Archivio per la categoria ‘morte’

ALLERTA per i SENZA CASA

Pubblicato: 6 febbraio 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, morte
inverno 2009, GELO RECORD A -7
milano_freddo_2009Mentre a Milano si consuma l’ennesima tragedia annunciata: una persona è morta per il freddo la notte scorsa.
L’emergenza riguarda soprattutto i senzatetto che trovano rifugio in stazione, negli androni degli ospedali, o sotto i portici e che in molti casi, si rifiutano di trascorrere la notte in strutture dormitorio come quella di via del Lazzaretto (64 posti più altri 50), via Lombardia, via Lenin oppure il Beltrame (120 post).
Il comune non ha messo in piedi un programma straordinario per far fronte all’ondata di freddo di questa prima parte dell’anno, visto che già dal 1° Novembre, quando il termometro ha iniziato a scendere intorno allo zero, è partito il <<piano freddo>> sperimentato in passato. Inoltre gli operatori di Piazza Grande e i medici di Sokos (ASSOCIAZIONE CHE DA ANNI OFFRE ASSISTENZA MEDICA AI SENZA TETTO).
I trascorsi di chi sono diversi, le persone arrivano anche da esperienze carcerarie e le manieri forti non servono-Il "piano freddo", con l’assistenza messa in campo dalle associazioni e la modifica di alcune strutture, proprio come quella del Lazzaretto pensata per creare spazi più piccoli e rispettare la privacy, funzionerà? BAH-BAH–BHAAA…….
ELIO COLUCCI

FORZA ZIA!

Pubblicato: 30 gennaio 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, morte

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Ok capita di fare degli errori: ci scusiamo perchè avevamo dato un’informazione sbagliata sulla sorte della Zia, che è ancora fra di noi, anche se molto malata. Cogliamo l’occasione dunque per mandarle un grande augurio per la sua vita e la sua salute.
Non vogliamo assolverci, ma non siamo giornalisti e, si sa, le voci in strada viaggiano incontrollate. Comunque parlando di cose così delicate cercheremo di stare più attenti.
Qui di seguito comunque lasciamo il resto del post di Anarcom: che diventa così un modo per raccontare, ancora una volta, l’attività degli Zii, rendere omaggio al loro impegno e proseguire coi commenti.
Beo88 e Massitutor.

<<Noi qui di Asfalto ne avevamo già parlato in un post, questa donna è la "zia" conosciuta da tutta la gente di strada con cani al seguito che negli ultimi dieci anni (perché è da allora che io la conosco) si è trovata a passare da Bologna.
Lei insieme a suo marito si prendono cura di tutti i cani della gente di strada e, tutti i santi giorni, portano da mangiare riso e scatolette comprati di tasca propria.
Questa coppia ha passato non pochi problemi nel corso degli anni: ricordo ad esempio le multe che hanno preso in piazza Verdi perché erano costretti a parcheggiarsi in posti scomodi o le intimidazioni ricevute da vigili e polizia in quanto si radunavano troppi  punkabbestia.
Molta gente pensa che il loro buonismo derivi dal fatto che non abbiano potuto avere figli, ma io credo che era il grande rispetto per gli esseri viventi in generale che muoveva il loro istinto di aiutare. La zia è una persona diretta: non di rado la sentivi dire "come? i soldi per la birra ce li hai e non puoi comprare una scatoletta al tuo cane?!!!!!"
Il suo nobile scopo era non far soffrire gli animali più di quanto non soffrano già stando in mezzo alla strada.
Da parte nostra va tutto l’affetto sincero a una persona che ha nell’animo una grande solidarietà e ci auguriamo che qualcun altro possa prendere il suo esempio perché l’umanità ha bisogno di gente come lei.>>

L'Omino dei bagni

Pubblicato: 22 gennaio 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, droga, estate, libertà, morte, radio asfalto, rielaborazione
 

A grande richiesta eccolo qua! Rimanendo in tema di BAGNI ho l’onore di pubblicare questo straordinario lavoro, che ha visto la collaborazione di Stefano Bruccoleri e Massimo Macchiavelli: il testo del nostro Stefano "Bici", come già era successo altre volte, è stato preso e interpretato da questo grande uomo di teatro e gigantesco amico che è Massimo, che ha lavorato questa volta anche al montaggio, alle musiche e agli effetti audio. E’ un progetto che risale ai mesi estivi dell’anno scorso; è rimasto nel cassetto fino ad ora solo perché avevamo in mente di montare questa elaborazione audio su un video. Fino ad ora non è stato possibile per vari motivi, comunque chissà: puo darsi che proprio l’ascolto collettivo di questo testo possa far nascere idee e collaborazioni nuove per costruire un piccolo corto.
E’ un testo che sporca i sensi e fa sentire la puzza delle vite underground, sotto il livello dell’asfalto. La voce di Massimo dona forza ad un testo già straripante di vita vissuta. E’ una voce che diventa un patrimonio, uno strumento, ma soprattutto è voce che conduce perché conosce.
Buon ascolto.

Lavoravo con gli anziani…

Pubblicato: 21 gennaio 2009 da massitutor in lavoro, morte
si torna dalla guerraQuattro anni di assistenza anziani mi hanno aiutato nella raccolta di molti materiali utili, quasi come se dovessi fare un lavoro per loro, uno dei lavori più belli svolti da me se non il migliore, a tutti gli anziani che hanno vissuto certe cose dove le guerre spesso hanno tolto i loro cari e altro, un grossissimo grazie.

PER TUTTA LA SUA VITA
PER TUTTO IL SUO AMORE

Ieri l’altro hanno sparato
senza saperne il perchè
e chi fu il colpito
noto come soldato nemico,
cadette sul campo
senza filo di speranza

e chi a casa lo aspettava
trattandosi di Maria
il suo amore,
ne fu delusa e pianse

al propio amore mai
tornato pensava ogni notte
accendendo una candela
a fianco sul comodino

come se il suo soldato vivesse
ancora col propio orgoglio
e il propio sorriso.

come quando la prendeva
a braccetto per portarla
alla festa, su una vecchia moto
per farla felice

ma lui, il soldato
che non tornò mai indietro
gli rimase solo nel cuore

versando lacrime di disprezzo
e di amore,
mentre sul campo
rimaneva solo il vento
che spazzava parole
e rompeva questo dolce amore

di una donna chiamata Maria
che nonostante le preghiere
non servite a niente, si disperava
perchè non ne poteva più

rimase sola col ricordo nel cuore
del suo soldato che non tornò più

per tutta la sua vita
per tutto il suo amore.

il Diario

Pubblicato: 18 gennaio 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, amicizia, assistenze e bisogni, libertà, morte, salute, viaggio

Prosegue il racconto di una vita che scivola verso la strada: è Alkoliker, il diario in forma di romanzo del nostro amico Stefano "Bici" Bruccoleri.
Nel post precedente lo avevamo lasciato alle prese con uno sfratto esecutivo dopo aver scoperto la solitudine, l’abbandono, la malattia. Queste le sue parole: "Nell’arco di quattordici mesi ho perso madre e  padre di tumore, un fratello di overdose, scoperto di essere sieropositivo, perso casa lavoro e visto sfumare una relazione.
Una sola di queste cose in passato mi avrebbe piegato le ginocchia, tutte insieme hanno migliorato la mia vita."
Avvertenze: contiene un dosaggio elevato di vita allo stato puro, aprire con cura. Massitutor

alkoliker

venerdì, 24 settembre 2004
Caro diario, i miei Cd 4 si sono alzati e la carica virale si è abbassata, questo lo definirei un sollievo.
Al medico infettivologo ho fatto l’unica domanda che avrei dovuto tenere per me, e cioè quale prospettiva e qualità della vita mi attendono. La risposta è arrivata come una spietata condanna “Una decina di anni, sig. Bruccoleri, e non tanto per l’HIV ma quanto per la combinazione con l’epatite C di cui noi medici non sappiamo ancora molto. Negli ultimi anni le terapie farmacologiche per l’HIV invece sono divenute di facile assunzione e con una percentuale di sopravvivenza non immaginabili solo fino a dieci anni fa, siamo lontani dalla guarigione e dal vaccino, ma la qualità della vita dei malati sieropositivi è nettamente migliorata. Diciamo che conducono una vita normale, con la sola differenza che devono assumere la terapia farmacologica per tutta la vita e fare controlli regolari cercando ovviamente di non strapazzare l’organismo con sostanze stupefacenti e soprattutto alcol”
Cazzo dieci anni possono essere tanti, o un alito di tempo.
Dieci anni! Dieci anni! No sto sognando! Non può essere capitato proprio a me. No, no no. Adesso mi sveglio, strizzo gli occhi come facevo da bambino per risvegliarmi dai brutti sogni e mi ritrovo nel letto, magari spaventato a morte e sano. Andrebbe bene anche risvegliarmi in un letto d’ospedale uscito dal coma dopo un incidente stradale.
Nulla. Sono già sveglio.
Merda.
Traccio una linea come quando si fanno i conti della serva, foglio di carta e penna in mano, gli spiccioli sulla tavola per capire quello che posso ancora fare. In attivo metto il fatto di non dover cominciare la terapia. Il passivo già lo conosco.
Birra Birra, adesso ci vuole una Birra.
Birra fino a raggiungere l’assenza della coscienza.
Viaggio nell’incredulità, la percezione di quello che mi sta accadendo mi allontana dalla realtà conosciuta fino ad oggi. E’ la follia della percezione, il concetto della morte, della fine ultima e inappellabile non si era mai presentata con una percezione fisica così netta, limpida assoluta. No non ci posso credere, Cristo Madonna.
Poi, altre volte penso di essere assolutamente sano e quello che mi sta accadendo sia frutto del declino delle mie facoltà, della scarsa o assoluta capacità di leggere la realtà, dunque malato in questa condizione irreale e immune dall’AIDS ma folle nel mondo reale. Non so cosa sia peggio. 
Sono momenti in cui cerco di ancorarmi almeno a una delle due realtà, quantomeno per semplificare. Esplodo, birra birra, eroina birra, merda, birra e assenza.

11 novembre 2004
Questa mattina è arrivata la lettera dell’Inps per liquidare la mia pensione di invalidità, mi spettano un anno di arretrati, un sacco di soldi, circa mille Euro secondo i miei calcoli, questo vuol dire che posso andarmene da questa città. Potrei riparare l’Ape e  riprendere il vecchio progetto di fare il giro d’ Europa, oppure rimettere in strada la bicicletta e spostarmi con quella.
A diciotto anni sognavo di fare il giro d’Italia in bicicletta, un giro invernale. L’onnipotenza dei diciotto anni e il desiderio già marcato di distinguermi da chiunque altro. Anche quelli dove sono finiti?
Partire in bicicletta vorrebbe dire attrezzare la bicicletta in modo da avere una buona autonomia, dovrò rifarmi all’esperienza Scout: montare una tenda, comperare un fornellino da campeggio ed organizzare una cucina ridotta, non potrò permettermi di andare al Bar o in pizzeria tutte le sere. Dovrei avere a disposizione sette Euro al giorno che se ben amministrati dovrebbero essere più che sufficienti. Sono abituato ad ottimizzare il nulla, da questo punto di vista non dovrebbero esserci problemi. Vino in cartone e anche i vizzi sono garantiti. La mia tenuta con l’alcol è veramente vergognosa, solo l’anno scorso riuscivo ancora a fare sessanta chilometri e poi spararmi sei otto birre e qualche bicchiere di vino e poi il giorno dopo ripartire, ovviamente mi porto dietro un pancione da bevitore appassionato e la pedalata certo non è quella di dieci anni fa, ma per essere una spugna con sindrome depressiva direi che faccio ancora la mia sporca figura.
La bicicletta mi obbligherà a darmi un limite, non posso certo mettermi a bere alle due del pomeriggio con davanti trenta o quaranta chilometri.
Sarà bello bere la sera, i muscoli indolenziti da una giusta dose di acido lattico si combinano perfettamente con una moderata dose di alcol creano uno sballo superiore a tutti quelli conosciuti sino ad oggi.
Ma qui si tratterebbe di pedalare tutti i giorni e come se non bastasse si avvicina l’inverno e non saprei come affrontare questa sorta di viaggio, anche se la sfida la trovo entusiasmante.
Ho una gran voglia di mandare tutti a fare in culo, assistenti sociali, psicologa e gli educatori del centro diurno: la loro arte terapia da circolo parrocchiale con annessi complimenti per ogni porcata si faccia con i colori, le interpretazioni sull’uso del colore speso, degli spazi lasciati vuoti, ma la cosa più triste sono io che alimento questo giochetto dell’utente talentuoso che dipinge cadaveri e muri, consapevole di nutrire il loro narcisismo  di educatori affamati di successi, mi sento una puttana.
Alcolista psichiatrico lo accetto perchè mi appartiene fino in fondo, ma puttana impotente non riesco ad accettarlo. Cazzo pensavo di valere un po di più, non mi vedo a scodinzolare davanti all’assistente sociale oltre quello che ho già fatto. Sono qui a fare l’utente modello, talentuoso dal pensiero raffinato, adeguato, oltremodo consapevole e pronto a disciplinarsi per un trionfale reinserimento nel mondo della normalità. Mi sto condannando da solo e con dentro la sensazione di poter ancora fare molto per la mia vita.
Ma dove sono finiti i miei sogni, la mia voglia di giustizia e di contribuire alla costruzione di un mondo meno peggiore di come l’ho trovato? La passione per la  chitarra, lo sport e tanto altro ancora.
C’è poi quell’antico progetto che misi in cantiere quando avevo sedici anni in cui mi ripromisi di arrivare a quarant’anni sollevato dalle mie angosce per diventare un bell’uomo con al seguito una piccola truppa di donne innamorate? Ci ho creduto in quel progetto, ero convinto che sarebbe stato possibile liberarmi della  bruttezza della mia vita, ero fiducioso che sarebbe dovuto passare del tempo ed ora alla soglia dei quaranta non ho intenzione di fare l’animale addomesticato dei servizi sociali. Guardo questi professionisti del benessere altrui e spesso nelle loro facce non trovo felicità o soddisfazione per il lavoro che hanno scelto, mi pare che questi facciano persino fatica ad assistere se stessi figuriamoci un un cicloturista bipolare con una storia complessa come la mia. Ed è da questa considerazione che credo di dover ripartire, non è ancora tempo di delegare le mie sorti alle generosissime scollature della psicologa, direi che dopo il terzo litro di sperma versati su quella pelle dotta e levigata siano sufficienti e che tocchi a me almeno il tentativo.  Per quanto affaticato e spaventato non riesco a mollare adesso e se mai dovessi non farcela allora farò altro, in un mondo nuovo.
Era l’estate del 1997 e di quel mondo nuovo che avevo cercato conservo queste immagini a cui ho voluto dare un titolo. Una piccola strategia per consentirmi il giusto distacca da quella giornata.

Di freddo si muore ancora

Pubblicato: 16 gennaio 2009 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, civiltà, morte

Edizione Online de Il Giornale di oggi, 16 gennaio 2009

milano_freddo_2009MILANO. Emergenza freddo, in Santo Stefano clochard muore d’infarto. Il Comune aggiunge 225 posti letto nel dormitorio di via Ortles. Il responsabile: «Visita medica e vaccino anti tubercolosi per tutti»
Un freddo così non lo si pativa da tempo a Milano. Ma a soffrire più di tutti sono i senzatetto. Che ieri hanno perso un altro compagno di strada. Stroncato da un arresto cardiaco in piazza Santo Stefano, a due passi dall’università Statale. Nel tardo pomeriggio l’uomo, un africano di 35-40 anni, ha cominciato a rantolare sul marciapiede, in preda a un terribile malore. Aveva un infarto in corso. Il clochard è stato soccorso dal 118, grazie alla segnalazione di un passante, e portato al Policlinico, ma una volta giunto in ospedale è morto. Tra le prime ipotesi il freddo intenso di questi giorni, capace di stroncare anche un cuore giovane.
Per evitare altre tragedie, al dormitorio di viale Ortles, oltre al classico piano antifreddo che dura 5 mesi all’anno, è scattata anche l’emergenza umanitaria per ospitare anche gli stranieri senza permesso di soggiorno. Sono stati predisposti 225 posti letto in più rispetto al normale a cui gli homeless possono accedere tramite iter per così dire «abbreviati». Gli ospiti vengono visitati e vaccinati contro la Tbc, schedati, ma non hanno diritto all’assistenza socio-sanitaria di cui usufruiscono gli altri utenti della struttura. (…) È sufficiente rivolgersi al centro aiuto della stazione Centrale per ottenere un posto letto, che può diventare fisso, una volta entrati. «Gli ospiti del dormitorio, che ha una capienza complessiva di 472 posti, sono in egual misura italiani e stranieri – spiega la responsabile Stefania Zanzi -, in prevalenza uomini e molti over 65. Ci sono alcolisti, tossicodipendenti, ex carcerati, disoccupati e la nuova "categoria" dei separati con alimenti da pagare e figli da mantenere e che non riescono a permettersi un affitto». Il posto è fisso e nominale, assegnato per un periodo di sei mesi, ci sono poi alcune stanze singole per casi di patologie psichiatriche particolarmente gravi. L’infermeria è attiva 24 ore al giorno, c’è anche uno spazio diurno dove gli ospiti vengono seguiti da un animatore e presto anche da un educatore per l’avviamento al lavoro e il reinserimento nella società.
In estate nel centro si svolgono vengono varie attività: gli ospiti della struttura, ad esempio, hanno il compito di curare il giardino e l’orto. Con i prodotti raccolti i senzatetto organizzano pranzi e cene all’aperto. Due assistenti sociali li seguono con colloqui periodici, mentre i casi più difficili, come alcolisti e tossicodipendenti, vengono affidati ad assistenza comunale specializzata. Il costo del posto letto è di un euro e mezzo così come per la cena offerta da Milano Ristorazione, ma è possibile alloggiare gratuitamente o a credito in casi di particolare indigenza. Nel corso del 2009 sono previste operazioni di rinnovamento del dormitorio con la costruzione di un locale docce molto ben attrezzato, una lavanderia e un locale guardaroba in cui depositare e distribuire gli indumenti provenienti da donazioni.

Scendi dalle stelle

Pubblicato: 27 dicembre 2008 da massitutor in civiltà, morte
Come diceva quella canzone di Natale… e vieni in una grotta, al freddo e al gelo.

Dal sito di "informazione sicula", SiciliaInformazioni:

Senza tetto muore per il freddo a Siracusa, viveva in una grotta

"Tragedia di Natale a Siracusa. A pochi metri da alberghi e palazzi, una donna di 53 anni senza fissa dimora è morta. Probabilmente per il freddo. Il corpo è stato rinvenuto in una grotta che si trova nella balza di Acradina, un costone roccioso nel quale si aprono diversi anfratti naturali nel cuore di Siracusa non distante da palazzi e alberghi.
La donna è una polacca. E’ la stessa zona nella quale, lo scorso mese di febbraio un altro polacco era morto, stroncato dal freddo. La donna sarebbe deceduta la notte scorsa, ma il corpo è stato trovato oggi. Quando sul posto sono giunte le pattuglie dei carabinieri, per la vittima non c’era ormai più nulla da fare.
Sulla vicenda il sostituto procuratore della Repubblica del tribunale di Siracusa Filippo Focardi ha avviato un’inchiesta ed affidato al dottor Francesco Coco il compito di eseguire – probabilmente già nella giornata di domani – l’autopsia.
La balza di AcradinaOggi su disposizione del sindaco Roberto Visentin la polizia municipale ha effettuato lo sgombero delle grotte nelle quali alcuni nuclei familiari di senza casa si erano ormai stabilmente impiantati. Complessivamente sono state sgomberate tredici persone: una di queste, un polacco, è stato ricoverato all’ospedale "Umberto I" di Siracusa per via delle sue  precarie condizioni di salute.
Altri quattro polacchi, che stavano nella stessa grotta assieme alla donna morta ed al loro connazionale condotto in ospedale, sono stati invece trasferiti nel centro-roulotte di contrada "Rinaura", dove sono attualmente ospitati altri senzatetto.
Nello stesso centro sono stati condotti otto romeni che si erano da qualche tempo sistemati in un’altra grotta della zona. La balza di Acradina è un luogo molto noto a Siracusa: lì, a novembre del 1994, si svolse l’incontro tra Papa Giovani Paolo II e i fedeli, in occasione della visita che il Pontefice fece per la dedicazione del santuario della Madonna delle Lacrime. (gv)"

…Ah! Quanto ti costò l’avermi amato.

Il mazzo di chiavi

Pubblicato: 26 settembre 2008 da massitutor in estate, morte, musica, radio asfalto, rielaborazione, tele asfalto

Un modo per salutare l’estate che se n’è andata. Un omaggio alle tragiche e desertiche domeniche cittadine. Questa è la seconda versione video della lettura de Il mazzo di chiavi: un racconto che ha unito Stefano Bici, Massimo Macchiavelli ed io. E’ stato un vero piacere e un’emozione autentica che spero sia contagiosa.

Una storia sbagliata

Pubblicato: 18 luglio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, morte

ascolta...

Sì lo sanno tutti ed ormai è una storia vecchia: verso la fine del mese scorso c’è stato un omicidio qui in via del Porto, fra i cassonetti e sui marciapiedi di questa reietta parte del centro di Bologna. Due persone che vivono la strada si sono affrontati con coltello e cacciavite. Uno dei due è stato ucciso e lasciato sul marciapiede. L’altro è in galera, punto. La macchina della giustizia farà il suo corso. Se n’è parlato e se ne parla ancora: la gente ci ferma e ci chiede “ma lì come va? Cos’è successo?…”. Si vorrebbe rispondere che qui è normale, ma per fortuna non è vero, è un fatto grave e straordinario. Persiste la rabbia e lo sgomento. Poi ognuno fa sedimentare dentro di se quello che può e sistema le proprie caselle.
Tutti qui conosciamo vittima e carnefice, rispettivamente Salim (i giornali lo chiamano Kalivi, che probabilmente è il suo vero nome, ma noi lo conosciamo come Salim pertanto rimane così per noi) e Vincenzo. Abbiamo conosciuto le loro voci e i loro movimenti ed è per questo che abbiamo cercato di andare oltre i titoli dei giornali che parlano di Far west e di Barboni affamati come lupi di strada. C’è chi vuole analizzare questa storia per capire altre cose riguardo alla sicurezza in città, alla convivenza e c’è chi preferisce semplificare nelle categorie di buono e cattivo. Sicuramente la strada non migliora le persone, eppure c’è chi, in ogni luogo, si adopera per non offendere il prossimo e magari anche dare una mano. Nel primo post si è cercato di srotolare dei percorsi di vita, si è giudicato, ci si è sfogati di un giusto risentimento. Qualcuno (giornali compresi) si indignano per il futile motivo del duello (una griglia, del cibo, una birra di troppo): come se ci fosse un motivo sufficientemente importante per togliere la vita al prossimo. Ci siamo scontrati sulla presunta complessità di questa storia. Ma se questo posto ha un senso, se il lavoro sociale ha un senso si dovrà anche dare una risposta al problema della devianza e della sicurezza.

Prima dei problemi sociali ci sono le persone.
Salim era un nord-africano particolare: un algerino dagli occhi piccoli e straordinariamente chiari. Capelli sempre curati spesso organizzati in un caschetto un po’ anni 90 e una voce profonda. Piaceva alle donne italiane Salim. A leggere così sembra un angelo… beh non credo proprio lo fosse, ma ora tutto questo non ha più senso: la morte non cancella le azioni, ma almeno salda il conto, almeno credo.
Di Vincenzo si è detto molto, in tutti i sensi. Un gatto biondo e selvatico di strada. Di quelli che squalificano gli altri abitanti del capoluogo campano: per arroganza, ignoranza, antipatia e una faccia che non aiuta. Anch’io come Simpit l’ho conosciuto a Piazza Grande; poi l’ho ritrovato qui che andava in giro a pulire e ingrassare serrande, teneva piccoli banchetti stagionali in via Marconi, si arrangiava. Possiedo ancora una stuoia da mare comprata da Vincenzo. Poi sempre più giù, più giù e ancora. Aggressioni, diffide, allontanamenti.
Compagni di bevute quei due, ha detto qualcuno. Integrazione spontanea di strada fra gruppi estranei, condotta con parole e codici che nessuna ricerca può codificare. Un destino comune ci dice la storia. Una danza macabra che li ha portati a essere troppo stretti, uniti nella morte e nella disperazione. Protagonisti. Si potrebbe pensare.

Gli attori hanno un teatro.
Via del Porto, via Don Minzoni, via Marconi, via dei Mille, Piazza dei Martiri (e mai nome fu più appropriato) e poi via Azzo Gardino e i giardini dell’ex Manifattura. Questa è la scena.
Da bolognese ricordo che questa è sempre stata una zona povera e inospitale, senza attrattive particolari, ora la si vuole rivalutare e va bene: Mambo, Cineteca e va bene. I residenti, che pure hanno dimostrato un grande livello di tolleranza e senso civico, si sentono minacciati, schifati dal degrado umano che abita questi territori e si comincia a rompere le palle. E va bene. I Comitati dicono, insieme al Quartiere Porto che “La mensa comunale di via del porto crea grande degrado nella nostra zona (…) Da un anno e mezzo il sindaco ci ha promesso di spostarla. Promessa non mantenuta. La parte finale della stessa via, dietro il MAMbo, è in condizioni penose. Dovremmo essere contenti di questa Amministrazione?”. La vicesindaco Adriana Scaramuzzino risponde che: “Quel centro diurno è stato già fortemente depotenziato in questi anni. Non sono in grado di prevedere se riusciremo a chiuderlo entro la fine del mandato. L’intenzione è comunque quella di spostare gradualmente il servizio, nell’ambito del decentramento delle deleghe ai quartieri” (dalla Repubblica Bologna del 27 giugno 2008). E va bene così: tutta colpa del Centro diurno?! Facile ed efficace. Politicamente accettabile. Una risposta geografica ai problemi. Ma va bene così: si governa il territorio.
Eppure la scena è più complessa: le stesse persone che trovano un riparo e un servizio al Centro Diurno frequentano abitualmente la Stazione centrale, la vicina Coop e i cento negozi di “pakistani” della zona. Però nessuno ha chiesto di spostare la Coop o di togliere le licenze ai distributori a ciclo continuo di birra e tavernello. Strano ma non troppo.
La sicurezza è un problema serio e non va banalizzato. Ci credo a tal punto che mi chiedo infatti quale sicurezza è stata garantita a Mariano Tuccella? Massacrato di botte da tre giovani lupi dal pelo candido. E quale sicurezza per Salim? Quella sera.

La sceneggiatura dei percorsi.
Ognuno compie un percorso; una strada che spesso porta a girare intorno, ma a volte non è così: ad un certo punto c’è una svolta, si intraprende un bivio che difficilmente ti permetterà di tornare indietro. Un giro di boa che è molto più facile verso il basso, verso la rovina.
Una volta ho sentito parlare della Sindrome neuropsichica da aria compressa: una specie di ebbrezza da profondità che può colpire il cervello dei subacquei, pericolosa in quanto, in certe condizioni di profondità, può arrivare a far perdere il senso di realtà e si racconta che il soggetto è spinto a nuotare sempre di più verso il fondo che verso la superficie. L’annegamento è la conseguenza.
Vincenzo stava facendo la sua immersione, il suo percorso di formazione per fare il salto di qualità. Sia pure verso il basso. E l’ha fatto eccome. D’altronde quando le uniche regole e conferme ti arrivano da quel mondo fai comunque di tutto per essere il primo della classe. Anche se per il resto del mondo sei l’ultimo degli sfigati. Mettetela come volete, ma da oggi Vincenzo verrà giudicato, dalla legge, in primo luogo come  assassino e non più e non solo come un barbone. E questo può avere un senso nella sua testa, per la sua vita. Si è emancipato in qualche modo.

Epilogo. Gli ultimi minuti da barbone.
Vincenzo no, per allah, non doveva finire così. Sì ok era un giorno di merda come gli altri, però è estate e le serate sono fresche, peccato. Sapevo che tu avresti potuto farlo, però non credevo che morire fosse così: tutto perde senso. Strano: non ce l’ho neanche con te, anzi provo pietà per te che resti e che adesso hai paura. Io non ne ho. Se vuoi rimani qui con me.
In fondo abbiamo fatto un passaggio importante insieme Vincenzo, abbiamo svoltato. È la fine di quella vita di merda. Ce l’abbiamo fatta. Doveva succedere.
Mi dispiace solo essere lasciato qui fra i bidoni e le auto, brutto morire col puzzo di piscio nel naso. Che strano: prima non lo sentivo. Ma lentamente comincia a scomparire l’idea stessa di cosa esiste e cosa no; avere e non avere niente; l’idea di cosa è buono e di cosa è cattivo; bello o brutto. Qui è tutto nuovo, da imparare da capo. Sono stanco. Speriamo ci sia un posto. Senza documenti e permessi.

Dove sei…

Pubblicato: 3 luglio 2008 da massitutor in amicizia, inchieste, morte

Qualche tempo fa abbiamo parlato della scomparsa di Miranda, del ritrovamento del suo povero corpo in uno zuccherificio. Nessuno ne sa nulla, si tenta di ricostruire i suoi ultimi momenti; i giornali ripubblicano anche il nostro appello. Oggi purtroppo non sappiamo niente di più di allora e aspettiamo. Intanto il sentimento del vuoto, della mancanza si fa sentire e Carlo gli scrive ancora una volta, ancora una poesia.

Nei tuoi occhi blu
riflette il mio amore
Miranda dove sei
perchè non ci sei…
 
i miei pugni
forti sul tavolo
la mia è disperazione
ti vorrei accanto
ma tu non ci sei
 
sei la al buio 
da sola al freddo
senza che io lo sapessi
e speravo ancora di te
 
ma la mia Miranda 
dei giorni belli dovè
……perchè non c’è
sento qualcosa che
la cerca e il mio cuore
dentro di me
 
Miranda sai mi piacerebbe
che tu fosti qui

per stringerti
e darti quel
piccolo bacio fraterno
amore..

tra i fiori e il suo volto
non vedo più
da uno specchio mi guardo
non ci sono più,

 mi sono perso nel blu dei suoi occhi
e sto piangendo nel cuore
perchè ho saputo che Miranda
non c’è più
 
abbasso la testa e guardo la vita
perchè propio a lei
non meritava così
e adesso io che faccio
senza di lei
 
forse mi resterà da pensare
perso in un angolo
e diranno su di me
di quanto sia stato
bello amare te
amare te