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Salviamo il Salvabile
Pubblicato: 26 marzo 2008 da massitutor in civiltà, droga, famiglia, felicità, lavoro, libertà, politica, salute, viaggio
Oggi 23 Marzo 2008. Giorno di Pasqua, il quale per molti, ma non per tutti è un giorno di pace non solo spirituale ed ecclesiastico, ma di pace interiore, la quale io non vivo e condivido con nessuno, tranne con la Solitudine, avendo scelto di rimanere da solo, per non far ricadere le mie colpe e i miei errori alle persone che ho amato, e tutt’ora amo, anche se a modo mio. Consapevole degli errori commessi agendo in questo modo. Ed è proprio per esternare gli stessi ho deciso di andare via non per vigliaccheria ma per non far soffrire le persone che amo. La decisione è avvenuta in un periodo di crisi familiare, economica, lavorativa, psicologica e, di conseguenza, a depressione e stati d’ansia e di colpa. Non sono uno stinco di santo, e dato di fatto sono ricaduto nell’abusare di droga e alcool, richiudendomi sempre più in me stesso e abbandonando e tralasciando tutto e tutti. Per salvare il salvabile ho deciso di far vivere loro una vita autonoma perchè sono per il "vivi e lascia vivere", ma questo discorso lo puoi affrontare quando sei da solo, non quando sei sposato e padre di due ragazzi di 19 e 15 anni. Allora subentrano i compromessi, i quali a me proprio non vanno giù, ma col passare del tempo ho imparato che senza i quali non si va da nessuna parte, ma strafottendomi delle conseguenze ho scelto il male minore che ritenevo allora possibile. Andare via, pensate ciò che volete (Vigliacco, inetto, irresponsabile e altri termini che a vostro parere ritenete opportuni). Ma non sono andato via senza aver salvato l’equipaggio come fà un buon capitano mettendolo al sicuro da un mare in tempesta con onde alte fino al cielo, fulmini che illuminavano di giorno le notti senza nè stelle nè luna, tuoni talmente assordanti, che rimbombavano e rimanevi frastornato e stordito per minuti senza renderti conto del tempo trscorso. Ora, rimasto solo sulla nave e assicuratomi che l’equipaggio è in buone condizioni, sto cercando di far attraccare questa vecchia carretta in un porto. Lo so, per rimetterla in mare in condizioni di poter affrontare la navigazione per un ritorno alla dignità ci vorrà del tempo, forse tanto, ma non demordo, anzi sarà uno stimolo in più per constatare che l’esperienza vissuta, e gli anni trascorsi in un mare in tempesta e pieno di vortici che più volte mi hanno risucchiato, non accada più. Resomi conto degli errori commessi nel passato farò in modo che ciò non accada mai più, rinsavendo, cambiando, migliorando almeno spero l’attuale tenore di vita, il quale non è più tollerabile e sopportabile almeno per me.
Gianni è un musicista di strada e un pittore. Qualcuno dice che è un madonnaro. Lo avete visto cantare due canzoni anche su queste strade virtuali di Asfalto ed abbiamo altri progetti musicali insieme in cantiere, di cui presto vi faremo sapere. Gianni vive da più di vent’anni le strade d’Italia. Gli ultimi li ha vissuti a Bologna: in piazza, nei vicoli dove suona, nei dormitori ed ha qualcosa da raccontare. E cioè come è cambiata la strada in questi ultimi 20 anni: fra degrado, accoglienza, rischi, tolleranza, amicizia, solidarietà. Gianni è una voce, ma so che ognuno ha la sua esperienza e il proprio modo di vedere i cambiamenti: quindi fatevi sotto (nei commenti) e lasciate la vostra testimonianza su come è cambiata la strada. Non bisogna essere "senza dimora" per vivere la strada: ognuno la vive ogni giorno. Questa potrebbe essere l’occasione per scrivere il nostro libro di storia. Ecco la storia.
Tema alquanto interessante, e nello stesso tempo attuale e oserei dire scomodo da trattare visto i tempi che andiamo incontro con molta rapidità rispetto agli anni passati. Ricordo con molto rammarico di molti ragazzi o meglio dire adolescenti che giocavano con giochi di fantasia o tramandati dai più grandi che in base alla loro crescita, sia anagrafica che culturale, lasciavano loro in eredità ed erano sorridenti e felici di far parte di un contesto nel quale tutti si sentivano partecipi e l’amicizia che si creava si protraeva negli anni. Non come le Generazioni attuali che non possiamo di certo paragonarli a quelle ormai surclassate e invecchiate per non aver corso una maratona sociale la quale porta all’isolamento e al chiudersi in se stessi. Saranno molto probabilmente più intelligenti dei ragazzi di allora, ma, da quanto vedo in giro per strada e nei vari luoghi di ritrovo, li vedo chiusi in branco ispirandosi a fare cazzate che non li porterà di certo a vivere in un contesto sociale di aiuto per il prossimo. Ma vorrei spezzare una lancia a loro favore, la quale col passare del tempo si potrà trasformare in un boomerang: La cosiddetta società attuale fatta di un non vedere e affrontare i problemi che spesso esistono in molte famiglie non per colpa dei genitori, scuola ecc.. Sono affrontati dai ragazzi stessi formando il branco il quale porta al bullismo che si ripercuote sui soggetti più deboli. Le nuove generazioni hanno di tutto, basta chiedere ai loro genitori i quali non sanno più dire di no. Qualcuno mi riterrà una mummia uscita da un sarcofago ma riaperto gli occhi per alcuni giorni, essendo poi ritornato nel sarcofago, aver vissuto il volgersi della vita di oggi (frenetica, caotica, senza “TEMPO”) Ha perso i valori essenziali mentre si devono riscoprire dentro noi stessi, ovvero: Onestà, dignità umana, amicizia, famiglia, rispetto per se e per gli altri. Girovagando per molte città sia d’Italia che dell’estero, non vedo più ragazzini e adolescenti fare giochi di gruppo che per me era socializzare. Oggi purtroppo le strade chiassose pullulanti di giovani vite che un indomani saranno il futuro della nostra società si sono chiusi nei loro lussuosi appartamenti davanti a computer, telefonini di ultima generazione con il benestare dei genitori che preferiscono tenerli chiusi in casa fino al loro ritorno dal lavoro e a cena lo scambio di parole è ridotto al lumicino, sia per loro, dopo una lunga, ed estenuante giornata di lavoro che per sfuggire a domande indiscrete, ammesso ce ne siano, i ragazzi attuali si ritirano nelle loro camere un po’ per studiare ma molto di più per isolarsi dal mondo esterno che è insegnamento di vita. Ti aiuta a crescere e rapportarti con più fasce di persone. Ma il pericolo che sta affiorando in modo evidente è il branco e la violenza: non che prima non esistesse, ma oggi è ormai un fenomeno di massa e sempre più emulato. Perché la noia quotidiana incombe in loro non avendo alcuna valvola di sfogo. Quanto finora detto si riferiva ad una fascia di età compresa tra i 12 e i 15 anni, ma con l’avanzare degli anni, cioè diventati maggiorenni almeno anagraficamente, ciò non significa che siano responsabili delle loro azioni, considerando il fatto che molti di loro accedendo alle superiori, spesso con ricatti o ritorsioni nei confronti dei loro principali educatori, cioè i genitori, riescono ad ottenere cose che prima, noi di vecchia generazione, non ci sognavamo neanche lontanamente ne di chiedere ne di sperare. Mi riferisco a macchine come bolidi che poi malauguratamente si trasformano in trappole mortali per dimostrare a se stessi e a chi è in loro compagnia di essere immuni da qualsiasi fatalità. “STRAGI DEL SABATO SERA”, non solo. Non parliamo poi delle droghe moderne e non, le quali si possono permettere con l’aiuto della loro ma cospicua paghetta settimanale. Facendosi e rendendosi fighi agli occhi dei loro coetani. La vita và vissuta senza prendersi gioco di essa ma soprattutto non sfidarla. I giovani di oggi vestono abiti firmati hanno auto-bolidi, moto, vacanze, discoteca e paghetta “giornaliera” non più mensile e da qui allo sballo il passo è breve per rendersi fighetti e diversi ma coglioni. La vita è una e va vissuta senza prendersi gioco di lei ma in primis non sprecarla. Sarebbe una lotta persa in partenza per cui sarebbe meglio essere più consapevoli delle proprie azioni e ascoltare per la propria incolumità e quella degli altri almeno un consiglio: vivi la vita senza egoismo con fratellanza e altruismo e non girare le spalle a chi cerca un po’ di conforto o di calore umano che a questo mondo non tutti certo hanno, compreso me e molti altri.
Il dito o il braccio?
Pubblicato: 29 febbraio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, dormire, lavoro, politica
Le risorse son quelle che sono, ogni anno sermpre di meno, e posso assicurare che i servizi non danno "per modo di dire" un aiuto, l’impegno é enorme, sono le esigenze degli utenti, ospiti, o poveri di oggi, che sono diventate una pretesa, insomma dai un dito ma si pretende un braccio, e questa diventa una situazione di agio. Fino a un anno e mezzo fà la politica delle strutture era quella di concedere un tempo illimitato a tutte le persone senza un tetto, una sorta di riuduzione al danno perenne, ma il risultato finale é stato quello di fossilizzare ancora di più le persone, cazzo !!!..é normale, quando hai un posto caldo, da mangiare e lavarti viene automatico pensare; ma chi me lo fa fare di trovarmi un lavoro?! Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, c’é chi ha bisognoso davvero e si trova in una situazione di disagio, ma c’è chi ci marcia sopra e le pretese sono sempre di più. Adesso, da circa un anno a questa parte la politica dei dormitori, sia per un imposizione del Comune che per decisione delle cooperative sociali é cambiata sostanzialmente: le persone hanno un tempo di permanenza trimestrale rinnovabile mensilmente, gli ospiti possono rimanere per più tempo, ma con un progetto alle spalle, una borsa lavoro, un corso di formazione, un qualcosa che dimostri che la persona sta facendo un piccolo passo per sè stesso.
Un altro aspetto negativo dei dormitori é l’occupazione di posti letto, sottratti "si fa per dire" a persone che ne hanno veramente bisogno, mi spiego meglio; ci sono ragazzi che gli é stato assegnato un posto letto, ma per il fatto che lavorano di notte, molto spesso rientrano alle 7 di mattina per poi uscire alle 8, togliendo la possibilità ad un altra persona di usufruirne. Purtroppo attualmente a Bologna (e questa é una nota a sfavore) esiste solo il Centro Beltrame che, per chi non lo sa é una struttura polifunzionale: dormitorio di primo e secondo livello, servizio sociale adulti, drop in e lista unica. Personalmente se avessi soldi da investire oppure l’autorità di suggerire al Comune ed avere voce in capitolo, investirei in questo senso: cioé, un altro "Beltrame!", o un semplice posto dove può riposare chi lavora di notte, che ormai sono la maggior parte. Parecchi di questi lavoratori sono Somali oh Eritrei e il lavoro di facchinaggio notturno sappiamo essere un accesso più facile al mondo del lavoro.
Si parla tanto di degrado, di persone che bivaccano negli angoli piu nascosti della City, ma di concreto per risolvere questo problema non vedo niente, sembra che il Comune sia troppo impegnato a far sgomberare i collettivi autonomi come il crash o altri centri sociali autogestiti. Fanno i dispetti, sgomberano e parlano, sgomberano e riparlano, un gran vociferare ma stringi stringi(?!?), comincia a metterci qualche letto in uno dei tanti capannoni vuoti o appena sgomberati, avremmo sicuramente più gente protetta e meno per strada, si comincia cosi, é iniziato cosi anche il Caracci, e il Sabatucci pensa un pò, negli Anni 80 era di legno.
Comunque tutto questo degrado non lo vedo, se svaccarsi per terra a far ballotta a bere qualcosa e far 2 spini lo vogliamo chiamare cosi…va bene, ma non spaccate i maroni. In piazza verdi, come in Santo Stefano il 90% dei ragazzi sono studenti, ci sono sempre stati e ci saranno sempre; come mai 15\20 anni fà non si parlava di degrado, ma di risorse che venivano da fuori? Gli studenti sono il pane di Bologna, quindi vanno tutelati non dargli addosso, perche se per caso dovessero avere un cane, cosa sono punkabbestia? Ormai la gente da addoso ai senzatetto, barboni o chiamali come vuoi, puntano il dito contro gli immigrati, ma non vogliono sentirsi razzisti. Questo non é degrado ma intolleranza.
Gianni esegue Povera patria, di Franco Battiato. Una canzone per iniziare la settimana e che ci mette nel giusto stato d’animo per affrontare la prossima campagna elettorale. Nei lunghi mesi in cui ci ritroveremo la casta dei nostri politici in ogni pagina di giornale, in ogni trasmissione radio-televisiva, fino nei sogni o incubi. A meno che… non spegnate la televisione e cliccate su Asfalto.
LIVE in VIADELPORTO
La qualità della vita
Pubblicato: 11 febbraio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, dormire, politicaMi chiamo Massimo De Laurentiis, e sono a Bologna dal 2000, venni a Bologna durante il periodo di aprile, e dopo qualche mese di vagabondaggio per varie mense e ospitalità saltuarie per le varie Caritas. Entrai nel primo dormitorio che si chiamava il "Carracci" che sono stato lì per vari mesi, dopo di che andai a via del Gomito: dormitorio in cui ho passato la maggior parte del mio tempo, oggi sono ancora lì e sinceramente ormai sentirei il bisogno di una situazione abitativa diversa. Perché io penso che un dormitorio dovrebbe essere qualcosa di transitorio, qualcosa dove una persona utilizza quel luogo come fosse un "parcheggio". Non si può pensare ad un dormitorio come qualcosa di effettivamente concreto e duraturo, diciamocelo chiaro: a nessuno piacerebbe restare in un dormitorio per sempre. Il settore sociale, i sert, gli assistenti sociali e i cosiddetti "addetti ai lavori" devono comunque tener conto di tante problematiche che il mondo dei cosiddetti senza fissa dimora è una realtà sempre più in espansione, che l’essere senza FISSA DIMORA oltre ad un forte disagio sociale non diventi una malattia inguaribile. Lo sperpero di fondi a cui lo Stato va incontro per appalti vari per strutture del più svariato tipo, deve essere finalizzato a migliorare la "qualità della vita" di chi già vive in situazioni precarie. Ricordiamoci che l’Italia è uno dei paesi con maggiori problemi nelle situazioni sociali e questo grazie ad un insieme di sistemi burocratici che da tempo ormai sono radicati nella nostra cara e bella società. E non per essere retorici, ma oggi vivendo in una società dove si esaltano i beni di consumo, i capi firmati, i cellulari dell’ultima generazione, le macchine sempre più lussuose, c’è bisogno di più umanità e altruismo per evitare il diffondersi di sempre più micro-società di emarginati sociali e di ghetti di periferia, altrimenti le città non saranno solo grigie per lo smog, ma anche per la mancanza di umanità.
A tutti quello che possono fare e non fanno, ai cosiddetti uomini di buona volontà, a quelli che da dietro una scrivania dicono "non si preoccupi ci penso io". A tutti di fare qualcosa per chi a voglia di urlare la propria rabbia e troppo spesso non ha voce, perché chi gestisce il potere non da ascolto.
Sicurezza e Accoglienza
Pubblicato: 29 gennaio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, politica
Quanto questo tema sia sulla bocca di tutti, non occorre che ve lo dica io, i media ci campano benone, per cui, visto che il tema attira lettori e telespettaori, ci tirano dentro al massimo.
E’ indiscutibile che tutti abbiamo bisogno di sicurezza… ma noi, abbiamo una nostra idea al riguardo, e sopratutto, cosa a che vedere con l’accoglienza?
Queste poche righe che seguono sono argomenti del prof. Pavarini, Consulente per la sicurezza del Sindaco di Bologna, che è il responsabile della sicurezza per la città. Proviamo a rifletterci, anche in vista del convegno sull’ Accoglienza che stiamo organizzado su mandato della Consulta contro l’Esclusione Sociale!? Il nostro punto di vista è fondamentale, propio per la nostra posizione di mezzo tra Acccoglienza e Sicurezza sociale.
La sicurezza come bene pubblico si produce e governa ampliando gli spazi di agibilità dei diritti, ampliando la cultura e le occasioni di assunzione dei "rischi".
La politica della sicurezza come bene privato (sicurezza aquistata coi soldi, inferriate, polizia privata, case in luoghi sicuri ecc.) ndr. convince a ridurre i nostri diritti per correre meno rischi.
La politica della sicurezza come sicurezza dei diritti di tutti, convince a correre più rischi per garantire di più l’esercizio dei nostri diritti.
Calamità naturali, danni comunali
Pubblicato: 12 dicembre 2007 da massitutor in civiltà, dormire, inchieste, politica
Come tutti gli anni ritorna il modesto problema dell’"emergenza freddo" e come tutti gli anni viene da ridere che si parli di emergenza per una cosa che è naturale e che avviene da milioni di anni. Nonostante tutto il freddo continua ad essere considerato una calamità naturale e la protezione civile dirama l’allarme, come se Gozzilla avesse cominciato a calpestare auto e persone. Comunque sia le cose stanno così: a Bologna la struttura adibita all’accoglienza straordinaria delle persone che vivono in strada è in via del lazzaretto, vicino al dormitorio Zaccarelli; tutto era pronto e, dopo aver fatto congelare un po’ le persone fuori finchcè non fosse bello freddo davvero, si è pensato di aprire lunedì scorso. Ma qualcosa è andato storto: il riscaldamento non funzionava e le persone che si sono presentate lì sono state rispedite in via Lombardia, struttura di accoglienza che puntualmente si è rivelata piena. Alcuni erano fuori dallo Zaccarelli ad aspettare dalle 15 del pomeriggio, altri si sono trovati a dormire fuori di nuovo. E qualcuno forse avrà pensato: "ma sì!… una notte fuori in più o in meno che differenza fa?!".
Il Comune dice che aveva fatto le prove e che tutto funzionava, gli operatori sono lì pronti a scattare dal primo di dicembre eppure qualcuno, che sicuramente sta con i piedi al caldo, non ha calcolato qualcosa, ha preso alla leggera i tempi di attivazione, ha dimenticato di fare una comunicazione…boh?! Fatto sta che l’"emergenza freddo" a Bologna apre questa sera. Un piccolo capannone con 45 brandine militari stile lettino da spiaggia (l’anno scorso erano 50). Vi si accede solo tramite invio da servizi e liste comunali; la permanenza è di una settimana per persona: 15 persone vengono inviate dalla "Lista unica" di via Sabatucci; 10 dal Centro diurno di via del Porto; 5 persone dal Servizio Mobile di Piazza Grande e 15 dall’Unità di strada.
Crediamo che la richiesta minima che si possa fare siano le scuse pubbliche, da parte di chi ha sbagliato in Comune; inoltre crediamo che in una città come Bologna, anche se è una specie di "metropoli fallita", si dovrebbe pensare ad un calendario fisso nel quale aprire una struttura di accoglienza straordinaria.
A Milano, per esempio, l’emergenza freddo (per 300 o 400 persone!) è fissata dal 15 novembre fino a Marzo. Torneremo presto su questo argomento con una completa panoramica della gestione dell’emergenza freddo nelle principali città italiane. Per cui state collegati.
Il Gruppo Asfalto
Fatti.
è un fatto che…. in Italia, in Veneto a Cittadella, nel padovano, è stata pensata un’ordinanza anti-sbandati. Qualche giorno fa.
è un fatto che a Cittadella c’è un sindaco e che questo sindaco si chiama Massimo Bitonci; un altro fatto è che un sacco di altri politici del Nord-Est gli hanno dato sostegno e che si sono fotocopiate tali ordianze a decine in tutto il nord Italia da tanto quel provvedimento era piaciuto.
Questa bella pensata di fatto fissa, per gli stranieri, un tetto di reddito minimo dimostrabile per ottenere la residenza nel comune di Cittadella. Ecco i requisiti:
5.061 euro, di stipendio, all’anno
420 euro al mese
15 euro al giorno
In soldoni (appunto) si ritiene che sotto a questa cifra un soggetto è a rischio di pericolosità sociale
sopra… no.
Questo NON è un fatto: questa è l’ordinanza.
è un fatto che qualcuno, almeno una volta, ha letto la Costituzione Italiana: qualcuno che lavora in un posto tipo la Procura della Repubblica di Padova. Qualcuno dunque ha pensato che questa roba andava contro la nostra Costituzione ed ha pensato di mandare un avviso di garanzia a Massimo Bitonci (il sindaco). E’ un fatto che Bitonci l’ha ricevuto. Sull’avviso c’era scritto che era inquisito per un reato di "usurpazione di funzione pubblica";
è un fatto aimé che Calderoli sia un parlamentare della nostra Repubblica ed ha proposto di "santificare" il suddetto sindaco;
Questi sono i fatti.
è invece dunque ancora un’opinione che l’esistenza, per la prima volta (o quasi) viene quantificata in un costo: per la prima volta la permanenza su un territorio, l’esistenza in un posto è stata quantificata in denaro. L’esistenza diventa quindi una cosa relativa: che cambia di posto in posto e la vita cambia valore. Quanto costa stare (anzi: ESISTERE) a Capri? A Porto Cervo? A New York? A Casablanca?
E a Bologna? Quanto si dovrebbe guadagnare per avere il diritto di esistere? Poi non tutte le zone sono uguali: quanto dovremmo guadagnare per stare sui colli? E In Piazza dei Martiri? E in Piazza Verdi? E in Viadelporto?
Una volta si ragionava su quanto si poteva spendere… ma non è la stessa cosa?
No, non lo è. Dipende poi dove uno spende.
