Pensavo di aver fatto passi da gigante, invece mi rendo conto di essere dal punto di partenza. E’ un periodo positivo dove per scelta mia ho intrapreso la strada del NO DRAGA! ma oltre alla fatica di stare lontano dalle sostanze, si aggiungono problematiche di ogni genere, dove prendere residenza, trovare un lavoro e mantenerlo senza ricadere in sostanze per riuscire a tenere i ritmi di quella vita da me sconosciuta, confrontarsi con i tuoi familiari, amici, colleghi, sono tutte cose che fanno parte di ogni giorno ma per uno che non le ha mai fatte per via della vita che faceva sono ostacoli inmensi. A volte mi rassegno e non vorrei, anzi, ho il terrore di ritornare al punto di partenza pensando di non riuscire ad affrontare il quotidiano.
MI sento poco seguito, è proprio vero nella vita ti devi arrangiare è difficile trovare aiuti istantanei per risolvere i tuoi problemi.
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Gesu' disse io saro' sempre con voi….
Pubblicato: 16 ottobre 2006 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, droga, laboratorio, libertà
In questi giorni ho pensato molto a quello che dovevo scrivere in risposta al colpo che ho ricevuto guardando quello che mi avete scritto riguardo alla giornata passata giovedi, mi riferisco a massimiliano, massimo de laurentis, e dario monetti. Mi ricordo bene di massimiliano e massimo de laurentis, un po meno di dario ma spero che presto possa conoscerlo di persona. Mi ricordo molto bene dei ragazzi di via del porto, anch’io sono uno di loro, e mi ricordo molto bene delle sofferenze che ogni giorno sono costretti ad attraversare per poter sopravvivere. La droga è una brutta cosa, pochi giorni fa un mio cugino sposato con due figlie è stato arrestato a padova per rapina,quante volte l’ho abbiamo aiutato aveva un’attività e adesso solo un mucchio di debiti e infine il carcere. Non ho nessuna compassione per chi fa uso di droga avendo una famiglia da portare avanti, potrei capire la scappatella ogni tanto ma lui è andato davvero lontano. Capisco anche chi ruba per portare una famiglia avanti, ma chi lo fa per la droga no. Preferisco chi lascia tutto e vive di quello che trova piuttosto che rubare. Comunque anche se ha sbagliato lo perdoniamo e gli diamo una mano. Ci sono cose nella vita più importanti di una stupida polvere. Ci sono persone che hanno bisogno di noi e non possiamo deluderle, ci sono cose che ad un certo punto vanno fatte, e bisogna usare tutto quello che si ha per farle. Non dobbiamo abbatterci se siamo diventati l’ultima ruota del carro, possiamo anche diventare la prima ruota del carro, ma per farlo abbiamo bisogno di tutte le nostre energie, e per prima cosa dobbiamo tentare di uscire dal baratro dove la droga ci ha spinti. Dobbiamo cercare di dominare le nostre emozioni,dobbiamo insistere e ancora insistere, fin quando non ci riusciamo.
Se durante il cammino cadiamo, allora dobbiamo rialzarci, e se cadiamo di nuovo dobbiamo rialzarci sempre e comunque, perchè verrà un giorno in cui ci stuferemo di cadere e allora stare in piedi per noi sarà la scelta migliore, la scelta che avevamo da tempo nel nostro cuore coltivato.
La sofferenza è molto grande, il cammino è duro. Ma l’unica cura per smettere la sa ognuno di noi nel suo cuore in fondo alla sua anima già sa come deve fare per uscire dal suo stesso errore.
Il riconoscere di essere nell’errore, non è una condanna ma solo un atto di grande coraggio che ci renderà più onesti nei confronti di noi stessi e del prossimo. La droga è solo una nostra debolezza, e vi assicuro che è una delle debolezze più stupide che ci siano, in confronto alle tante catastrofi che ci sono in questo mondo. L’errore più gramde e che oltre alla droga si facciano sbagli ancora più pesanti.
Allora dimostrate che siete delle persone che hanno voglia di vivere, dimostrate che avete voglia di cambiare, siate gentili fra di voi e aiutatevi, la nostra forza e aiutarci l’uno con l’altro, non abbiate paura di cambiare, se siete in buona fede quando avrete bisogno di aiuto troverete sempre qualcuno che vi tende una mano.
Scusatemi se mi permeto di dire certe cose forse non sono all’altezza di dirle. Ma le sento davvero. Vostro faterno amico peppe.
stare insieme
Pubblicato: 12 ottobre 2006 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, droga, pensieri in libertàVorrei essere li con voi oggi. Vorrei avere di nuovo il piacere di rivedervi, sono sicuro che in questi ultimi mesi abbiamo incominciato ad avere un dialogo più aperto e credo che questo sia il primo passo verso il nostro successo. Ecco iniziano da qui le cose che verranno, e l’informazione e la nostra amicizia, saranno il motore per combinare qualcosa insieme. Vorrei essere li con voi per mostrarmi ed avere parola per dire queste cose che sto scrivendo, l’unica cosa che non posso fare e farvi sentire la mia voce e guardarvi negli occhi, ma lo potete fare voi per me. Sono sicuro che ognuno di voi se vuole può ottenere dei piccoli risultai che a poco a poco faranno grande il vostro fututro, è questa la speranza che ho per me e per voi un domani migliore. Vi abbraccio il vostro amico fraterno peppe.
ritorno a casa (racconti della mia vita) 2°parte
Pubblicato: 30 settembre 2006 da massitutor in asfalto fuoriporta, droga
Tornai a bologna dopo circa tre mesi, dopo, aver perso un posto di lavoro sempre per lo stesso motivo, l’uso di eroina. Ero stato schiaccato per l’ennesima volta, la vita se la prendeva con me bravo ragazzo ma drogato.
Non c’è niente da fare, tornando a casa mi ero un pò ripreso ma, nella testa mi frullava sempre quel pensiero.
Ritrovandomi a Bologna per la seconda volta fu come tornare nel paese dei balocchi dove potevo fare quello che volevo, ma in realtà ero dentro ad una prigione che si chiamava me stesso e, come compagna di cella, "l’eroina".
Schiacciato dall’ennessimo senso di colpa, per aver inatteso le aspettattive dei miei genitori e, di me stesso mi ritovai a doverne pagare il prezzo con l’autocommiserazione, ed una buona dose di droga giornaliera. Col il passare di quei giorni cosi cupi ma mai uguali, infatti c’era sempre qualche nuovo compagno di sventura con il quale condividerli, la relatà diventava sempre più difficile e insuperabile. Però ebbi la foza di provare a trovarmi un lavoro, e lo trovai, ho quattro patenti b, c, d, e il kd, so fare l’autista l’imbianchino,il facchino, il pizzaiolo e negli ultimi 4 anni ho imparato anche ad usare il computer facendo dei corsi di formazione.
E non ho mai commesso reati in vita mia, "fortunatamente" ne ho avuto sempre paura, cosi appena cercavo lavoro lo trovavo.
Quello che però non trovavo era la forza di andarci al lavoro, perchè, ero talmente assuefatto all’erioina che avevo bisogno di farmi due tre volte al giorno,e si sa quando si lavora non c’è il tempo e soprattutto i soldi per farsi senza dare nell’occhio.
Cosi dopo una settimana di lavoro andai dal principale e gli dissi che dovevo andare subito a napoli per necessità e che non potevo più lavorare in quel posto.
Per quanto rigurda i soldi che era la cosa che più di ogni altra mi interessava in quel momento, perchè ero proprio ridotto male, mi disse che si doveva aspettare fino alla fine del mese per averli. Al che, dissi fra me e me, devo fare un patto con questo tizio, e tirai fuori un’idea, quelle che si hanno in questi casi quando si ha il fuoco sotto il sedere.Feci un patto, per una settimana di lavoro mi toccavano circa 500 mila lire, invece gli proposi di darmene 100 subito e di non pretendere più nulla.
Accettò subito, firmai un foglio, e in un attimo come un fantasma che attravera i muri, ero già nei bagni della stazione con il kit del piccolo dottore drogato.
Pensate che la droga è talmente dominante che stare dentro un cesso di una stazione ferroviaria e la cosa più divertente e bella per un drogato. Che schifezza, eppure e cosi che stanno le cose, con la dose in mano quel cesso era una reggia e lo sciaquone le cascate del niagara, ed il toc toc della gente che voleva andare al bagno un tamburo africano. Ma in reltà li dentro c’era solo un ragazzo che non voleva sentire più il dolore che provoca l’eroina, ed il cesso l’unico posto dove poterlo fare senza essere visti.
Che vita da cani la droga ci fa fare,che peso enorme si ha sulle nostre piccole spalle. Eppure si trova sempre la forza di tentare di uscirne. Quando arrivò il giorno che non ebbi più neanche la forza di fare soldi per farmi arrivò anche l’ora di fare qualcosa, ma come?
Qui devo ringraziare solo i centri che ci sono per bologna, e poi in tutta italia, e cioè quei centri dove puoi chiedere aiuto e come un’isola che non c’è, ma ringraziando dio qui c’è. Andai in via del porto, e gli operatori mi tesero una mano e, si presero cura di me prendendomi un appuntamento con un dott. il quale poteva farmi seguire la cura del metadone anche non essendo residente e non essendo scritto al sert. C’era un’unità mobile che faceva varie fermate e dava la terapia metadonica. Dovetti solo aspettare un paio di giorni per l’appuntamento con il dottore nel frattempo feci quel che potevo per non sbattere a terra in crisi di astinenza.
E poi, incominciai a prendere il metadone e le cose per me cambiarono un pochino, devo dire in tutta onesta che il metadone mi ha consentito di risalire più di una volta, quando scendevo per forza maggiore verso il basso, e questo è molto importante.
Fortunatamente ci sono dei posti dove ci sono persone che aiutano i più sfortunati drogati e non, per loro non fa differenza sono posti dove senti forte la presenza del signore nostro dio. In questi posti ho pregato di più e ho ringraziato di più anche se ero al limite di me stesso.
Senza questi posti dove avrei mai potuto mangiore,o dormire in un letto,ero solo un bravo ragazzo e dovevo ancora imparare a sopravvivere.
Si avvicinò il giorno di natale, e gli addobbi ed il freddo del natale mi mettevano a dosso una strana e profonda sensazione di tristezza e malinconia, era il mio primo natale lontano da casa. Pensavo soprattutto a come si dovevano sentire i miei genitori i mio fratello mia sorella e il mio nipotino. Che cosa brutta avere un natale senza la famiglia.
Però gli telefonavo, e sentirli almeno per telefono mi rincuorava, e li rincuorava.
Nell’ull’ultima e.mail ti ho parlato di come mi sentivo dopo essere arrivato alla meta dei 9 mg di metadone.
Guardando la mia foto sto male in particolare oggi, che penso molto alla droga.
Vorrei esssere piegato come quel giorno perchè non toccavo con mano la realtà del vivere il quotidiano, comunque sia oggi sono molto predisposto nell’accettare la droga se mi viene offerta speriamo di tenere botta e di non peggiorare la mia situazione che già non è delle migliori.
Chiedo scusa al mondo intero del computer se non ci sono del tutto; recupererò nei giorni avvenire quello che oggi non ho fatto.
Date acqua agli assetati
Pubblicato: 20 settembre 2006 da massitutor in droga, felicità, laboratorioVolevo rendervi partecipi del fatto che l’altro giorno dopo aver scritto il post depressivo "il sogno è svegliarsi", sono uscita dal laboratorio e mi sono lasciata avvolgere dalla magia di una giornata di sole! Non dico certo che i miei problemi sono scomparsi, quello no, ma si è modificato il mio approccio alla vita, tutto mi è sembrato meno pesante, più abbordabile, come una giornata di sole. Non voglio toccare il problema droga anche se c’è perchè è tutta la vita che ne parlo e non ne posso più. Dico solo che oggi come oggi lo sballo per me è essere lucida, sembra una frase fatta ma è la verità perchè essere lucida mi dà una percezione della realtà alla quale non sono più abituata e che devo dire che mi piace. Io ho una capacità di ripresa allucinante e bastano pochi giorni senza spendere, che il mio corpo e la mia mente rifioriscono tipo pianta moribonda a cui viene data l’acqua. Anche avere due soldi in tasca è una bella emozione si perchè quando ti fai anche se soldi ti girano fra le mani sono soldi virtuali già spesi prima di essere guadagnati e tutti buttati nel cesso! Spero di continuare su questa strada. Il seguito alla prossima puntata.
Volevo raccontarvi la storia di una donna che ho conosciuto diversi anni fa "fatemi pensare Cristian", il mio secondo bimbo, aveva circa un anno quindi all’incirca 11 anni fa. A causa dei problemi con cui coinvivo da sempre, non parlo solo della roba, ma anche delle incomprensioni con la mia famiglia, che all’epoca non accettava il padre dei miei figli, la mancanza di un lavoro e di conseguenza anche di soldi e soprattutto di una casa "possiamo dire i soliti problemi di sempre". Tormentavo i servizi sociali per avere un posto mio, in cui crescere in serenità i miei figli. Ma dai servizi non c’era ombra di aiuto. All’ennesimo litigio davanti ai bimbi, ho preso, come si dice, baracca e burattini, nel mio caso eravamo solo io e loro (Manuel e Cristian), e me ne sono andata; come dice Kerouac, crescendo smettiamo di credere che tutto quel che accade sotto al tetto paterno, e ci incamminiamo, rabbrividendo, lungo il cammino della vita, e capiamo ben presto di essere sfiniti e infelici e poveri e ciechi e nudi. Durante il "cammino" facciamo però incontri che difficilmente scordiamo leggendo il post di Laertetranquillo, mi è tornata alla mente la donna che vi parlavo all’inizio del post, una mamma che ho incontrato agli Innocenti di Firenze, una struttura che ospita madri sole con problemi, dove i servizi mi hanno trovato un posto, dopo tre giorni di vagabondaggio! Qui ho incontrato molte mamme speciali, tante storie difficili, ma una in particolare mi è rimasta nel cuore, Era ospite della struttura una mamma con una bimba nata da poco, Quanita. Lei era così dolce con la sua bimba che mi incatavo a guardarla, la sua pazienza era infinita. Aveva un’altra bimba più grande, che viveva con la zia: la mamma in questione aveva problemi di tossicodipendenza. Parlava solo delle sue principesse, il suo desiderio era di vivere insieme a loro. Abbiamo pianto e gioito, abbiamo trascorso insieme momenti molto intensi gli conservo nel mio cuore. Purtroppo, anche se il suo amore era tale che difficilmente l’ho incontrato in seguito, lei non ce l’ha fatta! Ha lasciato la sua Quanita lì con noi, ed è tornata in strada. Qualche volta l’ho rincontrata, il suo dolore era immenso, pari al suo amore era sempre sconvolta, si sconvolgeva per anestetizzare il suo star male si sconvolgeva così tanto che un giorno è morta. Quanita è stata adottata da una famiglia. Non si chiamava più Quanita si chiamava Francesca. Quando Cristian frequentava gli incontri per passare a comunione, nel gruppo c’era una bimba, riccia, scura di carnagione, tanto riccia Francesca ho capito subito che era lei, la sorpresa e l’emozione sono stati immensi. Ma non ho potuto parlale di quella mamma che la amava come niente al mondo una donna speciale un’artista, una pittrice, di cui conservo ancora dopo tanti anni un sasso dipinto da lei con un tramonto, un sasso che ancora pesa nello stomaco. Non sempre le cose vanno come dovrebbero la sensibilità gioca brutti scherzi. L’amore a volte non basta!