Chi è Maurizio Rotaris della Bar Boon Band?

Pubblicato: 22 aprile 2010 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, droga

Aspettando l'incontro di domani pubblico un'inedita intervista di Francesco Bizzini a Maurizio Rotaris: alfiere di SoS Stazione Centrale dalla frontiera nord, Milano

Vent’anni da quel giro di ricognizione nei meandri della Stazione Centrale e dalla creazione del primo spazio per gli ultimi della città, è possibile fare un breve bilancio di questa lunga avventura?

maurizio4Sono tanti 20 anni dalla prima volta che misi piede in stazione per occuparmi di grave emarginazione sociale (senza tetto, alcolisti, tossicodipendenti, immigrati e malati psichiatrici) ed un riassunto di tutta la disperazione che abbiamo toccato e fortunatamente anche delle storie che sono andate a buon fine non è possibile. Certo alcuni dati su quante persone si sono trovate o si trovano ancora in difficoltà a Milano si possono dare: dal 1990 al 2010 con una media annua di presenze a SOS fra le 900 e 1200 unità, arriviamo a 20000 persone. Dalle migliaia di tossicodipendenti di strada dei primi anni 90, ai nordafricani irregolari, all'arrivo dei profughi del conflitto nella ex Jugoslavia, alle migliaia di donne provenienti dall'est europeo ed ai flussi di persone provenienti da paesi poveri, la Stazione Centrale di Milano è stato sempre un epicentro di questi fenomeni. Vent'anni fa i cittadini chiedevano più sicurezza contro queste fasce di popolazione e tutti i politici di turno la promettevano, ma anche il neoassunto al commissariato di Polizia la prima volta che esce di turno in strada capisce che non si possono risolvere problemi che hanno natura e bisogni sociali con strumenti di sicurezza. La nostra scommessa è stata quella di andare fra i primi da soli in territori di nessuno per dare una mano alle persone a tirarsi via dalla strada. Ci conforta l'esserci spesso riusciti. Ci delude che di pari passo altrettanti sforzi non siano stati fatti a livello istituzionale con serie politiche di integrazione, invece che produrre costantemente isolamento ed esclusione sociale che hanno causato, questi si, più che altro danni al tessuto sociale. Ci conforta il fatto che partiti pionieri in un deserto di iniziative ed azioni sociali, nel corso degli anni, anche grazie al nostro aiuto, siano cresciuti interventi di associazioni e volontariato, che hanno ridotto l'abisso fra l'emarginazione e l'inclusione sociale, ma ci delude profondamente la poca intelligenza e l'assenza di interventi significativi e di destinazione di risorse a livello politico istituzionale su questi settori di popolazione.  Noi siamo andati comunque per la nostra strada, grazie alla Fondazione Exodus che ci ha sostenuto, anche negli anni in cui un servizio di comprovata utilità sociale come SOS, non riceveva un soldo. Crediamo di aver svolto un servizio di aiuto agli ultimi e contemporaneamente a tutta la cittadinanza di Milano, poiché togliere persone dalla strada, aiutarle a migliorare e a non far danni a se stessi agli altri sia stato utile per tutti. Ci piacerebbe che tutto questo ci fosse riconosciuto, ma d'altra parte come nella fiaba del pifferaio magico si sa che l'ingratitudine regna padrona e saperla accettare è una delle prime cose che insegno a chi vuole fare del bene..

È abbastanza famosa una tua foto nella quale soccorri una ragazza in overdose. Un tempo c’era la tossicodipendenza di massa. Oggi, quale sfida si apre sul futuro del Centro S.O.S?

Anche se le tipologie di persone in condizioni di disagio sono cambiate purtroppo abbiamo ancora moltosos20 da lavorare: la stazione centrale è certamente migliorata dai primi anni 90 quando come in un girone dantesco morivano centinaia di tossicodipendenti di overdose, gli spacciatori pullulavano e migliaia erano le persone che dormivano sui treni. Oggi abbiamo ancora centinaia di immigrati dei quali purtroppo molti cadono nell'alcolismo, in aumento i “nuovi poveri” soprattutto fra persone anziane che sono entrate da poco nel circuito della grave emarginazione a causa della perdita del lavoro, della casa, delle separazioni familiari, senza tetto italiani di giovane età provenienti in prevalenza dal sud Italia e ancora tossicodipendenti di strada e giovani prostitute. Un dato che non è cambiato da allora, nonostante gli sforzi fatti e la crescita dei servizi è che da quella particolare condizione di abbandono nella quale si trovano gli emarginati della Centrale non è facile uscire perchè in quelle condizioni nessuno li vuole. Quindi restiamo solo noi e gli operatori di strada a cercare di rimetterli in ordine ed in carreggiata ancor prima di presentarli ai servizi. Il salto fra la strada ed i servizi che dovrebbero occuparsi di gravi emarginati, così come di alcolisti e tossicodipendenti è ancora troppo grosso. In tanti anni abbiamo lavorato ad abbassare le “soglie di accoglienza” e devo dire che ci siamo riusciti, ma fare entrare nella testa di chi è in una condizione di estrema difficoltà ed in quella di coloro che dovrebbero essere preposti ad assisterlo, sarà ancora un lavoro duro.

Durante questi anni sono venuti a mancare amici e conoscenti, chi portato via dalla droga, chi dalle proprie storie di vita, chi dal freddo e chi dalla violenza della strada. Che cosa spinge, ancora dopo venti anni, Maurizio Rotaris e i suoi volontari a credere in un “oggi” e magari in un “domani”?

Durante i corsi di formazione che tengo per i volontari di SOS e di altre associazioni che fanno lavoro di strada, insegno che grazie alla nostra presenza, al nostro esserci, noi possiamo essere l'ultimo appiglio per la persona in condizioni di estremo abbandono che troviamo sdraiata per strada o seduta sfiduciata e disperata sulle seggiole dei nostri centri. Oltre quell'ultimo appiglio non c'è più nulla, se non il caso, il destino e chi lo sa. Questa è una grossa responsabilità che non possiamo tacere alla nostra coscienza. Ognuno di noi e dei nostri volontari sente questa responsabilità addosso e ne è consapevole. Chiunque altro potrebbe girarsi dall'altra parte.

Facciamo un salto indietro di oltre due decenni: dall’abuso di droghe alla violenza politica agli anni di carcere “duro”. Avresti mai pensato di poter diventare punto di riferimento per decine di disperati che giornalmente ti cercano?

Girare pagina nella vita è a volte necessario ed io l'ho fatto con decisione alcune volte: dopo sei anni di dipendenza dall'eroina, dopo sette anni di coinvolgimento nelle vicende legate alla violenza politica di sinistra degli anni 70: bisogna buttarsi indietro il passato ed andare avanti, poi viene il tempo per riflettere più a fondo, quando viene lo stimolo e la forza per cambiare bisogna farlo senza stare a rimuginare e a perdersi nei perchè e nei per come. Questo mi ha dato la forza che spesso non trovo in persone con gravi problemi che ne restano irrimediabilmente invischiati senza riuscire ad uscirne. Certo 40 anni fa non avrei immaginato di dedicare la mia vita agli altri, ma l'ho fatto e ne sono ripagato, anche se la mia coscienza sociale freme di fronte alle ingiustizie che vedo e tocco con mano ogni giorno.

maurizio3Maurizio Rotaris ed Exodus: cosa secondo te dello spirito originale della Fondazione si può ancora trovare nella missione del Centro S.O.S e cosa invece avete portato di nuovo in questi venti anni di attività.

20 anni fa l'intuizione di don Antonio fu quella di mandarci in strada, fuori dagli uffici e dalle comunità, per essere più presenti nel sociale e vicini a quelle situazioni che avevano bisogno di aiuto; un messaggio che si ritrovava anche nella Pastorale “Andare incontro” dell'allora Cardinale di Milano Carlo Mario Martini. L'abbiamo fatto, ma dopo molti anni ci siamo accorti che non bastava andare incontro: molto spesso le persone alle quali andavamo incontro, anche grazie al nostro aiuto avevano cambiato vita, ma molte altre volte ce le siamo tenute o ce le stiamo ancora tenendo per anni. Si è passati anche strutturalmente nelle funzioni del centro, dall'ascolto al centro diurno, in quello spirito di accoglienza che riesce ad accettare i piccoli miglioramenti e non solo a ragionare nei termini dei significativi cambiamenti degli stili di vita che spesso non sono facili e repentini per tutti. Non è una resa, ma una consapevolezza ed una paziente attesa che le speranze di una vita migliore per tutti ci sia. La mia tesi come educatore d'altra parte non aveva un titolo confortante “Il burn out dell'operatore nell'insuccesso terapeutico”.

Il tuo più grande sogno per quanto riguarda il futuro del Centro?

Riuscire a farlo sopravvivere perchè è punto di riferimento essenziale per tante persone in condizioni disperate, nonostante la disattenzione sociale e la mancanza di fondi contributi e finanziamenti che spero arriveranno. Non è per vantarci ma crediamo che nonostante in questi anni molti ed altri progetti sono stati creati, (unità di strada, centri intermedi fra strada e recupero, strutture di prima e seconda accoglienza) SOS ha svolto e svolge ancora un ruolo insostituibile. Spero anche che i nostri laboratori artistici, come ad esempio il progetto musicale della Bar Boon Band ed il nostro progetto di fotografia e immagine abbiano successo per affermare una cultura della diversità che dia voce a chi sta peggio e renda meno invisibile ciò che molti non vogliono vedere.

Milano e i suoi ultimi: cosa funziona e cosa andrebbe cambiato.

Sulla carta e nelle dichiarazioni pubbliche parrebbe che la città di Milano dedichi molta attenzione allemaurizio1 fasce di povertà estrema ed a quelle crescenti dei “nuovi poveri”. In realtà si fa molto poco: con la scusa della “crisi” ci si para dietro il discorso che “i soldi non ci sono”, ma in realtà è questione di scelte politiche ed economiche, se si vuole una Milano capitale della moda, dei grattacieli e delle luci sfavillanti bisogna ricordarsi che la casa sarà sempre brutta se qualcuno continuerà a dormire sullo zerbino davanti alla porta. Una città che continua a vantarsi di essere centro produttivo ed economico, fonte di ricchezza ed opportunità per tutti, ma che in realtà ha visto crescere l'impoverimento, il deserto culturale e un calo della cittadinanza attiva e della partecipazione. Per questo ho voluto intitolare il mio libro “Il rumore dei poveri”.

Che cosa può insegnare “la cittadinanza della Stazione” alla cittadinanza restante?

Certamente l'umiltà e l'essere contenti di poche cose. Oggi siamo in un'epoca strana e chi protesta di più sono proprio quelli che hanno di più. I nostri poveri purtroppo hanno forte e radicato fin troppo il rispetto del silenzio, tacciono, stanno zitti e noi cerchiamo spesso di ridargli la parola, di renderli ancora protagonisti attivi della loro storia. Esempi riusciti ne abbiamo moltissimi fortunatamente, come ad esempio il gruppo dei nostri amici di Linea Gialla, la prima Onlus di autoaiuto fra senza tetto, così come non contiamo tutte le azioni di solidarietà che i nostri amici homeless dimostrano fra loro e spesso anche in funzione dei cittadini.

Prossimi progetti e date importanti: cosa non ci possiamo perdere e come festeggerete questi primi venti anni di attività?

Per la città di Milano l'Expo 2015 potrebbe essere una buona occasione per pensare anche a progetti rivolti a chi sta peggio ed il nostro lavoro opererà in questo senso. Cose buone se ne potrebbero fare, certo non potendo immaginare che tutto debba pesare sul volontariato e sulle persone di buona volontà, ma con investimenti significativi di risorse e forze anche a livello istituzionale che non sembrano per ora previsti. Nel mese di aprile 2010 festeggeremo i 20 anni. Lo faremo a SOS il 23, venerdì con una giornata dedicata la mattina ad un dibattito – conferenza stampa con don Antonio, le Ferrovie dello Stato, i cittadini, i volontari delle associazioni, i rappresentanti della sicurezza, le istituzioni che abbiamo invitato e ovviamente i senza tetto che sono i protagonisti di questa storia. Esporremo anche delle gallerie fotografiche e la sera faremo un concerto con la nostra Bar Boon Band, amici artisti in difficoltà e ospite onorato Vinicio Capossela !! Grande serata !!!

Per essere sempre informati sulle nostre attività trovate sempre le info e le news sui nostri siti Internet

www.retecivica.mi.it/stazionecentrale

www.retecivica.mi.it/barbun

20 anni di SOS STAZIONE CENTRALE – Milano

Pubblicato: 22 aprile 2010 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, musica

maurizio3

sos20Estremamente emozionato andrò alla festa di SoS Stazione Centrale, alla Stazione Centrale di Milano, questo venerdì. Perchè? Perché quando tutto sembra impossibile e incerto penso che almeno la' a Milano c'è uno come Maurizio Rotaris e la sua Bar Boon Band, che si fa un culo così. Perché quando cercavo un modo per superare la scomparsa di un amico ho istintivamente telefonato a Maurizio Rotaris… e quella era una delle nostre due o tre telefonate annuali.
Domani sarà lì, nel sottopassaggio di tutti, a Milano, insieme alla sua band, Vinicio Capossela, gli amici e tutti quelli che riconoscono il valore di questo lavoro lungo 20 anni. Io ci sarò e invito tutti quelli che possono salire su un treno o fare l'autostop di portarsi sotto la Stazione centrale di Milano per scoprire una storia davvero underground.

SOS STAZIONE CENTRALE DELLA FONDAZIONE EXODUS DI DON MAZZI COMPIE 20 ANNI !
Venerdì 23 aprile 2010 dalle ore 10 alle ore 23.30 – Sottopasso via Tonale – Milano
Giornata di dibattito e festa con don Mazzi e numerosi ospiti: mostre fotografiche e musica della Bar Boon Band e Vinicio Capossela, al servizio SOS Stazione Centrale, attivo nell'omonimo scalo ferroviario da vent'anni.
vinicio_sos_2

Il programma della giornata prevede, la mattina dalle 10 alle 12, conferenza stampa e dibattito con don Antonio Mazzi, presidente di SOSdella Fondazione Exodus, Amedeo Piva responsabile delle Politiche Sociali delle Ferrovie dello Stato, Mariolina Moioli Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Milano, il presidente della Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo, il presidente del DLF Pino Tuscano, rappresentanti istituzionali,dell'associazionismo, della sicurezza, dei cittadini, dei senza tetto e Maurizio Rotaris responsabile di SOS Stazione Centrale.
Il pomeriggio dalle 14 alle 16 saranno in esposizione le mostre fotografiche di Isabella Balena, con un reportage degli anni 90 sull'emarginazione in Stazione e la galleria di immagini “Le forme dell'invisibile” progetto realizzato con i senza tetto di SOS e la supervisione di Cesare Cicardini. Presenti protagonisti e autori.
La sera dalle 20.30 alle 23.30 concerto e spettacolo con ospite onorato Vinicio Capossela, la Bar Boon Band, gruppo musicale, creato da SOS nel 1995 fra i senza tetto della Stazione, Roberto Deangelis autore dei monologhi “I Persi”, Alessandro Zannetti cantante e numerosi artisti, amici del progetto di poesia e musica fra gli ultimi di Milano.
Per partecipare alla serata è necessaria la prenotazione. Per informazioni  – SOS 0266984543

All we need is LOVE

Pubblicato: 21 aprile 2010 da massitutor in amore, droga
casa_vianello
I rapporti a 2… gran bel dilemma!!!! purtroppo tutti ne abbiamo bisogno, tutti ne siamo stati scottati (chi più, chi meno) ed abbiamo sofferto, a volte sofferenze tali da farti dire che non ne vuoi più sapere, che non ci caschi più! Ma non siamo fatti per stare soli, per cui siamo costantemente (spesso involontariamente) alla ricerca "dell'anima gemella", e andando avanti nel tempo, spesso diventiamo più difficili, non tutti, certo, c'è chi si accontenta, pur di avere qualcuno accanto, ma c'è chi cerca veramente la "persona giusta", il che dipende sopratutto da te, da come e dove vivi: se hai una vita "normale" tutto è più facile, ma se hai problemi seri, problemi con le sostanze, abitazione, lavoro, ecco che tutto si complica, perchè chi ti sta vicino deve essere una persona particolare, con gli "attributi", con una certa mentalità (aperta), molto paziente, anche perchè lo sappiamo tutti: quando si ha a che fare con le sostanze tendiamo a far passare brutti momenti a chi ci è vicino, non dico che lo si faccia con cattiveria o apposta, ma purtroppo succede, così , senza quasi rendercene conto, portiamo la nostra dolce metà all'esasperazione, e ci lascia, poi c'è chi non ci prova neanche, che molto vigliaccamente, appena sa che hai i suddetti problemi si fa di nebbia, e a quel punto sorge spontanea la domanda: ma mi voleva veramente bene? non credo, secondo me se ami qualcuno, almeno ci provi!!!
altre volte, invece, è proprio perchè sei stato lasciato che affoghi i dolori nelle sostanze o nell'alcool (peccato che i problemi sappiano nuotare benissimo!!!), anche se a volte è solo una scusa…quando vogliamo distruggerci le scuse si sprecano, perchè ci piace raccontarcela, è molto più semplice che ammettere di essere deboli, o semplicemente dire di avere voglia e basta!!
Poi c'è la situazione in cui uno dei due  ha problemi, l'altro cerca di aiutarlo e alla fine s'impantanano entrambi!!
altra domanda: ma quando sei in certe condizioni, chi ti prende a mano? hai un bel da cercare, è difficilissimo, anche perchè tendi ad isolarti, non esci quasi mai, gli amici gli hai già persi quasi tutti, per cui non vai da nessuna parte, non hai voglia di vedere nessuno e di fare nulla, e con queste prerogative come puoi pretendere di trovare qualcuno? Se tu per primo ti chiudi in te stesso!!!!

rave 4"Nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino" diceva Dalla,"la maglia del Bologna 7 giorni su 7,..che profumo Bologna di sera, le sere di Maggio.."rispondeva Carboni e "poi ci troveremo come le star a bere del whisky al Roxy Bar, o forse non c'incontreremo mai, ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ognuno, in fondo, perso per i CAZZI suoi!!"Bologna, Bologna, quanto tempo è passato, quante gioie e quanti dolori….lo ammetto: sono un nostalgico, ma non posso farci nulla, specie se dò uno sguardo alla mia città di questi tempi: dalle piccole cose, i tanti negozietti multi-offerta di pakistani aperti tutto il giorno, fino a sera tardi, che fanno concorrenza ai vari bar e alimentari, che non sanno più come tirare avanti, i "tutto a 1€" dei cinesi! Quartieri ormai diventati delle piccole "cina-town" o "Istanbul"
Una volta Bologna era una specie d' "isola felice", si stava bene, era piena di vita, la chiamavano "la notturna", ricordo che si passavano ore in mezzo alla strada a discutere su "dove andare" perchè c'erano TROPPI posti in cui passare la serata (o la notte), locali aperti tutta notte, piatti di pasta alla 4 del mattino, e tutto questo portava a far sì che ci fosse sempre tanta gente, bolognesi veri, per cui la città era più serena, più tranquilla, ad esempio una ragazza in minigonna poteva passare a mezzanotte in Via Indipendenza da sola, senza la minima preoccupazione che le potesse accadere qualcosa, e la stessa via era strapiena di gente, come se fosse Sabato pomeriggio, insomma: a Bologna si stava bene, c'è poco da dire, ed a guardarla ora ammetto che mi piange il cuore: è strapiena di extra-comunitari (con o senza permesso di soggiorno!!) che si sono radicati portando più droga, più prostituzione, e tanta paura nella gente, che ormai non esce più di casa, che ha paura, che ogni mattina legge il quotidiano incredulo di come possa essere cambiata una città così bella!!!
Una volta il centro era dei bolognesi, ma ora di chi è?
rave 5
ma cos'è successo? perchè siamo arrivarti a questo?
mettiamo in prima linea (quando ancora c'era) il servizio militare: quanti che venivano qui per la naja e trovandola così bella facevano di tutto per restarci, per trasferirsi? Non dimentichiamo poi la famosa "università", che tanto denaro e gente porta ogni anno, anche agli studenti, come i militi, non sembrava vero potesse esistere un posto simile, una città che però non era una metropoli, ma un gioiellino a misura d'uomo, dove (una volta) ci si conosceva praticamente tutti, poi molti studenti si sono trasformati in "punkabestia", ma faccio notare che lo sono solo qui, perchè quando tornano a casa loro: via i pircing, le borchie, la cattiveria, ma quando sono qui fanno gli strafottenti, insultano, non si lavano, chiedono gli spicci, ma in tasca hanno "l'American Express Gold" di papà, ma come facciata devono fare i barboni… ma chi diavolo glI ha detto che questo vuol dire punkabestia? Quando gli originali sono tutt' altro? E da bravi sono riusciti a rovinare il centro della città!!
Riassumendo: militari, studenti, punkabestia, extra-comunitari, tutta gente che non c'entra nulla ma che si è insiedata nella città, trasformandola piano, piano in quello che ci ritroviamo oggi, non c'è più nulla di quello che era, non c'e più l'ora dell'aperitivo, anche i bar sono cambiati, una volta c'erano quelli di classe e quelli normali, oggi sono tutti uguali: zero professionalità, belle "fighe" che non sanno fare neanche un caffè, ma fanno "immagine" …bella roba!!!!

rave 2E non dimenntichiamo di dare la sua bella parte di colpa alla giunta comunale, che ha tolto i tavolini all'aperto nei bar,che invogliava la gente a sedersi fuori, a vivere la città, ed erano anche belli da vedere, davano l'idea di "vita", poi ha chiuso tutti i locali alle 2 di notte, ha agevolato l'inserimento degli stranieri, e c'ha tolto due "chicche" come il "Livello 57" e la bellissima "Street Rave Parade", invidiata da tutta Italia (niente a che vedere con Zurigo e Berlino, certo, ma faceva la sua bella figura), però molto solerte nel mettere le telecamere ovunque: non puoi girare in centro senza essere ripreso, ma a quanto pare non serve a un nulla, infatti la delinquenza avanza, gli scippi, gli stupri.fosre le telecamere servono solo a fare le multe, quindi incassare…e basta!!!!!
Lo so: sono bolognese e, come tutti i bolognesi, non faccio che lamentarmi della mia città. So anche che sono discorsi fatti e strafatti, ma credo sia doveroso continuare a confrontarci sulla nostra città.
A questo punto, cosa possiamo fare di concreto per riavere la nostra città? serena, divertente e sicura come una volta? e chi ci può aiutare in questo?

Nina

Pubblicato: 14 aprile 2010 da massitutor in alkoliker - il diario, libertà, viaggio

Nina

Ancora con il sellino sotto il culo. Dopo sei anni la storia sembra replicare se stessa. Un inverno di stanzialità in cui timidamente spuntano radici che con i primi soli primaverili si sbriciolano. Un'ora scarsa per montare la bicicletta, gli oggetti accumulati durante l'inverno perdono senso senza lasciare alcun vuoto; non mi affezziono agli oggetti dal giorno in cui ho subito lo sfatto.
Questa volta però sono tornato sui mie passi per via della gatta che ho preso in affidamento prima dell'inverno, la Nina. Ho lasciato la casa e mi sono rifugiato con lei in una casa in disuso ceduta da i soliti amici. Non immaginavo che questo legame fosse così forte tanto da ritardare la partenza. L'unica concessione che mi sono fatto è stato di scendere a Bologna con la casa viaggiante per circa dieci giorni, in cui il mio unico pensiero era per la Nina. Al mio ritorno ho preso il portatile le crocchette e la lettiera e con la Nina ci siamo trasferiti. Pochi minuti, una valanga di oggetti lasciati al loro posto compreso la colonna del computer, la stampante, il fornetto elettrico, la televisione e altro ancora. Ordinarli non avrebbe neppure senso, chi dovesse entrare adesso immaginerebbe che stia per tornare da un momento all'altro, ho lasciato persino i Piatti da lavare e quattro vasi di rose ancora da travasare, regalati da un amico.
Ho consapevolezza e nessuna strategia se non quella di addomesticare la mia vita emotiva sui pedali attraverso scenari sempre nuovi. La stanzialità sarebbe possibile solo attraverso gli psicofarmaci a cui rispondo con i ventuno rapporti della bicicletta e la rilettura del mio libro che mi conforta e ricorda che qualcosa di buono alla fine sono riuscito a farla.
Non c'è gara rispetto a se stessi. Posso solo fare lo spettatore in attesa dello spostamento e della riflessione successiva.
In questi anni mi sono staccato da amici ed amori in tre quarti d'ora ed ora mi trovo sorpreso in una relazione con la Nina che mi commuove e che non conoscevo.
Non posso e non voglio andarmene senza averle trovato una famiglia che la accolga e che le voglia bene.
Se abbandonassi la Nina sarebbe come abbandonare me stesso.

Bologna Sfrattata

Pubblicato: 13 aprile 2010 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, inchieste


 

Ma che storia è questa? Qualcuno ne sa qualcosa in più? Grazie all'attivissimo Obamarchi.
Ecco come la nostra amministrazione cittadina alleva i prossimi utenti dei servizi sociali, dormitori, centri diurni. Almeno saranno utenti residenti! Proprio come vuole la nuova riorganizzazione dei Servizi.

Continua la pubblicazione dei pezzi scritti dai ragazzi di Asfalto in occasione del festival Naufragi dedicato alle fragilità ospitato qualche settimana fa dal locale " La Scuderia" di piazza Verdi; oggi è il turno di Matteo, uno degli ultimi acquisti del gruppo, che ci parla del suo rapporto burrascoso con il mondo del lavoro e dei servizi sociali. Dalle sue parole traspare tutta la difficoltà che si incontra nell'intraprendere progetti di recupero e inserimento nel mondo che ci circonda


Parliamo di dormitori, centri diurni, laboratori, mense pubbliche. Luoghi dentro e attorno ai quali scorre un'intera giornata e spesso una parte della vita. Spesso si sente dire che questi sono luoghi di passaggio, o che dovrebbero essere così considerati da chi li utilizza. Come se questo fosse sufficiente per rientrare in uno standard di vita diverso o servisse per essere più indulgenti verso le condizioni nelle quali si presentano queste strutture. Rimane il fatto che una parte della vita di una persona può trascorrere in queste strutture pubbliche,che portano con se una complessità fatta di regole, convivenza, relazioni, percorsi, tentativi.
Essere utenti di un dormitorio o di una mensa non è la stessa cosa che essere utente di un benzinaio: gli abitanti delle strutture di accoglienza sono quanto meno la metà di questa storia che coinvolge amministratori, tecnici, esecutori e operatori del settore. Vogliamo, con questi documenti e queste testimonianze, smettere di lamentarci e cominciare a progettare insieme un modo diverso di vivere, lavorare e condividere.

matteo tecnico
Matteo, ospite del dormitorio di via del Gomito, dell'età di 30 anni ha collezionato numerose esperienze di lavoro, a partire dai 14 anni, in campi anche molto diversi tra loro: stage con la scuola presso aziende di impiantistica, periodi di lavoro o borsa-lavoro in una fabbrica di ghiaccio, come muratore, saldatore, elettricista, lavapiatti, lavori stagionali nell'agricoltura e come bagnino. Tra queste esperienze, che dimostrano come la mancanza di volontà non sia un suo problema, va incluso un periodo di quattro anni in comunità terapeutica nel tentativo di risolvere il suo problema con la tossicodipendenza, che si trascina da quando aveva 19 anni. Attualmente è in carico al Sert, assume regolarmente il metadone ed è impegnato in un progetto di borsa-lavoro terapeutica presso il laboratorio informatico del Centro Diurno. Queste sono le sue parole:

"Posso dire una mia opinione dei fatti nella mia esperienza specialmente nella strada: è molto difficile al giorno d'oggi avere un lavoro quando non si ha un attestato di qualcosa in mano da presentare ad un'azienda, oggi viviamo in un'era tecnologica, che si basa soprattutto sulla comunicazione e i social network, con internet nella sua piena forza.. per questo servirebbero corsi di formazione perlomeno che si possano pagare con il reddito. Dato che tutti hanno il diritto ad una istruzione complementare lavorativa ed umana.. Occorrerebbero dunque più corsi gratuiti o che si pagano a seconda del reddito..

La vita è come un mosaico se perdi dei pezzi devi in qualche modo ritrovarli per cercarePASSIONE DELLA MOTO di ricostruire la tua vita bella o brutta che sia. A me durante il traggitto è capitato di perdere per strada alcuni dei pezzi che ora pian piano sto cercando di mettere insieme. Sono dieci anni che non ho più contatti con la mia famiglia, e non c'era verso che questo potesse cambiare in quanto ci siamo lasciati piuttosto in malo modo soppratutto con mio padre: Io non avendo piu un loro recapito, e loro non avendo il mio era piuttosto impossibile sentirci anche per sapere che fine avessi fatto io, e se era successo qualcosa di grave a qualcuno della mia famiglia. L' unico modo che avevo per sapere qualcosa molto alla lontana era questo mio amico d'infanzia di cui sono sempre in contatto, e allora riuscivo tramite di lui ad avere qualche informazione piu che altro sui miei due fratelli che ho Costanzo e Marcello. Quando sono partito dalla Sardegna mio paese di origine loro erano ancora minorenni, la differenza di età era notevole io sono più grande di 14 anni. Per loro io nutro un affetto particolare, anche perchè li ho seguiti nella loro crescita, prima nella infanzia, poi nell'adolescenza, mi manca il passaggio dell'adulto che purtroppo non ho seguito personalmente a causa dell allontanamento da casa per volere dei miei genitori. Non solo ma hanno proibito loro di avere qualunque contatto con me dal momento che stavano sotto il loro tetto. Oggi le cose sono cambiate: i miei fratelli sono grandi, e possono decidere sul da farsi, i miei genitori sono abbastanza anziani, tutti e due in pensione dopo una vita passata a servire lo stato, e non hanno piu potere decisionale nei loro confronti per fortuna. Da quando ho ricevuto un messaggio dal mio amico d'infanzia che diceva che mio fratello, il piu piccolo, mi avrebbe chiamato a giorni non sto piu nella pelle; non immagginate nemmeno che cosa significa per me sentire la sua voce a distanza di dieci anni. Per me è come se il tempo si fosse fermato quel giorno e che ha ripreso a funzionare da questo momento, e il puzzle per il momento potrebbe ritornare al completo e un augurio che faccio a tutte qulle persone che hanno questo tipo di problemi e che la speranza è l'ultima a morire, ma è anche vero che chi visse sperando morir…  (non si può dire) scusate sono felice.

Pubblicato: 7 aprile 2010 da massitutor in amicizia, morte

angelò_si chiudi

Oggi abbiamo salutato per l'ultima volta un altro vecchio compagno di strada: Angelo D'Onofrio (per tutti Angelò). Un amico, fratello. Testimone, corpo e immagine dei senzadimora degli ultimi quindici anni, a Bologna e non solo. Gli aneddoti riguardo alla sua vita e alle cose fatte assieme potrebbero essere tantissimi… per adesso un dolce saluto.
Grazie di esserci stato caro Angelò.
Gran figata essere vissuti al tempo di Angelò.

Il giorno X

Pubblicato: 2 aprile 2010 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, comunità, pensieri in libertà
IMG_1118 A volte, nella storia, accade che
qualcuno si fermi a pensare al perchè le
cose sono così come sono
Succede che la parola diventa
un'importante strumento di
condivisione delle idee.
Ci si guarda, ci si incontra e si comincia a pensare che le cose potrebbero andare
diversamente
E forse potrebbero davvero andare
meglio, per tutti.

Sembra semplice, ma non lo è…
eppure è così che è andata in questi
mesi.Ed è così che sono nati questi mesi
documenti, queste idee.


Oggi cominciamo a pubblicare i testi scritti da tutti i gruppi che hanno partecipato a "Naufragi", l'iniziativa che ci ha visto protagonisti per una serata di discussioni in libertà ospitata negli ampi spazi concessi dal locale "Le Scuderie" di piazza Verdi, proprio quella piazza da sempre al centro di tante polemiche oltre che della città.Sono parole che vengono dritte dritte dal cuore di tante persone, tutte utenti dei servizi, o perchè impegnate in progetti di borsa-lavoro o perchè ospiti nei dormitori; ci siamo divisi il lavoro in tre gruppi distinti, ognuno dei quali si è occupato di un'aspetto diverso della questione, ma tutti riguardanti la complessa rete di rapporti che accomuna gli operatori dei servizi sociali, gli utenti degli stessi , le istituzioni che li erogano e in generale il mondo del lavoro e la città che ci ospita tutti quanti.Iniziamo com questa introduzione, scritta da Carmine Roccia (un'ospite del dormitorio Massimo Zaccarelli) e letta da Massimo Macchiavelli che ha gentilmente collaborato con noi mettendo a disposizione il suo talento espressivo: si tratta di un breve ma sentito racconto di come può cominciare una giornata qualsiasi in una delle strutture che ospitano le persone senza fissa dimora qui a Bologna.

La luce del sole mi colpisce in pieno viso, spezzando il sonno,che poco prima ero riuscito a conciliare. Rigiro lo sguardo intorno sbattendo le palpebre, il panorama  che mi si presenta non è uno dei migliori che ricordi di aver visto; un camerone stracolmo di letti, occupati da gente che russa con accanimento. La presa di coscienza trafigge come una lama, ora ricordo!…Sono in un dormitorio. Mi alzo come fossi un automa, ho bisogno di bere un caffè e mi viene in mente che nell’atrio della struttura vi è una macchina distributrice di bevande calde, la sera precedente l’avevo notata mentre facevo il colloquio con un ‘operatrice, per la mia assegnazione del posto letto.
Mi avvio con lentezza strascinando gli infradito mal indossati ai miei piedi, cercando di orientarmi come posso. I visi che incrocio sul mio  cammino non mi aiutano a tirar su il morale, facce vuote ed assonnate, che probabilmente in un contesto diverso mi farebbero paura, ma ora no!…
Cerco solo di schivarle, ho solo fretta di raggiungere il mio obiettivo…Il tanto desiderato caffè caldo!
I pensieri come conati di vomito affiorano nella testa, io li ricaccio con forza, non voglio e non devo pensare. Ho deciso di cambiare vita, quindi devo adattarmi ad una situazione nuova ed assolutamente sconosciuta…
Il caldo è soffocante, anche a quell’ora mattutina, il tanfo di sudore dei corpi e la puzza dei piedi,  che alita nell’ambiente è talmente forte che mette a dura prova il mio stomaco, nonostante seguo il mio cammino!
Un rumore di colpi dati sul metallo, rompe il silenzio ed attira la mia attenzione, scorgo un signore non più giovane che impreca e colpisce col palmo della mano la macchina del caffè.
Sono assalito dall’ansia, intuisco che quella maledetta macchina non funziona!… Il mio primo giorno e la mia prima delusione!…
Mi avvicino con un senso di amarezza, con un filo di voce:
_ Buon giorno, non funziona vero?
_ No …mi ha rubato le monete, non c’è verso che mi dia il caffè, maledetta!…
_ Peccato!

E’ l’unica parola che riesco a dire. Tiro fuori dalla tasca il pacchetto di sigarette, con un gesto eloquente invito l’uomo che mi sta di fronte a prenderne una, il quale non si fa pregare e rapidamente allunga la mano. Ha un viso simpatico, anche se in quel momento è deturpato dal sonno e forse anche dalla rabbia. Aspiro con calma e voluttà una boccata di fumo e con rassegnazione dico:
_ Pazienza, un caffè ci voleva proprio!… E’ la prima notte che ho dormito qui e non è stata delle migliori !… mi chiamo C.
Accompagno la frase con un triste e forzato sorriso…Quel viso, quella presenza aprono un lieve spiraglio sul buio che regna nel mio cuore.
_ Io sono T. …E’ stata la prima notte anche per me!
Ora la luce di quell’uomo è meno dura, un accenno di sorriso distende i lineamenti che fino ad un attimo prima era duro ed impenetrabile.
_ Mi ci vuole una doccia!…
Dico con calma.
Con la confusione nella mente e la paura nel cuore abbandono la struttura, cammino lentamente verso la fermata dell’autobus, non so esattamente dove andare e che cosa fare, non ho assolutamente la minima idea di cosa farò in quella mia prima giornata sa senza tetto; dove mangerò quando avrò fame. Come passerò il mio tempo.(Una delle prime cose che mi sono state comunicate durante il colloquio della sera prima, era di dover abbandonare il dormitorio alle 08.00 del mattino e non poter rientrare fino alle 19.00 della sera)Pensandoci su, sono preso dal panico e dallo scoramento, ma la voglia di riprendere un caffè mi fa dimenticare il resto!

Cammino senza meta tra la folla frettolosa, senza guardare i visi della gente, con il pensiero vacuo, sento fra il brusio una voce, che chiama il mio nome, stupito mi chiedo chi possa essere, ho rotto i contatti con tutti quelli che conoscevo e frequentavo prima.
Alzo lo sguardo e vedo T. che mi sta davanti, lo saluto con un sorriso.
Gli dico con allegria:
_ Ciao T. Sei riuscito alla fine a prendere il caffè?
IL viso di T. si rattrista, quasi sospirando, sussurra:
_ No!… purtroppo non ho più soldi!
Senza smettere di sorridere gli dico:
_ Vieni ti invito io!…

Le mie riserve economiche non sono rosee, ma in quel momento non mi importava. Ho come la sensazione di aver trovato un amico, ciò mi scalda l’animo.
Camminiamo uno accanto all’altro fra la folla, con lo sguardo alto e lontano sulla strada che bolle di caldo, un tremulo vapore si solleva dall’asfalto, dando forma ad un “miraggio” che è solo nei nostri occhi!