tutte le parole del mondo per esprimere quello che ho dentro…..mi limiterò ad un paio di domande: la difesa provò a far passare Federico per tossico, l’accusa ha dimostrato che non lo era… e se anche lo fosse stato? Forse meritava di essere accoppato come un cane in mezzo alla strada come hanno fatto i signori tutori della legge e dell’ordine?
Se quattro punkabbestia ammazzassero a calci e pugni e bottigliate uno sbirro quanti anni si farebbero, tre e mezzo o trenta?
Infine, di questo passo prima o poi qualcuno sacrificherà dieci anni di libertà pur di fare a uno di loro quello che loro fanno quotidianamente agli altri?
Lorsignori sono avvisati…… non sarebbe meglio se quando salgono in macchina si portassero pure la pistola ma lasciassero a casa la prepotenza (ma non in questura, che li è troppo facile..)?

 Il blog della madre di Aldro

In primavera 2009 abbiamo fatto una gita al museo della Resistenza di Bologna. Un occasione per ricordare e capire la storia di chi ha resistito e combattuto per la libertà. Un bellissimo video che parla dei compagni partigiani realizzato della crew di Asfalto!!!!!!

Quale destino per i clandestini?

Pubblicato: 8 luglio 2009 da massitutor in civiltà, laboratorio, libertà, politica, stampa
di Maximanz
In questi giorni si fa un gran parlare del nuovo decreto legge, contenuto nel famigerato “pacchetto-sicurezza”, recentemente approvato dal Parlamento.
Personalmente, da assiduo lettore della Gazzetta dello Sport, ho avuto l’occasione di seguire il dibattito che si va sviluppando grazie alla rubrica “5 domande, 5 risposte” curata dal bravo Giorgio dell’Arti: un ottimo sistema per tenersi informati per chi segue lo sport ma non è abituato a leggere giornali d’attualità. In due diverse occasioni ha affrontato la questione, mettendone a nudo gli aspetti più controversi in modo molto efficace, comprensibile e assolutamente imparziale.
Il primo articolo è  uscito venerdì 3 luglio, nel giorno in cui il Senato ha approvato definitivamente il progetto, che ricordiamo legalizza anche le ronde, chiamandole “associazioni volontarie per la sicurezza”, con annesse polemiche suscitate da particolari gruppi (squadracce?) in divisa simil-nazi; l’articolista passa in rassegna le varie e purtroppo inutili proteste dell’opposizione, tra le quali spicca quella di IDV (Di Pietro): ”migrare non è un reato – i veri clandestini siete voi”, alle quali si sono unite per una volta quelle della Chiesa, finalmente non dimentica di quel messaggio di fratellanza e solidarietà di cui dovrebbe essere portatrice.
Quest’ultima mette la cosa sul piano della pietas e della carità cristiana: peccato che, come fa notare il Dell’Arti, il legislatore non è tenuto a prendere in considerazione questi aspetti (salvo poi appellarsi alle gerarchie cattoliche quando si tratta di invocare le “radici cristiane dell’Europa”,la famiglia “tradizionale”,la lotta all’aborto e altre amenità che con la laicità dello Stato hanno ben poco da spartire…).

In seguito l’articolo fa notare la singolarità delle norme italiane rispetto al panorama europeo, e da voce alle preoccupazioni espresse dai magistrati riguardo alla mole di lavoro per le procedure di rimpatrio che aumenterà enormemente, di pari passo con i ricorsi e le richieste d’asilo.
In conclusione si affrontano i temi propri del secondo articolo, quello di lunedì 6, su quello che porterà questa nuova legge, e cioè “i molti dolori e le molte difficoltà”, per citare le parole esatte spese dal Monsignor Marchetto (niente meno che il segretario  del pontificio consiglio per  la  pastorale  dei migranti, mica pizza e fichi!).
In sintesi, cosa accadrà al mezzo milione di ucraine, bielorusse, moldave che quotidianamente assistono i nostri anziani e i nostri invalidi?
A tutt’oggi questa domanda non ha ancora ricevuto una risposta chiara e univoca dalle istituzioni: chi parla di sanatorie, chi se le augura, chi le esclude risolutamente… la solita accozzaglia di dichiarazioni/esternazioni/smentite tipica della politica italiana.
Chi vivrà, vedrà (se non finisce prima in un CPT o come diavolo li chiamano adesso)

P.S.: per chi volesse approfondire l’argomento a questi indirizzi si possono leggere i commenti di noti pennivendoli pubblicati da Repubblica, l’Unità e il Manifesto, mentre uno solo viene dal Secolo d’Italia….tanto a  noi della par condicio nun ce ne po’ fregà de meno!