Ma sì, perchè no?! Facciamo decollare un’altra rubrica! Si chiama Stra-Cult appunto e
andrà a raccattare in giro, nella memoria, nella storia i testi di canzoni più significativi per noi, affiancando un commento assolutamente libero e destrutturato.
NOI SIAMO I FIGLI DI EVA ED ERNEST VON BRAUN
(CREATORE DELLE U2 CHE BOMBARDARONO LONDRA E PIONIERE DEI PRIMI LANCI SPAZIALI FINO ALL’APOLLO 13 AL SOLDO DELLA NASA).
BEAT GENERATION
ASSIEME AI PRIMI LANCI SPAZIALI, LA GENTE PARTIVA PER ALTRI VIAGGI CON
L’INTENZIONE E LA POSSIBILITÀ DI ANDARE BEN AL DI LÀ DELL’ORBITA TERRESTRE. O AL CONTRARIO DI CERCANDO UN APPROCCIO CONOSCITIVO
DI TIPO INTROSPETTIVO IN SE STESSI.
IN U.S.A ERA IN CORSO UNA GRANDE PROTESTA, PER I DIRITTI CIVILI,
E CONTRO LA GUERRA DEL VIETNAM, TUTTO QUESTO SI RIFLETTEVA ANCHE NELLA MUSICA, E SOPRATTUTTO NEL TESTO DELLE CANZONI. ASPETTANDO LA GRANDE FUSIONE MUSICALE DEL PROSSIMO FUTURO REMOTO, VEDIAMO CHE…
INTANTO IN ITALIA UN CANTAUTORE GENOVESE (TOSSICODIPENDENTE) ALZAVA LA VOCE PER FAR SENTIRE LA SUA VIBRATA PROTESTA.
IN QUESTO CASO IL TESTO NON E’ CANTATO MA RECITATO.

CANTICO DEI DROGATI RECITATIVO
Uomini senza fallo,
semidei che vivete in castelli inargentati,
che di gloria toccaste gli apogei
noi che invochiam pietà siamo i drogati
dell’inumano varcando il confine, conoscemmo anzitempo la carogna che ad ogni ambito sogno mette fine, che la pietà non vi sia di vergogna.
Banchieri, pizzicagnoli, notai, coi ventri obesi e le mani sudate, coi cuori a forma di salvadanai.
Noi che invochiam pietà fummo traviati, navigammo su fragili vascelli per affrontar del mondo la burrasca, e avevamo gli occhi troppo belli, che la pietà vi rimanga in TASCA
Giudici eletti, uomini di legge, noi che danziam nei vostri sogni ancora, siamo l’umano desolato gregge di chi morì con il nodo alla gola.
Quanti innocenti all’orrenda agonia votaste decidendone la sorte, e quanto giusta pensate che sia una sentenza che decreta morte!? Uomini cui pietà non convien sempre, malaccettando il destino comune, andate, nelle sere di novembre, a spiar delle stelle al fioco lume, la morte e il vento in mezzo ai camposanti, muover le tombe e metterle vicine come fossero tessere giganti di un domino che non avrà mai fine.
Uomini poiché all’ultimo minuto non vi assalga il rimorso ormai tardivo, per non aver pietà giammai avuto, prima che diventi rantolo il respiro, sappiate che la morte vi sorveglia… gioir nei prati, o tra muri di calce,
COME CRESCERE IL GRANO GUARDA IL VILLANO FINCHé NON SIA MATURO PER LA FALCE.
Fabrizio De Andrè.




Dimmi cosa mi hai portato padre mio, dimmi cosa mi hai portato, ti ho portato un sacco pieno di esperienza, perché guidi la tua vita, l’esperienza saprà far di te il più potente rè. Non la voglio non mi serve l’esperienza, puoi gettarla in fondo al mare, l’esperienza che mi porti è un brutto libro tutto da dimenticare. Dimmi cosa mi hai portato madre mia, dimmi cosa mi hai portato, ti ho portato un cesto carico di affetto che riempia la tua vita, il mio affetto lo sai mai lasciarti potrà mio rè. Non mi serve non lo voglio questo affetto puoi gettarlo in fondo al mare, questo affetto che mi porti è la mia croce, la mia angoscia naturale. Dimmi cosa mi hai portato mio giullare, dimmi cosa mi hai portato. Ti ho portato l’allegria della tua gente che rallegri la tua vita, l’allegria scaccerà la tristezza che hai mio rè. Non la voglio non mi serve l’allegria puoi gettarla in fondo al mare, l’allegria che tu mi porti è solo un trucco perché possa non pensare. Dimmi cosa mi hai portato vecchio servo, dimmi cosa mi hai portato, ti ho portato la miseria della gente ti ho portato il suo tormento, ti ho portato anche un lembo di speranza ti ho portato un filo d’erba. Ecco adesso se vuoi tu frustarmi potrai mio re. Prenderò la tua miseria vecchio servo ne farò la mia allegria. Prenderò la tua gran rabbia vecchio servo ne farò il mio solo affetto, prenderò la tua speranza vecchio servo ne farò la mia esperienza.
Continua la rubrica di Asfalto week end a scrocco, questa settimana vi segnaliamo due appuntamenti che a noi sembrano essere molto interessanti per tutti gli amanti e virtusi della poesia.
Come potete immaginare la mensa del carcere non è un ristorante di prima categoria, quindi in cella ci si arrangia a farci noi da mangiare perche quello che ti passa il carcere fa veramente schifo in cella eravamo in otto detenuti e una domenica abbiamo deciso di fare le lasagne: abbiamo fatto la spesa x tutto quello che ci serviva x preparare le lasagne, io ho iniziato a fare il ragù: dentro il ragù ho messo carote sedano e cipolla l’abbiamo rosolato e poi abbiamo messo dentro la carne. Dopo di che abbiamo cucinato il ragù forse sono passate tre ore o poco meno. Abbiamo messo l’acqua a bollire e dopo mettevamo la pasta sfoglia e quando erano pronte le abbiamo messe nella teglia e sopra un bel strato di ragù abbiamo fatto tutto questo sino a riempire la teglia, quando abbiamo finito sopra la teglia gli abbiamo messo della carta stagnola li abbiamo lasciato un buco alla carta stagnola perche dovevo preparare un tubo che dal buco andava al fornellino che serviva x cucinare la parte di su ho tagliato un baratolo da entrambi i lati in modo da ottenere un tubo, il tubo da una parte l’ho messo nel buco che avevo fatto nella carta stagnola, l’altro buco nel barattolo che poi andava a finire nel fornellino. In cella non esiste il forno e quindi abbiamo pensato a farlo da noi poi io avevo chiesto in carcere come si poteva fare il forno e da li abbiamo fatto le lasagne; x costruire il forno in cella c’erano due tavoli dove mangiavamo li abbiamo uniti, sotto il tavolo abbiamo messo tre sgabelli x sederci li abbiamo capovolti e dentro gli sgabelli ci abbiamo messo i fornellini. Nei due fornellini abbiamo messo sopra la teglia nel terzo sgabello, ho messo il tubo con il barattolo e poi abbiamo accesso i tre fornellini siamo usciti dal sotto il tavolo e abbiamo messo intorno al tavolo delle coperte per rimanere tutto caldo. Dopo tre ore di cottura abbiamo mangiato tutti le lasagne e vi dico che sono uscite una cosa meravigliosa e dal bel profumo che usciva da quella cella e venuto il lavorante e ha chiesto cosa stavamo cucinando che usciva un bel odore e li abbiamo offerto una porzione, quando l’ha mangiata è venuto di nuovo nella mia cella e ci ha fatto i complimenti da quanto era buona e x il modo in cui abbiamo costruito il forno.



