Archivio per la categoria ‘salute’

EPATITE C

Pubblicato: 10 Maggio 2007 da massitutor in libertà, salute

clip_image002Porca di quella miseria questo dannato virus mi ha inchiodato per dodici anni e oggi con gran sorpresa ha deciso di fare le valigie e andarsene. Da quando ha messo su casa nel mio fegatino ha fatto solo disordine e disastri, non potevo mettere in frigo una birretta che subito si ubriacava e spaccava tutto, non c’è stato verso di sfrattarlo.                                       
                                                                         virus HCV

Era anche geloso, quando ammiccavo a una dolce donzella mi ingialliva gli occhi e me la faceva fuggire spaventata. Nemmeno guadagnarmi la pagnotta potevo, ogni peso che alzavo me lo aumentava di una decina di chili. Questo bastardazzo quando lo cercavi, si nascondeva e zitto zitto in silenzio si pappava le povere celluline del mio fegatino.Poi un battaglione di Garibaldini capitanata dalla  cara dottoressa Verrucchi dell’ambulatorio 16 del S.Orsola ha organizzato un’esercito di Ribavirina + Pegasys (interferone) con bombardamento martellante per circa un’anno, appostati nelle mie chiappe, con inserimento insulinico all’alba del 28 aprile 2006, organizzando una sommossa partigiana di anticorpi, durata un’anno circa. Molte le vittime e i martiri verranno ricordati da tutte le generazioni future dei miei globuli bianchi, ma oggi una parata nelle vie endovenose decretano la fine delle ostilità.
Bene ragazzi chi per sfiga dovesse ospitare lo schifoso HCV si ricordi di non smettere di sperare, e soprattutto di smettere di rovinarsi perché la speranza è sempre l’ultima a morire.

Chi vuole saperne di più: Epatite C , Epatite_virale_C

Rieccomi! Dario.

Pubblicato: 2 Maggio 2007 da massitutor in salute

Ciao, a tutti coloro che mi conoscono e che mi conosceranno in futuro, sono tornato l’immortale DARIO!, dai ora la butto sullo scherzo ma non ci devo scherzare molto sulla mia vita e salute, per chi mi conosce ho fatto un periodo all’ospedale per una infezione alle ossa, ora mi devo curare perchè se no finisco al creatore. Non credevo di arrivare a questo punto soltanto che io sono uno di quelli che se non gli capitano cose gravi non smette di fare lo scemo, anzi; inperterrito continuo fino alla distruzione. Comunque non mollo, ci voglio provare di nuovo a mettermi a posto un pò, anche se sarà dura. Non vi racconto i particolari del ricovero però posso dirvi che non è stata una passeggiata anzi ho sofferto come un cane e per quello che ho avuto e per le condizioni che mi trovo soffrirò ancora bisogna vedere fino a quando resisterò. Ora vi saluto e vi aggiorno nei prossimi giorni, CIAO RAGAZZI MI RACCOMANDO STATEMI TUTTI BENE!

EMPOWERMENT

Pubblicato: 12 marzo 2007 da massitutor in droga, lavoro, salute

Erano sette ore che aspettavo a quella punta  il mio amico per l’ennesima pera. Lo conoscevo da un pò di tempo e non era la prima volta che gli consegnai i soldi in mano. Lo sconforto, il tradimento dell’amicizia, la tristezza, il down che mi contorceva le budella mi hanno sparato in una dimensione da incubo.
emergenza fredo

Erano oramai 12 anni che vivevo alternando eroina, alcool, extasy, psicofarmaci, temgesic, paracodina, codeina, lsd, anfetamine, ecc. Decisi di farla finita una volta per tutte a 30 anni, avevo la scatola di roipnol e altro in tasca mi trovavo ai giardini margherita era il giovedì 28 aprile del 1994 uno sguardo intorno poi il buio. Non ricordo più nulla. Qualche angelo è passato alle cinque di mattina e ha chiamato l’ambulanza non l’ho mai saputo. I miei ricordi riprendono da  due occhi azzurri stupendi di una ragazza giovane con la mascherina sulla bocca, un’infermiera, che cominciò subito a chiamare i suoi colleghi, mi ricordava tanto l’ultima mia ragazza laureata in medicina e che mi ha mollato perché ovviamente mi facevo troppo. Sono stato 3/4 giorni in coma, ma avevo l’impressione che fossero 3 mesi. Ricordo che fui stupito nel sapere che mi trovavo a Bologna. Ma il buio era ancora vicino a me il dottore mi sentenziava un’elenco di malattie indicibili, un tubo conficcato nel petto per pneumotorace. Probabilmente mi è tornato su l’acido, non lo so, ma pensavo fosse una punizione e decisi di strapparlo rischiando per una seconda volta la vita. Ho dato al dottore il numero di telefono e la via della prima casa popolare dei miei genitori mentre erano già un pò di anni che vivevano in una casa di proprietà acquistata con la liquidazione di 40 anni di lavoro di mio padre maresciallo dell’esercito. Erano cancellati ben 10 anni di dati nella mia memoria. Non me ne rendevo ancora conto. Poche cose mi tornavano in mente, le sensazioni erano forti e distorte e si legavano alle emozioni vissute gli ultimi giorni quando le ambulanze in una città che non era Bologna mi rincorrevano e non riuscivano a prendermi perché ero in un acido anfetaminico che sfidavo Mennea in persona. Mia madre a fianco del letto mi ha comunicato la mia più brutta notizia Sciascia (la mia cagnetta) è morta avvelenata. Se potessi parlargli… Non voglio sapere cosa passava nella mente a quella persona che ha voluto offrirti un polpetta con il veleno. "Te l’ho sempre detto di non toccare nulla nella strada e soprattutto dagli sconosciuti, il mangiare te lo davo io, ma era più forte la tua voglia di vivere, scoprire il mondo. Lo so che a te piacevano tanto, ricordi quando con i tuoi salti arrivavi fino al mio mento? La felicità che leggevo nei tuoi occhi era la cosa più bella che mi hai saputo regalare. Eri così ingenua che pensavi "tutti gli uomini mi vogliono bene come il mio padrone" sono passati 13 anni e mi manchi, ancora oggi le mie lacrime sono per te. Il giorno che sei mancata volevo ricordarti così. Resterai per sempre la mia migliore amica".
I primi anni furono terribili rendersi conto di essere in un dormitorio  senza soldi, senza memoria, senso dell’orientamento, perdersi ogni giorno per strada, eppure il giro era sempre lo stesso andare in mensa in via del Porto e tornare al Beltrame. Intorno a me il mondo che gira come lo vivevo io, in quel tratto di strada le persone le volevo avvicinare, parlare, ma tutti si allontanavano era un film al contrario che avevo già visto, ma che il protagonista questa volta ero io.
Una voce dagli speaker del dormitorio annuncia la nascita di Piazza Grande un giornale dei senza fissa dimora che permetteva di guadagnarsi due soldi. Ovviamente quel giornale era un modo di tirarsi su due spiccioli. Cosa sia stato dopo per me Piazza Grande non si può descrivere in due parole, ma per anni ho venduto il giornale per strada ho rotto quel muro che divideva me e il mondo che incrociavo camminando ogni giorno fra via del porto e il Beltrame. Anni dopo ho riscoperto me stesso iniziando a confrontarmi con le manualità, la convivenza con altri in un ambito lavorativo ideale che erano e sono tutt’ora le Officine di Piazza Grande. Ho scoperto che potevo essere anche un piccolo imprenditore insieme con loro nel 1998 come socio fondatore della ”La Strada di Piazza Grande”.
Oggi sono un operatore lavoro nelle strutture d’accoglienza, ho il mio stipendio e so che il mio lavoro permette di creare occasioni d’inserimento lavorativo anche ad altre persone che hanno vissuto storie simili alla mia. Oggi sto combattendo contro la mia malattia, ma mi dà forza l’amore che ho per quella donna che ho conosciuto in condizioni pessime proprio 10 anni  fa in dormitorio seguita dal centro salute mentale. Ma è più esatto dire che ci aiutiamo a vicenda visto che adesso lei forse stà meglio di me ha ripreso a studiaree adesso le manca qualche mese per diplomarsi. E pensare che ”sente le voci” ancora oggi. Penso di aver pagato tanto per i miei errori, ho lavorato per la città pulendo per anni bagni e toilette. Lavando strade, giardini, sgomberando cantine, e sempre in prima linea fra mille lavori che hanno permesso a questa associazione e cooperativa La Strada di essere un punto di riferimento per i servizi sociali di questa città. Eppure ancora oggi ci sono storie come la mia e colleghi anche più in alto che vengono interdetti dai pubblici uffici e da qualsiasi funzione, nonostante si fossero ripresi in mano la vita superando se stessi e gli ostacoli che ancora esistono verso i deboli e gli esclusi.
prima pg

Degrado assoluto psicologico totale

Pubblicato: 12 marzo 2007 da massitutor in droga, pensieri in libertà, salute

Degrado assoluto psicologico totaleE’ impossibile non riflettere sulla vita di ogniuno di  noi.
Sono stanco di subire le giornate, questo subire mi porta a fare uso di eroina, se non ci sono i soldi pensate che affare! basta una ricetta del medico e una farmacia aperta di turno,  per comprarti il famoso farmaco chiamato "minias".
Io la chiamo la droga dei poveri,  perchè con poco ti ritrovi sconvolto più dell’eroina.
La cosa triste è che non vivi più, anzi vegeti fino alla fine dell’effetto con sconpensi psicologici allucinanti, perchè non ti ricordi nulla, l’unica cosa che ti risale alla mente è come comprare l’altra boccetta di "minias".
Questa è la mia vita da un mese a questa parte dove per non annoiarmi la sto continuando. Ora chiudo con il discorso teorico del minias e l’effetto su di me. Ieri sera riflettevo sulla settimana trascorsa e camminando sotto i portici di Bologna, rifflettevo sulla mia depressione dove per svariati motivi non scambiavo parole con nessuno ero chiuso nel mio uovo e non ci facevo entrare nessuno.
Ho deciso di dire basta a questa cosa affrontando il problema con la testa e la consapevolezza che ho bisogno di aiuto. Per adesso mi sono preso dei giorni di riflessione e poi vedrò sul dafarsi; sappiate che il mio intento è quello di rientrare a Sanpatrignano struttura che mi ha dato molto, ma per via del mio abbandono precedente mi sta facendo aspettare molto tempo, questa è l’unica pecca che ha Sanpatrignano come struttura. Io penso che se uno ha bisogno va aiutatato a prescindere dalle battaglie politiche che sampa porta avanti da anni: contro i sert e la legge sulla riduzione del danno. In questa battaglia politica va a colpire il tossico che pur di entrare è disposto di stare mesi fuori dal cacello di Sampa al freddo e al gelo.
A questo punto ho dovuto scegliere una comunità del sert dove in poco tempo mi accettano iniziando un’altro capitolo e pezzo della mia storia. In tutto questo malessere ci va aggiunto l’abbandono di mio fratello più piccolo: in lui avevo riposto fiducia e sostegno, un giorno ricoverato all’ospedale Maggiore di Bologna gli chiesi degli indumenti per quando mi dimettevano me li ha portati perchè l’hanno costretto poi me li ha lanciati sul letto dicendomi: tu da oggi non sei più mio fratello! fai finta che io sono morto, non vi dico come mi sono sentito cadere il mondo addosso e tuttora soffro per qusto suo gesto.
Ora chiudo spero di non avervi annoiato ma la realtà è questa la droga non porta a nulla ma solo alla distruzione e alla morte, che affare drogarsi!

Nell’inferno dell’alcol

Pubblicato: 1 marzo 2007 da massitutor in droga, salute

Nell'inferno dell'alcolL’alcol è una delle droghe più comuni nel mondo. Secondo una recente ricerca dell’Istat, in Italia un milione di persone è affetto da alcolismo cronico e ogni anno sono 40mila i morti per malattie dovute all’abuso di alcolici.

A 11-12 anni, i bambini italiani assaporano, sotto gli occhi divertiti dei genitori, il primo bicchiere e in questo sono i più precoci d’Europa. La sudditanza all’alcol nasce come una semplice trasgressione che in breve tempo si trasforma in una totale dipendenza psicologica e fisica. L’alcolismo può colpire chiunque giovani o vecchi, ricchi o poveri, uomini o donne, forti o insicuri. Chi beve fatica a riconoscere i sintomi e spesso finisce per essere l’ultimo ad ammettere di aver un problema.
L’identikit dell’alcol.
Effetti: dipendono dalla dose assorbita e dalla corporatura del bevitore. Al di sotto di 2 bicchieri, ci si sente rilassati, meno timidi. Tra 2 e 6 bicchieri circa, c’è lo stato di ebbrezza, che può terminare con mal di testa e vomito. Dopo i 6 bicchieri, il bevitore sente molta fatica. Oltre i 15 bicchieri d’alcol per un uomo. E 9 per una donna, si rischia di andare in coma.
Modalità di azione: il suo componente è l’etanolo, una piccola molecola che, attraverso l’apparato digerente, contamina facilmente le cellule dell’organismo, perfino quelle degli alveoli polmonari. E’ l’etanolo che rende dipendente in quanto aumenta la liberazione di dopamina e di serotonina.
Pericolo: le conseguenze di un abuso d’alcol sono immediate. L’accesso di fiducia e la perdita di controllo sulle proprie azioni fanno sì che ogni anno 200 ragazzi muoiano sulle nostre strade. In Europa, un giovane su 4, tra i 15 e i 29 anni, perde la vita a causa dell’alcol. Inoltre, la maggior parte delle malattie legate all’alcol è il risultato di un consumo eccessivo d’alcol durante molti anni.
Prezzo: con pochi euro si può facilmente acquistare una bottiglia di vino o una latina di birra, ma anche bere un aperitivo scontato con “Happy hour”.
Le donne sono svantaggiate rispetto agli uomini in quanto possiedono una minore capacità metabolizzare il vino. La concentrazione di “alcol deidrogenasi”, l’enzima che metabolizza l’alcol, è infatti circa la metà nella donna. In pratica, a parità di consumo, la tossicità dell’alcol è doppia. Così un bicchiere di vino, fa salire il tasso alcolico nel sangue di una donna del peso di 50 chili di 0,33g/l. Con la stessa quantità di Chianti, il tasso alcolico nelle vene di uomo di 70 chili aumenta di 0,20 g/l. Un aspetto che ha pesanti conseguenze, specie se a guidare è lei: con un bicchiere e mezzo di vino, secondo la legge, una donna al volante è già in stato d’ebbrezza.
In Italia la legge quadro sull’alcol del marzo del 2001 vieta le vendita di superalcolici in autostrada dalle 22 alle 6 del mattina e la pubblicità radiotelevisiva nella fascia oraria dalle 16 alle 19. Al volante, il tasso massimo legale di etanolo nel sangue è fissato a 0,5 g/l (circa 2 bicchieri). Guidare in stato di ebbrezza, secondo di nuovo codice della strada, comporta l’arresto fino un mese e un’ammenda da 285 a 1.302 euro. In caso di rifiuto del conducente a sottoporsi al test con l’etilometro, è previsto l’arresto immediato.
Bere riduce la capacità di concentrazione e fa crollare la lucidità. Si va facilmente in confusione e si dimenticano le cose. Se l’alcol viene associato a farmaci gli effetti possono essere disastrosi con il rischio di perdita totale controllo.
In crisi di astinenza i sintomi sono tremori, in particolare alle mani, aumento della sudorazione, nausea e un’accelerazione dal battito cardiaco, soprattutto al mattino. Inoltre, spesso si prova ansia e depressione, ma anche sbalzi di umore. Nei casi più violenti si presenta anche il delirium tremens, con forte agitazione, stato confusionale e reazioni incontrollate.

Ce l'hai una sigaretta?

Pubblicato: 20 febbraio 2007 da massitutor in droga, salute

sigaretta cubistaLa sigaretta, nella vita di strada, è molto più di una dipendenza, di un vizio portatore di un misero conforto: la sigaretta è una merce di scambio per le piccole cose e un bene simbolico attorno al quale si giocano relazioni ed amicizie. Sta appena al di sotto della moneta, la sigaretta, è la prima cosa che si offre o si chiede quando ci si conosce e un non fumatore è pericolosamente messo fuori da un circuito relazionale fragile e instabile, ma assolutamente codificato.
La sigaretta genericamente si fuma e basta no? Invece per strada, al Cantro diurno, la sigaretta è sottoposta a tantissime altre azioni: la sigaretta si regala, si scambia, si presta (!), si fuma insieme, si scrocca fuori. Se non fumi sei fuori insomma: rifiutare una sigaretta fumata insieme mentre si parla di assistenti sociali incapaci, piuttosto che di quell’infame dell’altra notte è un gesto di indipendenza visto di sbieco. Allo stesso tempo non si contano le liti e le risse che nascono attorno ad una sigaretta rifiutata o ad un "ultimo tiro" non lasciato.
Le persone vengono rigidamente classificate in base al fatto se sono persone "che offrono" o "che non offrono": se sei una persona "che offre" sicuramente godrai di un certo rispetto, ma non ti bastano due pacchetti da 20 fumandone appena una quindicina. Se sei uno "che non offre" ok, all’inizio sarà dura, ma se riesci a limitarti nel scroccare sigarette piano piano ci si dimentica di te e cerchi di fumarti le tue paglie più in solitaria che puoi. Per occultare il misero bottino c’è poi anche la tattica del doppio pacchetto: consiste nel tenere nascosto un pacchetto nuovo o comunque rifornito di sigarette scroccate ed averne sempre pronto uno "civetta" da esibire davanti alla fatidica domanda "Ce l’hai una sigaretta?" con dentro una o al massimo due paglie. Così da poter allargare le braccia e…l’altro capirà. Una via di mezzo per non negare del tutto una sigaretta è fare la scandalosa e promiscua proposta: "te ne lascio qualche tiro". Questa soluzione di compromesso è spesso delicata arma a doppio taglio per entrambe le parti: intanto non si sa mai se questa contro offerta significa lasciarne metà o un po’ meno e questo porta spesso a liti sulla valutazione di quanti tiri ne rimangono, inoltre non ti godi mai fino in fondo una paglia perchè l’altro è lì che aspetta e ti osserva. Dall’altra parte anche accettare o meno questa offerta è problematico: se dici di sì devi stare lì come un palo ad aspettare che l’altro si fumi beato la sua sigaretta, se dici di no può sembrare che ti schifa ciucciare dallo stesso filtro dell’altro e quindi, bene che vada, fai la figura del frocio.
Non tutte le paglie valgono allo stesso modo e la sigaretta scroccata là fuori, nel mondo reale, non vale certo meno di una comprata: anzi viene caricata di un valore aggiunto dato dallo sbattimento che uno si è fatto in giro per ottenerla, per cui scroccare una sigaretta per qualcuno ha un alto valore relazionale.
Un’altra variabile da mettere in relazione con la disponibilità di sigarette è la paga o la borsa lavoro che uno ha: quelli che abitualmente chiedono sigarette agli altri riescono praticamente a memorizzare in testa una vera e propria agenda di scadenze, per cui sanno qual’è il giorno di paga di almeno 7, 8 persone. Così da poter andare a chiedere a colpo sicuro.
Il bello di questo giro vorticoso di sigarette è che nessuno si sottrae del tutto a questo gioco, per cui in realtà non c’è nessuno che vince, che ottiene più sigarette! Per cui se ognuno si fumasse le sue ognuno fumerebbe sempre la stessa quantità! Ma vuoi mettere il gusto?!

ps: La domanda "ce l’hai una sigaretta?" è talmente un intercalare diffuso che c’è anche chi ci ha intitolato un
disco. sul quale è stato fatto poi uno spettacolo teatrale.

Il pronto soccorso di strada

Pubblicato: 16 febbraio 2007 da massitutor in operatori dispari, salute

Il manuale delle giovani marmotte di strada vol. 2

Il pronto soccorso di strada

Secoli fa accennavo di questo tizio che mi arriva chiedendomi dell’acido muriatico; non è indiano, penso io, quindi non credo debba sfigurare qualche moglie fedigrafa, così glielo do.
Imbeve di acido un pezzo di cotone e se lo poggia su uno degli ultimi tre denti rimastigli.
Cazzo sta facendo?
Un nuovo tipo di suicidio lento e doloroso?
Un fioretto?
Nah, una carie.
Vedo quel moncone sfrigolare; ovvio, i denti sono formati perlopiù da calcio e questo elemento a contatto con l’acido cloridrico si scioglie e rilascia anidride carbonica, il dente si dissolve fra mille bollicine. Effetto idrolitina nell’acqua.
In effetti però tutto questo ha un senso, se qualcosa ti duole rimuovilo subito, search and destroy, se non c’è più il dente non c’è più dolore, come cazzo ho fatto a non pensarci subito?
Qui si va oltre al vecchio metodo fumettistico del molare attaccato con del filo alla maniglia di una porta, siamo nel mondo della tecnologia e a paperopoli, si sa, l’acido muriatico non esiste.
Comunque, qui si va oltre a qualsiasi cosa, giacchè quando stai per strada non è che hai tempo da perdere per ospedali e medici che non si fanno mai i cazzi loro.
Specie ora che inseguendo l’american dream un’ambulanza costa una trentina di euro.
 
E allora vai col pronto soccorso di strada fai da te.
Già, ma voi che ve ne state comodi comodi fra le vostre lenzuola di seta vi siete mai chiesti quali siano le situazioni più comuni che richiedano interventi di questo tipo? Sicuro che no, quindi eccomi qui ancora una volta a gettare lumi.
Potremmo sorvolare sui problemi epatici, che a un fegato non puoi curare le lesioni con la vegetallumina, però va ricordata quella volta in cui ho conosciuto un tizio il quale asseriva che l’unico rimedio per contrastare gli effetti della cirrosi dopo aver bevuto tre cartoni di metanolo era tirare giù un cartone di latte. Io penso che più che da antagonista alla cirrosi il latte facesse lo yoghurt al vino, ma vaglielo a spiegare. La vecchia merdata del latte che disintossica. Tipo che se ti butti giù una pillola di cianuro e dopo ci bevi il latte dietro non muori. Ma vaffanculo, io fra l’altro odio il latte. Comunque è bello credere a qualcosa, tipo babbo natale od il coniglio pasquale; chi sono io per infrangere queste illusioni? In fin dei conti sono solo un umile operatore.
Il problema serio normalmente, oltre alle coltellate, sono i temutissimi fuori vena.
E’ facile dire che quando senti che lo stantuffo non va giù vuol dire che non hai beccato un cazzo di vena, che ti stai facendo intramuscolo e che basterebbe tirare via l’ago e riprovare, ma immagino che sia come dire a uno che si sta scopando una Naomi Campbell sterile "hey, quando vieni tira via il cazzo lo stesso". E’ impossibile.
Avete mai visto un morso di un serpente velenoso?
Io sì, in una puntata di texas walker, praticamente dal punto del morso si dipana tutta una cancrena che ti manda a puttane il braccio.
Ecco, un fuori vena è così. Soprattutto se ti fai un bel perone di miniax. Anche roba e coca però non scherzano. Praticamente ti rimane un bubbone con tutta la merda ferma in mezzo al muscolo che non si riassorbe. E si infetta.
Andare all’ospedale è una roba da froci. Perfino se hai un braccio o una mano delle dimensioni di un prosciutto.
Se stai in mezzo alla strada devi starci fino alla fine.
Vi sembrerà strano, ma il rimedio migliore per un fuori vena è il cotone idrofilo.
Sì perché se non ti esplode il braccio puoi sempre incidere il bubbone e fare una bella eruzione vesuviana di pus, dopo sei praticamente a posto e comincia il processo di guarigione. L’unica cosa è che ti rimane un cratere del diametro di una moneta e della profondità di mezzo indice.
Bisogna fare in modo che non si infetti, e qui entra in gioco il cotone idrofilo.
La tecnica è semplice: imbevi il cotone nel citrosil, ci riempi il cratere e ci applichi un bel cerotto. Punto. Se entro una settimana non ti viene il cancro al braccio sei a posto. Se succede, beh, cazzi tuoi, dio ci avrà ben dotato di arti doppi per qualcosa.
I problemi circolatori sono la seconda causa di decesso di questo complicato e fragile ecosistema sociale.
Cosa sono i problemi circolatori?
Beh, ne avrete sentito tutti parlare qualche volta, ma qui assumono un’importanza e dei livelli di picco particolarmente interessanti, tipo che anni e anni di pere bruciano e fottono tutto il sistema, a partire dai capillari fino alle vene ed arterie più grandi.
Ecco perché, fuori vena o meno, hanno tutti delle mani come quelle di bud spencer o degli avambracci come quelli di popeye o delle caviglie come quelle di valeria marini.
C’era un tizio che praticamente non aveva più le vene delle gambe; per una persona normale l’unica alternativa sarebbe stata l’amputazione, ma non dimentichiamo che paradossalmente per chi sta in strada la convivenza costante con patologie di questo tipo genera una resistenza alle medesime impossibile per altri. Si instaura una specie di rapporto simbiotico fra la persona ed il suo male, un po’come i pesci pagliaccio e gli anemoni.
Insomma, ‘sto tizio dal ginocchio in giù aveva un fittone di pietra e siccome faceva pure le croste lui se le lavava via con la polvere per sgrassare i lavandini. Pazzesco ma funzionava.
Le fratture.
Ma a che cazzo serve un gesso? Il gesso è un’invenzione per muovere l’economia, per l’appunto, del gesso.
E’ sorprendente vedere quanti sprechi vengano perpetrati dal servizio sanitario nazionale; queste cose le puoi imparare soltanto qui.
In fin dei conti si tratta di tenere un arto immobile, per cui che il materiale usato per questo scopo sia gesso, ferro, plastica, bitume, legno o quant’altro non fa una gran differenza.
Ecco perché qui al centro compriamo sempre un casino di bastoni per le scope ma senza le scope. Braccio rotto? Si divide in due un bastone della scopa e con un bel rotolo di scotch si ferma il tutto. Punto.

Il casino sono i collassi.
Normalmente un collasso in sé non è una gran cosa, diventi un po’ bianco, tremi un po’ e ti riprendi; alcuni addirittura si divertono a collassare per finta, tanto per mantenersi in allenamento.
Il casino, nei collassi, è cercare di farsi largo fra i vari a
spiranti dottor kildare che si assiepano attorno al collassato, ognuno con la sua presunta strategia di pronto soccorso. Il problema sta quindi nel salvare il collassato, o presunto tale, dai soccorritori stessi.
C’è chi gli slaccia i pantaloni, con il risultato che quasi sempre esce fuori il cazzo, chi pensa che vadano tenute le gambe in alto e chi invece la testa (e qui normalmente scatta la rissa per decidere su chi ha ragione), chi prova a ficcargli in bocca di tutto per evitare che si morda la lingua (mai visto nessuno mordersi la lingua), chi prova addirittura il massaggio cardiaco ignorando totalmente che praticando un massaggio cardiaco a cuore non completamente fermo si rischia il vero arresto cardiaco del soggetto.
Insomma, se non tiri fuori il tizio in tempo questo muore per i soccorsi.
Una volta a uno, dopo avergli tolto la cinghia gliel’hanno pure ficcata arrotolata a mò di tubo in bocca, pensando che così oltre a fare in modo che non si mordesse ‘sta cazzo di lingua gli si potesse fare pure la respirazione artificiale soffiandoci dentro. Questo mentre un altro tentava il famoso massaggio cardiaco e un altro ancora che gli tirava delle ceppe in faccia per farlo ribeccare. Non oso immaginare questa gente munita di defibrillatore cosa cazzo combinerebbe. Probabilmente lo userebbero su sé stessi per provare se sballa.
Insomma, la regola number one è: MAI collassare al centro diurno, boyz, se sentite che state per collassare andate su una via affollata, vi faranno sicuro il portafogli ma avrete indubbiamente migliori possibilità di cavarvela.
E con questo ho finito, alla prossima.
Yo!

Schiavi della sigaretta

Pubblicato: 14 febbraio 2007 da massitutor in droga, salute

schiavi_sigarettaSonno circa 13 milioni gli italiani dai 15 anni in su, che fumano. Ma pari uno su due spera di smetter. Non è facile: alcuni studi hanno dimostrato che la NICOTINA presente nella sigaretta provoca fumatore una dipendenza forte quanto l’eroina. Prima cicca in un’età  compresa tra i 15 e i 16 anni. Ogni anno muoiono 80 mila persone per malattie dovuta al fumo.

L’identikit del fumo.
Somministrazione: spesso fumato.
Effetti: rilassante e psicostimolante. Smettere di fumare mette a volte di cattivo umore. La nicotina toglie l’appetito e migliora l’attenzione.
Modalità di azione: la nicotina aumenta la pressione arteriosa, accelera il ritmo cardiaco. L’effetto stimolante è dovuto alla sua azione su una piccola zona del cervello denominata locus coeruleus. Allo stesso tempo, agisce sull’ipotalamo, padrone del nostro appetito, e toglie leggermente la fame. Dal punto di vista di piacere, accresce la liberazione di dopamina.
In quanto tempo si diventa dipendente: dopo qualche pacchetto di sigarette.
Pericoli: un fumatore ha dieci volte in più la probabilità di avere un cancro ai polmoni, tre volte in più di avere un infarto. I rischi non provengono dalla nicotina, ma da alcuni dei 4.700 composti chimici presenti 60 di questi sono cancerogeni. Il fumo attivo rimane al principale causa prevenibile di malattia e mortalità nel nostro Paese, come in tutto il mondo occidentale.
La crisi di astinenza: l’organismo impiega circa tre giorni per disintossicarsi dal tabacco. Tuttavia, il disagio psicologico può portarre la crisi di astinenza anche per qualche settimana.
Prezzo: da 2,80 a 4,00 euro per un pacchetto di 20 sigarette.
Che cosa dice la legge in Italia?
Secondo il Regio Decreto n. 2316 del 24 dicembre 1934 i tabaccai italiani non possono vendere sigarette, sigari e tabacco ai minori di 16 anni. La Direttiva Europea n. 37 del 2001, ad esempi, impone alle case produttrici l’obbligo di esporre sui pacchetti slogan sulla pericolosità del fumo. Con la fine del 2004 in Italia, queste scritte dovrebbero essere accompagnate da fotografie che illustrano i danni del fumo sull’organismo. dal 13 gennaio del 2005 i restauranti, i bar, esercizi pubblici e gli uffici italiani dovranno adeguarsi alla nuova norma anti-fumo. Nel 1975, un responsabile di R.J. Reynolds, produttore delle Camel, invio questo messaggio a una sua collega: “I 14-24enni (…) rappresentano l’avvenire del business delle sigarette”. Alcuni studi hanno effettivamente rilevato che il fumatore resta fedele alla prima marca che a provato.
Tratto dalla Rivista Focus (2004)

Paradisi artificiali

Pubblicato: 7 febbraio 2007 da massitutor in droga, salute

paradiso_artificialeSi prova una, due volte e poi non si sa più come uscirne. Nicotina, etanolo e stupefacenti sono molecole piccole piccole, ma capaci di impossessarsi di noi. Sconvolgono il sistema nervoso e danneggiano tutto l’organismo.

Tutte le droghe puntano allo stesso bersaglio il cervello. In breve, queste sostanze prendono controllo della mente, rendendoci loro schiavi.
Diventare dipendenti di una sostanza è abbastanza facile. L’organismo, infatti assume velocemente le sue piccole abitudini. Se gli si fornisce con regolarità la sua reazione di birra, tabacco, cocaina o eroina, dopo poco aspetta la sua dose. Il desiderio di consumare si amplifica e, è per ottenere le stesse sensazioni delle prime assunzioni, la quantità di droga fornita deve a poco a poco aumentare. Il primo segnale di allarme che fa pensare alla dipendenza è uno stato di sofferenza in cui il desiderio di “farsi” diventa insopprimibile, anche se si è pienamente coscienti dei pericoli che tutto ciò rappresenta. Privato della droga, un tossicomane entra in astinenza: tremori, malesseri, crampi, sensazioni di vuoto, depressioni. Smettere richiede perciò molta volontà e coraggio.
Nell’organismo: più velocemente la droga arriva al cervello, più la sua azione è potente.
Si distinguono due modi di assumerla: per via lenta o per via rapida. Il primo è il caso dell’ingestione attraverso la bocca. Per via rapida, invece, la sostanza è iniettata direttamente nel sangue, oppure è assorbita dai polmoni.
Il ambiente e il contesto nei si consuma una droga sono esenziali. Le motivazioni per curiosità, per piacere, per gusto del proibito o per disperazione. Le ragioni più diverse possono spingere a drogarsi. Non bastano gli spacciatori o le “cattive amicizie” a farci diventare tossicomani. Una fuga in avanti alla ricerca di una felicità perduta. Un rimedio illusorio, peggiore del male.
Tratto dalla Rivista Focus (2004)

Via Lombardia – TESTIMONIANZE

Pubblicato: 2 febbraio 2007 da massitutor in assistenti sociali, dormire, salute
Ciao io sono Massimo, e vorrei parlarvi di un luogo che per me ha (devo dire aveva) un certa importanza: il riparo notturno di Via Lombardia, a Bologna. Essendo uno dei tanti ultratrentenni senza tetto, sono finito anch’io nel vortice burocratico, che troppo spesso risiede in certe pratiche che si interessano dei senza fissa dimora. Io sono circa 10 anni mese più mese meno, che vivo per strada con tutte le sue insidie, questi 10 anni contengono al loro interno, 4 comunità, vari ricoveri ospedalieri, per non parlare poi di denunce e mesi in una cella tre metri per tre. Sono arrivato a Bologna e la permanenza è di 5 anni circa, 5 anni lunghissimi, 5 freddissimi, ma anche 5 anni in cui ho ricevuto, (anche se rarissimi gesti di solidarietà), ho visto tanta sofferenza, ma anche qualche attimo di gioia, ho sentito il dolore dei manganelli della polizia, ma qualcuno ha diviso con me il pane. Tutto questo mi fa riflettere molto, stando a via Lombardia per circa 2 anni, ho visto gente venire, andare, ho vissuto un Natale simpatico e anche un po’ allegro, cosa che non facevo da anni. Poi all’improvviso, dall’alto, arriva la decisione di cambiare tutto: perché il Comune di Bologna ha deciso di trasformare il riparo notturno di via Lombardia in una struttura puramente d’emergenza. In pratica oggi, in via Lombardia, si può rimanere solo per sette notti e poi devi stare fuori per un mese intero. Questa trasformazione ha dovuto, per forza di cose, trasferire tutti i residenti in altre strutture.

lombardia

Questo cambiamento fa parte di tutto un disegno complessivo di riorganizzazione dei servizi sociali, che è partito già qualche anno fa: uno dei primi servizi a scomparire è stato il Mensa-bus; poi lo Sportello sociale di via del Porto tristemente chiuso.
Poi altri cambiamenti: come la partenza improvvisa di un grande amico che in questa storia di Bologna, mi ha aiutato moltissimo, il mio medico dell’USL che in 5 anni mi ha dato consigli aiuti autentici, veri, oltre alla sua capacità e bravura, anche lui via. Io sono una persona molto abitudinaria, ho i miei orari, le mie abitudini, sincronizzate in maniera maniacale. E soffro molto il distacco con persone che ho avuto un buon, autentico rapporto di amicizia, questo dividersi, mi manda in crisi, perché ho il terrore della solitudine, perché l’ingrediente che è lo sfondo, di ogni storia di drammatica realtà. Per me tutto questo è stato  veramente troppo. E sto cercando di lottare con questi miei antichi nemici: solitudine, malinconia, distacchi in genere. In questo mese è mezzo in cui ho fatto un indigestione di sfighe, un’ "overdose" di storiacce, chissà quali altri accidenti, che non ho perfino notato, ma poi si faranno sentire… essere un senza fissa dimora mi da l’idea di essere un po’ come un trapezista, camminare su un filo sottile, e sotto il vuoto, e io cerco di lottare per non cadere nel vuoto.