Archivio per la categoria ‘civiltà’

Il cambio della guardia

Pubblicato: 30 settembre 2008 da massitutor in assistenti sociali, assistenze e bisogni, civiltà, inchieste, politica

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Notizia. Nei prossimi giorni cambieranno molte cose nel mondo del sociale a Bologna: è un punto del percorso di un processo di ristrutturazione dei Servizi sociali che parte dal Parlamento ed è stato recepito via via a livello locale. Ed ecco che veniamo a Bologna. Dunque va detto che la situazione è ancora un po’ tutta in fase di rodaggio, ma le cose si metteranno  più o meno così: il Comune manterrà un compito di progettazione e indirizzo politico dei servizi, che saranno gestiti però dalle 3 Asp (Aziende Pubbliche Servizi alla Persona) e cioè: Irides (accoglienza minori); Papa Giovanni XXIII (anziani oltre i 65 anni) e l’Opera Pia dei Poveri Vergognosi, che sarà impegnata nella gestione delle strutture e dei servizi per il nostro settore e cioè il disagio adulto, lotta all’esclusione e problemi correlati all’immigrazione.
Ma non finisce qui: altro fattore fondamentale di questo grande cambiamento è il decentramento dei servizi sociali nei Quartieri. A breve, infatti ognuno dei 9 Quartieri di Bologna avrà un suo sportello sociale di accoglienza e ascolto per le persone con dei bisogni su quel territorio e, vien da sé che il Servizio sociale adulti centralizzato andrà dissolvendosi.
Che dire? Intanto che questo è solo un accenno di un discorso complesso che speriamo di riuscire ad approfondire anche qui su Asfalto, anche grazie all’aiuto di persone che di queste cose ne macinano ogni giorno: mi riferisco dunque a responsabili, esperti, operatori, amministratori, politici e ovviamente anche utenti dei Servizi, che potranno portare qui il loro punto di vista su questo importante cambiamento. Purtroppo c’è stato troppo silenzio attorno a questo mutamento, da parte di tutti. Ormai è arrivato e dunque affrontiamolo. I cambiamenti fanno sempre paura e fanno nascere preoccupazioni di ogni tipo, per cui viene spontaneo gridare Alla catastrofe, ma valutiamo serenamente gli sviluppi di questo processo e procediamo senza paura verso una rappresentazione e magari un dibattito possibilmente costruttivo, fra di noi e insieme agli attori coinvolti.

Angeli perduti di Los Angeles

Pubblicato: 17 settembre 2008 da massitutor in civiltà

il filmL’uscita di un documentario fatto da un famoso musicista rapper è l’occasione per tornare a parlare di Skid Row, il quartiere dei senzatetto di Los Angeles, proponendo un articolo di Marta Tripodi dal sito di Dispenser: l’ottima trasmissione serale di Radio Due.

Attorno alla metà degli anni ’90, un rivoluzionario gruppo hip hop conquistò la vetta delle classifiche di tutto il mondo (…). I Fugees, questo il nome della band, si sciolsero ben presto, ma i suoi componenti hanno continuato a fare musica con ottimi riscontri. Tutti eccetto uno: il rapper Pras, scomparso quasi immediatamente dalle scene. A distanza di un decennio, Pras torna a far parlare di sé; non come musicista, ma come protagonista di Skid Row, documentario di denuncia ispirato alla vita degli homeless americani.
Skid Row è un quartiere di Los Angeles, tristemente famoso per essere l’area con la maggiore concentrazione di senza tetto di tutti gli Stati Uniti. Si estende per un territorio di poche centinaia di metri quadrati, ma ospita oltre novantamila homeless, in maggioranza alcolizzati o tossicodipendenti; il dato è ancora più impressionante, se si pensa che la zona dista appena otto km da Beverly Hills. La tendopoli di Skid Row cresce ogni anno, attirando nuovi “abitanti” grazie al clima temperato e alla presenza di alcune mense per i poveri e di consultori medici.
Per girare il documentario, Pras si è armato di telecamera nascosta e ha trascorso nel quartiere dieci giorni consecutivi, fingendosi un homeless appena arrivato in città. Una troupe d’appoggio lo seguiva nei suoi spostamenti, ma senza fornirgli alcun aiuto: tutto ciò su cui il rapper poteva contare era una tenda da campeggio e un capitale di appena nove dollari. Cifra che è miseramente svanita la mattina del primo giorno, quando il nostro eroe, dopo aver sperimentato la cucina della mensa per i poveri, ha deciso di investire i suoi soldi in una colazione degna di questo nome.

Durante la sua permanenza, Pras si è immedesimato totalmente nel ruolo del senzatetto: si è mantenuto chiedendo l’elemosina, ha stretto amicizia con i propri vicini di tenda e ha frequentato i centri di supporto presenti nel quartiere. (…) L’avventura di Pras si è conclusa a causa di un furto, quello della sua tenda, che lo ha costretto a dormire all’aperto per alcune notti. Le testimonianze raccolte, però, restano impressionanti. Skid Row racconta una verità scomoda: che spesso, nel paese dell’abbondanza, la povertà è un peccato da nascondere sotto il tappeto.

“Hello, babe”

Pubblicato: 22 agosto 2008 da massitutor in civiltà, estate

E’ un giovedì mattina di fine agosto. Al ritorno dalle vacanze mi godo gli ultimi giorni di ferie a casa, pensando che fra poco ricomincerà il solito tran tran.
C’è il sole e fa ancora caldo. Ho un appuntamento in centro per pranzo. Mi preparo velocemente: canottiera, bermuda al ginocchio, sandali e occhiali da sole.
Quando esco dall’ascensore sento il rombo inconfondibile dell’autobus in strada. Mi è passato sotto al naso e ora mi tocca aspettare almeno 10 minuti in una pietraia semideserta. Mi dirigo lentamente verso la fermata: 12 minuti di attesa. Tanto. Troppo.
Mi incammino allora verso un’altra fermata, giusto dietro l’angolo, all’ombra dei palazzi. Qui l’attesa sembra meno dura e tra 5 minuti dovrebbe arrivare il mio destriero.
Eccolo che sfreccia: è il 27 B. Accosta e salgo. Timbro il biglietto e mi siedo in uno degli ultimi sedili in fondo. Aria condizionata? Non pervenuta. C’è chi si sventola con un giornale e chi sbuffa perché non c’è mai niente che funzioni.
L’autobus prosegue la sua corsa per le vie della città. Mi perdo nei miei pensieri. Dopo qualche fermata un ragazzo color cioccolato mi chiede di potersi sedere nel posto libero accanto a me. Sposto la borsa e gli cedo il posto al finestrino.  
Mentre si siede noto che ha in mano una bottiglia di birra. Qualcosa mi dice che mi darà noia. Non faccio in tempo a finire di formulare questo pensiero, che il tipo si gira e mi fa "A
llora, come ti chiami?". Scatto in piedi e gli dico che ha capito male, che, come si suol dire, non c’è trippa per gatti.
Mi sposto più avanti e mi siedo in un posto che mi permette di continuare a tenerlo sott’occhio: meglio avere il nemico davanti che alle spalle. Lo sento che borbotta qualcosa mentre beve la sua birra e spero che scenda dall’autobus prima di me. Intorno nessuno ha fatto una piega, ma la situazione mi sembra sotto controllo.
Le fermate si susseguono rapidamente. Presto entriamo in centro: via San Vitale e piazza Ravegnana con le torri. Il ragazzo si alza, sempre con la sua bottiglia di birra in mano. Barcollando si dirige nella mia direzione. D’istinto afferro la borsa, che avevo lasciato cadere su un sedile vuoto al mio fianco. Faccio finta di niente e guardo dritto davanti a me.   
bebyL’autobus si avvicina alla fermata di via Rizzoli. Il ragazzo sbraita insistente: “Hello, hello babe”. Si china verso di me e grida “Allora? Non mi saluti??”. D’istinto gli tirerei una centra sul naso, ma la bottiglia di vetro all’altezza della mia testa mi dice che è meglio mantenere a calma. Gli urlo in faccia di lasciarmi in pace. Le persone intorno guardano timorose, implorandomi con gli occhi di non chiedere il loro aiuto. L’autobus si ferma. Il ragazzo arretra  e scende barcollando.
Tiro un sospiro di sollievo e sfogo la mia rabbia accompagnandolo con una raffica di insulti. Tutti riprendono a guardare per aria, come se nulla fosse successo. Solo una signora davanti a me mi chiede cosa volesse quel ragazzo e se va tutto bene. Dopo le mie spiegazioni commenta: “Robe da matti. Non si può più stare tranquilli neppure sull’autobus”.
Il 27 percorre via Indipendenza: arriva la mia fermata. Scendo, ringraziando la signora per essere stata l’unica a non aver messo la testa sotto la sabbia. Ad aspettarmi ci sono due facce amiche. Racconto loro l’accaduto e sembra solo un brutto sogno. Peccato che sia successo davvero.

Quale integrazione?

Pubblicato: 22 luglio 2008 da massitutor in civiltà, politica

Che cosa vuol dire per noi integrazione?

Analizzando questo concetto, dobbiamo fare un’analisi approfondita, e cioè: per integrazione si intende che due paesi di diversa cultura entrando in contatto tra loro, e interagiscono; così avviene questo scambio, e fino qui ci siamo. Pregiudizi a parte, prendiamo un rom che qui da noi ha sempre lavorato e che quindi non è istruito, ha pochi strumenti culturali. Viene in Italia dopo che ha trascorso i suoi primi venti o trent’anni, nel suo paese di origine. In realta che scambio culturale ci potrà essere tra noi e loro?

Facciamo qualche passo indietro e analizziamo un’altro punto di vista: Io sono un delinquente, tu lo sei come me, io ti dimostro che puoi esserlo ancora di più. Se non sei delinquente questa è l’occasione per diventarlo.

Vedete che lo scambio chiamiamolo pure interculturale altro non è che: io ti insegno qualcosa che già conosci però in maniera approfondita. Ora, se un rom, un polacco, un albanese, e così via, nel loro paese erano dei semplici delinquenti aggiungendo un ingrediente che altro non è che lo stato di sopravvivenza vengono fuori degli ottimi professionisti ovvero: macchine per uccidere ci siamo? Perchè faccio questo discorso? ci arriviamo via via.

Con l’introduzione di tanti vocaboli della lingua dominante (cioè l’inglese) con la nostra lingua c’è stato si uno scambio interculturale, tant’è vero che nel nostro linguaggio corrente usiamo dei termini in inglese che a volte ne conosciamo il vero significato della parole, e a volte no, e fin quì va bene perchè non rechiamo nessun danno a nessuno ok. Però che cosa avviene in realtà? Prendiamo un esempio molto banale che però ha la sua importanza: non so se ci avete fatto caso ma da un pò di tempo a questa parte anche nella nostra lingua avvengono dei mutamenti. Sta scomparendo sempre di più il nostro "Buongiorno", e "Buonasera" e sta prendendo piede in maniera esponenziale questo benedetto "Salve"… per me personalmente questo "salve" è qualcosa di veramente squallido, questo vuol dire che stiamo perdendo proprio il senso di quello che poteva essere il rispetto dei rapporti interpersonali. Ed è molto grave se cipensate un attimo. Riallacciandomi  a quello che dicevo prima sullo scambio culturale non vi sembra che questo avrebbe in qualche modo influenzato noi, è che ci trascineremo dietro per chissà quanto tempo ancora.

Per rispondere alla domanda iniziale, allora dico SI ad un’integrazione che porta ad un’evoluzione della cultura e un miglioramento dei rapporti di convivenza umana fra le persone. Dico NO ad un’integrazione che porta ad un disfacimento delle culture di origine e che appiattisce i rapporti verso il basso.

EMARGINAZIONE, DIRITTI, CONVIVENZA…

Pubblicato: 6 luglio 2008 da massitutor in civiltà, libertà, politica
Il 28 giugno si è svolto in città  il GAY PRIDE.
Come sapete la parata è partita dai Giardini Margherita e ha proseguito lungo i viali per concludersi in Piazza VIII agosto. Durante la sfilata ti capitava di incontrare persone di ogni tipo, tutti li per un motivo, per manifestare per il riconoscimento dei diritti civili (i cosiddetti PACS) continuamente respinti da una classe politica (destra e sinistra) sempre più conservatrice, antiquata, vecchia, proibizionista e priva di innovazione. Che fine hanno fatto i DICO? Seppelliti e dimenticati sotto una pila di altre proposte di legge…ma adesso non c’è mica da pensare a quegli scherzi di natura dei froci…no, c’è da salvare il Premier bloccando i processi.
Qua secondo me oltre che a negare i diritti civili, si ledono anche quelli umani. 
L’omofobia non viene troppo perseguita e si fa finta di non vedere. Si finisce con il cadere nell’ emarginazione, nel silenzio per paura, nella negazione della libertà di scelta perché questo sistema considera i gay come degli orrori da eliminare, da condannare.
A Parco Nord, in concomitanza con il Gods of Metal, il connubio parrucche-tacchi, borchie-anfibi, voci a me giunte non parlavano molto di convivenza democratica.
Qualche metallaro a fine nottata ha protestato per atteggiamenti troppo volgari e peccaminosi, sotto gli occhi di tutti, tenuti dagli omosessuali.
Mha!!!ho pensato ad eccessi da parte di entrambi i gruppi.
Ma poi ho pensato: Ma il Gay Pride è il giorno di Sodoma e Gomorra, il giorno in cui ognuno può esplicitare le sue tendenze e voglie come vuole, l’unico giorno concesso in cui ci si può presentare nel proprio spontaneo essere se stessi senza il timore di essere perseguito. E chi se ne frega se alle 4 del mattino trovavi gente nuda che faceva il “trenino”, l’ importante e farsi sentire, farsi vedere per quello che si è senza il dito puntato contro, senza pregiudizio alcuno….
Chi è senza peccato scagli la prima pietra!!!! E i metallari non sono stinchi di santo.
Quando sono arrivata a Parco Nord il miscuglio di gente mi ha colpito tantissimo, mi dispiace che sia finita così, mi dispiace che anche questa volta non si sia riuscito a trovare l’accordo e la mediazione. Per poche ore non si è riusciti a stare in pace…entrambi i gruppi avevano diritto a stare li e ognuno aveva diritto di comportarsi come vuole, se proprio proprio gli atteggiamenti davano fastidio, si poteva sempre guardare dall’ altra parte e portare pazienza, in fondo era l’ oggettivazione di una realtà troppo spesso giudicata male, per l’unico giorno in cui non vengono additati, che per i restanti 364, molti vivono nell’ombra e nella vergogna di mostrarsi per quello che sono.
La discussione che voglio aprire è tanto quella di cosa ne pensate della negazione dei diritti, dell’ emarginazione sociale (che tocca da vicino molti di voi), tanto quella della convivenza democratica tra persone dai gusti diversi (in questo caso gay e metallari), che devono condividere per una notte uno spazio comune (allarghiamo il senso: estendiamolo all’ intero pianeta Terra, pensiamo alla tolleranza in termini globali). Credo che solo ricercando l’amore dentro di sé, quello puro, quello casto, quello che ti porta a dire di amare una persona senza pensare assolutamente all’implicazione sessuale, (uomo o donna che sia) si possa parlare di un’ umanità in grado di tollerare, rispettare e accettare l’ altro nel suo essere così com’è.
Aspetto i commenti.
Cecilia

odio_lungoibordi

"Barbone affamato uccide per un barbecue" (titolo da Il Resto del Carlino).
Solo questo titolo è interessante e centrato, si inserisce perfettamente nel tema dell’ impoverimento generale (calo dei consumi, non si compra più pane, non si va in pizzeria sdraio e ombrellone inaffrontabili, tutti in piedi sulla battigia)
.
I giornali mentono, sapendo di fare soldi, è normale che se ne freghino della verità.
Noi che viviamo in questo mondo di barboni affamati e assassini, cosa abbiamo da dire.
Noi che ci lavoriamo
mettiamo tutto sotto il tappeto?
Chi progetta e finanzia i servizi territoriali, deve mettere tutto sotto il tappeto?
(Video di e-tv)

E’ uscito in strada il numero di Piazza Grande di giugno. Il tema dell’inchiesta di questo mese è la sicurezza e, come promesso, ospita un articolo nato dal confronto e dai commenti che sono passati proprio da qui: da Asfalto. Ne approfitto per ringraziare tutti quelli che hanno animato il dibattito riportando qui l’intero articolo, invitando comunque chiunque possa farlo ad acquistare una copia dai diffusori per strada, con lo scopo di proseguire questo difficile ma importante confronto sul tema della sicurezza e della convivenza. Magari proprio a partire da queste parole di Kaberlaba: La democrazia è la grammatica delle libertà; La sicurezza la trama dei diritti. I diritti il senso dei doveri. Che ne dite?

Quante persone possono dire di conoscere i problemi di un territorio più di chi in strada ci vive o passa gran parte della giornata? La sicurezza è un argomento che coinvolge i senza fissa dimora: in senso negativo, perché la loro presenza è indicato come un fattore di rischio da altri cittadini, ma anche in senso opposto, perché dei conflitti che hanno luogo nella strada molto spesso sono vittime.
Il dibattito a distanza che abbiamo provato ad ospitare sulle pagine di Piazza Grande, si è svolto in parallelo anche sulle pagine web di Asfalto, il blog del Centro Diurno di via del Porto. Dalla nostra redazione è partito l’impulso, il web ha raccolto i commenti e i punti di vista di senza dimora, operatori sociali e semplici frequentatori di Asfalto.
Queste sono le loro voci.

“Io penso che non siamo più sicuri da nessuna parte – dice alelovotrico (i nomi che riportiamo sono gli stessi nick usati nel blog) Bologna è diventata invivibile dovunque uno vada, a prescindere che ci siano o meno quelli che scollettano per sbarcare il lunario. Le forze dell’ordine ci sono, ma non sempre servono, perchè per esempio se ti picchiano o ti derubano o altro, tu o qualcun altro chiama la polizia, nel tempo che loro arrivano il delinquente ha già fatto in tempo a scappare. Per cui per me nessuno di noi è più sicuro da nessuna parte.”
Una scarsa fiducia nella capacità di intervento della polizia anche nell’intervento di Oraziolo: “visto con gli occhi di uno che sta per strada…la polizia specie quella ferroviaria va a fermare la gente sbagliata, vale a dire quella gente abbastanza tranquilla, invece tanti extracomunitari che non hanno voglia di non fare un cazzo e che danno fastidio quelli li non li vedono mai. Sai quante volte mi sono messo a rischio sull’autobus per difendere tanti vecchietti in difficoltà. E la polizia dov’è?”
Polizia e extracomunitari, in mezzo chi vive in strada. Sembra essere questo lo scenario del conflitto nel quale i senza dimora sono coinvolti. Va in questa direzione anche l’intervento di Anderlet.
“Sicurezza, bella parola. Vi racconto una cosa. Proteggi una vecchia signora perché non la derubino due albanesi. Poi chiami la polizia, però quella arriva sempre tardi. Per ciò due albanesi ti menano talmente tanto che stai per perdere la vista; poi quei due albanesi scappano e la polizia ti chiede "li riconosci"? Ma come puoi riconoscere due malviventi quando ti menano in faccia in modo che uno ti tiene le mani e altro ti mena? Si fatica riconoscere in queste condizioni qualcuno. E polizia ti risponde che non possiamo fare niente.
Dov’è la sicurezza quando la polizia si arriva sempre tardi? Poi capisco che le persone non ti aiutano se ci devono rimettere pure la salute.”
A forze dell’ordine e immigrati si aggiunge un terzo fattore: l’informazione come elemento destabilizzante. “Si parla tanto di ronde, ma non si dice mai che chi vive in strada molto spesso svolge il lavoro che dovrebbe fare la polizia.” A parlare è Anarcom che dice di avere un’esperienza decennale di vita di strada. “Girando in Europa ho assistito a scene di violenza contro le donne e molto spesso erano i cosiddetti barboni che intervenivano rischiando in prima persona. Ma di queste cose non si parla mai nei giornali. L’ondata di razzismo che sta travolgendo l’Italia molto spesso si scaglia contro persone povere che non fanno male alcuno. Facciamo l’esempio che un poliziotto spari a sua moglie. In questo caso cosa bisognerebbe fare buttare delle molotov in questura?
La verità è che il problema sicurezza serve ai politici per prendere voti. Tramite i giornali creano nella mente dei cittadini l’insicurezza che fa comodo a molti.”
Tra i bloggers di Asfalto molti ricorrono a esperienze personali per chiarire il loro punto di vista. Oltre la durezza delle storie che raccontano, rimane l’efficacia di chi i rischi della strada li conosce di persona. Sentiamo Simpit: “Ti posso raccontare un’esperienza vissuta a Roma. Avevo deciso di dormire un pò al caldo a Ostia, in stazione. Dopo vari giorni passati in alcune case dismesse dei  tunisini mi hanno detto di andarmene perchè c’erano loro prima di me, quindi decisi che era più sicura una postazione vicino ad altri homeless in stazione. La mattina verso le cinque mi sono beccato un calcio alle costole da un ragazzo della polfer, che mi ha fatto camminare a tentoni per un mese. È un esempio di merda, ma forse aiuta a capire che non si può generalizzare la sensazione di sicurezza. È vero anche che ci sono persone che passeggiando sotto i portici ritengono insicura la città perchè vedono qualche senza dimora e poi tranquillamente tornano a casa e usano violenza nelle mura domestiche, o peggio usano internet per prenotarsi un bel viaggio nei paesi del Sud America o dell’Est dove si pagano una minorenne per portarsela a letto. La sicurezza è solo sotto casa mia, la sicurezza è solo mia e non degli altri…”
Una delle obiezioni più forti a chi grida all’allarme sicurezza è che questo concetto ha sostituito del tutto quello di protezione sociale. Lo ricorda l’intervento di Rotaris. “Da quanto tempo è stato abbandonato il termine di protezione sociale? ovvero quello che prevedrebbe che oltre la soglia di povertà e coi debiti fino al collo non vai a rapinare una banca per mantenere la famiglia, o che
da immigrato irregolare non tiri a campare spacciando o a dar via del tuo sul marciapiede. Quando sento parlare di sicurezza, da vent’anni mi coglie un impulso bizzarro e mi chiedo la sicurezza di chi ? Io non dormo col coltello sotto il cuscino, ma se dormissi in strada, pur essendo pacifico, terrei l’uno e l’altro.”
Chiudiamo con una testimonianza-racconto più corposa, ma ci sembrava valesse la pena riportarla integralmente perché coglie bene le contraddizioni dell’argomento che stiamo affrontando. La firma è di Balza 73:
Sono un operatore bolognese, socio di una coop, si può dire senza dubbio che sono di sinistra ed ho una storia che lo attesta. Le mie scelte di ogni giorno cercano penosamente di tenere fede a queste idee, eppure qualcosa non va.
Ogni domenica, per motivi personali, fra le 15 e le 17 faccio questo giro a piedi, a Bologna: autostazione, piazza XX settembre, viali, stazione ferroviaria, via Amendola, piazza dei Martiri, via  don Minzioni, via del Porto e ritorno. Fra le altre cose belle di questa mia meravigliosa città, trovo, nell’ordine: puzza di piscio, tipi loschissimi nell’atrio e appena fuori la stazione delle corriere, che aspettano qualcosa o qualcuno, bivacchi di nomadi che mangiano e dormono e chi non dorme chiede uno spicciolo. Birre, cartacce, sputi, mandrie di cavalli (chi consegna piccoli quantitativi di droga, ndr). Spacciatori e clienti creano una sorta di tunnel di accoglienza per chi, come me, va e torna dalla stazione, proponendo merce varia e squadrando che tu non sia uno sbirro.
E poi ancora: pullman da e per l’est europeo sostano sui marciapiedi in prossimità della stazione… niente di preoccupante a parte i problemi di traffico ed attraversamento; il giardino davanti alla stazione a volte è una specie di Centro diurno all’aperto. I più dormono stravaccati nelle aiuole, qualcuno piscia sulle siepi lì davanti a tutti. Dentro alla stazione solo 2 o 3 barboni storici, ma io ci sono abituato…io. I tossici hanno il passo lungo da e verso piazza XX settembre, altri beoni si trascinano più stancamente fra i pochi negozi di pakistani aperti… nessuno di solito ti rompe i maroni. Qualcuno bivacca vicino alla fontana, ma la piazza è un’isola circondata da una pericolosissima rotonda di traffico…insomma o sei dentro o sei fuori.
Tutto tranquillo: deserto metropolitano domenicale, almeno fino alle 17, dopo il centro diurno comincia a chiudere, scaricando per le strade gli ospiti alla spicciolata.
Dimenticavo di dire che io peso sui 90 chili e son ben messo insomma. Conosco quasi tutte queste facce e quasi tutti conoscono me. Sono abituato a bazzicare questo habitat. Ma cosa significa questo tour per una ragazza? Per un anziano? Per un bambino? Abbiamo il coraggio di parlare di questo?
Oppure devo cominciare a pensare che sono di destra se vedo e dico tutto questo? Continuo a pensare che la repressione (tipica della destra almeno a parole) non sia la risposta giusta, ma perchè dovrei tacere e autocensurarmi sul fatto che Bologna, in certe zone, è diventata una fogna piuttosto inospitale e pericolosa? Non sono un maniaco della pulizia e dell’ordine; conosco la differenza fra il degrado, la sicurezza e la percezione di questa, ma non trovo che ci sia una virtù politica e morale nel lasciare queste cose lì come sono.
Quello che posso dire è che, anche solo culturalmente, a sinistra non siamo riusciti a dare una risposta a questo. Eppure dovremo imparare a farlo.”

Chi è sicuro?

Pubblicato: 23 Maggio 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, civiltà

carrello securityCon piacere ed orgoglio ospitiamo un documento della redazione di Piazza Grande. Un appello a discutere insieme di sicurezza, a Bologna, in previsione dell’uscita del prossimo numero dello storico mensile di strada, nel quale l’argomento principale sarà appunto la sicurezza. Chi produce insicurezza? Chi è più a rischio? Gli amici di Piazza Grande stanno raccogliendo opinioni su cosa si intende oggi per sicurezza e quali potrebbero essere le soluzioni, in un momento in cui scelte importanti e vicende politiche si decidono proprio sulla sicurezza. Ci fa molto piacere poter dare il nostro contributo su queste pagine. Quindi guardatevi attorno, raccogliete le idee, fate spazio nella mente fra la selva dei discorsi di politicanti e giornalisti e dite la vostra nei commenti.

Il problema della sicurezza ha occupato stabilmente le cronache giornalistiche e il dibattito politico nelle ultime settimane. Le azioni di controllo del territorio si sono intensifcate e hanno riguardato non solo i rom, sgomberati dalla polizia e cacciati con le molotov dai cittadini, ma tutte le persone che vivono in strada, che fanno la colletta per sbarcare il lunario, tutti quelli che si mostrano come mendicanti, tossici, alcolisti. Tutte le persone che potenzialmente possono turbare l’ordine publico.
Abbiamo visto con i nostri occhi chiedere i documenti a chi fa colletta davanti ai supermercati e portare in questura quelli che non avevano documenti da esibire.
La redazione di Piazza Grande ha deciso di dare una propria versione dei fatti. Non vogliamo sentenziare se sia giusto o sbagliato compiere questo tipo di interventi di polizia, piuttosto preferiamo raccogliere voci di persone diverse, coinvolte dal problema della sicurezza ma da punti di vista differenti.
A questo scopo chiediamo ai bloggers di Asfalto e a chiunque frequenti le pagine del blog di dare la propria visione di città sicura. Ci piacerebbe sapere da chi vive in strada innanzitutto se considera Bologna una città sicura, se sotto i portici ci si sente in pericolo, e in che genere di pericolo, e poi che cosa farebbe per rendere più sicura e più vivibile la città.
Speriamo che la nostra richiesta di partecipazione venga accolta e le pagine di Asfalto possano ospitare un dibatito interessante com’è avvenuto in passato.

La redazione di Piazza Grande

nella 25MA ora...E’ l’ora dei passaggi, degli svuotamenti e dei riempimenti, è il tempo che fa da cuscinetto fra le varie fasi della giornata. La venticinquesima ora non la si vive: la si attraversa. Solo se vivi la strada, come Andersen, puoi raccontare la venticinquesima ora. Massitutor

Come ben sapete io vivo in strada e ho fatto un po’ caso a quello che  per me è Bologna di notte. Ma vorrei partire, da come la città, ad una certa ora, si svuota per riempirsi nuovamente, ad un’ora che è sempre la stessa, diciamo che non in tutti i luoghi della città è lo stesso: per cui devo fare un tragitto che prende i due volti della città. Partiamo dall’ora di quando lascio il laboratorio di informatica che frequento diciamo assiduamente,  (ringrazio di cuore gli operatori del centro diurno  che consentono di farlo) saranno le 17,30 circa e a quell’ora di gente per strada c’è ne ancora tanta ma nemmeno due ore dopo, diciamo che diventa meno affollata, anche perché cominciano a chiudere molti negozi di via indipendenza come i tabaccai , alcuni bar e quasi tutti se non tutti i negozi di abbigliamento, e poi diciamola tutta: hanno il sacrosanto diritto (almeno loro) di tornare a casa, dopo una giornata di lavoro, e in giro la gente ha fretta di tornare a casa dopo essere scese dal treno vedi le persone incolonnarsi come un torpedone di formiche, che ad ogni angolo della via si ramifica nei vari vicoli, sia di via Indipendenza che di via Marconi. Vanno a casa. Ma molti altri si fermano nei vari bar di via Ugo Bassi per l’aperitivo e facendo un piccolo antipasto, che per me sarebbe una cena completa, dato che a volte non mangio anche per due giorni di seguito, ma lasciamo perdere, siamo invisibili alla società frenetica di oggi. Siamo all’ incirca alle 20.00 e si vedono i camerieri riassettare chi all’interno, chi all’esterno nei gazebo o come diavolo si chiamano. Intanto data l’ora mi avvio nei vicoli ed esco alla Coop, che una volta aveva anche accesso da via del Porto. Districandomi nei vari vicoli che non sto qui ad elencare (anche perché non me li ricordo) mi avvio verso piazza Verdi. Qui è tutt’altra cosa: gente ovunque, ragazzi sia dell’Università che ragazzi che vivono in strada, in simbiosi tra loro; diciamo pure che la maggior parte di loro hanno chi una birra, chi una canna, o chi la sta facendo; non conosco tanti di loro, ma alcuni sì, e se mi fermo ci escono pure due tiri per me. Io mi fermo, anche perché non batto spesso quella zona cosi mi aggrego a loro prendo una birra dal Pakistano,  se ho i soldi, ma anche se non li ho offrono loro o viceversa tra noi poveri disperati ci si aiuta perché sappiamo cosa vuol dire vivere in strada. Rimango lì  fino alle,  diciamo 21,30 ma non sempre alcune e rare sere, per cui siamo in via di tornare a "Casa" in stazione,  ma decido di non andarci mai subito come al solito e tornando per i vicoli ci sono ragazzi ovunque, c’è chi va e chi viene, uscito su Via Indipendenza salgo su verso Piazza Maggiore, alcuni e rari bar sono aperti, hanno i tavoli fuori con gente seduta, e con davanti qualcosa da bere, così scopri che tanti non sono italiani, sono turisti di varie nazioni che ho anche incontrato percorrendo la via del ritorno. Si ripopola la città: persone con macchine fotografiche o cellulari con fotocamera che flesciano ovunque, ristoranti pieni con davanti ogni ben di Dio e se riesco scrocco qualche sigaretta da fumare prima di andare a dormire, vivere la notte mi ha sempre affascinato, ma ora non è più per me, come si dice dalle mie parti "senza soldi non si cantano messe" per cui la stanchezza si fa sentire, mi avvio lentamente verso "Casa" e intanto trovi gente in entrambi i sensi di marcia. Trovo un cartone da mettere sotto al mio "letto" sacco a pelo. Questo è il terzo solo da quest’anno e non ditemi di non sapere il perché. Scendo le scale, e vado al mio solito posto, perchè ognuno di noi occupa sempre lo stesso, ma non dormi mai tranquillo e un dormiveglia, al minimo passaggio ti svegli per non trovarti la mattina seguente senza lo zaino o senza le scarpe. Stanco morto vi lascio con una buonanotte, (almeno per voi) io domani devo alzarmi presto: alle 5,30 prima che la città riprenda a pulsare.

Avvocati da marciapiede

Pubblicato: 29 aprile 2008 da massitutor in civiltà, televisione

Li chiamano così gli Avvocati di strada in questo servizio andato in onda la settimana scorsa su La7, all’interno del programma Omnibus. Lo riportiamo per chi non l’avesse visto; perchè è sempre interessante osservare l’occhio un po’ naif che i media hanno verso la gente di strada. Ci siamo anche noi di Asfalto. Inoltre è un altro modo per ricordare Lupo che, rimasto solo, è stato ucciso dalla banalità del male di un branco di giovani belve.