Archivio per la categoria ‘droga’

Salviamo il Salvabile

Pubblicato: 26 marzo 2008 da massitutor in civiltà, droga, famiglia, felicità, lavoro, libertà, politica, salute, viaggio

 tempestaOggi 23 Marzo 2008. Giorno di Pasqua, il quale per molti, ma non per tutti è un giorno di pace non solo spirituale ed ecclesiastico, ma di pace interiore, la quale io non vivo e condivido con nessuno, tranne con la Solitudine, avendo scelto di rimanere da solo, per non far ricadere le mie colpe e i miei errori alle persone che ho amato, e tutt’ora amo, anche se a modo mio. Consapevole degli errori commessi agendo in questo modo. Ed è proprio per esternare gli stessi ho deciso di andare via non per vigliaccheria ma per non far soffrire le persone che amo. La decisione è avvenuta in un periodo di crisi familiare, economica, lavorativa, psicologica e, di conseguenza, a depressione e stati d’ansia e di colpa. Non sono uno stinco di santo, e dato di fatto sono ricaduto nell’abusare di droga e alcool, richiudendomi sempre più in me stesso e abbandonando e tralasciando tutto e tutti. Per salvare il salvabile ho deciso di far vivere loro una vita autonoma perchè sono per il "vivi e lascia vivere", ma questo discorso lo puoi affrontare quando sei da solo, non quando sei sposato e padre di due ragazzi di 19 e 15 anni. Allora subentrano i compromessi, i quali a me proprio non vanno giù, ma col passare del tempo ho imparato che senza i quali non si va da nessuna parte, ma strafottendomi delle conseguenze ho scelto il male minore che ritenevo allora possibile. Andare via, pensate ciò che volete (Vigliacco, inetto, irresponsabile e altri termini che a vostro parere ritenete opportuni). Ma non sono andato via senza aver salvato l’equipaggio come fà un buon capitano mettendolo al sicuro da un mare in tempesta con onde alte fino al cielo, fulmini che illuminavano di giorno le notti senza nè stelle nè luna, tuoni talmente assordanti, che rimbombavano e rimanevi frastornato e stordito per minuti senza renderti conto del tempo trscorso. Ora, rimasto solo sulla nave e assicuratomi che l’equipaggio è in buone condizioni, sto cercando di far attraccare questa vecchia carretta in un porto. Lo so, per rimetterla in mare in condizioni di poter affrontare la navigazione per un ritorno alla dignità ci vorrà del tempo, forse tanto, ma non demordo, anzi sarà uno stimolo in più per constatare che l’esperienza vissuta, e gli anni trascorsi in un mare in tempesta e pieno di vortici che più volte mi hanno risucchiato,  non accada più. Resomi conto  degli errori commessi nel passato farò in modo che ciò non accada mai più, rinsavendo, cambiando, migliorando almeno spero l’attuale tenore di vita, il quale non è più tollerabile e sopportabile almeno per me.

Ecco la storia

Pubblicato: 25 marzo 2008 da massitutor in droga, libertà, politica, tele asfalto

Gianni è un musicista di strada e un pittore. Qualcuno dice che è un madonnaro. Lo avete visto cantare due canzoni anche su queste strade virtuali di Asfalto ed abbiamo altri progetti musicali insieme in cantiere, di cui presto vi faremo sapere. Gianni vive da più di vent’anni le strade d’Italia. Gli ultimi li ha vissuti a Bologna: in piazza, nei vicoli dove suona, nei dormitori ed ha qualcosa da raccontare. E cioè come è cambiata la strada in questi ultimi 20 anni: fra degrado, accoglienza, rischi, tolleranza, amicizia, solidarietà. Gianni è una voce, ma so che ognuno ha la sua esperienza e il proprio modo di vedere i cambiamenti: quindi fatevi sotto (nei commenti) e lasciate la vostra testimonianza su come è cambiata la strada. Non bisogna essere "senza dimora" per vivere la strada: ognuno la vive ogni giorno. Questa potrebbe essere l’occasione per scrivere il nostro libro di storia. Ecco la storia.

Il braccio della morte

Pubblicato: 17 marzo 2008 da massitutor in droga, morte, operatori dispari, pensieri in libertà

camino_mortoGente rovinata dall’alcol ne ho vista, ne ho sempre vista nel mio lavoro, purtroppo col tempo si tende a considerarla come una malattia naturale della gente di strada. Si dice:
Era malato al fegato,
Gli è venuto un embolo,
E’ morto di cirrosi… Sai, una vita di strada. Una vita di strada…
Gli amici di bevute si abbracciano, spremono lacrimoni densi e vanno a fare una bevuta in suo onore. ‘Che quello stile del cazzo da fricchettoni di strada non vada perso; ‘che l’ipocrisia delle lacrime ai funerali è anche di questo mondo.
Dall’altro lato della strada poi le cose non cambiano e guardare in faccia alla realtà non è mai facile: molti operatori infatti non disdegnano, la sera, qualche birra di troppo e quindi rimane un tabù del cazzo. E si dice:
Ma beveva quel vinaccio in cartone, non una sana doppio malto come si deve.
Come si deve? Ah sì e Come si deve? Eppure ogni anno in Italia muoiono 25 mila persone a causa dell’alcol (oltre 17 mila uomini e circa 7 mila donne), considerando anche le vite lasciate sulla strada con gli incidenti. Sono le cifre di una guerra. Nella mia esperienza posso dire di aver visto morire solo di alcol, ho visto il sangue soprattutto per alcol. Un Venerdì sera, al Centro diurno ho visto un cesso completamente sommerso nel sangue. Sembrava che fosse esplosa una bomba di sangue nel cesso, mentre è stato l’ennesimo sbocco di un enorme corpo in decomposizione, un corpo che cammina per miracolo. E’ la persona più morta che ho mai conosciuto, ma non nel senso del morale, non come si dice fra amici nel pub… "Che serata morta" o "Come sei morto questa sera". Questo è proprio un uomo che sta morendo, nel senso che è già morto per metà, lo sa e aspetta la morte. Da anni. Parte del suo corpo è morto e contratta col la parte che sopravvive una linea di decomposizione. Ogni giorno.
Doveva andare ad un funerale sabato mattina, ci tiene molto a queste cose lui, sì: il mezzo morto frequenta volentieri i funerali, le messe e parla spesso di chi non c’è più. Doveva andare a salutare un compagno di stanza deceduto improvvisamente, ma non ci è riuscito perchè era all’ospedale. Il morto. Il morto che cammina all’ospedale costerà circa 500 euro al giorno alla collettività. Dscorso pericoloso lo so. E allora? Dovere di cronaca, rispondo. Questione di stili di vita certo. E allora? Boh? Una semplice riflessione.
Appena uscito dal ricovero, dove sono state usate le più sofisticate tecniche di diagnosi in un viaggio al centro delle sue budella mutanti, il nostro derelitto mi saluta con una birra in mano… Salute! E accenna un sorriso dagli occhi pesanti.

Poi un sabato pomeriggio sono stato in un dormitorio. Ho conosiuto un giovane operatore e incontrato vari ospiti che conosco ormai da anni. Ce n’era uno che sorreggeva il muro portante della casa con tutti i suoi cinquanta chili scarsi di peso. Pronunciando schifezze ed oscenità verso me e verso i carabinieri, che erano lì per un giro dei soliti. Nessuno lo considerava… come ogni giorno. Forse perchè anche lui è un uomo che è quasi morto. Lo è negli occhi, nel corpo, nelle mani, nella pelle. Questo mucchio di ossa, capelli e cuoio ha un lavoro; il lavoro che voleva lui, in borsa lavoro, poi una collaborazione e poi oltre. Bello, perfetto. O quasi. Va in giro dicendo: "Non mi dovete rompere il cazzo: lavoro tutta la settimana e i miei soldi, nel fine settimana, li spendo come mi pare. E se mi va di bermeli tutti sono cazzi miei". Non fa una piega no? Splendido. E’ proprio uno splendido mondo il nostro: dove ognuno è libero… Che meraviglia. E il lavoro rende liberi dicevano …ma la solitudine non cambia e la fogna rimane fogna. Sì, ok: da tempo mi dico che "lavoriamo sugli insuccessi", ma alle volte è un po’ troppo. Troppo? Ma cosa è Troppo? E’ troppo forse sapere di lavorare e vivere vicino a persone ormai definitivamente ed irreversibilmente morte? Cosa rimane quando persino la cura, la redenzione diventa inutile? Questo sì è faticoso. Perché una persona viva può sbagliare, può non riuscire, ma senti che ha la possibilità di riuscire, o quanto meno vai avanti e ti illudi almeno.
Questo mi porta a pensare che un sacco di gente, di colpo, scompare dalla mente, scompare dall’impegno che io potrei investire e questo mi alleggerisce in modo perverso. E’ una semplificazione che seduce quando si è stanchi. Mi ritrovo triste e leggero come nel vuoto lasciato da chi non c’è più.  Questo racconto, un lieto fine, una morale positiva non ce l’ha.

Oltre il buio

…..Ciao a tutti. Ieri avendo fatto, come di consueto il gruppo, abbiamo trattato l’argomento di cosa uno di noi si aspetta dalla regione e dai servizi offerti alle persone indigenti, bisognosi di aiuti "non solo economici ma in generale". (Casa, Lavoro, Reinserimento nella vita sociale). Avendo vissuto, e sopportando all’inverosimile le vicissitudini sulla mia propria pelle, credo che i servizi cercano di aiutare i bisognosi ma non hanno i mezzi nè l’autonomia x gestire tale fenomeno. Per cui, come si suol dire, si passano la palla a vicenda. Come da "Millenni" fanno per scaricare le loro responsabilità su una istituzione sia essa Statale, Regionale, Provinciale, Comunale e ora udite udite Circoscrizionale. Per cui per noi senza un’ulteriore via di uscita siamo "costretti" a rivolgerci a loro senza nè sbocchi nè alternative diverse dal loro progetto deciso x noi; senza tener conto delle affinità che ognuno di noi ha svolto prima di cadere in "disgrazia". Oltre tutto se hai un "progetto" per il futuro devi esternarlo alle persone che fino a un minuto prima erano con te. Vuoi per essere uscito dalla roba, alcool, o altre sostanze, ti senti dire la classica frase: "Buono, siamo stupefatti e contenti per la tua riuscita" ma poi, come di consuetudine, vieni abbandonato a te stesso e depresso e represso ricadi in ginocchio a testa ricurva ripensando "Lucido" a cosa ti sia capitato e il perchè cadi di nuovo nel baratro da cui credevi essere uscito ti ritrovi di nuovo col culo x terra e pensi "Affanculo tutto e tutti, non c’è la farò da solo, senza un aiuto Concreto ricadrò di nuovo nel baratro da cui volevo scappare, fuggire" e allora non ti resta che isolarti e chiuderti in te stesso. Ma siccome sono caparbio testardo cocciuto con le idee ben chiare per riprendere una vita "Normale" farò da solo senza l’aiuto di nessuno. So chè sarà dura ma non mi fa paura, ritenendomi fortunato a pensarla in questo modo. Tanto più nero della mezzanotte non può venire. Sono anni ormai che gestisco questa mia incapacità di voler raggiungere la mia "ITACA". Fortunatamente, almeno per me, spero di raggiungerla al più presto possibile da fare in modo di sistemare almeno la mia mente, in modo da non pensare ad altro nei momenti difficili che ognuno di noi ha. Risolto il problema mentale non resta che quello fisico, appunto dopo aver preso metadone per mancanza di coca cosa inefficente ed insolvibile per il mio problema ne ho fatto a meno. "Tutto" e quando dico tutto intendo qualsiasi sostanza abbia a che fare con qualsiasi sostanza. Proprio oggi ho visto di persona molte cose inerenti a ciò che la realtà che si vive quotidianamente vivendo per strada "GIUNGLA" ho deciso di dare una svolta al mio futuro, ma capace di usufruire del mio volere e pensiero fatto appunto x come "ora" si vive.

Ecco non voglio dilungarmi oltre, potrei parlare dei problemi della attuale e futura società ma non mi inoltro in discorsi a voi ben conosciuti. Insomma ho deciso di uscire dal tunnel e vado dove "spero" ritrovare la mia "ITACA". Avrei tante ma tante cose da dire ma ora non sono in vena di esplicare i miei pensieri e le mie idee sul futuro. Mi piace il progetto, ma vedremo se va. Intanto saluto tutte le persone che hanno un cuore cioè chi è disposto a darti una mano e mi riferisco agli operatori di via del porto, gli altri li ho trovati chiusi e aggrappati in un involucro fatto di specchi su cui scivolano essi stessi, figuriamoci noi indigenti ma perchè non dire le cose col suo nome "IPOCRISIA": tossici, ubriaconi e chi più nè ha più ne metta. Vado via per speranza di ritrovare me stesso e forse un giorno la mia "ITACA". Sperando di non aver creato nessun problema ad alcuno vi lascio con una unica domanda: in che SOCIETA! si vive se si accoglie altri e non noi stessi..?   Ah dimenticavo: mi è stato "rubato" tutto ed è sempre più guerra tra poveri. Addio o meglio arrivederci. . . . Statemi bene e se ci sarà alla prossima. Permettetemi di recar ancora un secondo di dusturbo per dire che la vita è bella finche ci si adatta ad essa, ma quando decidi di non vivere nella norma quotidiana sei automaticamente fuori dalle regole imposte da altri i quali ripercoutono la società cosiddetta normale. Mi spiace solo di abbandonare un gruppo il quale si è molto prodigato per dare ad una persona la voglia di riscatto verso tutto e tutti; per cui ai ragazzi che frequentano o hanno modo di conoscierli di non dire sentire ma di "Ascoltare". "ADDIO".

Viaggio nelle carceri

Pubblicato: 1 febbraio 2008 da massitutor in amicizia, carcere, comunità, droga, lavoro, libertà
Castelfranco (MO) il 25/01/2008

Cari, amici del blog, come potete vedere, mi faccio vivo nella forma di come io vi ho lasciato, con un computer e con una rubrica tutta mia (il foglio infatti è arrivato dattiloscritto Ndr.), poi continuata dal carcere con le mie lettere. In questi lunghi 12   mesi, ho appreso l’esperienza di vedere 3 istituti diversi, con metodi diversi ma sempre nella regione Emilia Romagna. Rimango allibito nel vedere come a distanza di 30 KM dal capoluogo, cambi la gestione di un’istituto di "pena" a seconda di chi lo gestisce. E’ un pò come dire: "questa è casa mia" e la gestisco a piacimento e a espressione politica. Questo sistema è sbagliato, perché se le regole vengono fatte uguali per tutti; noi tutti siamo tutti uguali a dover rispettare quelle regole. Noi italiani siamo un popolo di giocolieri delle leggi, che tu sia di destra o di sinistra e inseriamoci anche il centro. E mettiamo una regola (legge) per agevolare gli "amici" e fregare, annientare i nemici.
Dal 19/01/2008 ho iniziato questa nuova esperienza, da me voluta di custodia attenuata. Come primo impatto l’espressione di recupero mi dà titubanze, forse, sono io che con il mio vissuto, diffido da tutto e da tutti, o forse le mie sensazioni sono giuste ma obbligato ad accetarle. Al momento sto aspettando di svolgere il mio primo mese di lavoro, speriamo bene!. Ho conosciuto un Professore che svolge l’attività didattica con iniziative predestinate al recupero del detenuto tossicodipendente. Mi ha proposto di scrivere in comune con i miei compagni di percorso, un giornalino interno, dove ogni persona esprime un suo pensiero personale e ha piacimento di argomentazione, per far conoscere alle Istituzioni che anche noi detenuti tossicodipendenti, ci siamo e possiamo fare cose utili e costruttive allo stesso tempo. Quindi detto questo sarà mia cura inviarvi copie del giornalino in modo che voi posiate divulgare alle persone cosa si fa in una Custodia Attenuata, Rimango a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento e spero di avervi dato qualcosa di positivo in questo momento. Saluto tutti gli amici del blog e chiedo a loro di non abbandonarci, anzi di essere più presenti con commenti di ogni tipo dando, la possibilità alle persone di riflettere ancora di più. Un saluto allo Staff di via del Porto, soprattutto alla Gioconda alla Civetta (Cinzia), Ilario, Stefano, e il mitico Massimo il tutor detto il Fighetto. Mi ero bloccato a scrivervi, per via del nervoso, che mi portava l’attesa del trasferimento, presso la terra promessa della Custodia Attenuata. Il tocco del computer mi fa venire ricordi del passato con voi in ogni situazione sia di sballo che di non sballo. Con stima Dario. Max rispondi.
Il Vostro Amico Dario.
P. S. Salutatemi mio fratello e Mimmo

quadHo conosciuto artisti di strada bravissimi con conservatorio alle spalle ma che vivevano anche con altri introiti e altre risorse e ho conosciuto artisti di strada scassoni che avevano imparato a suonare la chitarra  in qualche scuola media e che conoscevano 2 o 3 accordi, e suonavano ad orecchio, autodidatta per la maggior parte. Bè io facevo parte della seconda categoria. Suonare un brano famoso in strada  a meno che non sei Pino Daniele in persona è difficile ricevere qualche spicciolo anche dopo ore di strimpellate se poi hai la  memoria rovinata dalle sostanze ricordare i testi delle canzoni è un dramma. Ma la necessità di scollettare mi ha suggerito di sfruttare l’improvvisazione.
Una delle tecniche che usavo spesso era Improvvisare motivi famosi cambiando il testo sul momento e modellandoli sulla persona che passava in quell’istante nelle metropolitane (Roma e Milano) oppure nella strada accanto ai negozi. Questa tecnica con me ha funzionato benissimo, i passanti sorridevano (non tutti è ovvio!) e  raddoppiavo/triplicavo gli introiti. Bisogna avere solo molta fantasia e conoscere almeno un giro armonico famoso orecchiabile.
Risultava ancora più efficente se avevi un amico con il cappellino come ”front-man” che faceva un pò il giullare della situazione. Alcuni esempi gli abbiamo dai ns amici che si vedono spesso in via Oberdan,via clavature, e davanti a molti supermercati,  loro aggiungono anche un cane o dei cuccioli. In alcune città entravo addirittura nei negozi, certo bisognava avere delle grandi facce di cazzo, ma a quei periodi questa virtù non ci mancava, eravamo ben carburati. Mi è successo di scollettare e suonare anche in ”down” e da solo a volte, la differenza consisteva nel fatto che rompevo molto meno le palle e mi facevo dei grandi viaggi mentali di autocommiserazione corredata da sbadigli e lacrime. Però c’è da dire che non mi sono mai ridotto come quei bei giovinotti muscolosi in ginocchio con aria triste e il cartello ”aiuuutaaatemiii vi preeegooo” ”ho 44 figli malati, 32 mogli disabili, e mia suocera impazzita all’ospedale” avrei voluto, passando, dargli un bel calcio in culo! Ma vai a zappare la terra! anche se a volte si rischia di scoprire che la storia è vera, di questi tempi poi. I posti preferiti erano le uscite dei metrò, e con un buon  ”carburante” che ti dà la spinta, le strade trafficate. A Bologna il sottopassaggio di Piazza Maggiore non era molto trafficato e quindi potevi stare tranquillo non al centro dell’attenzione. Con la gente che passa e va di fretta non hai ”l’ansia della prestazione” e puoi ripetere lo stesso pezzo all’infinito. Via indipendenza la evitavo perchè pensavo che lì ci andassero a suonare solo gli artisti con le palle, anche via D’Azeglio, escluso però il portone di Lucio Dalla. Perchè si dice che davanti al suo portone si può stare. Esattamente di fronte al campanello dove sta scritto ”senlui” se ricordo bene. Mentre davanti ai supermercati dovevi combattere per accaparrarti il posto davanti all’entrata. Non tutti ovviamente.gittara Era comodo scollettare con la chitarra davanti al supermercato Coop di via Montebello, perchè, come molti supermercati forse, la gente è sempre la stessa e se si fa l’abitudine, e ti conosce, ti  porta anche dei vestiti e roba da mangiare,sempre se gli sei simpatico e non rompi tanto i maroni. Un’altra buona tecnica era quella di andare negli studi privati  di Notai/ avvocati/professionisti (chissà come mi malediranno) mettersi  sala d’attesa e quando entri raccontargli la storia della tua vita e di tutte le tue sfighe. Se hai fortuna racimoli un pacco di soldi. Ho avuto un’ottima e proficua esperienza invece con un vescovo non so se si può dire, il Vescovo di Albenga. Una figata regaaaa!!! Quando eri fortunato, ti faceva salire ed entravi in un palazzo lussuosissimo ti faceva sedere veniva con una bacinella piena d’acqua e ti lavava i piedi. Guai a rifiutare rischiavi di perdere le 200.000 lire. Ma poi, sapete, dopo una giornata passata a correre su e giù per i treni era uno spasso, e direi anche un pò eccitante. Anche perchè poi dopo, prima di accommiatarsi con te, ti stringeva forte al suo petto e sentivi delle vibrazioni che vanno oltre forse a Dio e altro. Sì, sentivi che quel tipo buffo un pò ti ha fatto stare bene per quel giorno e pensavi che in fondo lui nella sua mentalità religiosa e di carità sentiva la necessità di esprimersi con quei riti e con quelle parole. Poi via di corsa a Genova p. principe a comprare una pallina e lì ho conosciuto un ragazzo Sciascia un pò più basso di me e insieme siamo andati a farci a casa sua. Strafatto sul divano mi giro e vedo sorpreso un’apparizione femminile! boccaAllibito! E senza parole! Era lui travestito da donna! Chiaramente lui ha detto che stava andando a lavorare e io sono rimasto a casa sua. Solitamente non mi sono mai piaciuti gli uomini e men che meno i travestiti, ma lui tutto poteva sembrare meno che un uomo. Poi sono passati dei giorni e devo dire che cominciava a piacermi sempre di più, solo però nella versione femminile. Credo che non abbia mai visto nulla di più erotico di quella presenza femminile con una quasi invisibile venatura maschile. Me ne sono innamorato perdutamente, ma vorrei avervi visto voi di fronte a tale bellezza e sensualità. I guai però vennero proprio con l’arrivo dei sentimenti. Ricordo la sensazione che ho provato nel vederla sul divano presa a turno da 4 nord-africani. Non capivo se ero eccitato o geloso, ma ho sentito la necessità di prendere e andare via,anche perchè mi stavo infognando di nuovo. Meglio così perchè le sostanze e l’amore non vanno mai d’accordo.
Bè per oggi basta. Alla prossima ciau.

spada

Quando rincaso sento una gran puzza di bruciato il vamp stava andando a fuoco e se non cera il suo cane ad abbaiare e a svegliarlo prendeva fuoco veramente, perché la sigaretta stava bruciando tutto il materasso. Il suo sguardo era tutto impaurito e mi disse <<cazzo! stavo andando a fuoco!!!>> <<Ah ho visto!>> gli rispondo. Difatti non sono riuscito a dormire dalla puzza di bruciato. La mattina dopo mi sveglio presto e me ne vado senza neanche salutarlo perché mi stava iniziando a diventare antipatico: la sua vita era sempre la stessa e io mi ero stancato di vederlo sempre in quello stato, sempre le stesse cose mi avevano dato la nausea non ne potevo più, ma purtroppo non avevo dove andare allora sopportavo le sue cazzate se volevo un tetto sulla testa, ma poi mi sono detto: non posso andare avanti così, questa storia doveva finire, mi dicevo. E così è successo: trovai un dormitorio dove tuttora mi trovo. Il vampiro, chiuso nel suo mondo di schifezze, continua tutt’oggi la stessa vita fino a quando morirà; cosi penso ma spero che in qualche modo succeda un miracolo e la faccia finita perché alla fine gli volevo bene, era da accettare cosi com’era. Alla fine questo è il mio corto racconto che vi ho voluto raccontare come un fumetto, ma non è così: è una realtà che vamp continua ogni giorno, e spezza la vita di tanti ragazzi con delle doti che potrebbero sfruttare in positivo per mettere apposto la loro vita. Addio Vampiro. Da quel giorno non l’ho più visto ma non è che mi interessa più di tanto… Alla fine lui mi aiutava perché era solo e io ero l’unico che riusciva a sopportarlo e a fargli compagnia. Ma uno cosi è giusto che stia da solo come un cane non lo dico con cattiveria ma con un po’ di disprezzo per come tratta quelli che gli vogliono bene. Addio vampiro. E che un giorno tu possa capire anche tu cosa vuol dire vivere, ma questo so che non potrà accadere ma chissà: dicono che delle volte i miracoli accadono. Addio vampiro.

il vampiro sconsolato

Pubblicato: 24 ottobre 2007 da massitutor in droga

Il vampiro è steso sul letto con lo sguardo fisso al muro i suoi occhi sono tristi, spera ancora che la sua Natalì torni, ma niente di tutto questo è mai accaduto e non accadrà mai. Povero vamp triste e sconsolato ascolta la musica che ascoltava con lei. Dovete sapere che il vampiro è molto sentimentale e quando non riesce ad ottenere quello che a lui interessa con tutto il suo cuore diventa un vegetale e se gli parlavo dei miei cazzi a lui non gli interessava un cazzo. Neanche mi guardava negli occhi. Esisteva solo il suo dolore. Aveva persino smesso di farsi ma solo per 3 giorni. Una mattina si sveglia e sembrava molto più brutto del solito e mi dice: "basta io non starò mai più male per una donna!"
Io rispondo: “forse per una troia!”
e lui “ma vaffanculo” ed esce di casa per comprarsi in po’ di roba tutto spettinato con uno sguardo da matto mi sembrava un altra persona come se si stesse trasformando in un diavolo. Mentre cammina gli si avvicinano due negri e in mano avevano un coltello. Il vamp li guarda e gli dice lasciatemi andare per la mia strada sennò mi toccherà farvi male; i due negri si fanno una risata e… ma proprio in quell’istante sbuco io e il vampiro mi fece capire con uno sguardo veloce che c’era qualcosa che non andava, allora io ho preso un bastone e ho intimato i due che sono subito sgambati velocemente.
 Mi dice: “ti devo la vita duca!!!! andiamoci a bere due birre!” “volentieri” rispondo io, “ci vuole proprio”. Dentro il pab lui mi inizia a parlare di nuovo della sua vecchia Natalì, e io "no non ricominciare ti prego", ma lui doveva sfogare con me l’amore che provava ancora per lei. Arriva la sera tardi e il vamp aveva bisogno della sua medicina, che ancora non aveva comprato. A quel punto lui inizia a stare male e vado io a compragliela lui non si sarebbe mai fidato di lasciarli a qualcun altro oltre me. Mi avvio dal puscer e, dopo qualche ora, arrivo dal vampiro.
Appena entro in casa mi dice: “ma quanto cazzo ci hai messo?”
E io gli risp: “ooh! ma ringrazia bene che sono andato a prenderti la tua droga di merda!! Stronzo”. E lui: “dai scusa dammela!”
e io: “ti darei una pacca in faccia”, lui: “si si vabbè…” e si và a fare di corsa nel suo bagno.
“Ma quando la finirai di farti questa merda?”
“Mai” mi dice.
Io: “povero te quante belle cose che ti stai perdendo”.
“non me ne frega un cazzo, anzi prima muoio e meglio è”, mi dice
e poi “lo sai che è una mia scelta quella di farmi”,
“bella scelta" gli rispondo.
Intanto lui con il suo rito sciacqua la siringa con acqua e sangue fino a farla diventare pulita; tutte le volte che si faceva lui doveva fare questa cosa sennò stava male,
“povero vamp sei proprio uno schifoso” gli dico!!!
e lui, con una gran fatanza, mi dice: “io sono il re lucertola!” sempre con la siringa attaccata al collo il nostro Jim Morrison dei poveri!
e io “no tu sei un gran scemo ahahahahahahaha!” e ci facciamo una risata sopra.
Siccome in quel periodo uscivamo insieme, gli dico: “andiamo fuori a berci una birra?”
“no ora mi faccio un giochino con la play stescion”.
“Ma vaffanculo” gli rispondo.
Intossicato di giochini stava ore ed ore attaccato al computer. Vabbè “ci vado da solo, tu rimani con le tue cazzate”;
mi guarda e mi dice “dai aspettami che vengo anch’io, vado in bagno per lavarmi la faccia e poi torno in sala” e lo trovo buttato sul letto che dormiva dalla troppa fatanza.
“si ciao!” e me ne vado dicendogli “povero culo che sei !!!!!!”
ma questa è un altra storia il vampiro continua… ahahahahahahahahahahahah .

Le mie prigioni – lettera 6

Pubblicato: 12 ottobre 2007 da massitutor in asfalto fuoriporta, carcere, droga, lavoro, libertà

Ore 14 .30, Carcere di Reggio Emilia 24 settembre 2007

 

Ciao amici del blog, a fatica vi scrivo perché per me non è un bel periodo soprattutto a livello emotivo: sono veramente incazzato. Vivo un momento di conflitto sia interiore che con le istituzioni. Rimango allibito nel sentire al T.G: per me unica via di comunicazione con l’esterno, tante eresie sul problema reati e tossicodipendenza. La sinistra vuole cambiare le leggi sulla droga , ma allo stesso tempo non vuole cambiare i modi di intervento nell’aiuto degli stessi. Prendiamo atto che le comunità non sono e non saranno una risposta al problema tossicodipendenza, è ora che si convincano ad attuare progetti di risposta nuovi, ma nessuno vuole osare, anzi difendono il proprio operato come una sorte di mercato con tanto di concorrenza fra di loro, non mi meraviglierei se domani facessero la pubblicità a questa o a quella comunità. Ok! preso atto della non efficacia di queste strutture ad arginare il problema, non si fa altro che scaricare le colpe ora a destra ora a sinistra con tanto di programmi televisivi dove vedi questo scontro, però come in tante altre cose tutto rimane come prima, cioè all’italiana. Abbiamo a disposizione un mezzo (internet) dove veramente possiamo colpire nel vivo certe coste che ci governano. Guardate Beppe Grillo: tanto tempo fa criticava internet, invece adesso capita l’importanza ha fatto di internet il suo cavallo di battaglia. Quando che lo capiremo che la politica del 2000 si è rivoluzionata? E’ fatta di apparizioni televisive e da adesso su internet. Sfruttiamo questo mezzo, fino a quando ci viene concesso, perché prima o poi metteranno le mani anche su quello.Vi scrivo questo perché il mio Sert vuole a tutti i costi mandarmi in comunità, non critico la loro scelta perché ho rischiato la pelle varie volte. E’ altro che critico: Dario non crede che esista una comunità adatta a lui, al suo lavoro, al suo carattere, e soprattutto una astratta libertà dove comprendo che nessuno è libero tanto meno io, ma ci voglio credere di essere libero. Non ho bisogno di regalare il mio tempo a lavorare a gratis; dopo poi forse ti viene ricambiato. Dico forse perché se ti và male ti danno un calcio in culo e ti sbattono fuori. Bello vero?! Stanco di queste umiliazioni, come stanco di tante altre umiliazioni derivanti dalla droghe ho proposto al mio Sert di poter usufruire della custodia attenuata: come una sorta di comunità in carcere. Dove lavori stipendiato come una borsa lavoro e nello stesso tempo sconti la pena. Questo è quello che serve! Tutte le comunità dovrebbero farlo e lo Stato dovrebbe imporglielo. Vuoi aiutare i tossici? ok lo fai lavorare, li stipendi con un minimo e lo inserisci in una realtà dove piano piano  si reinserisce nella società. Comunque in tutto questo mio intraprendere il progetto da parte del mio Sert si è fatto di nebbia, anzi penso proprio che è fatto apposta per togliersi il problema Dario, personaggio scomodo in Qualsiasi contesto lo inserisci. Proprio cosi non sto zitto non sto più a compromessi! E tanto meno sto in silenzio in cose dove ritengo che sia giusto far sapere alla società. Ma quale recupero! Ma quale reinserimento, tutte stronzate: se non sei tu ad arrangiarti nessuno ti da niente per niente e nessuno fa niente per niente.
Questa regola è legge di qualsiasi casta fai parte, che tu sia un barbone o un capo di stato. Cari amici, mi scuso del mio sfogo, ma non ne posso più di vedere cose così ingiuste e insensate. Spero di trovare commenti che mi diano spunto di riflessione. Ciao a tutti gli amici del blog da quello stronzo che è chiuso tra quattro mura.
Con stima, Dario Monetti.

«promuovere le narcosale significa per lo Stato dire che drogarsi non è un atto di libertà dell’individuo, ma un problema di cui la società deve farsi carico» 

dropinVorrei tornare indietro nel tempo e non aver mai incontrato quella spada maledetta che nella fretta mi ha rovinato gran parte della mia vita.Intanto prima o poi di qualcosa dovrò morire, dicevo, ma adesso leggendo le notizie da Torino se fossero esistite ai miei tempi le narcosale forse avrei avuto più fortuna, o almeno una percentuale maggiore di evitare numerosi contagi. E’ vero che il panorama delle droghe adesso è totalmente cambiato e forse oggi si viaggia alla grande con coca/pillole/altro  che forse nessuno ha in mente di farsi qualche chilometro per trovare una sala aperta, con un dottore che te la mena, ma visto come stanno le cose, osservando le ns città infestate da tossici nelle stazioni e negli angoli più incredibili, e se poi l’ambiente che si crea è ottimale i vantaggi sono quelli di essere sotto controllo medico, in una struttura che ti garantisce siringhe nuove, condizioni igieniche più compatibili e l’assistenza infermieristica in caso di bisogno (con narcan o cose del genere). Io ricordo che volevo farmi in santa pace senza dover andare in una farmacia dove mi avrebbero riconosciuto (Trento è una città paese) e quindi mi arrangiavo come potevo totalmente disinformato (erano gli anni ottanta) mi facevo prestare le spade dagli amici pensando che scaldandola con l’accendino e lavandola sotto una fontana un pò me la sarei scampata. Che idiota! Avrei voluto avere accanto a me delle persone preparate ed informate ma mi affidavo alle leggende metropolitane raccontate nei vicoli delle città, dalle persone che consideravo più esperte nell’argomento fattanza, agari affidandomi alla loro esperienza di piazza, lasciandomi influenzare dal solo fatto che sono tanti anni che si fà e non gli è mai successo niente, ci sono individui che la sanno gestire ed io vorrei essere uno di quelli.Vabbè dopo la prima epatite poi ho subito cambiato idea. Ma negli anni dopo nonostante tutte le attenzioni possibili arrivano sempre quei momenti che ti devi fare e non ci sono quelle maledette spade a portata di mano, o perchè ti trovi in una zona assurda dove la punta con il pusher è lontana e nascosta o perchè le farmacie sono chiuse e quella di turno è in culo al mondo, o perchè non hai uno spicciolo nemmeno per le spade. Ma la voglia di farsi christianef_01_gr[1]subito è bastarda!! Chi lo ha provata ne sà qualcosa. Bastarda bastarda soprattutto quando hai penato delle ore per svoltare una pera e sei in down. Quando poi si è impestati ben bene e ti devi fare ogni giorno 2-5-10 pere al giorno allora le narcosale secondo me diventano indispensabili, la routine e la costanza dei buchi che ti devi fare, ti mettono in una condizione di ”emergenza” seria.Le persone che non si fanno non sanno cosa significa la dipendenza e non si immaginano nemmeno quanto beneficio porterebbe un posto al caldo dove non sei solo, ti senti protetto e compreso puoi stare bene anche solo parlando, scambiando due parole sulle tue esperienze della giornata e forse anche per condividere un sogno di una vita migliore.