Archivio per la categoria ‘morte’

'Finalmente posso chiamarli assassini'

Pubblicato: 10 luglio 2009 da massitutor in civiltà, inchieste, libertà, morte

Aldro

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Queste sono le parole pronunciate dalla madre di Federico Aldrovandi dopo la sentenza di primo grado che ha condannato (a tre anni e quattro mesi…!?) i quattro agenti di polizia che ammazzarono letteralmente di botte suo figlio.
Non basterebbero tutte le parole del mondo per esprimere quello che ho dentro…..mi limiterò ad un paio di domande: la difesa provò a far passare Federico per tossico, l’accusa ha dimostrato che non lo era… e se anche lo fosse stato? Forse meritava di essere accoppato come un cane in mezzo alla strada come hanno fatto i signori tutori della legge e dell’ordine?
Se quattro punkabbestia ammazzassero a calci e pugni e bottigliate uno sbirro quanti anni si farebbero, tre e mezzo o trenta?
Infine, di questo passo prima o poi qualcuno sacrificherà dieci anni di libertà pur di fare a uno di loro quello che loro fanno quotidianamente agli altri?
Lorsignori sono avvisati…… non sarebbe meglio se quando salgono in macchina si portassero pure la pistola ma lasciassero a casa la prepotenza (ma non in questura, che li è troppo facile..)?

 Il blog della madre di Aldro

In primavera 2009 abbiamo fatto una gita al museo della Resistenza di Bologna. Un occasione per ricordare e capire la storia di chi ha resistito e combattuto per la libertà. Un bellissimo video che parla dei compagni partigiani realizzato della crew di Asfalto!!!!!!

Ultimo saluto al nostro Max

Pubblicato: 22 Maggio 2009 da massitutor in morte

Ciao Massimo anche se non sei più tra noi, anche se sono ateo, sento che da lassù mi guardi ed è forse questo che mi da la forza per andare avanti. In questi giorni (NON TE LO NEGO) ho pensato anche al suicidio ma ci ho anche ripensato capendo che nonostante tutto la vita deve andare avanti e ripensandoci quello che voglio è proprio questo, continuare a vivere nel migliore dei modi portandoti sempre nel mio cuore.
MAX SEI STATA LA PERSONA PIU’ IMPORANTE DELLA MIA VITA E NON TI SCORDERO MAI. Mi accompagnerai fino alla fine dei miei giorni. Ora ti saluto ma mi ripeto per l’ennesima volta: NON TI SCORDERO MAI, MAI, MAI. TI AMO ANCORA CON TUTTO ME STESSO.

Tuo per sempre MIRKO.

21 morti in Polonia
Pubblichiamo da Il Manifesto:

TAGLIO BASSO di Mauro Caterina – VARSAVIA
KAMIEN POMORSKI – vittime della miseria in una struttura priva delle più elementari norme di sicurezza.

cliccaMorire nella miseria, morire perché si è poveri. Le vittime dell’incendio divampato durante la notte del lunedì di pasquetta in un ostello per senza tetto a Kamien Pomorski, nel Nord Ovest della Polonia, sono prima di tutto vittime della povertà. Sono 21 al momento i corpi trovati carbonizzati dai vigili del fuco, 20 i feriti tra cui un bambino di appena 8 mesi.
Ma il bilancio delle vittime è ancora provvisorio. Nell’ostello di tre piani erano registrate almeno 77 persone, in attesa di ricevere un alloggio dalle autorità locali. Lo ha reso noto Marcin Rodak, del centro nazionale emergenze. Non tutti coloro che erano registrati sono stati individuati. Quel che si teme è che il bilancio dei morti possa crescere, come ha sottolineato il portavoce dei vigili del fuoco Pawel Fratczak, spiegando che sarà difficile identificare molte delle vittime perché i corpi sono stati completamente bruciati. L’incendio è divampato all’una di notte. I testimoni raccontano che l’edificio ha preso fuoco come una torcia: «Le fiamme avevano una velocità incredibile-ha detto alla tv locale TVN24 Daniel Kopalinski, uno dei soccorritori-i vigili sono stati costretti ad afferrare i bambini che i genitori lanciavano dalle finestre».
milano_freddo_2009«C’erano delle scale, ma arrivavano solo al primo piano», ha raccontato un’altro testimone, Dariusz Janyszko, fratello di una delle vittime. In Polonia li chiamano «hotele socjalne», ostelli sociali. Sono case fatiscenti gestite dalle amministrazioni locali e vengono usate come strutture provvisorie per ospitare famiglie povere che non possono permettersi il lusso di una casa. Gli ostelli sociali sorgono un po’ ovunque sul territorio nazionale e mancano delle più elementari misure di sicurezza. All’ostello di Kamien Pomorski, la cittadina di 9.000 abitanti dove si è consumata la tragedia, mancavano le scale antincendio. Sono ancora ignote le cause che hanno scatenato le fiamme all’interno della struttura. Forse un fornello a gas che le persone ospitate negli ostelli usano per cucinare nelle camere, visto la mancanza di cucine in questo tipo di strutture. Il capo dello Stato, Lech Kaczynski, ha proclamato tre giorni di lutto nazionale.
Il primo ministro Donald Tusk si è recato nella cittadina ieri mattina assicurando che «l’aiuto sarà completo e garantirà ai sopravvissuti gli alloggi di cui avevano bisogno». Ora bisognerà mettere mano alle altre strutture e fare in modo che non si ripeta una simile tragedia. Anche a queste latitudini ci deve scappare il morto affinché si affrontino certi problemi. Essere poveri e non avere una casa per la propria famiglia è un dramma, morire perché non ci sono case sicure dove ospitare i poveri è una vergogna.

Le stragi del mercoledì mattina

Pubblicato: 9 marzo 2009 da massitutor in amicizia, morte

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Bologna in gran recupero: alla fine dell’inverno Bologna si accoda alle altre città italiane che hanno visto morire decine di persone in strada. Non si tratta di morti per il freddo, ma di gente che è morta comunque ai margini, in solitudine e di solitudine.
Perchè Le stragi del mercoledì mattina? Perché è un giorno come un altro. Perché qui si muore mentre tutto il resto gira e va avanti. Perchè la settimana scorsa è morta una persona al giorno. Gente di strada, ai margini, clienti di carceri, di dormitori, centri diurni, utenti dei servizi sociali, degli ospedali. Erano nostri amici.
Non so davvero dove cominciare: un’aria di piombo in polvere ha preso i nostri pensieri e i nostri occhi per giorni e giorni.
Mentre cerco ancora di rendermi conto della scomparsa del caro amico e collega Delvis esco da questa settimana fitta come uno spineto. Hanno abbandonato questo mondo Guglielmo, Francesco e Frank.
Nessuno ne ha parlato e solo noi possiamo qui ora lasciare un segno, un ricordo del loro passaggio.
Di Guglielmo che è caduto in uno dei tanti passaggi dal carcere al dormitorio e poi in strada, di nuovo. Guglielmo che non sa dove andare e allora scappa nell’unico modo che conosce.
Di Francesco, che ha lasciato marcire il suo piede, il suo corpo, la sua vita.
E di Frank che, dopo aver salutato tutti, ha deciso di appendere le sue pene, le sue speranze e sé stesso appena fuori dal dormitorio.
Questa è la storia di uno di noi…

Il tuo gesto

Pubblicato: 9 marzo 2009 da massitutor in amicizia, morte
diegosommelié2Doveva essere il mio giorno per la pubblicazione della poesia, ma poi è stato tutto rinviato a venerdì, pazienza il giorno è stato duro, ma io e Laika abbiamo mangiato, ci siamo riposati qualche ora in via del Porto per ricaricarci dalle energie spese.
Alle 16:30 come tutti i giorni mi avvio per il mio ritorno, piovigina e raggiungo via del Gomito e la prima cosa che noto è una luce accesa, effettivamente c’è qualcuno, vedo la macchina rossa è Barbara che è arrivata in largo anticipo: è presto è non si può ancora entrare piove e visto che io e Laika eravamo già bagnati abbastanza ho deciso di andare sotto la pelinsilina dell’autobus, prima di sedermi vado vicino al cantiere e vedo una persona faccio il mio bisogno un po’ più in la poi guardo quella persona, in un primo momento sembrava che dormisse provo a chiamarlo, non risponde è un corpo privo di vita, mi sfugge l’occhio e vedo il guinzaglio, sembrava Frank dai pantaloni, ma non ero sicuro, non ho credito nel telefonino, suono in struttura e avviso che c’è una persona che sembra priva di vita, il tempo che l’operatrice Barbara indossi qualcosa di tutta fretta, e mi raggiunga l’accompagno sul posto e riconosce anche lei dai pantaloni FRANK e uno dei nostri, chiama i soccorsi i vigili del fuoco l’ambulanza i carabinieri ma non c’è nulla da fare non resta solo che costatarne il decesso, viene a mancarci una persona di peso per le sue storie per BRENDA e per essere stato amico di tutti noi del rifugio notturno di via del porto.
Nella struttura Gianni il più colpito e alcuni amici, i più sorpresi di un addio dato, non mi vedrete più, qualcuno addiritura non pensava che volesse dire questo.
Ancora più triste diventa la storia, che presto sarebbe stata raggiunta una soluzione per lui dopo tutte le sue fatiche e percorsi: i percorsi sociali che si percorrono per il reinserimento della persona, andando verso un appartamento insieme ad altri come reinizio della vita stessa della persona con un lavoro. Non c’è l’ha fatta, non c’è la voluta fare, be’ Frank non fa niente, ti vogliamo bene lo stesso, tutti qua al rifugio notturno, il tuo gesto è stato capito.
CARLO MONTRESORI

Amico Fragile

Pubblicato: 9 marzo 2009 da massitutor in amicizia, morte
Francesco di MartinoSabato mattina si è spento Francesco di Martino un ragazzo di strada un ragazzo come noi con i suoi problemi  i suoi viaggi le sue tristezze i suoi amori.
L’ho conosciuto qui a Bologna, non giravamo tanto insieme però lo vedevo tutti i giorni in via del  porto, scherzavamo ci fumavamo un paio di sigarette e ogni tanto si incazzava perché io non avevo sigarette e gliele chiedevo però si finiva con una risata.
Lavorava al canile di Trebbo però lavorando ha avuto un incidente possiamo dire banale, un chiodo gli si è infilzato in un piede lui l’ha trascurato e gli è peggiorato dandogli non pochi problemi, questo problema gli durò quasi un anno fece molte visite ma non gli passava mai. Fino a l’altra settimana quando si fece ricoverare e gli amputarono la gamba.

Oltre al dispiacere di avere persoFrancesco di Martino un amico, volevo fare questa riflessione condividendo il suo modo di vivere in strada tra tutti i casini che può avere vissuto droghe ecc. però non si può morire cosi da soli, io non voglio discolparmi perché non sono mai andato a trovarlo al ospedale però credo che gli avrebbe fatto piacere se qualcuno fosse andato a trovarlo in ospedale e gli avrebbe portato un pacco di sigarette e avrebbe fatto due chiacchiere e stare li un oretta con lui.
non è facile per gente come noi che sta per strada con tutti i nostri casini andare a trovare una persona che sta male in ospedale o in un altro posto.
Si può pensare che la falsità e l’ipocrisia siano cose che non hanno a che fare con la vita di strada, che fanno parte solo del mondo "fighetto", invece anche in strada purtroppo succede questo e a me personalmente mi dispiace perché se succedesse a me di stare male e accadrà non mi sentirei male per il dolore ma perché sarò solo.

Ciao Delvis

Pubblicato: 13 febbraio 2009 da massitutor in amicizia, laboratorio, lavoro, morte

Ciao Delvis, stanotte ti ho sognato:
dopo aver parlato di te con Robbi, la Fra, Mauro, Chiara; dopo aver scritto di te sul diario dello Zac; dopo aver ripensato all’ultima volta che ti ho intravisto in cooperativa, entrare silenzioso, e silenzioso uscire; dopo aver detto di te ai colleghi che non ti hanno conosciuto e agli ospiti che invece ti conoscevano:

"Era un operatore Pari… lavorava con noi al Carracci…"

Stamattina mi sono svegliata con il pensiero di te e mi sono venute in mente tante immagini:

la prima mia equipe nell’atrio del Carracci, seduti sul tavolone con le panche, l’ordine del giorno scritto da te, ed il tuo ‘Benvenuta tra noi!’;
i primi turni, tu che giravi continuamente su e giù per le scale, ti fermavi a parlare con gli ospiti, mi spiegavi le cose, mi dicevi ‘Non ti spaventare, qui sono tutti un po pazzi...’…e scrivevi, scrivevi, scrivevi: eri l’operatore pari più scrivano di tutti!
Sai che mi sentivo più sicura, se sapevo che in turno c’eri tu, (per me) l’operatore ‘con le palle’?
Avevi un bel rapporto con gli ospiti: chiedevano di te perché sapevano che avresti potuto capire ed aiutare, e ti rispettavano anche, perché eri capace di farti rispettare.
Poi lo so Delvis, "Che Palle" mi dirai tu, e che fatica il nostro lavoro, tanta fatica che a volte i nervi non stanno al loro posto, si accumulano parole, visi, sfoghi, gesti, tensioni in turni troppo lunghi, che non finiscono al cambio d’ora, dove i sorrisi sono sempre di meno, e tutto si deposita sul cuore, giorno dopo giorno, strato dopo strato.
Tutto si sedimenta e rischia di indurirsi, di creare una scorza inflessibile che può difendere ma che può anche ferire.


Volevo dirti grazie Delvis, per quello che mi hai passato,
e dirti buon viaggio, da parte di tutti.
Ciao da tutti noi Delvis

Pubblicato: 10 febbraio 2009 da massitutor in civiltà, morte

horror

Il mazzo di chiavi

Pubblicato: 7 febbraio 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, amicizia, la vita è un cantiere, morte, stra-cult

Prosegue il racconto a puntate del nostro amico lontano Stefano "Bici" Bruccoleri. Il viaggio a tappe nelle terre di mezzo, dei margini qui fa un salto indietro: un flashback nel tempo e nello spazio in una zona indefinita che possiamo solo immaginare. Dalle lotte di incomprensione con servizi sociali e sanitari, educatori e ogni altro genere di agenzia di controllo-recupero approdiamo qui al confine ultimo conosciuto: l’opzione definitiva fra l’esserci e il non esserci; il corpo come prigione di dolore dal quale sembra possibile evadere.
Un testo questo che avevamo già presentato in forma di video, con la collaborazione di Massimo Macchiavelli, ma che riporto ora volentieri nella sua primaria veste letteraria perché ne vale veramente la pena: ancor più di altri passaggi del Diario Alkoliker questo testo presenta parole levigate a mano ed incastonate da un esperto artigiano in un meccanismo unico di emozione, verità e testimonianza.

alkoliker

Agosto è il mese dei suicidi.
E’ alta stagione per la psichiatria, trovare un posto letto in repartino è quasi impossibile, ma se sei abbastanza fortunato puoi ancora trovare posto nella  provincia. Dipende da chi c’è di guardia in pronto soccorso.
Villa Cristina alla periferia di Torino?
“No lì non ci voglio tornare” Ci avevo trovato Michela del gruppo di alcolisti, non mi riconobbe, sembrava che le avessero gonfiato la faccia come un canotto, la pelle del viso liscia e molla come le dita cotte quando si lavano i piatti con l’acqua calda. Gli occhi vuoti che guardavano al vuoto: l’opera devastatrice degli psicofarmaci e di una vita che ti insegue, perché senza quel corpo non ci sarebbe vita. Quella vita.
Ho trovato la chiave! Bello, ma perché non ci avevo pensato prima. Mi sale la pace e mi si sciolgono i sassi  nello stomaco, covo di pugni annodati e dimora di tutte le angosce.
Quando stai così di merda non servono neppure gli psicofarmaci e non servirebbe neppure riavere il mio amore.
Ma adesso tutto questo non conta, ho trovato la chiave, la pace.
Mi dispiace solo per Zora. Di lei credo e ne son certo se ne occuperanno Maria Grazia e Sergio.
La gomma che il vicino usa per innaffiare il giardino dovrebbe essere della stessa misura della marmitta dell’APE 50. L’ho smontata e rimontata il mese scorso e la gomma la vedo tutti i giorni. Se dovesse essere troppo stretta posso scaldarla sul fornello ed allargarla mentre se fosse troppo larga in laboratorio dovrei avere sicuramente una fascietta  nella Scatola Magica.
Ci sono voluti dodici anni per averla così fornita. E’ una vecchia scatola di biscotti in lamierino leggero in stile tarda Liberty con i caratteri delle lettere giallo oro tipiche degli anni 40/50. Un artigiano non può fare a meno di una Scatola Magica. Quando al sabato ripulivo il laboratorio riponevo tutte le viti e chiodi che trovavo in terra o sul fondo dei cassetti e dato riporle tutte negli appositi separatori sarebbe stato un delirio li riponevo nella scatola dei biscotti. Dopo dodici anni potevo trovarci tutto di tutto, e di tutte le misure: chiodi, viti, rondelle, dadi, bulloni e fascette. Ah è vero, mi stavo perdendo!
Prendo il coltello e vado a tagliare un pezzo di tubo, dalla marmitta all’abitacolo ce ne vorranno due metri e mezzo. La cilindrata dell’Ape è 50 centimetricubici ed in proporzione lo scarico dovrebbe avere un diametro non superiore al centimetro e mezzo. Nessuna fascetta metallica entra che è un piacere, ed è un piacere vedere che dopo tanti anni di lavoro, posso fare a meno del metro e del calibro. Il tempo di un sorriso compiaciuto e poi porto la gomma nell’abitacolo, mi siedo e tiro la porta. Mi chiudo dal dentro, mi chiudo dal fuori.
Alzo la leva dell’aria, giro la chiave e pigio lo START. Attendo alcuni secondi e quando il motore comincia a singhiozzare abbasso la leva per ridargli ossigeno.
Gesti essenziali, misurati, senza incertezze, come se lo avessi sempre fatto.
Mi coglie un senso di pace che non ricordo di aver mai provato, trovo persino il tempo di prendermi in giro.
“Certo che per un asmatico è proprio un modo del cazzo per morire”. Che faccio torno un attimo in casa a prendere i broncodilatatori? E se comincio a tossire? Vorrei morire addormentandomi e non sputando pezzi di polmone!
Immagino i titoli dei giornali: “Artigiano asmatico si suicida con i gas di scarico, trovato in un lago di sangue”. Merda così no! Che figura da fesso. E  giù a ridere in questa nuvola di fumo. Mi è sempre piaciuto il profumo della benzina e dell’olio sintetico bruciato, mi ricorda quando da ragazzino nell’officina del vecchio questi accendeva le moto dentro l’officina incurante della presenza dei clienti.
Che pace. Adesso. Qui dentro. Comincia a bruciarmi gli occhi, a raschiarmi la gola e mi chiedo se lo sto facendo veramente. Se mi sto ammazzando veramente. Peccato perdere questa pace proprio adesso che l’ho trovata.
Non posso rinunciare al mio progetto, ho scritto anche l’ultima lettera con tanto di scuse e indicazione per il cane. Che dire poi della mia autostima?
Già la sento mia madre “Cominci mille cose e non ne finisci neanche una”.
Questa volta però vorrei finirla con la pace di questo momento.
E se riuscissi a trovare questa pace fuori? Forse non l’ho cercata abbastanza, forse non l’ho cercata nel posto giusto.
Questi ultimi tre quarti d’ora li ho vissuti serenamente, e se ci fosse il modo per allungarli ancora una volta, due volte, tre…
No non è possibile!
E se invece lo fosse?
Ho trovato la chiave, la seconda oggi, oppure la stessa che chiude e apre?
Spengo il motore. Proviamoci.