Archivio per la categoria ‘droga’

Rassegnato!

Pubblicato: 17 ottobre 2006 da massitutor in droga, lavoro

darioPensavo di aver fatto passi da gigante, invece mi rendo conto di essere dal punto di partenza. E’ un periodo positivo dove per scelta mia ho intrapreso la strada del NO DRAGA! ma oltre alla fatica di stare lontano dalle sostanze, si aggiungono problematiche di ogni genere, dove prendere residenza, trovare un lavoro e mantenerlo senza ricadere in sostanze per riuscire a tenere i ritmi di quella vita da me sconosciuta, confrontarsi con i tuoi familiari, amici, colleghi, sono tutte cose che fanno parte di ogni giorno ma per uno che non le ha mai fatte per via della vita che faceva sono ostacoli inmensi. A volte mi rassegno e non vorrei, anzi, ho il terrore di ritornare al punto di partenza pensando di non riuscire ad affrontare il quotidiano.
 
MI sento poco seguito, è proprio vero nella vita ti devi arrangiare è difficile trovare aiuti istantanei per risolvere i tuoi problemi.

L'amore a volte non basta!

Pubblicato: 16 ottobre 2006 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenti sociali, droga, famiglia

piccoli_pensieriVolevo raccontarvi la storia di una donna che ho conosciuto diversi anni fa "fatemi pensare Cristian", il mio secondo bimbo, aveva circa un anno quindi all’incirca 11 anni fa. A causa dei problemi con cui coinvivo  da sempre, non parlo solo della roba, ma anche delle incomprensioni con la mia famiglia, che all’epoca non accettava il padre dei miei figli, la mancanza di un lavoro e di conseguenza anche di soldi e soprattutto di una casa "possiamo dire i soliti problemi di sempre". Tormentavo i servizi sociali per avere un posto mio, in cui crescere in serenità i miei figli. Ma dai servizi non c’era ombra di aiuto. All’ennesimo litigio davanti ai bimbi, ho preso, come si dice, baracca e burattini, nel mio caso eravamo solo io e loro (Manuel e Cristian), e me ne sono andata; come dice Kerouac, crescendo smettiamo di credere che tutto quel che accade sotto al tetto paterno, e ci incamminiamo, rabbrividendo, lungo il cammino  della vita, e capiamo ben presto di essere sfiniti e infelici e poveri e ciechi e nudi. Durante il "cammino" facciamo però incontri che difficilmente scordiamo leggendo il post di Laertetranquillo, mi è tornata alla mente la donna che vi parlavo all’inizio del post, una mamma che ho incontrato agli Innocenti di Firenze, una struttura che ospita madri sole con problemi, dove i servizi mi hanno trovato un posto, dopo tre giorni di vagabondaggio! Qui ho incontrato molte mamme speciali, tante storie difficili, ma una in particolare mi è rimasta nel cuore, Era ospite della struttura una mamma con una bimba  nata da poco, Quanita. Lei era così dolce con la sua bimba che mi incatavo a guardarla, la sua pazienza era infinita. Aveva un’altra bimba più grande, che viveva con la zia: la mamma in questione aveva problemi di tossicodipendenza. Parlava solo delle sue principesse, il suo desiderio era di vivere insieme a loro. Abbiamo pianto e gioito, abbiamo trascorso insieme momenti molto intensi gli conservo nel mio cuore. Purtroppo, anche se il suo amore era tale che difficilmente l’ho incontrato in seguito, lei non ce l’ha fatta! Ha lasciato la sua Quanita lì con noi, ed è tornata in strada. Qualche volta l’ho rincontrata, il suo dolore era immenso, pari al suo amore era sempre sconvolta, si sconvolgeva per anestetizzare il suo star male si sconvolgeva così tanto che un giorno è morta. Quanita è stata adottata da una famiglia. Non si chiamava più Quanita si chiamava Francesca. Quando Cristian frequentava gli incontri per passare a comunione, nel gruppo c’era una bimba, riccia, scura di carnagione, tanto riccia Francesca ho capito subito che era lei, la sorpresa e l’emozione sono stati immensi. Ma non ho potuto parlale di quella mamma che la amava come niente al mondo una donna speciale un’artista, una pittrice, di cui conservo ancora dopo tanti anni un sasso dipinto da lei con un tramonto, un sasso che ancora pesa nello stomaco. Non sempre le cose vanno come dovrebbero la sensibilità gioca brutti scherzi. L’amore a volte non basta!

gigante-arbolIn questi giorni ho pensato molto a quello che dovevo scrivere in risposta al colpo che ho ricevuto guardando quello che mi avete scritto riguardo alla giornata passata giovedi, mi riferisco a massimiliano, massimo de laurentis, e dario monetti. Mi ricordo bene di massimiliano e massimo de laurentis, un po meno di dario ma spero che presto possa conoscerlo di persona. Mi ricordo molto bene dei ragazzi di via del porto, anch’io sono uno di loro, e mi ricordo molto bene delle sofferenze che ogni giorno sono costretti ad attraversare per poter sopravvivere. La droga è una brutta cosa, pochi giorni fa un mio cugino sposato con due figlie è stato arrestato a padova per rapina,quante volte l’ho abbiamo aiutato aveva un’attività e adesso solo un mucchio di debiti e infine il carcere. Non ho nessuna compassione per chi fa uso di droga avendo una famiglia da portare avanti, potrei capire la scappatella ogni tanto ma lui è andato davvero lontano. Capisco anche chi ruba per portare una famiglia avanti, ma chi lo fa per la droga no. Preferisco chi lascia tutto e vive di quello che trova piuttosto che rubare. Comunque anche se ha sbagliato lo perdoniamo e gli diamo una mano. Ci sono cose nella vita più importanti di una stupida polvere. Ci sono persone che hanno bisogno di noi e non possiamo deluderle, ci sono cose che ad un certo punto vanno fatte, e bisogna usare tutto quello che si ha per farle. Non dobbiamo abbatterci se siamo diventati l’ultima ruota del carro, possiamo anche diventare la prima ruota del carro, ma per farlo abbiamo bisogno di tutte le nostre energie, e per prima cosa dobbiamo tentare di uscire dal baratro dove la droga ci ha spinti. Dobbiamo cercare di dominare le nostre emozioni,dobbiamo insistere e ancora insistere, fin quando non ci riusciamo.
Se durante il cammino cadiamo, allora dobbiamo rialzarci, e se cadiamo di nuovo dobbiamo rialzarci sempre e comunque, perchè verrà un giorno in cui ci stuferemo di cadere e allora stare in piedi per noi sarà la scelta migliore, la scelta che avevamo da tempo nel nostro cuore coltivato.
La sofferenza è molto grande, il cammino è duro. Ma l’unica cura per smettere la sa ognuno di noi nel suo cuore in fondo alla sua anima già sa come deve fare per uscire dal suo stesso errore.
Il riconoscere di essere nell’errore, non è una condanna ma solo un atto di grande coraggio che ci renderà più onesti nei confronti di noi stessi e del prossimo. La droga è solo una nostra debolezza, e vi assicuro che è una delle debolezze più stupide che ci siano, in confronto alle tante catastrofi che ci sono in questo mondo. L’errore più gramde e che oltre alla droga si facciano sbagli ancora più pesanti.
Allora dimostrate che siete delle persone che hanno voglia di vivere, dimostrate che avete voglia di cambiare, siate gentili fra di voi e aiutatevi, la nostra forza e aiutarci l’uno con l’altro, non abbiate paura di cambiare, se siete in buona  fede quando avrete bisogno di aiuto troverete sempre qualcuno che vi tende una mano.
Scusatemi se mi permeto di dire certe cose forse non sono all’altezza di dirle. Ma le sento davvero. Vostro faterno amico peppe.

stare insieme

Pubblicato: 12 ottobre 2006 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, droga, pensieri in libertà

Vorrei essere li con voi oggi. Vorrei avere di nuovo il piacere di rivedervi, sono sicuro che in questi ultimi mesi abbiamo incominciato ad avere un dialogo più aperto e credo che questo sia il primo passo verso il nostro successo. Ecco iniziano da qui le cose che verranno, e l’informazione e la nostra amicizia, saranno il motore per combinare qualcosa insieme. Vorrei essere li con voi per mostrarmi ed avere parola per dire queste cose che sto scrivendo, l’unica cosa che non posso fare e farvi sentire la mia voce e guardarvi negli occhi, ma lo potete fare voi per me. Sono sicuro che ognuno di voi se vuole può ottenere dei piccoli risultai  che a poco a poco faranno grande il vostro fututro, è questa la speranza che ho per me e per voi un domani migliore. Vi abbraccio il vostro amico fraterno peppe.

Appello mancato

Pubblicato: 2 ottobre 2006 da massitutor in assistenti sociali, comunità, droga
“Somministrato a dosi adeguate il metadone permette al tossicodipendente di vivere normalmente, senza provocare euforiascale

Questa aneuforica frase è tratta da il sito su il metadone consiliatoci da Concin (il sito è ne la pagina links de il blog) qualche tempo fà.
Sito che da un punto di vista pratico-scientifico è decisamente valido, interessante esauriente credo sia la parola giusta. L’ho letto con attenzione e dopo lunga e profonda navigatione su sito afferenti una convinctione, forse inesatta e parziale ma in tutti casi personale, è nata e, helas, ha iniziato a radicarsi in me: l’euforia si paga.
La persona socialmente integrata, priva di dipendenze psychophisiques da sostanze più o meno illegali, sia costui metalmeccanico, notaio, operatore sociale, impiegato di banca, studente di successo, lavoratore interinale o ciò che più gradite imaginare come essempio, per continuare su il suo percorso essistenziale ha obligatoriamente trovato un equilibrio ne il quale momenti di spensierata leggerezza euforizzante si innestano su l’albero di serietà, sbattimenti, stress e impegno che di fatto è la sua vita, senza che sudetto innesto provoki o necessiti tagli e scorticamenti tali da compromettere il perpetuarsi de la crescita quotidiana di quel solido albero che, come già detto, rappresenta il suo vivere quotidiano.
Questi momenti euforici si presentano in innumerevoli forme, costose, gratuite, ma tutte socialmente accettate, farne una lista essaustiva significherebbe saturare l’hard disk di questo computer e forse neanke basterebbe dal momento che si va da la semplice euforia provata da la casalinga adoratrice di Maria de Filippi quand’è seduta davanti a la propria tele a l’appagamento adrenalinico vissuto da il dirigente d’azienda in ferie mentre scala una parete di ghiaccio di una montagna de l’Antartide passando per la serata al pub de lo studente o la partita a carte de il metalmeccanico. Per rispettare o meno qualcuno io debbo necessariamente conoscierlo personalmente e conosco e rispetto diverse persone che vivono vite riconducibili a quelle sopracitate ,non sò se la mia condizione di emarginato influisca inconsciamente su il giudizio che porto sugli altri, non sò se malgrado la mia volonta cosciente io abbia l’odiosa tendenza a creare 2 categorie separate e antagoniste basate su parametri d’integratione sociale ne il mio interagire con li altri, quello che sò è hce le persone ke vivono momenti d’euforia in maniera socialmente accetata, come ho esemplificato sopra, hanno diritto a tutta la mia invidia.
Perke chi è o è stato tossico molto, troppo difficilmente riuscirà a vivere con altretanta facilità momenti di spensierata, leggera euforia “substance-free”, senza doverci miskchare in qualke modo una qualke sostanza che come dire dia una mano a il suo cervello a gioire di quello ke sta vivendo. È neurochimicamente impossibile, non l’ho fatto io il cervello humano, ma come voi conosco la questione de i ricettori per le endorfine sregolati, dopati da l’uso d’oppiacei, e siccome tutti quanti ne siamo ben informati, non ritengo opportuno dilungarmi oltre.
Non ho esperienza sufficiente per parlare con cognitione di causa degli scompensi emotivi provocati dall’uso di altre sostanze che non siano li oppiacei e in minor misura la coca, ma credo ke anke l’alcol, le metamfetamine, li psicofarmaci, la ketamina creino problematiche similari allora, il methadone e simili sono stati messi a dispositione da le varie amninistrationi governative per permettere a la persona tossicodipente di superare, non sentire i syntomi physici de l’astinenza da oppiacei e poter esser così physicamente   idonei a svolgere 1 attivita lavorativa construendo in tal modo la base economica per il,si spera, solido albero che sarà la sua vita da ex tossico.
Ma abbiamo visto come la solidità de l’albero de la vita sia fortemente interconnesso con le modalità de i momenti di disimpegno basati su un substrato d’euforia, momenti che si declinano in 1000 forme con un millione di volti ma ke hanno come costante la gratificatione ne il momento in cui sono vissuti.
Abbiamo visto che chi non usa più i derivati de l’oppio, chi ha smesso di farsi le pere si trova in una situatione d’handicap emotivo, il corpo grazie a il methadone, sta bene, ma la testa non segue la carne: depressione, disinteresse, incapacità di trovare piacevoli cose che per tutti li altri lo sono…
Lò già detto: li scompensi endorfinici e i loro cazzi.
La soluzione sarebbe permettere a chi è affetto da tali disturbi di assumere l’antitodo, la medicina… ma vivendo in un regime prohibitionista sò che questo è impossibile, che rimarrà a lungo un’utopia, cosi diligentemente assumo la mia terapia governativa e convivo come posso con il mio handicap emotivo.
Ciò che però trovo atrocemente assurdo è il vergognoso tono trionfante con il quali responsabili e specialisti delle terapie methadonike da i loro siti web annunciano a il mondo le propietà non euforizzanti de il methadone, come pongano senza ritegno l’accento su il fatto che 1ex tossico sotto trattamento mai potra, grazie a il methadone tirarsi su un pò il morale, propio perche il meta non da euforia. Per loro il problema è risolto ne il momento in cui il consumatore sta phisicamente bene, dopotutto si tratta di gente che ha avuto comportamenti illegali per parte de la loro existenza, dopo tutto la matrice judeo-christiana de la nostra cultura da ampio spazio a l’espiatione de le colpe… quindi che il tossico s’arrangi con i propi scompensi emotivi.
Vorrei lanciare un appello contro tutto ciò,ma,a parte scrivere la solita crociata antiprohibitionista. Non saprei proprio cosa aggiungere quindi mi astengo. Scusate la lunghezza di questo post ho de i problemi con le syntesi(colpa de li scompensi).

ritorno a casa (racconti della mia vita) 2°parte

Pubblicato: 30 settembre 2006 da massitutor in asfalto fuoriporta, droga

gigante-arbolTornai a bologna dopo circa tre mesi, dopo, aver perso un posto di lavoro sempre per lo stesso motivo, l’uso di eroina. Ero stato schiaccato per l’ennesima volta, la vita se la prendeva con me bravo ragazzo ma drogato.
Non c’è niente da fare, tornando a casa mi ero un pò ripreso ma, nella testa mi frullava sempre quel pensiero.
Ritrovandomi a Bologna per la seconda volta fu come tornare nel paese dei balocchi dove potevo fare quello che volevo, ma in realtà ero dentro ad una prigione che si chiamava me stesso e, come compagna di cella, "l’eroina".
Schiacciato dall’ennessimo senso di colpa, per aver inatteso le aspettattive dei miei genitori e, di me stesso mi ritovai a doverne pagare il prezzo con l’autocommiserazione, ed una buona dose di droga giornaliera. Col il passare di quei giorni cosi cupi ma mai uguali, infatti c’era sempre qualche nuovo compagno di sventura con il quale condividerli, la relatà diventava sempre più difficile e insuperabile. Però ebbi la foza di provare a trovarmi un lavoro, e lo trovai, ho quattro patenti b, c, d, e il kd, so fare l’autista l’imbianchino,il facchino, il pizzaiolo e negli ultimi 4 anni ho imparato anche ad usare il computer facendo dei corsi di formazione.
E non ho mai commesso reati in vita mia, "fortunatamente" ne ho avuto sempre paura, cosi appena cercavo lavoro lo trovavo.
Quello che però non trovavo era la forza di andarci al lavoro, perchè, ero talmente assuefatto all’erioina che avevo bisogno di farmi due tre volte al giorno,e si sa quando si lavora non c’è il tempo e soprattutto i soldi per farsi senza dare nell’occhio.
Cosi dopo una settimana di lavoro andai dal principale e gli dissi che dovevo andare subito a napoli per necessità e che non potevo più lavorare in quel posto.
Per quanto rigurda i soldi che era la cosa che più di ogni altra mi interessava in quel momento, perchè ero proprio ridotto male, mi disse che si doveva aspettare fino alla fine del mese per averli. Al che, dissi fra me e me, devo fare un patto con questo tizio, e tirai fuori un’idea, quelle che si hanno in questi casi quando si ha il fuoco sotto il sedere.Feci un patto, per una settimana di lavoro mi toccavano circa 500 mila lire, invece gli proposi di darmene 100 subito e di non pretendere più nulla.
Accettò subito, firmai un foglio, e in un attimo come un fantasma che attravera i muri, ero già nei bagni della stazione con il kit del piccolo dottore drogato.
Pensate che la droga è talmente dominante che stare dentro un cesso di una stazione ferroviaria e la cosa più divertente e bella per un drogato. Che schifezza, eppure e cosi che stanno le cose, con la dose in mano quel cesso era una reggia e lo sciaquone le cascate del niagara, ed il toc toc della gente che voleva andare al bagno un tamburo africano. Ma in reltà li dentro c’era solo un ragazzo che non voleva sentire più il dolore che provoca l’eroina, ed il cesso l’unico posto dove poterlo fare senza essere visti.
Che vita da cani la droga ci fa fare,che peso enorme si ha sulle nostre piccole spalle. Eppure si trova sempre la forza di tentare di uscirne. Quando arrivò il giorno che non ebbi più neanche la forza di fare soldi per farmi arrivò anche l’ora di fare qualcosa, ma come?
Qui devo ringraziare solo i centri che ci sono per bologna, e poi in tutta italia, e cioè quei centri dove puoi chiedere aiuto e come un’isola che non c’è, ma ringraziando dio qui c’è. Andai in via del porto, e gli operatori mi tesero una mano e, si presero cura di me prendendomi un appuntamento con un dott. il quale poteva farmi seguire la cura del metadone anche non essendo residente e non essendo scritto al sert. C’era un’unità mobile che faceva varie fermate e dava la terapia metadonica. Dovetti solo aspettare un paio di giorni per l’appuntamento con il dottore nel frattempo feci quel che potevo per non sbattere a terra in crisi di astinenza.
E poi, incominciai a prendere il metadone e le cose per me cambiarono un pochino, devo dire in tutta onesta che il metadone mi ha consentito di risalire più di una volta, quando scendevo per forza maggiore verso il basso, e questo è molto importante.
Fortunatamente ci sono dei posti dove ci sono persone che aiutano i più sfortunati drogati e non, per loro non fa differenza sono posti dove senti forte la presenza del signore nostro dio. In questi posti ho pregato di più e ho ringraziato di più anche se ero al limite di me stesso.
Senza questi posti dove avrei mai potuto mangiore,o dormire in un letto,ero solo un bravo ragazzo e dovevo ancora imparare a sopravvivere.
Si avvicinò il giorno di natale, e gli addobbi ed il freddo del natale mi mettevano a dosso una strana e profonda sensazione di tristezza e malinconia, era il mio primo natale lontano da casa. Pensavo soprattutto a come si dovevano sentire i miei genitori i mio fratello mia sorella e il mio nipotino. Che cosa brutta avere un natale senza la famiglia.
Però gli telefonavo, e sentirli almeno per telefono mi rincuorava, e li rincuorava.

Ritorno a casa

Pubblicato: 28 settembre 2006 da massitutor in droga, salute
Quella che leggete qui sotto è la storia e il presente di Peppino. Un ragazzo che abbiamo conosciuto qui al laboratorio di informatica e che è diventato poi un amico: ci siamo scritti tante mail e in ognuna mi ha raccontato qualcosa di lui, del suo percorso verso casa, verso una vita nuova e consapevole. Peppino è una specie di gigante buono. Apre la porta, entra nel laboratorio…prima arrivano le spalle poi tutto il resto e pensi di trovarti davanti ad una specie di capo ultras del Napoli, anzi di più: a quegli energumeni che stanno davanti, nelle risse, ai capi ultras. E pensi: speriamo bene… Ma qualcosa tradisce questa impressione: il suo sguardo dolce e tranquillo e poi i modi che sono, da subito, gentili e rispettosi. Sa stare al suo posto Peppino, sa usare bene il computer e le parole. Aspettando che diventi presto uno di Asfalto dunque pubblico questa mail che ci siamo accordati di rendere pubblica. Un bell’inizio. Buon ritorno a casa. Massimiliano
gigante-arbolNell’ull’ultima e.mail ti ho parlato di come mi sentivo dopo essere arrivato alla meta dei 9 mg di metadone.
In fondo io la meta l’ho superata da un pezzo ed è stato quando ho deciso irrevocabilmente dopo anni di dure battaglie e di un po’ di fortuna, di togliere da mezzo questa storia. Il meta non era più una terapia ma un peso che mi portavo da troppo tempo e che trascinavo con molta fatica.
La terapia quella vera è già finita da un pezzo.
Per me adesso è solo iniziato un nuovo tempo quello della libertà da qualsiasi forma di dipendenza fisica, la droga l’eroina quella l’ho tolta da mezzo molto tempo fà e se qualche rara volta è capitato di farmi è perchè non avevo niente di meglio da fare. Questa è la verità e lo avete sperimentato anche voi operatori e gli amici che ho e che già  conoscevo a bologna.
Tutti sapevano che in più di due mesi che sono stato li ultimamente, mi ero fatto si e no 5 volte. Eppure lavoravo al laboratorio avrei potuto farmi quasi tutti i giorni inoltre ho sempre saputo arrangiarmi anche senza lavoro. MA io non volevo saperne avevo lasciato la cosa che più di ogni altra cosa negli ultimi dieci anni aveva occupato tutto, o quasi, lo spazio della mia esistenza.
 
A bologna approdai nel novembre del 2000 era la prima volta che andavo via di casa, per rifugiarmi al nord, ma non era la prima volta che andavo via di casa.
Non potrò mai dimenticare quella strana sensazione che mi invadeva quando vidi quella leggerissima nebbiolina di una sera di fine novembre faceva molto freddo ma io avevo qualcosa che mi proteggeva dal freddo era lei tenebrosa e calda come una bellissima donna che ti accarezza nella notte.
La cosa che però mi rendeva triste oltre al fatto che avevo lasciato dietro di me tutto e tutti, era il non poter condividere quelle sensazioni con qulacuno. Ma duro poco, circa 10 minuti il tempo di fare qualche passo in stazione, e incominciai a vedere con gli occhi di un bambino ai suoi primi passi che, quella città era come un grande ritrovo di persone, ragazzi che come me vivevano quell’ esperienza. Fu stupendo, ma nello stesso tempo decadende, indescrivibile, ero felice perchè non mi sentivo più solo, ma allo stesso tempo, provavo tristezza per tanti ragazzi che, andavano alla deriva, in fondo la felicità nella droga non dura molto, ma era rassicurate sapere che in quel vietnam senza vietgong, non si era da soli.
Quante belle ragazze ho conosciuto, piccoli fiori recisi, che pena provavo per loro, la loro bellezza traspariva sotto il velo scuro dell’eroina e poi anche della coca che completava l’opera di demolizione totale della persona e dell’essere. Ricordo come fosse ora adesso, quei passi sotto i portici di bologna, man mano diventavano sempre più frenetici, spasmodici, per inseguire chi ti avrebbe dato l’agoniata prossima dose di pace. Quella pace che arrivava e se ne andava nel tempo di pochi battiti di ciglia lenti, dove gli occhi quasi socchiusi vedevano scorrere lenta sempre più lenta e a sprazzi la vita normale. Poi all’improvviso la sentivi arrivare era sempre lei l’opposto il negativo, l’omega dell’eroina, ”l’astinenza, la scimmia, la rota”.
Il dolore assoluto senza squarci sulla pelle, era dentro che colpiva, nel sangue ed il sangue raggiunge e nutre tutto il corpo, e cosi lei raggiungeva tutto il tuo intimo trasformandolo senza pace, atroce e secco. Presto il dolore sarebbe aumentato raggiungendo inesorabilmente oltre che al corpo anche la mente, forse unica difesa al suo dominio totale.
Preda del niente assoluto, unico spiraglio di luce era lei l’eroina, spasmo cerebrale per poterla avere di nuovo per non sentire più il male dentro, gigante cattivo che non avrebbe risparmiato mai nessuno al suo passaggio. Cercala trovala portarla qui ecco le uniche domande che in quei momenti potevano circolare nella testa. L’unico modo per muoversi e dare una ragione al movimento era lei e solo lei niente e nessuno sembrava fermarla.
Ricordo sempre indelebile la puzza della strada, quell’odore che con il passare dei giorni diventava sempre più forte.
Se e come sono sopravvisuto per strada è un miracolo. La prima volta che andai a bologna entrai talmente nel suo gioco che non ebbi più la forza di tirarmene fuori. Le forze mi mancavano non avevo più il coraggio di reagire, ero diventato solo uno che aveva perso tutto e mi lasciai andare alla deriva.
I vestiti le scarpe erano completamente sudici,la gente che mi vedeva schivava indifferente lo sguardo dall’ennesimo ragazzo drogato martoriato.
Ormai non avevo speranze la droga mi aveva ucciso,presto o tardi sarei partito in un viaggio di sola andata chi sa dove.
Solo una cosa mi salvò in quel momento, la speranza, che, qualcuno si ricordasse di me, e come per miracolo un giorno i miei genitori mi vennero a prendere per portarmi a casa dove avrei recuperato le forze e soprattutto avrei capito e analizzato quello che mi era successo.
Purtroppo non passò molto tempo circa tre mesi e mi ritrovai di nuovo a bologna forse certamente richiamato da quella forza negativa a cui ancora non sapevo desistere. Non avevo ancora o non volevo ancora smettere.
La storia continuerà nella prossima e-mail….Peppe

riflessione politica

Pubblicato: 25 settembre 2006 da massitutor in assistenti sociali, droga, gite, laboratorio

Come già sapete mi chiamo Dario, oggi voglio fare una riflessione politica in merito ai drogati ed emarginati, come me: io sono  abbastanza fortunato perchè qualche possibilità di inserimento; non dico nella società normale ma quasi, mi è stata data.
Però  è dura! Penso che vieni un’attimo accantonato come se ci fosse il grosso interesse di lasciarti così come ti hanno conosciuto. Faccio fatica a credere nelle persone se poi queste persone coprono un ruolo statale o comunale, (assistenti sociali o altro), gli credo ancora meno. Il loro più sbrigativo distacco da te come utente, è quello di mandarti in comunità un pò come ponzio pilato se ne lavano le mani, così si sono tolti un peso non indifferente e coscentemente si sentono a posto, perchè per te qualcosa hanno fatto, anzi secondo loro anche troppo.
MI DOMANDO! MA NON ESISTONO PROGETTI NUOVI DI REINSERIMENTO CHE NON SIA LA COMUNITA’?
Mi ricordo che quando ero piccolo il tribunale dei minori (perchè già da allora ero seguito dai servizi sociali), mi dava un educatore in giorni stabiliti, che mi seguisse e trascoresse con me giornate con visite o interessi di ogni genere, MI DOMANDO DEL  PERCHE’ NON ESISTONO DEGLI EDUCATORI ANCHE QUANDO SEI MAGIORENNE? In questo modo dai la possibilità alla persona con problemi socio sanitari di restaurare rapporti nuovi e facendo cose nuove del tipo visitare un museo, e nello stesso tempo crei posti di lavoro per disoccupati, e dire che sarebbe semplice aiutare il prossimo, ma lo rendono complicato o per un motivo o per un’altro. La scusa più banale è che non esistono soldi o fondi a sufficienza per attuare un progetto del genere, senza calcolare gli sprechi che ci sono in qualsiasi settore vai ad analizzare.
Sono stanco di girare per gli uffici parlando con quello o quella senza risolvere mai nulla! Sono arrivato alla conclusione che se non ti aiuti tu non lo fa nessuno o per lo meno accorci i tempi girando qualche ufficio di meno, hai voglia di aspettare il miracolo! Questa mia battaglia la vorrei portare fino al palazzo comunale all’asessore alle politiche sociali spiegandogli quello che vedo e quello che vivo con la speranza di cambiare qualcosa; ci voglio provare! Tutti devono avere la possibilità  di essere coinvolti e ascoltati nella società in cui vive, con la speranza che qualcosa cambi o per me o per un’altro. Mi auguro da solo di riuscire a smuovere qualcosa.
L’ unico ad avermi dato l’impressione di seguire i ragazzi anche al di fuori dall’ambito lavorativo è Massimiliano il tutor del corso di via del porto, con la gita alle radio, mi ha fatto rivivere l’età adolescenziale quando l’obbiettore mi portava a fare cose diverse da quelle che facevo, (fumare canne, rubare, spacciare ecc).
Vorrei tanto che si avverasse questo mio progetto usando anche ragazzi che hanno fatto l’università ma non trovano lavoro o volontari del settore.

Oggi penso molto alla droga non sto bene.

Pubblicato: 20 settembre 2006 da massitutor in droga

darioGuardando la mia foto sto male in particolare oggi, che penso molto alla droga.
Vorrei esssere piegato come quel giorno perchè non toccavo con mano la realtà del vivere il quotidiano, comunque sia oggi sono molto predisposto nell’accettare la droga se mi viene offerta speriamo di tenere botta e di non peggiorare la mia situazione che già non è delle migliori.
Chiedo scusa al mondo intero del computer se non ci sono del tutto; recupererò nei giorni avvenire quello che oggi non ho fatto.

Date acqua agli assetati

Pubblicato: 20 settembre 2006 da massitutor in droga, felicità, laboratorio

Volevo rendervi partecipi del fatto che l’altro giorno dopo aver scritto il post depressivo "il sogno è svegliarsi", sono uscita dal laboratorio e mi sono lasciata avvolgere dalla magia di una giornata di sole! Non dico certo che i miei problemi sono scomparsi, quello no, ma si è modificato il mio approccio alla vita, tutto mi è sembrato meno pesante, più abbordabile, come una giornata di sole. Non voglio toccare il problema droga anche se c’è perchè è tutta la vita che ne parlo e non ne posso più. Dico solo che oggi come oggi lo sballo per me è essere lucida, sembra una frase fatta ma è la verità perchè essere lucida mi dà una percezione della realtà alla quale non sono più abituata e che devo dire che mi piace. Io ho una capacità di ripresa allucinante e bastano pochi giorni senza spendere, che il mio corpo e la mia mente rifioriscono tipo pianta moribonda a cui viene data l’acqua. Anche avere due soldi in tasca è una bella emozione si perchè quando ti fai anche se soldi ti girano fra le mani sono soldi virtuali già spesi prima di essere guadagnati e tutti buttati nel cesso! Spero di continuare su questa strada. Il seguito alla prossima puntata.